Martita Fardin. Storia ed epilogo di una ragazza anoressica dell’alta borghesia italiana

Martita Fardin
valeANA

Storia ed epilogo di una ragazza anoressica dell’alta borghesia italiana

a cura di Iannozzi Giuseppe

1. Chi è Martita Fardin?

valeanaTraccia la tua biografia, per quei soli elementi che ritieni il lettore debba conoscere prima o dopo aver affrontato la lettura del tuo romanzo “valeAna”.

Sono una donna che è stata ossessionata dal lago, dalla magrezza e che ora è ossessionata dalla scrittura e dai suoi personaggi. Una persona ossessiva, insomma, nel bene e nel male.

2. In “valeANA” si parla di anoressia. La domanda è scontata ma inevitabile, per quanto possa risultare indigesta: si è di fronte a della fiction, o c’è anche del diarismo in prima persona?

Né fiction, né diarismo in prima persona. Ti risponderò con questa frase di Lucien Freud, che ben mi rappresenta in rapporto alla scrittura, alla storia:” Tutto è autobiografico e tutto è un ritratto. Dipingo persone nude coperte da abiti”.

3. Il tuo romanzo non dà soluzioni, semmai solleva tante domande a cui è difficile se non impossibile rispondere. Vittima dell’anoressia è una giovane, Vale, che vive nel mondo ovattato e patinato della borghesia ricca; ma Vale non disdegna, se le gira bene, di gettarsi a pesce morto nella bolgia pseudo-anarchica dei fancazzisti di professione. Valentina chi è, o chi è stata? Come sei arrivata a darle spessore perché risultasse personaggio credibile?

Credo che i romanzi non debbano dare soluzioni, ma sollevare interrogativi. Le soluzioni spettano al lettore. Le chiavi ci sono tutte nel libro, stanno nascoste nel fondo verdastro nel lago…
Valentina è stata una parte di me, è una parte di me, quella che non è affogata in fondo al lago. Renderla credibile è stato semplice: ho fatto uno scavo interiore e ho scoperto scheletri nell’armadio, nascosti sotto palate di terra grassa.

4. In “valeANA” forte è la componente mistica. Valentina paragona il suo corpo pelle e ossa a quello del Cristo in croce. E’ affascinata dalla magrezza del Cristo sofferente, è ammaliata dalla sua perfezione ascetica senza un filo di grasso. L’icona del Cristo è come se le entrasse dentro per stuprarla nell’anima e nel corpo, convincendola che la magrezza è la necessità prima e ultima.

La magrezza di valeANA è un sintomo della sua sofferenza. Valentina diventa magra perché soffre. La sua sofferenza è una via crucis, il suo corpo e il suo tormento fisico e interiore sono quelli di Cristo per lei. Valentina è derisa sbeffeggiata, umiliata, è un outsider, una provocatrice sui generis, un’anarchica dell’anoressia. Anche Cristo venne considerato un anarchico.

5. Valentina, in apparenza, non avrebbe nessun motivo per cadere nella trappola dell’anoressia. Ciò non ostante opera con precisione chirurgica dopo ogni pasto, si caccia il pettinino del padre in gola, e rimette tutto. La sua méta è quella di raggiungere un peso al di sotto dei quaranta chili. Tutta la sua giornata è spesa a escogitare modi per perdere sempre più peso. Chi, a tuo avviso, è più facile preda dell’anoressia?

Invece, di motivi ne ha a bizzeffe. Basta guardare la sua storia familiare. Ho voluto raccontare un interno di famiglia dal lessico affettivo deteriorato, lessico che ha il filo conduttore nella genetica di più generazioni.
L’anoressia decide le sue prede e non fa distinzioni d’età, classe sociale, colpisce con chirurgica precisione le più sensibili, le più fragili, non tutte sono grasse, anzi.

6. L’anoressia è una malattia? E: colpisce soltanto le ragazze, il sesso femminile?

L’anoressia è un sintomo, è una malattia dell’anima prima che del corpo. Colpisce soprattutto le ragazze, ma è in crescita anche fra i ragazzi, anche se si tratta più di casi sporadici.

7. In copertina c’è la foto, Forever Young, opportunamente photoshoppata, che ci mostra il ventre d’una ragazza: un tatuaggio a forma di croce sul fianco sinistro, poco al di sotto dell’ombelico, un mezzo costato d’una magrezza esagerata dove lo stomaco è una voragine. Perché questa immagine così forte? per scioccare, per attirare l’attenzione del pubblico, o per scandalizzare?
L’immagine Forever Young in che misura fa parte del corpo narrativo di “valeANA”? Forever Young è anche una canzone di Bob Dylan, che il cantautore americano scrisse per il figlio Jacob, lo sapevi?

