I vizietti di Gesù

I vizietti di Gesù

di Iannozzi Giuseppe


E’ tornato. Non so come abbia fatto, ma è tornato a bussare alla mia porta.
L’ultima volta che mi sono sentito con il Padre, questi m’aveva assicurato che non m’avrebbe più scasciato ‘u cazzo; ed invece la bella promessa di Dio è andata a puttane. Non che ci abbia mai creduto veramente che sarebbe riuscito a dare ‘na raddrizzata al Figlio, però… In ogni caso è qui. Dallo spioncino della porta posso vederlo, tale e quale a come me lo ricordavo, un sacco di pulci e pidocchi, capellone e barbuto, emaciato manco c’avesse la tubercolosi.
Bussa una due tre volte, con il pugno. Faccio finta di non essere in casa, ma quello non si fa imbrogliare, non da me comunque. Bussa di nuovo, con forza, picchiando con le nocche delle dita nodose.
“Non me scuccià!”, gli grido mettendo la catena alla porta e assicurandomi che la mia blindata a doppia mandata sia ben chiusa. “Torna da tuo Padre…”
“Aprimi, io te lo ordino.”
“Stamme a sentì, con me le tue fregnacce non funzionano. Non so’ mica Lazzaro io, quindi prendi i tuoi diavoli di miracoli e ficcateli pure il quel posto.”
“Fratello, aprimi.”
“Manco morto.”
Silenzio di tomba. Gesù Cristo s’è zittito.
Per meno d’un momento m’illudo che abbia fatto dietrofront. Guardo dallo spioncino ed è ancora lì, si struscia i piedi sul mio serbino.
Faccio finta di niente. Ma quello continua a chiamarmi fratello e fa un gran casino che, inevitabilmente, corre lungo la tromba delle scale. I vicini cominciano a lamentarsi, mi pregano di aprire allo scocciatore o saranno costretti a chiamare l’amministratore del condominio.
Sbuffo come un diavolo. Non ho intenzione di far entrare in casa mia questo hippy fuori stagione.
Non lo reggo, poi quando mi chiama fratello con quella sua voce flautata mi scatta l’istinto omicida, divento peggio di Caino. Se mi chiama un’altra volta fratello giuro sù Satana che gli salto al collo e ne faccio polpette.
“Non sono tuo fratello, e se insisti con questa storia vengo fuori e ti spacco la faccia. Ci siamo capiti? Ora vedi di smammare, sei più appiccicoso di certi boss della Mafia.”
“Fratello, non mi rinnegare!”
“Hai mai pensato d’andare a fare in culo? Pensaci, potrebbe piacerti.”
“Ho già provato e…”
Adesso sono curioso.
”Avanti, sputa il rospo!”
“Fratello, il fatto è che a me mi piace un sacco assai riceverlo in culo. Ma se mio Padre dovesse mai venire a saperlo mi fa nero.”
Ci rifletto su un paio di mezzi secondi, poi gli rispondo: “No, non ti farà nero, hai la mia parola! Io ti benedico, va’ in pace rompicoglioni che non sei altro”. E per buona misura aggiungo: “Non ho alcuna intenzione di farmi sodomizzare da te, brutto hippie pulcioso.”
“Ti ricordo che io sono morto sulla croce, sul Golgota, per la salvezza degli uomini.”
“Sì, questa l’ho già sentita”, dico caricando la voce di bieco sarcasmo.
“Quello che non si è mai capito è che sono morto per gli uomini e non per le donne.”
L’argomento si sta facendo interessante, devo ammetterlo. Sono quasi tentato di farlo entrare in casa.
“Spiegati meglio.”
“Sono finito in croce perché mi piacevano gli uomini.”
“Questa te la stai inventando adesso di sana pianta. A me non mi freghi.”
“Ed allora come te lo spieghi che ero circondato dagli Apostoli?”
Ci penso su.
“Erano degli invasati…”, gli rispondo senza troppa convinzione.
“Sai perché Giuda s’è impiccato?”
“Per quella storiella dei trenta denari.”
“Sbagliato.”
“D’accordo sapientone, allora per quale altro motivo un pezzo d’uomo come lui si sarebbe dovuto impiccare?”
”Perché quella notte gl’ho confessato d’amare Pietro più di chiunque altro. Non ha retto. Prima s’è pisciato addosso, poi è scoppiato in lacrime… Gl’ho negato di passare l’ultima notte con me nel mio letto… Pietro è stato il mio unico e vero amore, e ‘sta cosa Giuda non l’ha mai mandata giù. Si è sentito tradito da me”. Gesù sospira, per riprendere subito dopo la sua confessione: “Giuda non me li ha mai staccati i pompini con l’ingoio, mentre Pietro non s’è mai fatto di questi problemi. Tu al mio posto che avresti fatto?”
Non rispondo perché mi viene impedito. Dio s’è materializzato dal nulla in casa mia e m’ha subito tappato la bocca con una mano, facendomi capire con un solo sguardo che se avessi fiatato non avrebbe esitato a torcermi il collo.
Gesù continua a confessare i suoi vizietti senza indovinare che il suo Dio Padre è insieme a me ad ascoltare ogni sua dannata parola.
Non posso far a meno di strabuzzare gl’occhi dopo aver ascoltato per filo e per segno i peccati di quel figlio degenere. Dio è adesso un diavolo sceso in Terra. Con un solo sguardo incenerisce la mia costosissima porta blindata a doppia mandata e prima che Gesù possa tentare la fuga, gli si scaglia addosso. Una gragnola di pugni s’abbatte sul poveraccio, che costretto in ginocchio indarno invoca la pietà divina.

