Il Cimitero di Praga. Umberto Eco

Il Cimitero di Praga
Umberto Eco

Il cimitero di Praga - Umberto Eco

Lungo il XIX secolo, tra Torino, Palermo e Parigi, troviamo una satanista isterica, un abate che muore due volte, alcuni cadaveri in una fogna parigina, un garibaldino che si chiamava Ippolito Nievo, scomparso in mare nei pressi dello Stromboli, il falso bordereau di Dreyfus per l’ambasciata tedesca, la crescita graduale di quella falsificazione nota come I protocolli dei Savi Anziani di Sion, che ispirerà a Hitler i campi di sterminio, gesuiti che tramano contro i massoni, massoni, carbonari e mazziniani che strangolano i preti con le loro stesse budella, un Garibaldi artritico dalle gambe storte, i piani dei servizi segreti piemontesi, francesi, prussiani e russi, le stragi in una Parigi della Comune dove si mangiano i topi, colpi di pugnale, orrendi e puteolenti ritrovi per criminali che tra i fumi dell’assenzio pianificano esplosioni e rivolte di piazza, barbe finte, falsi notai, testamenti mendaci, confraternite diaboliche e messe nere. Ottimo materiale per un romanzo d’appendice di stile ottocentesco, tra l’altro illustrato come i feuilletons di quel tempo. Ecco di che contentare il peggiore tra i lettori. Tranne un particolare. Eccetto il protagonista, tutti gli altri personaggi di questo romanzo sono realmente esistiti e hanno fatto quello che hanno fatto. E anche il protagonista fa cose che sono state veramente fatte, tranne che ne fa molte, che probabilmente hanno avuto autori diversi. Ma chi lo sa, quando ci si muove tra servizi segreti, agenti doppi, ufficiali felloni ed ecclesiastici peccatori, può accadere di tutto. Anche che l’unico personaggio inventato di questa storia sia il più vero di tutti, e assomigli moltissimo ad altri che sono ancora tra noi.

Umberto Eco è nato ad Alessandria nel 1932; filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, ha esordito nella narrativa nel 1980 con Il nome della rosa (Premio Strega 1981), seguito da Il pendolo di Foucault (1988), L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000) e La misteriosa fiamma della regina Loana (2004). Tra le sue numerose opere di saggistica (accademica e non) si ricordano: Trattato di semiotica generale (1975), I limiti dell’interpretazione (1990), Kant e l’ornitorinco (1997), Dall’albero al labirinto (2007) e, insieme a Jean-Claude Carrière, Non sperate di liberarvi dei libri (2009). Nel 2004 ha curato il volume illustrato Storia della Bellezza, seguito nel 2007 da Storia della Bruttezza e nel 2009 da Vertigine della lista.

Umberto Eco – Il Cimitero di Praga – BOMPIANI – Collana: letteratura italiana – Pagine: 528 – Prezzo: 19,50 euro – Anno prima edizione: 2010 – ISBN: 45266225

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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12 risposte a Il Cimitero di Praga. Umberto Eco

  1. Pietro Melis ha detto:

    Tra un po’ dirò tutta la verità su questo mondo senza certezze e senza giustizia. E non in un romanzo ma in una autobiografia intitolata IO NON VOLEVO NASCERE. Ne sentirà parlare, credo prima di Natale. Il libro è in corso di stampa

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  2. Salvatore Fazia ha detto:

    Simonino Simonini? c’est moi! …è in qualche modo esistito. Anzi, a dirla tutta, egli è ancora tra noi. Simonino Simonini (eco su eco) fa con la politica quel che Eco fa con la letteratura: nell’eccetera del nome prende il pretesto di sognarla (libri, testi…), di eco in eco ne disarticola la verità, ne depista la traiettoria e la rende incredibile. E’ il falso letterario, il vero del complotto, il complotto dell’Eco. Metaplasmo autobiografico e/o geniale allegoria del tempo?
    Teorema di UE. Postulato: “Non c’è nulla che leghi l’uomo alla lingua come il suo nome” (Benjamin). Nomen omen: Umberto Eco parla o scrive per sentito dire, da cui il nome Eco. Nomen numen: Umberto Eco è semiologo, mass-mediologo, bibliofilo, scrittore, accademico, filosofo, multi-laureato… da cui il nome Eco. Nomen amen, (la lista della vertigine):
    Academic Degrees: Libero Docente in Aesthetics, Ordinario di Semiotica at the…, Doctor Honoris Causa… 37 – Academic Appointments: Lecturer 6, Associated 3, Visiting Professor 10, Editor, Secretary General, Vice-President, Director of the Institute 3, Professeur Etranger 2, Predident of the…4, Professeur Emeritus – Memberships: Onorary 5, Member 6 – Awards: 17 – Decorations: 9. Other Activities: 6 – Lectures, in addition to lectures and seminars…40.
    Umberto Eco appare in cielo, in terra e in ogni luogo, ora e sempre e nel nome del segno, del senso, della struttura, del sistema e così sia, da cui il nome Eco. CVD

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Commento divertente ma nulla affatto di critica robusta. Non basta infilzare parole ed eventi per essere anche solo pallido simulacro di Umberto Eco.