Ah davvero? No non sapevo. Be’ l’immagine è bella esteticamente, io non la trovo così forte. E’ un ventre elegante.
Ma sai che credevano fossi io in copertina? I miei studenti lo pensano, i miei amici lo pensano, quando vado in un negozio lo pensano, se posto un mia foto in costume lo pensi anche tu forse.

8. Tu, Martita Fardin, hai mai sofferto di anoressia? E se sì, sei riuscita a venire fuori?

Se un giorno pranziamo assieme e ho avuto una giornata no, emotivamente parlando, non tocco cibo, mi si chiude lo stomaco. Ecco che allora sembro anoressica. Se un altro giorno ceniamo assieme e sono tranquilla mangio molto. Ecco che allora non sono più anoressica. Forse sono stata anoressica solo come percorso mentale.

9. Tu, Martita, a differenza del padre di Valentina, sei dell’opinione che “Lapo Elkann sia uno dei manager più creativi tra gli imprenditori italiani”. Tra le tante cose che si potrebbero dire di Lapo Elkann, non posso fare a meno di ricordare che l’11 ottobre 2005 fu ricoverato d’urgenza, in rianimazione, presso l’ospedale Mauriziano di Torino a seguito d’una overdose di cocaina ed eroina; la cronaca ci assicura che Lapo si è sentito male in casa del transessuale cinquantasettenne Patrizia (Donato Broco). Sì, un manager sicuramente sopra le righe!
Perché ringraziare Lapo Elkann nel tuo romanzo? Che ruolo ha nella vita della tua protagonista anoressica, Valentina?

Io ho sempre avuto molta simpatia per Lapo Elkann, mi piace la sua eccentricità, il suo essere sopra se non oltre le righe. In fondo la creatività non ammette uno stare sulle righe, ma un sopra o sotto.
Con Vale non c’entra Lapo. Il padre di Vale – imprenditore tessile titolare del marchio lo Sciamano – lo vede come concorrente potenziale.

10. Valentina perde la verginità con un ragazzo malato di tumore. Perché con lui – che è destinato a morire – piuttosto che con un dongiovanni palestrato?

Niente accomuna e avvicina più della morte e dell’amore. Se amore e morte si mescolano tutto diventa uno strano cortocircuito fra i sessi. Poi ai dongiovanni palestrati già ha pensato la madre di Vale…

11. Per Valentina il sesso è qualche cosa di inutile, di sporco forse. Ma con Markus, con lui il cui petto è tutto ossa e pelle bruciacchiata, Valentina riesce ad aprirsi. A donarsi. Come lo spieghi? Forse che l’amore è anche un morire nel corpo prima che nell’anima?

Per Vale l’amore si riassume in quel Quod me nutrit, me destruit. L’amore la nutre, l’amore la distrugge. Il dolore la nutre, il dolore la distrugge e in mezzo c’è il suo rapporto con il cibo.

12. “valeANA” è il tuo primo romanzo. Una esperienza occasionale, o l’inizio di una lunga storia editoriale?

Se fosse stata un’esperienza occasionale, non l’avrei fatta. Troppo sangue versato per questa storia, per questo libro, metaforicamente e non solo… Ma vai a sapere nella vita. Io credo, spero, che questo romanzo sia l’inizio di una lunga storia editoriale e non la fine.


Martita FardinvaleANA – prima edizione 2009 – Elliot collana Heroes – ISBN 978-88-6192-075-0 -120 pp. – € 12,50

Blog: wwwgoodnightmoon.splinder.com

La scheda editoriale:

Valentina, detta Vale, ha diciotto anni e vive in una villa vista lago con sua madre, suo padre e una tata filippina. Figlia della borghesia comasca, ha in apparenza tutto: ottimi voti a scuola, bellezza, benessere, un blog di successo frequentato da migliaia di ragazze, ma c’è qualcosa che non và. Il dolore vero, la gioia vera, sembrano scivolarle addosso come acqua di rubinetto. Così come il cibo, il poco cibo che manda giù, le casca dall’esofago al water senza trattenersi un attimo. In poco tempo il suo corpo diventa scarnificato, uno scheletro ricoperto da pochi millimetri di pelle, simile a quello di Cristo, a cui lei vuole assomigliare. Suo padre, un imprenditore tessile posseduto e travolto dal lavoro, sua madre, con il brillantino al naso e il suo umore oscillante, e anche uno psiconutrizionista, cercano di aiutarla, ma Vale schiva tutto e tutti e s’incammina sul martirio dell’autodistruzione lenta e feroce. Neppure la sua nuova amica Marika e l’amore per un ragazzo austriaco malato di un tumore al seno, Markus, forse riusciranno a salvarla.

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Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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