L’ubriaco

L’ubriaco

di Iannozzi Giuseppe

Con gli anni tutto s’è fatto chiaro. Lasciate che vi racconti, sarò breve.
Scendo al bar come tutte le mattine, sul banco mi aspetta il primo bicchiere di molti a seguire. Raccolgo il vino in mano e lo butto giù tutto d’un sorso. Col vino è difficile ubriacarsi. Ce ne vogliono di bicchieri.
Faccio mezzogiorno bevendo. A sessanta anni posso permettermelo, niente mi preoccupa. Bevo un bicchiere, dico quattro chiacchiere a nessuno, fumo una sigaretta e un’altra. ancora. A fine giornata sono quasi allegro, mai ubriaco. Sbando giusto un poco.

Da giovane pensavo, ma presto ho capito che il gioco non valeva la candela e così ho smesso ed ho attaccato con la Barbera. Quaranta anni in catena di montaggio non sono uno scherzo, non ci vuole coraggio però, basta spengere la lampadina che uno ha nella scatola cranica.

D’improvviso nel bar fa irruzione una donna di mezza età. Grida che l’hanno presa sotto, un ubriaco del cazzo. E’ isterica. Tutti escono fuori a godersi lo spettacolo. Io esco per ultimo, non sono mai stato un curioso della sorte altrui.
Sull’asfalto c’è una giovane figura femminile. Si vede che è morta. L’auto l’ha centrata in pieno.
La tipa continua a urlare. Invita tutti a fare qualche cosa.
In lontananza le sirene dell’ambulanza e della polizia, e al centro dell’incrocio un giovane sui venti e non di più, forse italiano forse no, non è questo il punto. Sbanda. Non sta in piedi. E’ ubriaco perso.
La tipa continua a spaccare i timpani a Dio. Non si capisce che dice. E’ più fuori dell’ubriaco, poco ma sicuro. Non ce la fa a capire che non si può fare più niente.
L’ambulanza arriva per prima.
Un lenzuolo bianco copre il cadavere. La donna si strappa i capelli. E’ fuori di sé. Dice parole. Parole. Parole. E invoca Dio e minaccia Dio, questo si capisce. Nessuno sa perché lo fa. Perché lei è morta. Lei chi? Grida un nome, chiama la morta, si sgola mentre il lenzuolo si fa rosso di sangue.
Finalmente la mettono a tacere.
Arriva anche la polizia a sirene spiegate.
L’ubriaco sbanda al centro dell’incrocio con gli occhi sputati al cielo.
Lo ammanettano.
I curiosi si dissolvono mormorando.

Non c’è molto altro.
Nel pomeriggio qualcuno sparge in giro la voce che la donna isterica era la madre della giovane presa sotto dall’ubriaco.
Si fa la sera. Ho bevuto più bicchieri del solito, ma non sbando, non sono allegro nemmeno un poco. Al diavolo.

Torno a casa con la notte buia in testa.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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6 risposte a L’ubriaco

  1. cinzia stregaccia ha detto:

    E’ un problema molto serio. Se ne parla ma secondo me viene sottovalutato specialmente nelle famiglie e diciamo anche dalla giustizia. Se tu ti metti alla guida ubriaco e ammazzi qualcuno per me è omicidio premeditato.I ragazzi bevono ormai giovanissimi sembra che se non hanno la testa piena di alcool non possano divertirsi…Sarò con mentalità antica ma questo è in gran parte colpa delle famiglie dei loro figli non sanno nulla. Mi sa che sono andata un pò fuori tema 🙂
    buona domenica e bacione
    cinzia
    p.s. hai ragione è bella ora non ho sentito le altre per fare paragoni ma mi è piaciuta. Contento ? ha vinto 🙂

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  2. vanessa ha detto:

    Ci sono tante cose brutte e come dice il vangelo di oggi.
    Niente violenza e amore verso tutti: una vera rivoluzione, che pur essendo lontana dall’essere pienamente attuata già ha reso questo mondo, pur con tutte le sue brutture, certamente migliore di quello di duemila anni fa, come dimostra, quanto meno, un fatto: mentre un tempo l’oppressione, la prevaricazione, lo sfruttamento, insomma la violenza del più forte sul più debole era considerata normale, oggi gli stati civili l’hanno abolita nella loro legislazione, e quando avviene suscita in tutti almeno un sussulto di coscienza e la formale riprovazione.
    Purtroppo per chi subisce la perdita di un proprio congiunto è dolore, tanto dolore è difficile perdonare, ma la vita è fatta anche di questi episodi tristissimi.
    E per il povero viziato ubriacone forse x lui era più salutare fare il giardiniere o qualcosa di meno dannoso alla sua salute.

    Cordialità
    Buona domenica

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ma che è quel “cordialità”? O__o Che hai mai fumato per usare una formula così?
    Ho capito, hai fatto di nuovo di testa tua, ti sei bevuta una pinta di camomilla e adesso sragioni.

    L’ubriaco del bar è un uomo che non crede nell’umanità, non è un cinico, non in senso stretto comunque.
    L’ubriaco che invece uccide una giovane in un incidente stradale è uno dei tanti sballati che si ubriacano e che non sanno di far del male a sé stessi e di fare del male a chi se li trova poi di fronte.
    Sono due tipi di ubriachi gli ubriachi che sono presenti nel racconto.

    ♥ ♥ ♥ Dammi le leKKatine e lascia perdere le cordialità, o giuro ti faccio il sederino rosso rosso 😀

    orsetto di VaNY

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Giò, un problema sottovalutato e che uccide più delle guerre.
    Per chi uccide in un incidente automobilistico ed è sotto l’effetto dell’alcol o di altre droghe io proporrei l’omicidio volontario e quindi pene molto più severe così come è giusto, anche l’ergastolo in taluni casi.

    No, non sei andata fuori tema,.

    bacione dal beppaccio

    P.S.: Sì, sono molto molto contento. Io sono cresciuto con la poesia di Francesco Guccini, di Roberto Vecchioni, di Fabrizio De Andrè, di Giorgio Gaber. Sono cresciuto con questa Poesia anche, perché la poesia è d’amore sempre e non è solo quella dei libri.

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  5. Felice Muolo ha detto:

    Con gli anni tutto si è fatto chiaro.
    Complimenti.

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Storia di un uomo che forse ha capito tutto troppo in fretta per potersi meravigliare della vita coi suoi accadimenti.

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