Diabolus. Seminario di Letteratura Busiana. Aldo Busi in un saggio di Cristian Porcino

Diabolus. Seminario di Letteratura Busiana

Aldo Busi in un saggio di Cristian Porcino

di Iannozzi Giuseppe

Cristian Porcino è un giovane studioso ma il suo primo lavoro letterario è già robusto e procede, in questo saggio “Diabolus – Seminario di Letteratura Busiana”, ad un’analisi schietta e incondizionata dell’Autore Aldo Busi.
Numerosi i percorsi trattati da Cristian Porcino: il ruolo degli scrittori, la presenza della televisione, la forza della parola e i pregiudizi su di un Autore che ha una sola colpa, quella d’aver capito che essere scrittori e non apparire significa non esistere. Ecco perché il titolo: il Diabolus, anagramma di Aldo Busi, Autore, Scrittore autentico.

Nulla deve giustificare Aldo Busi del suo operato, egli è uomo del nostro tempo e vive benissimo il “palcoscenico catodico”.

Parlare di Aldo Busi è difficile se non impossibile: difficile perché per parlarne bisogna aver letti e compresi i suoi libri, che non sono biografia come in molti sono tentati di credere. Il punto è: per parlare di Aldo Busi bisogna parlare dei suoi libri senza cercare in alcun modo di emulare – o copiare – quel “Seminario sulla gioventù” che fece conoscere al pubblico e alla critica lo Scrittore Aldo Busi.