    Se Lei, Salvatore, mi sta dicendo che Eco si spaccia per tuttologo, le rispondo che lui se lo può permettere.

    Mi dica piuttosto, Lei lo ha letto “Il cimitero di Praga?”. Se lo ha letto, allora possiamo parlarne, altrimenti è inutile che discuta ancora con Lei e perda il mio tempo prezioso.

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  4. Salvatore Fazia ha detto:

    Lei non ha capito il problema. Io ho proposto un teorema, il mio testo è geometrico: non entra, chi non sa di geometria. Tutto qui, il resto non vale.

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Lei ha fatto un pastrocchio e null’altro. La Critica è altra cosa, che lei non conosce affatto, guardando a quanto ha qui vomitato.

    Nel suo dire ravviso solamente un travaso di bile non da poco nei confronti di Umberto Eco.

    Le ho chiesto se lo ha letto “Il cimitero di Praga”. Lei non ha risposto. Preferisce invece andare sparato per la sua strada non prestando attenzione alcuna ai segnali stradali.

    Magari farei anche io parte del complotto, perché adesso che “Il cimitero di Praga” Eco lo ha ha scritto c’è bisogno di molti critici che gli facciano eco e che diventino persino suoi complici – senza rendersene conto però; tanto poi alla fine, i più scomodi li si farà fuori come Nievo!

    Guardi meno X-Files.

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Lei ha tempo da perdere, io no.

    Il suo commento non viene pubblicato perché oltremodo stupido prima che ingiurioso.

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  7. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Lei ha solo di parlare con cognizione di causa.
    Il libro non lo ha letto, è evidente. Se lei soffre di logorrea contro Umberto Eco è un problema suo e che non intendo prendermi in carico.

    Se mai avrà qualche pensiero critico da portare qui non ho problema alcuno a farlo passare. Se invece si ostina a dire boiate fa solamente la figura del trollaccio.

    Spero d’esser stato chiaro.

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Anfiosso, va’ a fare il troll altrove. Non c’è pane per i tuoi denti qui.

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  9. Lentini ha detto:

    Sto leggendo il libro e… Oh mio Dio! Se la letteratura è la letteratura e gli scrittori sono gli scrittori: Che ci fanno in libreria Littizzetto e Volo?

    S. Effrena @ WordPress

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  10. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Avrò letto sì e no un paio di pagine di Volo, al volo, e sono rimasto subito stomacato: per leggere uno come Volo, e lo dico con spirito critico e lo sottolineo, mille volte meglio Liala.

    La Littizzetto? Non la considero neanche una scrittrice, ma neanche una showgirl, che peraltro si accompagna alla Emma Bonino, cioè ai Radicali che ne hanno combinate di cotte e di crude a danno del popolo italiano.

    Che ci fanno?
    Bisognerebbe chiederlo a Mondadori, cioè all’editore più berlusconiano che oggi c’è sulla faccia della Terra.

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  11. stelioeffrena ha detto:

    Il Marketing è una gran cosa, ma applicato all’editoria genera mostri come quei due da noi citati prima. Ovviamene, prima la speculazione, poi la qualità.

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  12. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non avrei saputo dir meglio.
    Ovvio che il marketing debba esistere anche per il libro, che è un prodotto e che si spera sia di qualità. Il problema si presenta nel momento in cui si finisce con lo spacciare le operazioni di marketing per cultura: è quello che accade non solo con Volo e la Littizzetto, bensì con tanti altri. E’ forse, non so dire in qual misura amara consolazione, sapere che di certa paccottiglia i posteri non ne avranno memoria: Sopravvive la cultura, quella vera e utile all’intelligenza umana, non sopravvive invece la spazzatura. La Storia, per nostra somma fortuna, ha cancellato tanta immondizia editoriale: e, seppur con fama postuma, ha invece salvato alcuni Capolavori che i contemporanei non seppero riconoscere come tali.

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