A casa con il Commodore 64, o in oratorio con i pretini?

A casa con il Commodore 64,
o in oratorio con i pretini?

di Iannozzi Giuseppe

Odio i videogiochi. Mi annoiavo col Commodore 64, figurarsi adesso che un gioco minimo lo paghi cinquanta Euri se appena uscito e novità. Insomma, robaccia per capitalisti (o figli di papà), ma già dagli anni Ottanta. Così credo che tosto andrò in oratorio a giocare a calcetto: costa niente. Ma se tu, Amica mia, vuoi a tutti i costi un gioco, che sia in video o diversamente, un modo lo trovi per giocarci, magari andando a casa d’un amichetto più fortunato di te, tanto per portare un facile esempio. Alla fin dei conti, rimane poi sol più il problema della merenda, che diventa relativo, giacché in casa altrui ci penserà il padrone di casa a darti la merendina, e forse anche due. Amica mia, se tu sapessi quante merendine ho scroccato con la scusa di voler giocare pure io con l’ultimo Dragon’s Lair. Però vuoi metter con l’oratorio: ti fai tanti amici, vieni alle mani per un nonnulla, senti il primo dolce sapor del sangue in gola – e t’inorgoglisci tutto per il primo naso altrui rotto, ma anche per la prima volta che a te. Ma il bello viene davanti al prevosto che t’obbliga a confessarti… Questi sì che son brividi, che spaccano la schiena.

Che dici? troppa violenza? Com’è vero!
Dovrei proprio smetterla di romper nasi ai prevosti altrui: è un passatempo passato di moda, come il Mezzogiorno di Fuoco. Speriamo allora che il Rock’n’Roll non sia troppo antiquato e violento, perché per alcuni è una religione quasi. Però anche le bocce non mi dispiacciono: è solo che te ne basta una di testa per andare al Creatore senza troppi complimenti. Amica mia, lascia che ti racconti: un mio amico – che senza la sua testa non si fidava, un intellettualoide per dirla tutta – un giorno l’ho portato a bocce; ne ha prese due, ci si è infilato dentro, tra le due, con la faccia praticamente. Non c’è stato più verso di scollarlo; i libri non li guarda più nemmeno di striscio. Un maniaco m’è diventato. Come? che dici?  Ma quale poverino e poverino! Semmai beato bukowskiano, con la testa sempre fra le bocce altrui. Sì, è diventato una testa di cazzo, come s’usa dire, ma la sa usare – almeno così si dice in giro. E se il paese è piccolo e la gente mormora, io sospetto ci sia del vero.
Musica, musica maestro? Ma che ti comandi? Ah, vuoi un po’ di Sting.
Sting, quello col pungiglione? Cioè, quello che alla moglie la mette sotto tortura per sette e passa ore nel suo personale oratorio – ma solo a sentire lui nelle interviste… Mah, ti confesserò: non è che sia vecchio, non così tanto: sicuramente meglio di tanti giovinastri che credono di saper suonare. Perlomeno Sting la voce ce l’ha ancora, e ha fior di musicisti alle spalle. Però ti confesserò, non in ginocchio sui ceci, che preferisco di gran lunga Queen e Meat Loaf – ma i Queen quelli autentici, perché con Paul Rodgers fanno un po’ tanto schifo, così tanto che non sono più i Queen. E mi fa un po’ ridere l’ultimo Boss, per non dire poi di Bono Vox: per colpa loro ho rivalutato i Doors, che non mi sono mai piaciuti granché, essendo che io Frank Sinatra o al limite il Quartetto Cetra; è che da piccolo ho sofferto d’otite e così oggi m’hanno detto che c’ho l’udito dedicato… cioè delicato. […]