Oggi Gesù è un negro. Un negro in tutto e per tutto. Dio l’ha sprofondato nel profondo Sudafrica e gl’ha conferito precisi connotati negroidi. Per vie traverse ho saputo che il Gesù nero ha tentato più volte d’imbarcarsi per sbarcare a Lampedusa, ma gl’ha sempre detto male.
Io invece sono ancora qui che maledico e stramaledico quel diavolo d’un Dio e quel fumato di suo Figlio. Chi me la ripaga la porta blindata a doppia mandata? Nessuno. E questo è quanto, ‘fanculo.


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Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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8 risposte a I vizietti di Gesù

  1. capuncione ha detto:

    Bhe…..in fondo era un uomo anche lui 😉

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  2. cinzia stregaccia ha detto:

    esser non “omologati” è una punizione? scusa stamattina ho il cervello sintetico..
    cinzia

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non capisco cosa tu voglia intendere con quel “non esser omologati è una punizione?”.

    Forse è meglio che tu rilegga il racconto con maggior attenzione: è una satira feroce – quanto si vuole – contro i pregiudizi e sulla figura di Cristo, che teologi ed esegeti d’ogni tempo hanno ritratto più a loro immagine e somiglianza che non per consegnare all’umanità una immagine veritiera di chi esso fu.

    beppe

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E’ quello che penso anche io: perché non avrebbe potuto esser gay? O perché non avrebbe potuto desiderare d’andare con una donna, costruirsi una famiglia, etc. etc.? Sì, per me Cristo è stato un uomo, un filosofo con i suoi pregi e difetti, quelli del tempo in cui è vissuto.

    beppe

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  5. cinzia stregaccia ha detto:

    perdona non essere omologati non significa non essere come “qualcuno” decide che si deve essere?
    cinzia

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Be’, sì.

    Accidenti se sei sintetica. Mi sa che non t’è piaciuto granché. Ne sono certo.

    beppe

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  7. cinzia stregaccia ha detto:

    non è esattamente come dici…a volte trovo la tua crudezza eccessiva anche se ne comprendo l’uso solo questo
    bacione
    cinzia

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non trovo sia eccessiva, è funzionale a una satira grottesca, perlomeno in questo caso. I racconti crudi che parlano di situazioni estreme credo non possano far a meno d’un linguaggio crudo affinché risultino verosimili. Certo non pretendo che la crudezza di alcuni miei racconti possa piacere a tutti.

    bacione

    beppe

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