L’epica di Fabrizio Corselli per Drak’Kast, storie di draghi – in uscita il 14 aprile

L’epica di Fabrizio Corselli

Drak’Kast – Storie di draghi

fonte: Edizioni della Sera

drak-kastCresce l’attesa per “Drak’Kast – Storie di draghi“, primo poema fantasy italiano in uscita per Edizioni della Sera il 14 aprile 2011. Molto è già stato detto sulla poetica di Corselli, in rapporto ai testi sul mito greco, ma pochi lo conoscono come autore di “fantasy”.

Grazie al lavoro svolto, a stretto contatto con i bambini, in Corselli si è accentuato l’interesse per la fiaba, l’amore ma soprattutto la passione per il “raccontare”. Il piacere per la narrazione orale oramai si è perduta nel tempo, a parte alcune eccezioni, non solo la sua precisa funzione di tramandare le storie di un popolo o d’eroi, ma anche semplicemente nelle forme di un circolo d’amici che si raccontano storie attorno al fuoco. Ciò ha in ogni modo influito abbastanza sull’impostazione dei testi fantasy di Fabrizio Corselli, tanto da considerare la figura del Cantastorie o del Bardo come fondamentale. Non si pretende di scrivere adesso ottave in esametro o altro, ma è possibile avvicinarsi più al concetto di “conformità”, cioè il considerare l’opera come un insieme di elementi fra di loro dialetticamente concatenati, ogni cosa al suo posto (e non mi riferisco semplicemente al carattere formulare della poesia epica).

Alla “conformità” si affianca anche il concetto di “assimilazione”, ossia la rielaborazione degli strumenti della tradizione precedente per la futura costituzione di un nuovo sistema formale che dia vita a un prodotto nuovo e originale (pertanto non scadendo nel mero tentativo di emulazione).

L’Epica presuppone un lavoro di progettazione, presuppone una pianificazione. Insomma, un’opera completa, e che lo differenzia dall’aedo (in senso tecnico), proprio per il suo carattere marcatamente creativo; in questo caso parliamo di “poeta letterario“. Il testo deve sottostare, non dico in toto, alla struttura formulare che è propria dell’Epica, ma a una serie di accorgimenti stilistici che le infondano immancabilmente il senso dell’epos, ossia della narrazione. Si abbandona in questo caso il concetto di poesia da silloge, questo sì. In esso vi è una “storia”, vi sono peripezie, contrasti, inversioni di tendenza, relazioni fra avvenimenti e personaggi. Seppur nobile e alto lo stile (semnos diceva Aristotele), il poeta opera come le sirene, ammalia il lettore perché esso naufraghi verso lo scoglio, pronto a infrangersi contro l’enigma della poesia stessa, ed egli soltanto sarà capace di superare la difficoltà che cela quell’insieme dei versi.

Da questo punto di vista, il genere Fantasy dell’autore risente molto dell’influsso del mito Greco, avvicinando i protagonisti alla figura del Cantore, e nella fattispecie a Orfeo. La loro arma non è la spada ma il proprio strumento musicale. Un selvaggio mondo draconico dominato dall’incanto. Il pregio di questi versi, alla fine, è il linguaggio che, seppur raffinato nella sua impostazione versificatoria, si mostra al lettore con una semplicità tale da sembrare quasi una fiaba per bambini, pur mantenendo una sua spiccata maturità formale e il senso dell’epico. In particolar modo, essi ridestano dal proprio torpore una modalità artistica da troppo tempo caduta nell’oblio, e che appartiene per diritto di nascita all’Epica.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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