Zoccola

Zoccola

di Iannozzi Giuseppe

“Potresti pure ascoltarmi, non sono mica da buttar via.”
Sospiro e penso: ‘Vecchia zoccola!’
M’accarezza la patta. Ma il pipino mi rimane piccolino. E lei, la zoccola, delusa.
“Qualcosa ti preoccupa, la fronte ti si disegna di piccole rughe.”
Accenno un vago gesto con la mano, disegnando in aria uno svolazzo senza significato.
“A me lo puoi dare… dire intendevo?”
La guardo, brevemente: è proprio brutta, più di me quando siedo sulla tazza del cesso in preda a un attacco di stitichezza acuta.
Divento paonazzo. Adesso è lei a guardarmi: “Io lo sapevo!”
”Che cosa sapevi?”, sbotto.

“Tu ce l’hai con me.”
“Sinceramente…”
Taccio.
La vecchia zoccola si fa sul mio naso: “Sinceramente, cosa?”
“Niente. E’ che…”
M’arrendo.
“La verità è che ho tante spese. Lo studio non va bene come avevo creduto all’inizio. Insomma, temo che sarò costretto a chiuderlo. Definitivamente questa volta.”
Solo un ‘Ah’ secco da parte sua. E un quasi svenimento.
“Non dirai sul serio! Sarebbe troppo duro da sopportare.”
“No, non troppo duro. Non per me, almeno.”
Lei sbianca.
“E quanto, quanto ti servirebbe?”
La fisso prepotentemente nelle palle degli occhi: “Parecchio.”
“Parecchio quanto?”
Di nuovo, la fisso dalla punta dei piedi alla testa: è grassa, tremendamente grassa, più di Michael Moore. E’ viscida quanto tutta la fattoria degli animali, quanto tutti i suoi protagonisti. Mi faccio passare la stitichezza, mi allargo poi in un sorriso assai più politico di quello di Putin. Insomma, alla fine, scarico. O meglio, ci tento.
Lei m’accarezza, la patta ovviamente. Ma niente. Allora mette mano al blocchetto degli assegni. Me lo stacca l’assegno e me lo ficca in bocca con rabbia. La sua mano stringe sulla mia patta. Niente. Stringe troppo, tanto da farmi cacciare un mezzo urlo. L’assegno lo sputo via… svolazza in aria, e mi libero della sua mano.
“Girati!”, le ordino. “Girati. Chiudi gli occhi.”
Lei sorride, a me purtroppo. Non sorride così tanto per, perché è vecchia e pazza. Sorride perché è una vecchia zoccola.
Le alzo la gonna e la smutando.
“Per favore, gli occhi chiusi, mi raccomando.”
Lei mugola con sensualità uguale a quella d’un bue portato al macello.
La penetro con la prima cosa che mi capita sotto mano, la clessidra.
“Come sei focoso! Per te, il tempo non passa mai…”
Non dico nulla. Però penso: ‘Passa pure per me, passa pure per me. Ma con te è stato davvero impietoso: hai il buco del culo più largo e profondo d’un Buco Nero.’

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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6 risposte a Zoccola

  1. cinzia stregaccia ha detto:

    mmmhhhhhh chi farà più schifo?
    cinzia

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  2. cinzia stregaccia ha detto:

    pensandoci bene lui lei è quel che è da quel che è lui nel suo schifo manco di questo è capace…
    cinzia

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Secondo me fanno schifo entrambi alla stessa maniera. Lei sarà pure una zoccola, ma lui è uno zoccolo, per cui non è che si possa dire che uno sia meglio e l’altro peggio.

    Ho paura di quando lo leggerà Vany: rimarrà scandalizzata, povera Cucciola. ^__^

    Smaaackkk

    beppe

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  4. cinzia stregaccia ha detto:

    beh..in realtò sei un pò “pesante” ultimamente 🙂
    cinzia

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  5. vanessa ha detto:

    Ecco a volte entrare in questo tuo spazio è come quando sei sull’autostrada e ti scappa la pipì,
    entri nel bagno così frequentato con riluttanza ed [in-quie-tù-di-ne]..inqueta, non vuoi respirare l’aria è troppo greve, sei preoccupata ed ansiosa finché entri e sollevata il più possibile dalla tavoletta del water sempre non respirando urini poi esci e scappi.
    Ecco questa sensazione la provo stasera leggendo i titoli del tuo scrivere.
    Le tue realtà sono tutte così tragiche e pessime che alla fine tutto diventa comico.
    Essììììì si può ridere di tutto per non piangere.
    Buonanotte! ♥ vany

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non mi pare, sono sempre il solito, a volte dolce – forse troppo -, altre più crudo. 😉

    beppe

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