Il tuo Messia

Il tuo Messia

di Iannozzi Giuseppe

Venisti con l’inverno bianco

a Cinzia la Stregaccia
che mi capisce
anche quando non ci capiamo!

Venisti con l’inverno bianco
Le nostre belle età da tempo
le aveva spazzate via il vento
Venisti per raccomandarmi
di mantener la calma,
perché avevo già camminato
e secondo te l’avrei fatto ancora
e meglio

Venisti all’alba per levarmi dalle spalle la croce
Tra fulmini e lapilli di oppio mantenesti la promessa
Il terzo giorno andammo a trovare il Duce
per metterlo a tacere con un pugno di ossessi

Ti ho allora confessato
di non esser mai stato
un poeta; tu però continuasti
ad asciugarmi la fronte
come a un bambino malato

Ti ho anche confessato
che a matti e no il Giudice chiese
di scegliere fra me e Charles Manson;
tu continuasti a carezzarmi
la fronte con la tua mano di velluto,
e io mi sentii quasi in paradiso

Venisti al tramonto per veder cadere
le lucciole e la loro prole, e per veder sorgere
dalle tombe dei terroristi milioni di fuochi fatui

Ti ho allora confessato
che un giorno m’innamorai
di una poco di buono;
tu mi dicesti di non pensarci più,
e asciugasti con la tua mano
le copiose mie lacrime salate

Venisti davvero tante volte a trovarmi,
e ogni volta mi recasti il tuo balsamo
E ogni volta ebbi la tua mano su di me

E venisti che Minerva già gridava giustizia
per l’Egitto piagato da un dittatore d’acciaio
A piedi scalzi sulle acque camminai,
levando però alto un assordante silenzio
E finalmente capisti che Poeta non lo fui mai

In un tempo non lontano

In un tempo non lontano
avresti per me pianto tanto,
avresti pianto a lungo
invece di metter su il muso
e invocare il tuo Gesù

Un tempo mi amasti tanto
Mi amasti per le mani fredde,
per mio il cuore in tumulto
Ieri non tenevi su mai il muso

Non mentivi
sotto il salice piangente
A me abbracciata
mi guidavi tu fra la gente

Avresti per me pianto,
e avresti per me scelto
le tue lacrime più belle e calde
Avresti poi confezionato a mano
una collana di dolore e sincerità
per farmene dono

Adesso metti su il muso
Non piangi più, mi allontani,
e mi inviti a farmi monaco,
prigioniero e santo nell’alto Tibet
lassù dove non esiste
né resiste la tua ombra

Gallo rosso

a Vany
che ha rubato il mio cuore
per tenerlo al caldo sul suo

Ero stato messo sull’avviso
che sarebbe giunto il giorno
Ho fatto come sempre,
ho ignorato l’avvertimento,
ho vendicato la pazienza
in una bandiera per Nazareth
e nello Zero della disciplina Zen

Portato a coltivare l’orticello,
disdegnavo le preghiere del fraticello;
calci nel sedere e ogni altro male
se solo osava farmi la morale
Ma non fu la sua negra fine dentro al pozzo
a dichiararmi ai quattro venti pazzo
Fu la mia bambina, fu la mia bambina
Troppo innamorato non distinsi la china
che aveva preso per muovermi contro

Quanto, quanto ci si può sbagliare
con le ragioni del cuore!
Quanto, quanto ci si può innamorare
della croce che lei lascia pendere libera
fra i piccoli seni

Troppo innamorato, troppo incauto
Ma ero stato messo sull’avviso
Ero stato messo sull’avviso, per Dio!
Non ho ascoltato la voce di Giovanni,
e la vita, anno dopo anno, l’ho bruciata
come candela romana

Quello che era comunista va a puttane,
ma ignora Rosso Malpelo e la miniera
E il fascista continua a farsi gli uomini
nel segreto d’un forno rosso di fiamme,
o al limite anche al buio di Guantanamo

Ero stato messo sull’avviso
Ero stato messo in ginocchio
Fu la mia bambina, fu la mia bambina
a denunciarmi pazzo in Cassazione
Per questo mi sono rialzato
e da solo ho aspettato
che la Fine avesse infine inizio

Per te sono morto

Per te sono morto cento anni fa
con un diamante legato al collo,
affogato insieme a una pietra

Per te sono morto, sono morto
come tutti i coglioni non amati
E non ti ho chiesto di ricordarmi
e nemmeno d’essere immortale
sui gradini della tua poesia

Per te sono morto,
non a sufficienza però,
così continuo a pregarti di buttarmi
giù dalle scale dei tuoi residui pensieri,
affinché possa raggiungere la pace
a rotta di collo

Dal Paradiso di Dio

a Vany
che ha rubato il mio cuore
per tenerlo al caldo sul suo

Rubai dalle tue labbra
il nettare d’un bacio;
e tu, subito, bruciasti la mia guancia
con uno schiaffo di vera forza
Con occhi dolenti e voce soffocata
spiegasti alla mia ignoranza
che dovevo imparare ad amare
il dolore di Gesù prima di rubare
dal Paradiso di Dio

Non ho imparato ancora niente,
ma adoro ogni rimprovero
che il silenzio mi reca,
immaginandoti con la faccia
adagiata sul freddo vetro
della tua finestra, cieca su me

La merla

di RomanticaVany e Iannozzi Giuseppe

I.

Vorrei che in una sera d’inverno
in punta di piedi tu da me venissi,
così assieme stretti dietro ai vetri
guardando le strade buie e gelate
negl’inverni delle favole io e te.

II.

Tra i camini
di cenere e fumo sporchi,
infreddoliti i merli
riparano ali e becco
da quei leggeri fiocchi
incerti e bianchi
che ‘l paesaggio incorniciano.

In un ritaglio di foschia
ovunque il silenzio
senza orme;
e di vita non un accenno,
solamente aliti passeggeri.

Mancano le tinte d’acquerello
e lo sguardo di velluto
che di sguincio,
tra gli alberi nascosto,
osserva e seduce.

Il sentimento nutro
che stanotte sarà speciale
veramente.
E’ la notte delle notti,
dell’Eterno più lunga.
Profondo sarà
il nostro sprofondare.

Oh mon Dieu, che bello!
Leviamoci di qui!
Divertiamoci di brutto,
buttiamoci a rotta di collo
nella prima bettola
purché si possa a lungo ballare.

A casa torneremo
soltanto quando il tempo
tutto sarà precipitato
nella clessidra; ed allora sì,
ci sfogheremo da pazzi
colla vista affogata
nell’alba novella impegnata
a disgelare alberi e merli.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Il tuo Messia

  1. vanessa ha detto:

    Leggerti è come saper contare le stelle amando tutti i palpiti del cielo,sono sempre felice di leggerti, trovo molto carina quella del paradiso, ma in realtà non ho rimpianti di perdere il mio tempo leggendoti perchè un giorno e già da ora posso raccontare di aver imparato tanto da te.
    Buonanotte!!♥ vany

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E che avresti mai imparato da me che già nel tuo cuore non sapessi?
    Avanti, illuminami, Bocconcino. ♥ ♥ ♥

    Dormi bene, Bocconcino.

    Fra un po’ vengo a rimboccarti le coperte, perché tu sei una peste e scalci sempre… sei proprio una gattina… un bocconcino di gattina ^__*

    orsetto di VaNY

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  3. vanessa ha detto:


    Buon Sabato orsetto KinghisSSimo.
    Bacetti da vany

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Buondì, BimbiSSima  ♥ ♥ ♥

    orsetto di VaNY

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