Editoria e Premi letterari

Editoria e Premi letterari

di Iannozzi Giuseppe

Dire che i premi letterari sono truccati, o in mano agli Editori, fa inalberare gli addetti ai lavori, e chi i premi li indice, e chi parteggia per un autore piuttosto che per un altro. Tuttavia da qualche anno a questa parte, ad esempio, il Premio Strega è diventato una kermesse non meno volgare e scontata del Festival di Sanremo: l’ultimo grande Romanzo che ho visto premiato è stato “Chimera” di Sebastiano Vassalli. Gli ultimi anni del premio sarebbero da cancellare con un colpo di spugna, subito. In ogni caso il tempo, implacabile giudice, eliminerà dalla Memoria e dalla Storia tanti e tanti scrittori che sono stati portati in alto dal marketing, senza che dietro di essi ci fosse del naturale e vero talento. Per nostra fortuna il tempo è un giudice implacabile, che non si ferma di fronte a niente e nessuno, foss’anche Dio in persona. Sono dell’avviso che nel giro di pochissimi anni nomi quali Margaret Mazzantini, Niccolò Ammaniti, Paolo Giordano, Tiziano Scarpa, Antonio Pennacchi, saranno meno che ombre.

Il libro, da sempre, è stato anche un oggetto di consumo e in ciò non c’è niente di male; purtroppo in quest’ultimi anni il libro è stato ridotto a mero oggetto di consumo «usa e getta», per cui non dura neanche un anno. Si scrivono e si pubblicano libri scevri di contenuti e di stile: ovvio che vendano solo durante il momento della moda, e che nel giro di un anno o giù di lì siano sol più buoni per finire al macero, nemmeno buoni per una seconda possibilità nei remainders.

Le scuole di scrittura hanno contribuito non poco a mettere sul mercato scrittori, che tali non sono: non è sufficiente che uno oggi sappia tenere in mano una penna per poterlo indicare, senz’ombra di dubbio, che è uno scrittore, per giunta con la S maiuscola. Per i semi-analfabeti sono state create collane editoriali apposite, che hanno nomi assurdi o molto elastici, tipo Strade Blu e Stile libero, giusto per citarne due da tutti conosciute. In queste collane vengono accolti sédicenti scrittori, perlopiù contemporanei, che con la scusa di adoprare uno stile minimalista (o carveriano) si permettono di scrivere in una lingua inesistente, vagamente somigliante all’italiano. E solo di rado si rischia d’incappare in un lavoro un po’ valido. Sia come sia, i libri che non valgono, domani non saranno più: ci sono troppi libracci scritti per essere dei prodotti e la Storia non può permettersi di conservare tutto l’«usa e getta» che la società produce.

Non troppo spesso autori – che nella propria epoca non trovano riscontro – vengono scoperti (o riscoperti) postumi. Non è una grande consolazione, ma è pur sempre qualcosa che vale la pena di prendere in considerazione. Non di rado sono i piccoli editori a recuperare da un ingiusto oblio autori validissimi, ma che nel loro tempo storico non incontrarono l’attenzione del pubblico e della critica; e molti libri veramente validi, sotto ogni punto di vista, vengono oggi pubblicati dalla piccola editoria, il cui tallone di Achille è purtroppo la distribuzione. Tuttavia il lettore che vuole leggere un buon libro, che non vuole infognarsi nella lobotomizzazione imperante, con un po’ di buona volontà riesce a reperire quegli autori e quei titoli che gli interessano. Par superfluo evidenziarlo, ma il lettore deve anche sapersi tenere informato sulle uscite editoriali, altrimenti tanto vale che si getti a capofitto nelle mode del momento.

Il NIE è una subdola astuzia per dichiarare “noi siamo quelli che scrivono bei libri, tutti gli altri fanno cagare”. E’ questo il messaggio ultimo nel New Italian Epic, un messaggio che non è neanche poi troppo velato e che i critici hanno impiegato tempo zero a evidenziare. In sostanza non un critico, dal più famoso al più micragnoso, ha preso sul serio il NIE: a prenderlo sul serio è stato solamente chi compromesso nel NIE, compresi due o tre critici inventatisi tali per l’occasione!

