Attenzione al serial book

Attenzione al serial book

di Iannozzi Giuseppe

Ancora del buono si trova, anche presso case editrici rinomate e grandi, però il fatto, a mio modo di vedere e sentire e percepire, è che noi siamo in un cercare un ago in un pagliaio. E purtroppo il pagliaio è enorme. Praticamente sterminato.

Riuscire a trovare dei buoni libri diventa un’autentica impresa per chi vuol leggere un libro che non sia seriale, che non sia il solito prodotto per andare incontro ad esigenze editoriali, di costume, di moda. Sinceramente lo credo bene che i critici, anche i più rinomati, ad un certo punto dicono “Basta!”: non è possibile rovinarsi il cervello coi soliti libretti di poca o nulla sostanza. Leggere dovrebbe essere attività edificante tanto per la mente quanto per lo spirito, mentre il più delle volte si ha fra le mani un libro che è libro solo perché stampato, di carta e di inchiostro, ma che non ha una storia che possa portare il lettore a riflettere, a educarsi verso una maturazione interiore. Il fattore ludico è quella sostanza che la maggior parte dei libri oggi stampati ha; d’accordo, occorre anche distrarsi e sapersi distrarre, ma il troppo stroppia. E io credo che ormai si è al collasso: troppi libri ludici, troppe scritture inutili e seriali. Alla fine il critico non ne può più. Non ne può più del seriale, del risaputo, degli stereotipi.

Purtroppo – lo dico col dolore nel cuore – il web sta diventando speculare alla carta stampata: ci si occupa dei soliti autori, e solo rarissimamente si parla di autori nuovi, emergenti, o che hanno alle spalle ottime pubblicazioni però con piccole case editrici. Il fatto è che si preferisce parlare dei soliti, da Bevilacqua a Melissa P. E’ un dato di fatto, purtroppo. Ne prendiamo atto. Colpevoli siamo anche noi, noi critici che, volenti o nolenti, ne parliamo, fosse anche solo per dirne criticamente, per tentare di far capire che non è possibile una situazione così, che non va bene un mercato critico rappresentato da pochi autori recensiti – che sono, alla fine, sempre i soliti. Un siffatto stato di cose fa prendere anche le distanze dai lit-blog, o almeno da alcuni: se ogni giorno è la solita solfa, allora il commentatore, alla fine, dice (e si dice) “Basta! Abbiamo già visto. Già letto. Ci si ripete. E noi non abbiamo voglia di perdere tempo a ripeterci. Abbiamo altro a cui guardare”.

I concorsi – soprattutto quelli che ti fanno pagare per partecipare – sono una piaga, una vera piaga come l’editoria a pagamento: un moloch assurdo che eppure continua ad esistere, e che si tiene in vita. La fama non viene da un concorso: solo la fame a forza di foraggiare concorsi con esose (e pretestuose) tasse di iscrizione.
La fama uno se la costruisce con il sudore della fronte se ha talento, altrimenti può scegliere di fare altro: non è obbligatorio scrivere se non si scrive in primo luogo per sé stessi, per la necessità di dare libero sfogo alle proprie idee.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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