NO FUTURE

NO FUTURE

di Iannozzi Giuseppe

Cosa sia rimasto di noi, davvero non saprei dire, a parte la solita pesante pioggia bagnata che continua a piovere sul bagnato per raccogliersi nella ricchezza dei canali di scolo, mentre noi continuiamo a bagnarci recitando ruoli bastardi scritti da un dio spauracchio.

Provate a guardarvi intorno ed immaginate che dietro ogni volto si nasconda un teschio. Bene. La faccia scompare e il teschio, l’immagine della morte, finalmente diventa reale. I volti che giorno dopo giorno osserviamo con indifferenza, amore o odio, non sono reali: la maschera è la “faccia” che ci adattiamo al mattino quando ci svegliamo. Ma è una maschera. Il nostro vero volto è un teschio, ossa. La rabbia che ci portiamo è l’illusione che i mass media ci hanno inculcato sin da piccoli quando i nostri occhi spiavano dentro al tubo catodico per scoprire gli eroi della nostra generazione. E gli eroi son sempre stati disegnati “giovani e belli”. Questa è la falsità di cui ci siamo nutriti, la rabbia che abbiamo succhiato dalla tetta del mito dell’eroe. Sono spiacente di dover esser io a dirvi la verità, ma gli eroi non hanno facce belle, non sono angeli biondi, non sono coraggiosi, non sono eroi se non per caso. Sono uomini che vestono la maschera di un volto, uno qualunque. E’ il caso che faccia un salto indietro nel tempo. Ricordate quando David Bowie cantava “The man who sold the world”? Quel fighettino del Duca Bianco aveva ragione: il mondo è stato venduto al miglior offerente. E sapete chi è stato l’acquirente? Non è stata l’umanità a comprare il mondo, semmai è stato il contrario.

