Stefano Loparco incontra l’icona sexy Edwige Fenech

Stefano Loparco incontra
l’icona sexy Edwige Fenech

di Iannozzi Giuseppe

Edwige Fenech è stata per tutti gli anni Settanta – e per buona parte degli anni Ottanta – una icona sexy del cinema popolare, della commedia sexy all’italiana. Sino a qualche anno or sono si sarebbe parlato dei lavori della Fenech definendoli, in maniera semplicistica e approssimativa, dei b-movies; oggi c’è invece una riscoperta e in alcuni casi anche una rivalutazione di parecchie pellicole disimpegnate. Film quali “Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda” di Mariano Laurenti e “Giovannona Coscialunga disonorata con onore” di Sergio Martino sono entrati a far parte dell’immaginario nonché della cultura popolare. Non di rado anche la cultura cosiddetta alta chiama in causa la commedia sexy, il più delle volte però per fare del mero citazionismo e null’altro. Stefano Loparco con il suo corposo saggio “Il corpo dei Settanta. Il corpo, l’immagine, la maschera di Edwige Fenech” (edizioni IL FOGLIO) per la prima volta in Italia, racconta la carriera cinematografica dell’attrice che ha fatto sognare più di una generazione.

La commedia sexy in Italia negli anni Settanta faceva il tutto pieno. L’Italia delle pellicole popolari era una Italia svagata, chiusa (rinchiusa) nel microcosmo familiare dove si consumavano corteggiamenti e tradimenti tra bisticci e cornetti, fraintendimenti  e mazziate. Il cinema popolare portava sulla scena personaggi  un po’ osé e un po’ così e così, comici  e  dongiovanni d’accatto con il preciso fine di catturare l’attenzione del pubblico: una bella donna oltremodo seducente e passionale ma anche un po’ bambina, un cornuto o due, amanti ricchi e brutti come la fame o quasi, questi erano gli stereotipi principali e di maggior successo della commedia. Edwige Fenech aveva tutte le carte in regola per far sognare adolescenti, ragazzi e nonni: un fisico statuario, prorompente e mai volgare, curve di gran classe da mille e una notte, e un volto delicato da bambina innocente, e occhi passionali di velluto, una boccuccia turgida e virginale. La Fenech con la sua genuina bellezza entrò subito nei cuori degli uomini e non solo. Tuttavia non si pensi che la bella algerina francese, nata da padre maltese e da madre siciliana, non fosse una brava attrice. La bella algerina francese sin dai primissimi ruoli rivelò di sapersi calare nei panni che il botteghino le richiedeva per fare il tutto pieno: riusciva con naturale disinvoltura a essere una bambolona sexy ma anche la compagna ideale di mostri sacri come Adriano Celentano (Asso, 1981 – regia, Castellano e Pipolo). L’attrice è inoltre ricordata per le sue tante pellicole insieme a Lino Banfi, oltreché con Renato Pozzetto e Pippo Franco, con il già citato “molleggiato”, ed insieme a Enrico Montesano, Enrico Maria Salerno, Johnny Dorelli.

Il pubblico italiano si rifugia nella tranquillità della commedia sexy, dove a farla da padrona sono gli ingredienti abituali dell’equivoco: mariti, amanti, ragazze avvenenti e discinte pronte a tutto. Mentre l’Italia cerca di smaltire la sbornia del Sessantotto, dei suoi ideali andati a puttane; mentre gli anni Settanta subiscono la sferza delle Brigate Rosse, degli scioperi a catena, delle lotte operarie e sindacali, delle stragi organizzate in piazze strade e università, Edwige Fenech con la sua bellezza di donna-bambina butirrosa quanto basta si offre da spalla e da cuscino per quei tanti che pur avendo motivo di piangere ridono. Ridono di sé stessi forse, consapevoli che chi non ride non è in grado di resistere e di combattere la realtà quotidiana. E’ però più giusto dire che l’Italia ride di sé stessa nel tentativo di anestetizzare il Potere che la sta corrompendo dal di dentro.
Nel sesso l’italiano medio riflette le proprie ossessioni e il bisogno d’una emancipazione che tarda a venire: negli anni Ottanta tutto muta, è il tempo delle maggiorate, del silicone, del Drive-In. E’ l’inizio dell’èra berlusconiana che regalerà agli imbecilli l’illusione lobotomizzante dei quiz a premi per cui ognuno di noi sarebbe un potenziale milionario; negli anni Novanta il rassicurante stereotipo della donna-bambina viene sostituito da un più che allarmante lolitismo, quello di “Non è la Rai” di Gianni Boncompagni. La commedia sexy all’italiana finisce subito sostituita dalla volgarità quando non dall’indecenza.

Stefano Loparco ripercorre le principali tappe artistiche dell’attrice che negli anni Settanta ha fatto sognare e divertire l’italiano medio. Il lavoro approntato da Loparco non si limita a una disamina dei film con la Fenech protagonista: il cinema della Fenech non è difatti disgiunto da una analisi critica inserita in un preciso contesto socio-politico. Ne “Il corpo dei Settanta” Stefano Loparco traccia, film dopo film, la carriera artistica della bella attrice sempre impegnata a rivestire ruoli nuovi, quasi fiabeschi in un certo senso: oggi è una poliziotta, domani una infermiera, e posdomani un giudice in gonnella o in carriera che dir si voglia. La Fenech non rimane mai prigioniera del personaggio che interpreta: la sua fortuna è di essere intelligente  oltreché bella da morire per cui non le è difficile passare da un ruolo a un altro con disinvoltura, dalla commedia al thriller; e novantanove volte su cento riesce a convincere sia pubblico che critica.

“Il corpo dei Settanta. Il corpo, l’immagine, la maschera di Edwige Fenech” di Stefano Loparco è, sì, una guida alla filmografia di una vera e propria icona del cinema italiano, ma è anche sguardo d’insieme alle agitazioni socio-politiche che negli anni Settanta si sono manifestate, a volte per morire da sé, altre ancora per evolversi (o involversi) contribuendo a formare il carattere dell’italiano medio e non. “Il corpo dei Settanta” di Stefano Loparco è la prima esaustiva biografia incentrata sull’attrice simbolo di un’intensa e irripetibile stagione cinematografica: indispensabile.

Su Cine Festival una intervista a Stefano Loparco

Il corpo dei Settanta – Stefano Loparco – ISBN 978–88–7606–258–2 – Associazione culturale Il Foglio letterario – € 18,00 – Pag. 330

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a Stefano Loparco incontra l’icona sexy Edwige Fenech

  1. vanessa ha detto:

    Un applauso allo scrittore del libro, e all’attrice.
    Buona notte king !
    ♥ vany

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Come hai letto questa è la prima autobiografia dedicata interamente a Edwige Fenech. Io con i suoi film ci sono cresciuto. Forse hai avuto anche tu modo di vederne qualcuno. Li danno spesso in tv. Oramai la commedia sexy con la Fenech è roba per intenditori. Non è la commedia volgare dei giorni nostri. E’ invece molto divertente anche quando c’è dell’ “osè” ma sempre soft.

    Ho indicato anche il sito di Stefano Loparco, così se ti va puoi fare un giro e scoprire tante altre cose. 😉

    http://stefano-loparco.sitonline.it/

    Questa è una scena da “Tutti i colori del buio”.

    Smaaackkk

    beppe

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