La redenzione di Giulio Mozzi è ne “Il male naturale” – Laurana editore

La redenzione di Giulio Mozzi
è ne “Il male naturale”

di Iannozzi Giuseppe

Scriveva Oscar Wilde, più di un secolo fa, nell’introduzione al suo ritratto di Dorian Gray: “Non esistono libri morali o immorali come la maggioranza crede. I libri sono scritti bene, o scritti male. Questo è tutto”. Il metro critico che oggi come ieri dovrebbe essere sempre adottato non può essere che quello indicato da Wilde. Charles Gill, nel corso del secondo processo contro Wilde, rivolse all’imputato una domanda: “Cos’è l’amore che non osa pronunciare il proprio nome?”. E Wilde gli rispose: “L’Amore, che non osa dire il suo nome in questo secolo, è il grande affetto di un uomo anziano nei confronti di un giovane, lo stesso che esisteva tra Davide e Gionata, e che Platone mise alla base stessa della sua filosofia, lo stesso che si può trovare nei sonetti di Michelangelo e di Shakespeare… Non c’è nulla di innaturale in ciò”. La risposta fu sottolineata dagli applausi del pubblico. Tuttavia la sentenza definitiva comminò al padre dell’estetismo il massimo della pena. Il giudice Sir Alfred Wills, nell’ottica della sua ignoranza, sentenziò: “Persone capaci di compiere simili cose sono chiaramente sorde a ogni sentimento di vergogna… E’ il peggior processo che io abbia mai presieduto”. L’imputato fu condannato a due anni di prigione; e il resto purtroppo è storia. Oscar Fingal O’Flaherty Wills Wilde morì a Parigi, a soli 46 anni, il 30 novembre del 1900, in solitudine e povertà, vomitando sangue dalla bocca e siero da ogni orifizio del suo martoriato corpo.

“Il male naturale” di Giulio Mozzi fu pubblicato nel 1998 da Mondadori, ma presto sparì dagli scaffali delle librerie. Contro l’autore e l’editore il leghista Oreste Rossi. L’editore aveva pubblicato sul sito un racconto breve dal titolo “Amore”, un racconto che racconta un episodio di pedofilia fra un bambino e un uomo. Ci fu una interrogazione parlamentare e alla fine il libro sparì dalle librerie. Ieri era proibito affrontare certi argomenti, e in verità lo è anche oggi: c’è ancora chi nella sua rozza ignoranza crede che esistano libri morali e immorali, anziché libri scritti o bene o male.

“Il male naturale” è un libro scritto bene, a tratti commovente, per fortuna ancora lontano da quel minimalismo che in tempi piuttosto recenti ha annacquato la scrittura di Mozzi.
“Il male naturale” è una raccolta di racconti che affrontano la vita, la morte, il male della vita, la redenzione. Mozzi esplora il corpo umano, la cattedrale di bellezza che è, ma anche la sua fragilità: tutti i personaggi coinvolti nei tredici racconti o amano o odiano il loro proprio corpo, che se sa dare piacere all’anima che lo abita gli sa anche portare dolore. Come spiega Demetrio Paolin nello scritto, che accompagna questa nuova edizione del libro, “il cuore della fenomenologia del male
in Mozzi e in questo libro, in particolare” è “da ricercare nella Scrittura e in particolare nella Lettera ai Romani di Paolo”. Demetrio Paolin insiste sulla parte conclusiva del capitolo 7: “Sappiamo che la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. Io non riesco a capire neppure ciò: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne non abita il bene: c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio”. I personaggi de “Il male naturale” di Giulio Mozzi non sono in grado di fare il bene che vorrebbero, compiono invece il male talvolta in maniera autolesionistica.

Se ancor oggi a qualcuno gli passasse per la testa di vedere ne “Il male naturale” un libro immorale, allora è vittima di sé stesso, con molta probabilità incapace di andare incontro alla redenzione  che la maggior parte dell’umanità, presto o tardi, sente in sé come necessità spirituale.
Prendendo a prestito la saggezza di Wilde possiamo noi dire che Giulio Mozzi con “Il male naturale” indica all’umanità l’”amore che non osa dire il suo nome in questo secolo”. E non è di certo poco.

Il male naturaleGiulio MozziLaurana editore – Rimmel (narrativa italiana) –  pp. 224 – € 15,50

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Per approfondire leggi anche “Redimersi scrivendo racconti scabrosi” di Bruno Pischedda

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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8 risposte a La redenzione di Giulio Mozzi è ne “Il male naturale” – Laurana editore

  1. vanessa ha detto:

    Per quel che ho letto in giro è un libro che racconta cose madre cose che possono succedere ma che rimangono tristi.
    Buongiornoooooooo Ke sonnoooooooooooo
    ♥vany

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  2. dario bentivoglio ha detto:

    recensione bella e onesta

    dario

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  3. Felice Muolo ha detto:

    ma che rimangono tristi
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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    No, non cose “tristi”. La vita è fatta di tanti eventi, alcuni lieti altri no. Dobbiamo riconoscere che la vita, per quanto noi ci sforziamo di viverla al meglio sfoderando sorrisi, sa anche colpirci con malignità, perché la società non è perfetta né potrai esserlo, ecco dunque che c’è il prete pedofilo, l’amore per una donna e che però non è amore, la solitudine del corpo che subisce lacerazioni tanto fisiche quanto spirituali… E’ un libro ricco di pietas, a mio avviso il migliore di Giulio Mozzi. Il fatto che sparì dagli scaffali nel 1998, al suo primo apparire sugli scaffali delle librerie, ha dell’incredibile: non c’è niente di immorale in questo libro, c’è invece una profonda ricerca umana a favore di una possibile redenzione, di un riappacificarsi con sé stessi e con la società.

    Qui c’è una rassegna stampa sul libro:

    http://www.laurana.it/libro_5.php

    ♥ beppe orsetto

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Grazie Dario. L’onestà prima d’ogni altra cosa, altrimenti non è critica la critica che si fa.

    beppe

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  7. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    In un certo senso sì, rimangono anche tristi. Io parlerei però d’una tristezza essenziale ed esistenziale, che non si può rimuovere dall’animo umano anche quando è in pace con sé e con il mondo tutto. Senza il sentimento della tristezza non saremmo umani.

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