Io ho provato a guardarmi intorno e non ho trovato un solo uomo che possa essere mio fratello, che possa essere il mio alter ego, non ho trovato neanche la mia ombra stampata contro il freddo cemento della città. Però ho visto la mia coscienza clonata e venduta sul mercato delle idee. Il giorno prima mi ero guardato allo specchio e questo non mi aveva restituito nessuna immagine. E’ stato un trauma, ma sono riuscito ad affrontarlo ripentendo a me stesso che “lo spettacolo deve andare avanti”. E avanti sono andato sino ad oggi, ma poi ho visto che più non avevo la mia ombra, quella compagna che per tutta la vita mi aveva tenuto compagnia, e vi confesso che era l’unica cosa in cui credevo. Con lei al mio fianco ero solo, ma mai perfettamente da solo. Ed ora che sono solo, ho avuto la tentazione di annullarmi, o per usare una espressione più colorita, di terminarmi. Ma non l’ho fatto e mai lo farò perché non sono stato io ad abbandonare la mia ombra e non è stata lei a lasciarmi in balia del destino: l’hanno presa in ostaggio e, per forza di cose, anzi per caso, sono stato costretto ad inventarmi eroe di me stesso. Quando Bob Dylan cantava “The answer is blowin’ in the wind”, io non ero ancora nato. Ma quando sono venuto al mondo, quando il mio primo urlo ha straziato l’immonda anima capitalista del mondo, ho subito capito che molte strade avrei dovuto percorrere prima che mi si potesse chiamare “uomo”. E quando uno che ancora non è uomo comprende tutto ciò e comincia a camminare le strade della vita, ragazzi!, la religione e la religiosità diventano inutili accessori di cui è bene sbarazzarsi senza rimorso alcuno. Tutte le religioni hanno una cosa in comune: il cielo, tutte puntano verso l’“alto”, tutte promettono una vita futura. Tutte, indiscriminatamente, promettono il paradiso, l’inferno, la reincarnazione, però non ce n’è una che prometta il “niente”. E io dico che è una gran fortuna che così sia, perché se qualche profeta avesse promesso il niente per tradurlo in fede, oggi dovremmo fare i conti con la religione del niente. Quindi io dico: non promettetemi il niente eterno, perché se poi non avrò il “niente”, allora anche da morto mi farete incazzare come una bestia. E se arrivo al “niente” morendo come “non-uomo”, potete scommetterci quel che volete che non sarò tenero né con me stesso credulone né con chi ancora in vita ha osato farmi credere che finalmente nel regno dei cieli avrei gustato il meritato niente. Ma è bene che sappiate che ormai, come si usa dire da tempo, alea jacta est, e quindi la mia incazzatura sarà solo uno sfogo senza di me. Il peggior crimine è l’inganno e io – non so voi – non ho nessuna intenzione di perdonarmi: non credo in nulla e non permetto che il nulla creda in me. Non lascerò che i mass media sfruttino la mia rabbia, il mio grido che “noi non abbiamo un futuro”, per trasformarmi in vittima sacrificale. La crisi del mondo attuale è dovuta essenzialmente ad uno sfrenato liberismo capitalistico: tutti vendono tutto, e pochissimi si possono permettere di comprare la mercanzia in mostra nelle vetrine, alle aste televisive, sulle strade. Per chi non si può permettere il lusso di acquistare e non ha parole per spiegare il materialismo dialettico, la società ha inventato qualcosa di molto furbo e che costa “zero”: la fede nel niente. Il cattolicesimo sta dilagando nel mondo come la peste e ogni essere che ne viene toccato diventa uno zombie; eppure c’è chi resiste alle lusinghe del paradiso e dell’inferno, ed allora si rifugia nel niente. Una volta il niente era espressione di rivolta, oggi invece qualcuno ne ha fatto una fede, perché è risaputo che l’essere senziente che non nutre alcuna fede può diventare (essere) veramente pericoloso per la società. Ieri si gridava “no future”,  ed oggi i reduci e qualche nuovo accolito continuano a gridare che “non c’è futuro”. Ma io nutro il sospetto che farci gridare in coro che “il futuro non esiste” sia una bieca manovra dei governi mondiali per farci professare una fede. La fede! Come spiegare? Gli anarchici da sempre hanno fatto paura per le loro idee di libertà. Oggi l’anarchia non fa più paura, anzi viene incoraggiata, viene istigata: guardate cosa è successo a Genova in occasione del G8. I black bloc sono stati strumentalizzati dal Governo per la loro fede anarchica, sono stati criminalizzati per darli in pasto alla stampa. E sono diventati stranamente e tristemente famosi. Quando si finisce in pasto ai mezzi di comunicazione un motivo c’è e non è quello che può sembrare tanto evidente a tutti: i casini accaduti a Genova sono stati pilotati, sono stati voluti. Guai se non fossero successi incidenti e la colpa non fosse stata addossata agli anarchici per la loro fede. Si è detto da troppe parti politiche che gli anarchici hanno fatto casino, Destra e Sinistra e Centro si sono alleati per dar contro alle manifestazioni contro il G8, contro quelle frange più estremistiche. Qualcuno ha parlato di infiltrati tra le file degli anarchici, qualcuno ha detto che alcuni anarchici in realtà erano poliziotti e qualcuno ha pure avanzato l’ipotesi contraria. Un bel casino, non c’è che dire. Dopo il G8, Genova era un vero sfacelo. Carlo Giuliani era stato assassinato e la rabbia è esplosa fra i giovani. Cosa significa? Il Governo era sicuro che ci sarebbe stata una vittima da definire tale per la stampa. E il Governo non ha esitato a trasformare la “programmata vittima” in una sorta di “messia anarchico” a cui non è mancato un processo ingiusto, ma anche una elevazione a martire. Era quello che tutte le parti politiche si auguravano. Un messia anarchico da processare da morto. Carlo Giuliani è stato eletto a simbolo, a fede. E la fede è una cosa che si può manipolare e combattere. Ma se al posto degli anarchici di fede anarchica ci fossero stati degli anarchici troppo anarchici per definirsi tali, anarchici senza fede alcuna verso l’anarchia e il niente, il Governo, oggi, sarebbe veramente nei guai, perché incapace di produrre una vittima, un messia, da dare in pasto al popolo degli arrabbiati. Insomma, ci hanno dato un osso da rosicare a denti stretti. E questo osso continuiamo a rosicarlo, e in strada sventoliamo le bandiere dell’anarchia forti solo della nostra impotenza. Il fatto è che la vera anarchia nega prima di tutto sé stessa, perché sa che il vero nemico da combattere è la fede nell’anarchia. Il Governo e lo Stato non hanno paura, e non temono un anarchico, ma se si dovessero trovare a combattere contro uno che è troppo anarchico per definirsi tale, non saprebbero che pesci prendere. Annullare uno spirito libero è impossibile, demonizzare un anarchico invece è troppo facile.



Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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