“Diabolus”
è il primo organico studio critico intorno alla Letteratura di Aldo Busi: ne è autore Cristian Porcino, giovane critico che per la prima volta pone rimedio a una lacuna senza precedenti; infatti, sino ad oggi, non esisteva alcun lavoro specifico che guardasse da vicino alle Opere di uno dei massimi scrittori contemporanei, Aldo Busi. Com’è noto, l’intellighenzia italiana non brilla né per acume né per altro: si preoccupa – ahinoi – di tergiversare e d’indagare nel frivolo e nell’inutile dando risonanza ad autori e a libri il cui valore è pressoché pari o vicino allo zero, dimenticando (volontariamente) quegli Autori – con la A maiuscola – che invece danno vita a Opere immense e per stile e per contenuti.
In un’Italia prima troppo democristiana, poi berlusconiana, adesso cattocomunista, la critica ha saputo imporre la sua censura sull’Opera di Aldo Busi senza mai interessarsene da vicino. Tuttavia non tutti i mali vengono per nuocere, difatti sarebbe stato assai inutile che una critica acritica si occupasse dello Scrittore solo per dirne con vuote parole di convenienza o sconvenienza.
Dall’esordio di Aldo Busi nel panorama letterario italiano, di tempo ne è passato: mi pare quasi superfluo ricordare che “Seminario sulla gioventù” è una pietra miliare della Letteratura Italiana e che non è l’autobiografia dell’Autore. Eppure, in molti, ieri come oggi, hanno creduto di poter ravvisare in “Seminario sulla gioventù” la vita, virgola per virgola punto per punto, dello Scrittore, ignorando che il romanzo è l’introduzione (o l’incipit) ad un lavoro molto più vasto, che l’Autore Busi ha indefessaménte portato avanti nel corso degli anni attraverso i suoi romanzi.
In questi anni, ovvero a partire dalla morte di Pier Vittorio Tondelli sino ad oggi, la più parte degli scrittori – interessati soltanto a dar sfogo al loro proprio egotismo – si sono impegnati in una fiera delle vanità senza precedenti, una fiera così sgargiante di autocelebrazioni che avrebbe fatto impallidire persino Wlliam M. Thackeray – che, notoriamente, si sa, non è mai stato uno stinco di santo. Tutt’altro: Thackeray era in forte competizione con Charles Dickens, e quando uscì “La fiera delle vanità” gongolò non poco, e Dickens temette che la sua fama venisse oscurata dal successo ottenuto dal suo rivale presso il grande pubblico. Dicevo: nell’arco d’un ventennio, Aldo Busi ha contribuito non poco nel ridar vita al romanzo italiano, dando alle stampe Capolavori come il già citato “Seminario sulla gioventù”, e poi “La delfina bizantina”, “Sodomie in corpo 11″, “Vendita galline Km. 2″, “Paté d’homme – La vergine Alatiel” e altri ancora per arrivare ai più recenti “Suicidi dovuti”, “La camicia di Hanta”, “Un cuore di troppo”, “E io, che ho le rose fiorite anche d’inverno?”, e l’ultimo “Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo”.
Ciò nonostante quella che oggi si lascia dire – e pretende d’esser nomata critica – ha snobbato bellamente la scrittura di Busi: siamo forse di fronte a un atto di censura pensato programmato e applicato? No. Molto più semplicemente siamo in Italia, in un paese che nonostante l’alternarsi dei governi – di altalene e di portaborse -, in vent’anni non è stato mai capace di rinnovarsi né in meglio né in peggio: in questa terra dei cachi, l’indifferenza è stata la pietra scagliata contro lo Scrittore. Fondamentalmente ci troviamo in un paese che è per metà cattocomunista e per l’altra un guazzabuglio di federalismi impossibili e fascismi risorti. In una italietta così non è difficile immaginare perché non ci si è occupati criticamente della scrittura di Aldo Busi e del pensiero busiano. Carattere della Letteratura busiana è “l’assoluta non ripetività”, ogni libro è sì parte di un tutt’uno, ma ha una sua specifica identità artistica e comunicativa: ecco la ragione precipua per cui ogni libro di Busi è diverso da quello precedente; l’Autore non sfrutta la ripetività e i cliché per dar vita al flusso narrativo, ma ogni volta impiega cervello sudore cuore e tutt’e dieci le dita delle mani per scrivere. L’abitudine che si è consolidata nell’ultimo ventennio è quella di scrivere tanto per scrivere impiegando esclusivamente le dita, e spesse volte neanche tutte: il risultato è quello che abbiamo sotto i nostri occhi, libri che si ripetono all’infinito, dove cambiano i nomi dei personaggi lasciando però intatte le scenografie, librettini inutili scevri di contenuti e di storie, ovvero pagine incollate e rilegate con una copertina patinata o pseudo avanguardista.
Le librerie sono letteralmente infestate da libri vuoti in ogni senso: il vuoto, il niente, sono l’oggetto e il soggetto fintamente letterario che viene spacciato ai lettori italiani – che comunque non si sono mai distinti per essere degli assetati di conoscenza. In un panorama così tanto desolante, dove la critica è al servizio di librettini – di regime cattocomunista o cattofascista – che vendono per una stagione e basta, Cristian Porcino si è occupato dell’Autore per eccellenza, Aldo Busi, forse il migliore Scrittore contemporaneo. E’ fuor di dubbio che Aldo Busi è oggi, insieme a pochissimi altri autori italiani, nel numero di due o tre, non di più, il rappresentante migliore e più completo della vera Letteratura italiana, quella che non è di frasi fatte, quella che non è abituata a farsi tappeto rosso per nessuna fazione politica o salottino segaiolo.
In una recente intervista a “La Libreria Dora” Aldo Busi ha dichiarato senza mezzi termini che a venticinque anni dalla morte di Pasolini il rapporto tra gli “gli intellettuali non organici (a un potere, a un partito, a un’industria) non esistono più, non sono mai esistiti (non in Italia)…”, ed aggiunge che lui è l’unico vero intellettuale italiano, ed è questo il motivo per cui da dieci anni a questa parte la stampa ha decretato il silenzio sulla sua persona; e stando a quanto dice lo Scrittore, questo silenzio lui non può che interpretarlo come un onore. Aldo Busi non ha paura di essere querelato per delle cause giuste, infatti continua a parlare a voce alta e gli avvocati se li paga da solo, anche se ammette che per qualche causa editoriale a giustificare i suoi comportanti interviene l’editore. Inoltre fa notare con severa dignità che i giornali non riportano le sue opinioni e che intorno alla sua persona circolano un sacco di voci false. Per Aldo Busi non è poi molto importante essere di Sinistra o di Destra: è sua opinione che oggi gli italiani dovrebbero scoprire quanto c’è di busiano in loro, sempre che qualcosa di busiano gli italiani abbiano nella loro formazione culturale. Ad Aldo Busi non piace Pier Paolo Pasolini: “…Pasolini: puzza troppo di sangue e sperma e peccato e mea culpa e acqua benedetta (ottima per i bidet della mistica che cade) per i miei gusti.” E: Aldo Busi, molto onestamente, ha avuto modo di dire, senza peli sulla lingua, che se scrivesse in un paese non italiano, cioè non in un paese di bigotti dove anche Dio è cattofascista e cattocomunista, forse riuscirebbe a godersi un po’ di vita. In questa terra dei cachi – ovviamente tutti andati a male dai tempi del cucco – il solo a dire dell’Italia in maniera netta è stato Aldo Busi: giorno dopo giorno, siamo infatti dissanguati nei lager cattofascisti e cattocomunisti. Par strano – ma neanche poi tanto – che il solo a rendersene conto sia stato l’Autore del più impietoso ritratto senza veli della inciviltà italiana, “Suicidi dovuti”.
Proditoriamente, approfittando di questa recensione intorno al lavoro di Cristian Porcino ma anche sulle Opere di Aldo Busi, lancio un appello che spero venga accolto dal maggior numero di persone possibile: lasciate perdere la paccottiglia dei thrilleristi di turno che si spacciano per alternativi, per Pasolini redivivi impegnati in una inesistente epica battaglia contro la dittatura della Destra; lasciate perdere chi oggi proclama sé stesso combattente militante per la libertà. Il perché è presto detto: siamo in un paese succube del cattocomunismo e del cattofascismo, in una terra dei cachi che fa solo i suoi sporchi interessi per mettere a morte chiunque osi dire a chiare lettere che l’unica libertà esistente è quella data da una pallottola vagante però destinata a conficcarsi nel cranio di chi scomodo. Con la vecchia guardia degli intellettualoidi acritici è ormai tardi: i lupi perdono il pelo ma mai il vizio di mettere in mostra la loro ignobile nudità. Ma per le nuove generazioni non tutto è perduto, non ancora: il libero pensiero di Cristian Porcino in “Diabolus – Seminario di Letteratura Busiana” è fulgido esempio di quella speranza reale e concreta che i giovani si spera possano imparare. Si spera che i giovani abbiano il coraggio d’un cuore di troppo, di strappare le ragnatele dei tanti suicidi dovuti che sono in questa italietta. Il futuro è nelle mani di voi che siete giovani e non ancora indottrinati dallo Stato, dalle Chiese: non c’è libertà più grande e veritiera di quella d’imparare a pensare con la propria testa.

DiabolusCristian Porcino – Kimerik edizioni – 86 pp. – ISBN: 8860960037 – 8 Euro

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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