Lorenza Ghinelli non mantiene la promessa avanzata da Valerio Evangelisti. Il divoratore, opera prima insignificante

Lorenza Ghinelli
non mantiene la promessa
avanzata da Valerio Evangelisti

Il divoratore, opera prima insignificante

di Iannozzi Giuseppe

“Il divoratore”, opera prima di Lorenza Ghinelli, non è un libro di quelli che si possono dire brutti. Però non è un bel libro, nonostante la superflua introduzione di Valerio Evangelisti che tira le somme senza fare i conti con l’oste, cioè con la critica: “Lorenza Ghinelli è l’ulteriore esempio di un miracolo ricorrente. Lingua perfetta, lontanissima dai luoghi comuni dei generi noir e horror, cui pure si apparenta. Efficacia stilistica totale, con frasi talora elaborate che nulla tolgono alla scorrevolezza e al fluire della trama. Un crescere della suspense ottenuta evitando mezzucci ed espedienti di seconda mano. Sulle prime non si capisce nemmeno che ci troviamo dalle parti dell’horror o, per chi collega il genere a fiumi di sangue, dalle parti del thriller”.
Diciamo allora che se si vuole leggere “Il divoratore” di Lorenza Ghinelli, la prima cosa da fare è di stralciare la prefazione di Valerio Evangelisti, che non si capisce davvero di che libro stia parlando, e se l’abbia letto sul serio con onesta attenzione critica. Diciamo che “Il divoratore” è una favola nera con tutti gli elementi tipici di questo genere: uomo nero, o dei sogni, compreso. Non c’è il parto di un Prometeo incatenato sulla falsariga di Mary Shelley, c’è però un pizzico dei fantasmi di Edith Warthon e c’è la perdita dell’innocenza così come l’aveva miracolosamente delineata in “Giro di vite” Henry James.


Tuttavia Lorenza Ghinelli sfrutta male le argomentazioni strutturali della Wharton e di H. James, le imita in una coniugazione semplicistica e moderna, fin troppo moderna; e così il risultato a cui perviene è infelicemente ingessato. Si è ben lontani dalla perfida perfezione che Angela Carter ci ha trasmesso attraverso la rielaborazione delle storie fantastiche – si vedano Barbablù, Cappuccetto Rosso, La Bella e la Bestia.
Nel romanzo di Lorenza Ghinelli veniamo messi di fronte all’Uomo dei Sogni, che è coniugato in tutte le persone plurali, difatti ESSO è un NOI, un VOI e un ESSI. I suoi occhi divorano i ragazzini che lo guardano e che credono in lui. I giovani protagonisti disegnati dalla giovane autrice Ghinelli non sono esenti da malizie e cattiverie: sono sì dei bambini, ma hanno in sé il seme del Male, che un giorno ne farà degli uomini, non migliori non peggiori rispetto ai tanti milioni che popolano il pianeta.
Noi nel “Divoratore” facciamo i conti con dei ragazzini, tra i nove e i quattordici anni, che ad un certo punto incontrano sulla loro strada un vecchio vestito in nero con scarpe da ginnastica ai piedi: l’Uomo dei Sogni. Un ragazzo scompare: è Filippo, il più grande di un gruppetto di quattro amici-nemici. Scompare e basta. Vengono ritrovati solamente i suoi vestiti ben piegati e la sua bicicletta. Gli inquirenti parlano di un pedofilo. La Ghinelli introduce la piaga della pedofilia nel suo “Divoratore”; tuttavia è solo un escamotage per far salire la tensione nell’animo del lettore: in realtà “Il Divoratore” non scruta negli abissi degli abusi sessuali, non parla di agnelli sacrificati alla perversione di vecchi porci, parla invece della paura di credere in qualche cosa, nell’Uomo dei Sogni, tanto tanto simile al sadico pagliaccio Pennywise di “It”, capolavoro fantasy-horror di Stephen King. Come si può ben arguire, la promessa di Valerio Evangelisti spiegata in una immersione “in girandole di virtuosismo” è poi solo una bestemmia dettata a voce alta, con l’impeto dello strillone di strada. Null’altro.
NO OT“Il divoratore” di Lorenza Ghinelli, un libro non bello. Non brutto. Ma che ha lo spessore di cose già lette. Un libro adatto a chi ama emozioni collaudate e una scrittura infantile, disimpegnata e abbandonata a sé stessa. Libro adatto ad una fascia di lettori tra i 6 ai 9 anni, ed ai nonni ultraottantenni!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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17 risposte a Lorenza Ghinelli non mantiene la promessa avanzata da Valerio Evangelisti. Il divoratore, opera prima insignificante

  1. Colgate ha detto:

    “Se stesso” si scrive senza apostrofo.

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  2. Colgate ha detto:

    e senza accento.

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Colgate, ma un nickname un po’ meno sulla bocca di tutti non sapevi sceglierlo? 😉

    In ogni caso, leggi cosa dice l’Accademia della Crusa prima di farmi passare per somaro.

    http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=7305&ctg_id=93

    Hai letto, Colgate?
    Bene. Ti sei fatto la tua porca figura.

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  4. Sebastiano ha detto:

    azz… stroncante ma esente da qualsiasi ipocrisia!
    PS: sostegno senza riserve alla contraerea indirizzata a chi più o meno involontariamente contribuisce alla demolizione della nostra Lingua… concentrandosi peraltro sul dito e non sulla luna. 😉

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sebastiano, lessi il romanzo della Ghinelli quando uscì, per la prima volta, per le edizioni Il Foglio. Brutto, essenzialmente molto brutto. Senza stile né mordente. Posso dire, uno dei più brutti lavori letti di recente: io non lo avrei mai e poi mai pubblicato, tanto più che è una pallidissima raccolta di stereotipi narrativi, perlopiù ripresi da Stephen King. Non c’è niente di innovativo né sul piano narrativo né su quello linguistico.

