Gemma Gaetani. Domande intervista per “Ogni donna ama un fascista”

Gemma Gaetani

Ogni donna ama un fascista

di Iannozzi Giuseppe

Non se l’è sentita proprio Gemma Gaetani di rispondere a queste domande.
Pubblico qui le domande che costituiscono, a mio avviso, ottima recensione a “Ogni donna ama un fascista” di Gemma Gaetani. [ iannozzi giuseppe ]


gemmagaetani_ognidonnaamaunfascista1. Prima di parlare della tua poesia, una domanda piccante ma necessaria: quando hai perso la verginità ti sei poi pentita? Un vero uomo/fascista credo pretendi la verginità dalla donna che intende portare all’altare.

2. Il tuo libro ha per titolo “Ogni donna ama un fascista”, che è poi un verso d’una poesia (Daddy) di Sylvia Plath: “Not God but a swastika/ So black no sky could squeak through./ Every woman adores a Fascist,/ The boot in the face, the brute/ Brute heart of a brute like you”. I versi della Plath da te utilizzati per la tua silloge sono, chiaramente, decontestualizzati. E’ la tua quella che potremmo definire una sorta di poesia confessionale?

3. Hai mai pensato al suicidio, magari infilando la testa in un forno a gas? In questi tempi decadenti, e non solo sul piano sociale, è diventato di moda sfuggire alle proprie responsabilità dandosi la morte. La tua poesia, oltre a essere significativamente confessionale, non si esenta dal bacchettare uomini e donne, e parrucchieri anche.

4. C’è una poesia, “Tentativo di suicidio” che è un grido di dolore soffocato a metà: “L’odore del caffé, la macchinetta/ è in fondo al corridoio, trenta passi/ proviamo senza sedia, ce la faccio”. In quali casi è auspicabile togliersi la vita?

5. La tua fede politica o sociale verso quale sponda è destinata? Spiega.

6. Si fa un gran parlare di religione in questi ultimi anni; soprattutto l’attenzione di sociologi e cristologi dell’ultimo momento è incentrata sul cattolicesimo. La tua poesia, o meglio ancora il tuo modo di fare poesia include una qualche forma di religiosità?

7. Il cattolicesimo è una religione fascista? Tu credi in un dio? E se sì, ha esso caratteristiche umane, oppure divine, inconoscibili se non attraverso un mero atto fideistico?

8. Il cadavere è ancora caldo e opinionisti e giornalisti – e chi più ne ha più ne metta – ne tessono lodi sperticate o gli danno addosso in maniera più che esagerata: la morte è diventata entertainment. Perché la morte non è più “una questione privata”? Com’è stato possibile che la lezione di Ugo Foscolo sui Sepolcri sia stata dimenticata e mortificata così tanto facilmente?

9. Giorgio Bocca e Mattafix: sicura che Mattafix (The Linguist across the seas and the oceans,/ A permanent Itinerant is what I’ve chosen./ I find myself in Big City prison,/ arisen from the vision of man kind./ Designed, to keep me discreetly neatly in the corner,/ You? l find me with the flora and the fauna and the hardship./ Back a yard is where my heart is still I find it hard to depart this Big City Life.) non faccia annoiare e che dica le stesse cose di Bocca? E ad Umberto Eco chi preferiresti?

10. “La vita non mi ha fatto sempre ‘Smack!’/ e ho avuto, un tempo, un’ansia bella seria./ Per uscirne avrei preso anche del crack,/ ma provai prima in un’erboristeria…”; e infine ammetti che “Abbiamo visto troppo e ognuno in sé/ ha un undici settembre a bere il tè”. Non c’è essere umano, o animale, su questo pianeta che non abbia sofferto; tuttavia par quasi che tu abbia l’esclusività sul diritto di provare il dolore. Siamo forse di fronte a un caso di egoismo isterico?

11. Mai fatto uso di droghe, di quelle pesanti? In questi nostri tempi sì tanto decadenti farsi è diventato per molti l’unico modo per andare avanti, per un breve lasso di tempo. Poi addio.

12. Una donna come te che “ama un fascista” è a favore o contro la liberalizzazione della droga? Che ne pensi della querelle in corso fra Vasco Rossi e l’attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi?

13. Che messaggio suggerisce alle donne (e ai maschi) il tuo lavoro “Ogni donna ama un fascista”?

14. Hai mai pensato di partecipare a Il Grande Fratello… anche solo per far del sesso?

15. Progetti per il futuro?

16. O rimanere zitella o sposare il sottoscritto, che non è né fascista né stalinista e nemmeno anarchico, e che però c’ha le pezze al culo. Che fai?

Gemma Gaetani è nata a Roma nel 1972. Nel 2005 ha pubblicato il romanzo in versi, prosa e fotografie Colazione al Fiorucci Store; il pamphlet Elogio del tradimento. Conquista, tradisci, nega!, edito da Vallecchi nel 2010.