Il bisticcio fra critici e questi autori è cominciato un po’ di tempo or sono; ma credo che oggi sia alle sue battute finali, considerati i risultati ottenuti, che rasentano lo zero assoluto. In ogni caso, questi scrittori, che da sé si sono autocelebrati come LA VERA LETTERATURA ITALIANA, sono riusciti a raccogliere un po’ di tante risate e non da ultimo il fastidio dei critici. Si spera che questi signori adesso, complice l’estate, si diano una bella calmata e tornino a scrivere invece di sputare addosso a tutti come cammelli.

La critica ha il dovere di sfrondare la cultura: inutile portare avanti ciò che non vale, è deontologicamente sbagliato. La critica deve saper essere anche cattiva, anzi deve essere cattiva, altrimenti non sarebbe tale e non servirebbe né la Cultura né i lettori.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Editoria e Premi letterari

  1. LilaRia ha detto:

    io non metterei sullo stesso piano la Mazzantini, Niccolò Ammaniti di Paolo Giordano. Non sono una critica letteraria, non sono un bel niente.
    Ma ho letto i loro libri: ho adorato “VENUTO AL MONDO” (l’avevo detto ala Mazzantini, in una mail di tredici pagine) e mi sono obbligata a finire “LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI”, per poi pensare come avesse fatto a vincere un libro come quello (che, a tutti i miei amici! è piaciuto… boh).
    Ovvio: “LA CHIMERA” di Vassalli (lo lessi a 16 anni) è tutta un’altra cosa.

    “COME DIO COMANDA”, “VENUTO AL MONDO”, “CAOS CALMO” (di Veronesi), a parer mio, che non sono “una gran lettrice”, ma qualcosa leggo, se paragonati a molti (troppi!) libri che vengono pubblicati, hanno meritato il loro premio.

    p.s. Carver è Carver! Non è possibile paragonarcisi! (non sono certa dell’esistenza di quest’ultimo vocabolo :)). Non credo proprio esista uno stile “carveriano”: sarebbe troppo comodo!

    (Torno al mio “pseudo-romanzo” ;-))
    Un bacio Beppe,
    Ila

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ammaniti lo leggo solo per riconoscere com’è che non si dovrebbe mai scrivere. Paolo Giordano, fortuna nostra, ha tirato fuori un solo libro e morta lì, speriamo per sempre. La Mazzantini è un po’ tanto stucchevole, però penso possa piacere. Vincere lo Strega è oramai sol più una questione di potere editoriale, niente meritocrazia, non viene neanche contemplata la possibilità di premiare un libro per le sue qualità.

    Carver non è Carver, senza Gordon Lish non sarebbe mai approdato a nulla. Lish ha praticamente riscritto i lavori di Carver: si dovrebbe parlare della coppia Carver e Lish, perché Lish ha operato sui lavori di Carver un lavoro pesantissimo di editing. Il carverismo null’altro è che una forma di minimalismo. Oggi si stanno ristampando i libri di Carver, nella loro versione originale, senza l’intervento di Lish: ma non sembra proprio che Carver fosse un bravo scrittore. Molto meglio Lish, di sicuro: http://it.wikipedia.org/wiki/Gordon_Lish

    Un bacio a te, Lia

    beppe

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  3. LilaRia ha detto:

    LiLa 😉

    (sarebbe l’ILARIA )

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  4. stefania ha detto:

    Si,sono d’accordo,ma senza scomodare grandi premi e grandi nomi,nessuno dice quanto siano fasulli premi e/o concorsi internazionali di narrativa,poesia,racconti brevi ecc.
    Quasi tutti chiedono soldi per l’iscrizione,e questo lo posso capire,ma,dal responso delle giurie in poi,cala un velo di mistero,ossia,i risultati si vengono a sapere poco prima della premiazione,quasi gli organizzatori avessero paura delle reazioni dei partecipanti,ed altrettanto spesso vincono i curriculum,ed i titoli,e non le opere.Sul vincitore e su tutto quello che avviene dopo,il mistero si infittisce,e quando ti convinci a leggere e comprare quel libro,ti rendi conto che e’ qualcosa di melenso ridondante e privo di contenuto,fai 2 più 2,e capisci che il vincitore era stato decretato ancor prima che decidesse di partecipare,e forse anche prima di scrivere il”libro”.Risultato,addetti ai lavori o non addetti, si allontanano da queste buffonate,ma non dall’amore per i libri,per fortuna.Dedico questo post,a chi e’ passato per le grinfie di qualche giuria,(che il suo libro non lo ha neanche letto).Giuria il cui verdetto e’ insindacabile quanto poco autorevole. Stefania

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