alba di metallo

alba di metallo

di Iannozzi Giuseppe

Alba

…comunque sia, le stanze della memoria sono gonfie di vento e ogni uomo ha un motivo buono per star con le spalle al muro, aspettando la prossima esecuzione a cielo aperto. Qualcuno ha preferito morire prima che l’alba gli baciasse la fronte un’ultima volta; ma questa è già un’altra storia.

Al di là delle pareti della casa di Alfred, l’abbaiare dei cani: la loro animalità s’accompagna a quella degli uomini. Gridano assassino.

La strada in salita, forte come l’affanno nel petto; ma aveva ammazzato per una ragione precisa. La pioggia, la sua sferza sulla faccia. I campi se li era lasciati alle spalle. Cadde in ginocchio sprofondando dentro a una pozzanghera che ci si poteva annegare. In bocca ancora il sapore del sangue e quello delle lacrime. Rivide sé stesso davanti ad Alfred: la canna della pistola aveva fatto in fretta a vomitare via la pallottola. Sul petto dell’amico d’un tempo una rosa di sangue perfetta. Non bastarono le lacrime a cancellare il rosso sul corpo esanime di Alfred.

E la fuga a rotta di collo.

Alla sera

Quando si dice che il silenzio è sacro, o d’oro.
Odio esser svegliato: non dormo molto solitamente, ma non ci provate a svegliarmi quando dormo. Mordo per far male.

Rincaso, stanco, sfatto: due minuti dopo, driiin. Mi chiedo: “Chi cazzo è?”
Rispondo al citofono.
Oddio! Bestemmio, ma in silenzio e solo dico, con quanta più calma m’è possibile: “Agnostico, ateo, in pratica completamente andato.”
E quelli erano uno e una: “…”
M’attaccano una solfa di quelle che manco Cristo ai suoi dodici discepoli o apostoli che fossero – o che credevano d’essere tra pesci e pani moltiplicati.
Glielo ripeto che sono ateo e agnostico, ma quelli sordi da entrambi gli orecchi. Non capiscono mica. Allora m’affaccio alla finestra e mi mostro loro. Ecco, mi fissano, puntano i loro occhi sù di me, si trovano di fronte il mio mostaccio scimmiesco. Tossisco nicotina e rabbia. Capiscono. Chinano il capo. Poi, sconfitti, battono per la ritirata.
Io l’ho sempre detto che quando il pensiero non riesce a far capire, l’unica è tornare ad essere naturalmente barbari.

Party

“Voi di sotto, all’Inferno…” Ma è un silenzio quello che urlano.
Che c’è? baccano? E’ solo uno stupidissimo party. Non c’è nessuno, solo poche anime, io e quattro suore di carità.
“Piantatela con tutto questo silenzio! Non lo reggo più. Voi dei piani alti, voi vi credete forse in Paradiso? credete davvero di poter rompere le scatole a ogni cristo, a tutte le ore del giorno, con questo cazzo di silenzio?”
Tacciono. Non m’aspettavo una risposta diversa dal solito silenzio che so da troppi anni.
Sorrido. Metto sù un disco, un trentatrè giri: aggiusto la puntina, qualche scricchiolio, poi la voce calda, di rasoio, di Leonard Cohen comincia a riempire la stanza.
Tu mi vieni incontro: sei vestita bene. Ti sei vestita da suora, però hai i tacchi alti e la gonna ha uno spacco che lascia immaginare – che fa star male.
“L’hanno beccato Alfred?”
Non ti rispondo, perché non lo so. Però ti offro un bicchiere di buon vino rosso. E tu scoppi in una risata che è un colpo di rasoio per la mia anima. Ho l’anima che si scioglie in sangue e il peccato è tutto tuo, perché tu l’hai provocato come un miracolo.
Bevi tutto il vino, fino all’ultima goccia. Mi restituisci il bicchiere vuoto. E’ così triste per me. E’ vuoto, totalmente, come se mai fosse stato riempito. Se solo m’avessi lasciato una goccia di rosso vino, quanto sarei stato contento non lo puoi immaginare. Ma io sì. Immagino troppo, è questo il problema.
Prendo il cordone che ti lega alla vita – che ti lega la vita. Ma tu, con uno sguardo, mi fai capire che non è per me. Che non fa per me.
“Ci sono le mie amiche, tre per l’esattezza…” Ma lo so che è una bugia. Lo so che lo dici solo per tranquillizzarmi. Io volevo soltanto te, la quarta. Le altre tre sono una finzione, lo so.
“Si prenderanno cura di te, non ti preoccupare.”
“Sì, forse hai ragione”, acconsento alla fine, ma solo per farti credere che… Ah, non lo so che cosa ti vorrei far credere. Però tu mi sei davanti, e lo spacco s’allarga e le tue bianche lunghe gambe non posso fare davvero a meno di notarle.
Il disco è finito. Perché c’è tutto questo silenzio? Non lo desidero, non per me.
‘Toglimi da questo imbarazzo. Spogliami dell’anima’, penso e sono già morto.