    Certo la Ghinelli, con questo romanzetto, è il ‘male minore’: di sedicenti scrittori l’Italia non manca di certo. Ciò che fa inalberare è che il libro, invalido in ogni senso, è stato portato al pubblico per un editore – che non è l’ultimo arrivato – con un battage pubblicitario da paura. Pubblicizzato addirittura come “il caso editoriale dell’anno”. Di simili bandelle bisogna tenerne conto, eccome: è una presa per i fondelli bell’e buona nei confronti dei lettori, degli acquirenti. A fronte d’un battage pubblicitario per niente corretto il libro ha venduto. Rimarrà? Possiamo sin da ora dire che della Ghinelli e di questo suo libro non rimarrà alcun segno.

    Ma sarà in buona compagnia: insieme a tanti altri i cui lavori sono stati spacciati per capolavori.

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  6. angela federica ha detto:

    Mi trovi perfettamente d’accordo: libro inutile.

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  7. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non ci fosse stata l’assicurazione di Valerio Evangelisti in prefazione, sono dell’opinione che nessun editore si sarebbe arrischiato a pubblicarlo con un battage pubblicitario disdicevole.

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  8. tarcisio ha detto:

    illuminante il link dell’accademia della crusca. Anche se la crusca, molto spesso, bada più ai cavilli, che alla realtà.
    per il libro della Ghinelli: anche io l’ho comprato per la prefazione…
    con tutti i dubbi che mi portavo comunque dietro.
    Libro insufficiente. Anche per me.
    lo tenevo in costante riferimento con XY (ma non chiedetemi perché: un’inconscia associazione, direi.)
    e non lo reggeva affatto il confronto.
    non solo nel contenuto. ma soprattutto in quella FORMA così decantata da evangelisti.

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  9. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Cavilli, certo, ma importanti perlomeno se si ha intenzione di scrivere in italiano e non in una lingua pasticciata.
    In ogni modo, il romanzo della Ghinelli ho avuto modo di leggerlo nella sua prima edizione: come ho già più volte evidenziato Evangelisti ha scritto parole davvero troppo generose per quello che è in realtà un racconto molto lungo e troppo simile a tante altre storie. Non c’è alcuna originalità nel plot narrativo e nemmeno c’è reinvenzione linguistica. Non merita la pubblicazione, perlomeno stando a quello che è il mio metro di giudizio. Tuttavia la firma di Evangelisti è servita allo scopo, e direi che è servita davvero molto bene, sin troppo, perché se Evangelisti non si fosse sprecato a osannare la Ghinelli nella sua prefazione allora il libro non sarebbe stato preso in considerazione e da editori e da lettori tutti perlopiù assai insodisfatti.

    Non saprei dire della seconda prova della Ghinelli, né m’interessa. Ho anche io i miei limiti.

    A mio avviso, è questo uno dei tanti esempi di una cattiva editoria che premia l’insipidezza anziché chi saprebbe fare, un male di cui una larga fetta dell’editoria italiana non riesce proprio a liberarsi.

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  10. Giorgio Picarone ha detto:

    Io non sono proprio riuscito a finirlo sto libro..devo postare due righe di commento sul mio blog e qualsiasi frase che mi viene in mente sono o insulti(visto che ho pagato io il libro!) oppure stroncature su tutti i fronti. Mi è sembrato “It” in salsa italiana…molto insipida con balzi temporali che disorientano, in senso negativo il lettore, e troppo surreale. La prosa poi, troppo barocca e pesante. Meglio un romanzo magari dal tema banale, ma che abbia un ritmo veloce e appassionante almeno..

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  11. Giorgio Picarone ha detto:

    Giuseppe, mia sa che prenderò molti spunti dalla tua recensione…

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  12. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Purtroppo il libro è quel che è: ha una copertina e dei fogli rilegati.
    Il romanzo è sostanzialmente banale, e di più. Ma temo di ripetermi e di sparare sulla croce rossa.
    Sicuramente riprende molti temi riaggiustati da It di S. King, ma senza che ci sia un vero rinnovamento stilistico e di introspezione.
    Non ho idea di come sia il secondo lavoro della signorina, di certo non lo leggerò: non ho tempo da perdere, tanto più che Il divoratore m’è bastato e avanzato per capire che la signorina scrive tanto per scrivere. Pubblicazione inutile. Fossi stato un editore, non ci avrei pensato su due volte a rimetterlo al mittente. E credo sarebbe accaduto sul serio non ci fosse stata la prefazione di Evangelisti che ha magnificato questo cartafaccio in maniera a dir poco acritica.

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  13. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Prendi pure spunto. Non c’è alcun problema.
    Se poi ti va di segnalarmi qui o in pvt la tua recensione, la leggerò con piacere.

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  14. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    La email è falsa, per cui, come da netiquette il tuo commento non passa.

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  15. Espedito Lento ha detto:

    Devi dare il tempo di confermare. La mail non è falsa. Ora ripristina il mio commento. Grazie!

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  16. Espedito Lento ha detto:

    Confermato. Attendo il tuo commento.

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  17. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    A me continua a dire impossibile inviare etc. etc.

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