No, non c’è motivo di preoccuparsi, mi sto preparando: il Prevosto Massimo finirà tra le mie grinfie, prima o poi, e spero solo di non far grama fine come nel famoso romanzetto di André Gide, che comunque si sta rivelando ottima preparazione per il mio grande piano. Mon Dieu, non mi far parlar oltre, lo sai bene che non posso inumarmi nell’aldilà… non posso proprio addentrarmi nei suoi sotterranei, non ora comunque… e poi ogni cosa a tempo debito!
Musica, ancora musica!
No, Casadei no: al massimo posso sopportare gli 883, e solo se non mi si costringe a ballare come uno scemo. Possiamo venirci incontro, musicalmente parlando, per la colonna sonora: Ennio Morricone. Come? Troppo… Si vede che sono un po’ schizzinoso, o che l’orecchio me lo tratto bene.
Amica mia, allora un tango, un tango? O un lento, con Sinatra in sottofondo?
Mi dici di no, mi ripeti mille e mille volte giammai. Tutta colpa di Sinatra, del vecchio mafioso Frank. E pure mia, in quanto essere (r)esistente, di naso aquilino. Ma niente battute sul naso: è già rovinato di suo, un po’ storto e un po’ grosso. E poi dicono che il fascino latino! Mi toccherà il solito tango col prevosto: speriamo abbia messo le scarpe col tacco alto… non sopporto che mi pesti i piedi coi carri armati che è solito portare.
Che fai? parti, vai via, per sempre? Mi lasci da solo coi miei pensieri?
Ah, non coi miei pensieri, ma con Pensiero. Hai fatto bene a fare il punto, hai fatto proprio bene: rimango da solo, con Pensiero.

No, Pensiero caro, non lo so come mai il giochino allegato non ti funziona… Io sono rimasto fermo alle cassette del Commodore 64, che puntualmente, dopo un’ora di loading, niente: schermo vuoto. E io a tirar su una bestemmia, ma nell’intanto mangiavo le merendine del mio amico con la scusa che ero incazzato. Insomma, poi l’amichetto s’incazzava pure lui, ma perché gl’avevo ripulito le scatole con le merende dentro. E il gioco del C64, boh!, non se lo cagava più niuno. Poi, Pensiero caro, guarda, giacché l’Amica mia m’ha lasciato da solo con te e il prevosto ha preso una storta – colpa dei tacchi a spillo -, Pensiero caro, non è che ti daresti via in un tango con me? Niente Sinatra in sottofondo, te lo giuro sul crocefisso a testa in giù che tengo schiavizzato al mio orecchio. Solo un po’ di Ricky Martin.

Pensiero, lascia perdere, non giocare più col tuo giochino… tra l’altro non funziona. Donne? Dici di portare delle amiche?
Spiacente, solo amiche con la barba. Pensiero, aspetta, una coi favoriti ce l’ho: ha pure un neo come Marilyn Monroe, e di piede un misero quarantasei. In pratica è quanto di più femminile sono disposto a offrirti, senza privarmi del mio. Ma tranquillo, Pensiero: non si crede una cenerentola, e non ti chiederà di raccoglierle una scarpetta di cristallo per poi fargliela provare. E’ una con la testa sulle spalle, tranquillo. Scalcia come un cavallo pazzo solo se non la tratti come una signora. Ma non è una cenerentola, o una biancaneve. Come? non ti garba? Vabbe’, facciamo che le ragazze le porti tu, Pensiero caro; io penserò soltanto a rilassarmi. Ma solo per questa volta, giacché anche quella coi favoriti ha favorito darsi a qualcun altro che non siamo noi, a qualcuno che c’ha le mani in pasta nell’industria automobilistica, tanto per esser chiari. Insomma una drag queen così non si dispone per tutti: è quella che si dice una signora.

E se tutto ciò non è d’impronta sniffatamente sociale, davvero non so cos’altro!

Per Belzebù!, or ora mi son reso conto che questa chiacchierata qui è una sorta di catartico affondo nei tempi moderni che, nostro malgrado, siamo costretti a  vivere – a subire.

Oh Pensiero, Pensiero caro, Pensiero mio, non c’è più Dio a cui votarsi, ma solo un giochino d’avanzo che non funziona!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a A casa con il Commodore 64, o in oratorio con i pretini?

  1. cinzia stregaccia ha detto:

    ..aspita!!!! amaro forte!!
    giorno..:)
    cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Amaro. Forte non direi. Prendo per il sedere chi crede che i videogame siano cultura. Null’altro.

    Bacione

    beppe

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