Il demente

Il demente

di Iannozzi Giuseppe

Per cinquanta anni buoni aveva scritto, sempre, senza grande successo. Era uno con le mani in pasta, riusciva così a pubblicare con i più grandi editori. Gli editori lo pubblicavano perché era un soggetto pericoloso: troppi agganci politici, e mafiosi anche. Di solito stampavano una tiratura di duemila copie, non di più; però a G. gli raccontavano che del suo ultimo romanzo, per la prima edizione, erano state mandate in stampa cinquantamila copie. Regalate alcune copie ad amici e critici letterari compiacenti bene in vista, il resto delle duemila copie rimaneva invenduto, per finire in ultimo al macero. A G. gli editori gli raccontavano d’aver venduto duecento o trecentomila copie. G. gonfiava il petto felice. Per non correre rischi inutili, ci si era rassegnati a pagargli un tot, come se vendesse sul serio bene e tanto.

Il cinquantunesimo compleanno di G. fu quello del cambiamento: l’Alzheimer. La notizia fece presto a passare di bocca in bocca. Una volta che ci si sincerò che G. era andato, politici e mafiosi per primi gli voltarono le spalle. Nel giro d’un paio di mesi G. non aveva più un cane che lo spalleggiasse. Si confortava scrivendo, convinto che i suoi romanzi sarebbero rimasti nella storia della letteratura del suo paese.

Ma anche gli editori, appresa la notizia della demenza di G., subito ne approfittarono per evadere dalle sue grinfie. Il suo editore storico, quando G. venne da lui in persona a presentargli la sua ultima obbrobriosa fatica, gli disse papale papale: “Di libri se ne vendono pochi di questi tempi, bisogna fare dei tagli… Il punto è che i suoi romanzi non funzionano più come un tempo.”
G. sentì la testa girargli a mulino. Più bianco d’un cencio osò domandare: “Ma manderà in ristampa i miei vecchi lavori, almeno questo…!”
“Temo di no. Dobbiamo investire su nomi nuovi.”
”Ma io sono sempre stato la punta di diamante della E. Non potete, non potete…”
“Si consoli, non è il solo che è stato messo alla porta.”
“Io alla porta!!!”, sibilò inviperito seppur terribilmente provato nel corpo e nell’animo.
“Mi spiace. La politica della casa editrice si deve adeguare ai tempi.”
“Che significa, ‘si deve adeguare’? Non potete liquidarmi con un calcio in culo. Non potete e lo sapete.”
“Ieri forse era così. Oggi non più.”
G. non riusciva a credere d’esser stato liquidato così, come un demente.
“Non lo… non lo accetto”, balbettò, bianco da far paura persino a un fantasma.
“E’ la nuova politica. I vecchi pederasti come lei, signor G. non tirano più. E a dirla tutta non tiravano neanche ieri. I tempi cambiano, è finita.”
G. inghiottì a vuoto. Sentì mancargli la terra sotto i piedi.

L’ictus che lo colpì tenne incollato G. al letto per tre mesi buoni. Forse se lo sognò, forse no, ma quello che era stato il suo editore storico adesso pubblicava libri di ex veline, di calciatori, di cantanti persino.

Solo come un cane bastardo, G. tirò le cuoia nel suo letto, senza aver mai raggiunto i cinquantadue anni, con il culo sprofondato in una pozza di piscio e di escrementi.


Quaderno delle Calunnie

Il quaderno delle calunnie sul sottoscritto Iannozzi Giuseppe verrà mano a mano aggiornato. Non dimenticare mai di leggerlo qui con estrema attenzione, caro Lettore.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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10 risposte a Il demente

  1. cinzia stregaccia ha detto:

    caspita beppaccio..avevo letto la tua “prefazione” su fb ma non credevo fossi così duro..Ma come darti torto? anzi…da tutto quello che scrivi comprendo che questo non può essere che “la giusta conclusione” che tristezza però….nulla nulla è più come dovrebbe essere..
    cinzia

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  2. cinzia stregaccia ha detto:

    quello che scrivi intendevo i vari post che hai fatto in merito..
    cinzia

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Il racconto è duro, vero, ma necessario, è anche una provocazione. Ricordi cosa sintetizzava Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo”? “Tutto cambia affinché nulla cambi”. Bene, questo racconto evidenzia proprio questo: tutto cambia nell’editoria ma affinché non cambi niente mai veramente. Il male rappresentato da G. è subito sostituito con un uguale male, non più un pederasta incapace a scrivere ma veline calciatori attori incapaci.

    Prova ad andare in libreria, una qualunque e ti trovi di fronte a decine di libri su presunti vampiri, su libelli scritti da veline, presentatrici televisive, cantanti, escort, politicanti, etc. etc. E’ su questi “nuovi nomi” che l’editoria investe, mica sulla cultura. E’ desolante o no? Per chi come ama la cultura è un incubo.

    beppe

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  4. cinzia stregaccia ha detto:

    si è desolante per chi ama la cultura come te è un incubo ma è anche la “distruzione” di una parte importantissima dell’essere umano….spero di esser stata chiara 🙂
    ciao
    cinzia

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sì, ho capito, tranquilla Cinzietta.

    beppaccio

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Infatti, hai centrato in pieno la questione: si parla di morte della Letteratura, ma gli editori che cosa fanno? Pubblicano emerite schifezze che non sono cultura né altro. Pensano solo al guadagno, perché il pubblico oramai l’hanno abituato a leggere porcate e guai ad offrirgli ad esempio I promessi sposi del Manzoni: non lo capiscono, non più. Perché? Perché a forza di digerire schifezze oramai la memoria e l’intelligenza collettiva è stata lobotomizzata. E’ colpa solo degli autori se la Letteratura è morta? La colpa maggiore ce l’hanno gli editori, che portano sul mercato libelli di nessun valore. Poi hanno pure il coraggio di lamentarsi. L’Italia è un paese sull’orlo dell’analfabetismo, e soprattutto i giovani, le nuove generazioni. Quanti libri di esordienti ho letto e che mi sono rifiutato di recensire, neanche te lo dico: non li ho recensiti perché una stroncatura non sarebbe bastata. Libri scritti coi piedi, scevri di qualsivoglia elementare grammatica. 😦

    beppe

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  7. Felice Muolo ha detto:

    G. Cinquantenne. 2.000 copie. Pederasta….Non a caso?

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    ??? Non ho capito che voresti dire. 😦

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  9. Felice Muolo ha detto:

    G. Cinquantenne. 2.000 copie. Pederasta….Non a caso?

    Ti sei ispirato a qualcuno in particolare?

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  10. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    No. Molti miei personaggi sono dei cinquantenni. O giovanissimi. Un giovane ha qualcosa che può servire a un personaggio letterario, un cinquantenne anche. Che dovrei dire di un trentenne, ad esempio? Non è nè carne nè pesce, non m’interessano i trentenni, sono perlopiù noiosi e inutili alle mie storie tranne in qualche raro caso, perché un racconto con dei trentenni sì, l’ho scritto, ma non è piaciuto mai a nessuno: peccato.

    Parlo sempre di puttanieri, pusher, pederasti, violentatori, borderline, drogati persi, fascisti, stalinisti… è l’umanità che m’interessa descrivere. Tutto qui.

    No, non conosco nessun cinquantenne pederasta che scriva con una tiratura di appena 2.000 copie, che è pratica riservata agli esordienti che si rivolgono a certi moloch che sono gli editori a pagamento.

    Pensavo d’aver scritto un buon racconto che sollevasse interrogativi sul sistema editoriale… Mah!!!

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