Appunti sul Diario

Le luci sono basse. I puntini di sospensione sono tanti, praticamente un mare sconfinato. Li leggo, ma solo quelli, perché delle parole non ne afferro il senso. Penso il Vuoto: è devastante. Correggo un poco i bordi di una sbavatura d’inchiostro sul corpo d’un foglio, il mio diario. E’ una macchia solitaria per sempre affogata nei puntini di sospensione. Non voglio… non ci riesco a cancellarla.
Una lama di luce mi ferisce gli occhi. Un lampione o la luna? Forse è il sole che s’è fatto strada, mentre io ero qui a leggere. E’ jazz ogni puntino, è anadiplosi l’anima, l’anima che ho tormentato, ma invano.

Sex online

“Ce l’ha grosso e duro.”
”Chi te l’ha detto?”
“Lui.”
”Non l’hai mai visto.”
”Ho visto una foto del suo cazzo.”
“Ma non la sua faccia. Non puoi esser certa che quel coso sia il suo.”
“Non ne posso essere certa, ma qui siamo nel virtuale e solo conta che uno possa credere anche all’impossibile.”
“Tu stai troppo tempo davanti al monitor. Non ti fa bene.”
“Tu guardi troppi pornazzi.”
“Sì, ma rigorosamente in VHS.”
“E allora?”
“Niente. Tu sei una puttana del web, io un segaiolo.”
“Non sono una puttana.”
“Il mio era un complimento: almeno in rete non rischi l’Aids o peggio, tranne nel caso…”
“Che vai blaterando?”
“Be’, se un giorno tu dovessi decidere d’incontrare quelli con cui chatti…”
“Stronzo. La stessa cosa vale per i tuoi VHS.”
“Faccio prima a spararmi una sega, e basta. Richiederebbe troppo impegno cercare di rintracciare una troia vista in un film. Troppi soldi. Se proprio non dovesse esser sufficiente una sega, faccio prima ad andare a puttane… Già, con quelle che battono sul marciapiede.”
Silenzio.
“Hai letto il giornale di oggi?”
“No.”
“Hanno trovato il corpo di uno.”
“Uno che conoscevo?”
“No.”
“Ed allora perché me lo dici?”
“Perché… non lo so. Ma forse andava a puttane. Forse per questo l’hanno ammazzato.”
“Lo pensi tu. Il giornale che dice?”
“Niente. Solo che si chiamava Alfred.”
“Sbaglio o è il nickname di quello che t’ha inviato la foto del suo cazzo?”
“E tu come fai a spermarlo?”
“Invochi il suo nome quando dormi.”
”Sei un bugiardo.”
”Ho visto il suo nickname, solo quello, ma non l’ho fatto apposta. E’ solo colpa tua: stai sempre davanti al monitor e giù di ditalini.”

Braccato

Non c’è controllo
Lo so
Accadrà
Braccato
Per sempre preso nella morsa

Guardare i tuoi occhi stanchi di morte
Guardare i miei tempi sulle ciglia

Ho chiuso la porta alle mie spalle
Ho perso soltanto il cervello

Le stanze della memoria gonfie di vento. Ogni uomo ha un motivo più che buono per star con le spalle al muro, aspettando la prossima esecuzione a cielo aperto. Semplicemente braccato.

Alba di metallo

Alfred lo sapeva già da tempo che proprio quel giorno sarebbe morto. Si era da poco rasato e il suo nudo volto era sulla superficie dello specchio. Due monete d’oro erano già gli occhi. Erano così belli. Come, come separarsene?

Alla porta. Era giunto dunque.
Lasciò cadere il rasoio nel lavandino.

Di fronte a lui sovrapposto al suo riflesso nello specchio.
“E’ l’alba? è il tramonto?”
“E’ il tempo. Alba e tramonto congiunti.”
“Per questo mi ucciderai?”
L’assassino, un cenno d’assenso con la testa.
“Non vale più la nostra amicizia…? Preferirei morire a cielo aperto per vedere…”
“Il fungo è grande. E’ cresciuto.”
“Capisco. Non indugiare ancora. Spara!”

Non bastarono né le lacrime salate né il sapore dolciastro del sangue a cancellare il rosso sul corpo esanime di Alfred.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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Una risposta a alba di metallo

  1. vanessa ha detto:

    Una raccolta corposa di tanti episodi.
    Sei come un treno che contiene tanti scomparti ed in ognuno tu noti qualcosa, inventi immagini.
    A questo punto penso di lasciarmi trasportare dal dilemma Shakespeariano “Essere..o non Essere”,
    Quante persone incontriamo nel quotidiano come quelle che tu descrivi così selvaggiamente ed ironicamente e che, forse non hanno motivi obiettivi per lamentarsi, si lamentano continuamente di tutto ciò che gli capita, e viceversa.Oppure non hanno nulla da fare se non pensare al Sex online o non
    Pensare di vivere la vita in questo modo, sarebbe faticoso, ed anche distruttivo! Meglio stare alla larga da tutti quelli che sono come l’immagini tu..

    Dolce notte e Felici sogni.
    LeKKatina ♥ vany

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