Ogni donna ama un fascista. Diario antimoderno – Gemma Gaetani – 128 pagine – collana avamposti – Vallecchi Edizioni – € 10

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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7 risposte a Gemma Gaetani. Domande intervista per “Ogni donna ama un fascista”

  1. daniela ha detto:

    ahahah non ha risposto… come il Presidente… giornalismo d’inchiesta…… questa è proprio una chicca eheheh

    geniale iannox

    daniela

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Peccato ma anche no. In fondo le domande sono così articolate e ben costruite che costituiscono di per sé una recensione, ed è per questo che le ho messe online.

    Sì, ricorda anche a me il premier. Anche lui si è recisamente rifiutato di rispondere a delle legittime domande. Direi che ciò ci dice molto anche di Gemma. 😉

    un bacio

    beppe

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  3. cinzia stregaccia ha detto:

    veramente un peccato..un’occasione persa,per lei naturalmente visto l’aurguzia delle domande
    buongiorno Beppe
    cinzia

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    C’è un commento di Gemma Gaetani in coda. Non passa. Riporto soltanto parte del commento lasciato omettendo alcune sgradevoli frasi di Gemma, nonché i link da lei segnalati, in quanto non è mia abitudine ospitare link di rimando se non sono io a deciderlo.

    Scrive dunque Gemma;:

    La decenza, morale prima che deontologica, visto che saremmo davanti a una figura che si definisce critico letterario e giornalista, vorrebbe che quando s’usa il nome d’artisti lo si faccia con verità. Gemma Gaetani non è che “non se l’è sentita di rispondere”

    Risposta:

    Io sono un giornalista da ben tredici anni. Controlla pure nell’albo nazionale dei giornalisti.
    Ho scritto che non te la sei sentita perché questa è la verità.

    dopo aver letto queste “domande” ti ha scritto chiaramente che domande come “hai mai pensato al suicidio” o “credi di essere l’unica al mondo ad aver provato dolore” non si fanno

    RISPOSTA:

    Se scrivi e ti esponi al pubblico allora devi anche e soprattutto rispondere alle domande che fan o giornalisti o semplici lettori ti pongono. Puoi non rispondere ad alcune domande, non è cosa strana: forse un paio di persone da me intervistate hanno risposto con un NO COMMENT a quelle domande che non gradivano. Ma il 99% ha sempre risposto senza alcuna ritrosia. Io se scrivo mi rimetto al giudizio dei lettori, per cui il libro che ho scritto, o il pezzo che ho scritto, è anche loro, è soprattutto loro prima che mio una volta pubblicato.

    Tu mi hai scritto in email: “Ciao Giuseppe, ho letto le domande. Non mi piacciono, quelle sul suicidio, se sono l’unica a credere di aver provato dolore, non sono cose che si chiedono. Se vuoi scrivi pure una recensione del libro, ca va sans dire. Gemma”

    Nel tuo libro parli anche del suicidio, dunque le domande sono più che giustificate. Ne parli nel libro, ma non intendi rispondere alle domande. Problema tutto tuo e solamente tuo.

    Hai altresì scritto che se “vuoi scrivi pure una recensione”. Io non sto ai capricci tuoi e di quelli di nessuno. Hai avuto la possibilità di una intervista, che propongo solo in rari casi, e mi hai risposto di scrivere una recensione. Bene, la recensione è il corpo delle domande.

    La decenza avrebbe voluto che ti fossi scusato per la gratuita violenza di quelle domande sul suicidio e sul dolore, e mi avessi invitato a rispondere magari alle altre.

    La decenza è che nel tuo libro parli di suicidio, di dolore, per cui le domande c’erano e sono state poste con molta grazia. Come si è suicidata la Plath? Bene, ficcando la testa in un forno. Fai della poesia confessionale, citi la Plath, parli di suicidio, poi ti si pongono delle domande e tu dici che non ti piacciono. Mi sta bene, più o meno, che tu non intenda rispondere. Bastava un semplice: no comment. Giacché urta la tua sensibilità, a rigor di logica, dovresti omettere dalla tua silloge la poesia “Tentativo di suicidio”, ma anche altre ancora che parlano della morte, del dolore.

    Non ho altro tempo da dedicarti. Ho altri impegni e interviste da pubblicare. Spero ti sia chiaro.

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ha perso il treno. D’altro canto io l’intervista gliel’ho presentata. Lei non ha voluto rispondere nonostante le mie fossero domande più che giustificate in quanto nel suo libro parla di morte, di dolore, di suicidio, di fede, etc. etc. Se uno scrittore si rifiuta di rispondere, bene, se ne prende atto.

    beppe

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    I COMMENTI A QUESTO POST VENGONO CHIUSI IN VIA DEFINITIVA DAL GESTORE DI QUESTO BLOG.

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