Il nonnetto e il bambino

Il nonnetto e il bambino

Iannozzi Giuseppe

per Vany
che ha risvegliato
da sotto la cenere della mia alma
questo ricordo felice

In un tempo oramai lontano fissavo il fuoco con la curiosità tipica del bambino che si chiede se sia sogno o realtà la fiamma; se sia uno spirito del bene o del male e se toccare sia peccato mortale.
Mio nonno era solito portarmi con sé nell’orto, che era un fazzoletto di terra con un pollaio e poco altro. Adiacente al pollaio la cantina dove si tenevano le botti col vino dentro. Faceva piuttosto fresco in mezzo alle damigiane, che erano tutte stipate negli angoli della buia cantina e che potevano contenere indifferentemente olio d’oliva o vino rosso. Il vecchietto aveva una passione per il rosso, non si sedeva a tavola senza aver prima messo in bella mostra un fiasco di vino. Non che fosse un ubriacone, tutt’altro, però al suo bicchiere non ci rinunciava manco morto. Durante gli ultimi anni della sua vita il suo bicchiere era sempre pieno e subito vuotato: poteva non toccar cibo, ma all’ora di pranzo e a quella di cena gli occhi gli s’infiammavano d’una rinata giovinezza di fronte al lucore del rosso dentro al bicchiere.

Il nonno non era tipo di molte parole. Non aveva studiato, era di un’altra generazione, quella dei grandi vecchi che erano scampati alla morte di due guerre mondiali, la prima e la seconda, per cui più nulla lo sorprendeva. Aveva visto la morte da vicino, negli occhi dei compagni. Aveva visto il fascismo salire al potere per mietere milioni di vittime. Aveva conosciuto gli americani con la loro lingua strana liberare l’Italia da Mussolini e aveva loro offerto il suo vino rosso. Non da ultimo aveva sentito parlare degli ideali del comunismo. Al pari di molti credette che il comunismo avrebbe cambiato in meglio la società, perché di errori se ne erano commessi tanti e mai in buona fede. Quando io lo conobbi era già un nonnetto; senza un capello in testa, da una vita usava portare una paglia da contadino e masticar tabacco. Doveva avere come minimo novanta anni ma non aveva un solo dente cariato. Era orgoglioso della sua forte dentatura che non era stata mai intaccata da una carie. Gli anni gli dimostrarono che il comunismo era una fregatura, per cui a un certo punto mandò a quel paese repubblichini comunisti e preti. Gli stavano tutti sullo stomaco e i rari sorrisi che dispensava erano per i suoi filari d’uva.
Nel suo fazzoletto di terra c’erano perlopiù filari d’uva e un paio di albicocchi, che però fruttavano poco o niente. L’uva invece fruttava ch’era una bellezza: Bacco baciava e proteggeva i polposi grappoli, le viti del mio vecchio nonno. Al limite del vigneto ci stavano anche degli ulivi. Il vecchietto non li curava più di tanto, ma quegli alberelli davano lo stesso olive in gran copia.
Il vecchio talvolta mi portava con sé. Non spiccicava parola, mi allungava però una albicocca appena colta o un grappolo d’uva. Più di rado dei pinoli. Le pigne non mancavano, era però difficile trovarne di piene.
Una volta finito di metter a posto l’orticello, sul carretto caricava un gran fascio di rami secchi, di pigne vuote, di sterpaglie varie. Il mucchio serviva a fare un bel fuoco per il piacere degli occhi. Non per altro. In un angoletto di terra dove non cresceva nulla, lontano dall’erba e dalle piante, il nonno gettava in terra gli sterpi da bruciare, poi con uno zolfanello appiccava il fuoco a un fascio di foglie secche che disponeva sotto il legno secco con somma attenzione. I rami secchi facevano presto a prender fuoco. Le lingue di fuoco smaniavano nell’aria, si allungavano ora forti d’un rosso infernale, ora deboli, appassite, smorte. Solo una volta che il fuoco s’era smorzato del tutto lasciando di sé cenere e carbone, il nonnetto sorrideva felice come un bambino; gettava allora sulle ceneri ancora calde generose manciate di terra per esser ben sicuro. Con gli scarponi pestava la cenere con gran attenzione. Lo faceva per far fuori i tizzoni ancora caldi e che avrebbero potuto alimentare un incendio. Io lo imitavo. Saltavo a piè pari sul mucchietto di cenere e terra, e dovunque scorgessi un carbone rosseggiante mi ci accanivo contro finché non si smorzava. Amavo pestare i piedi sui tizzoni ancora ardenti. Se solo un momento prima mi ero goduto lo spettacolo del fuoco, spegnere la sua residua vita era per me non meno eccitante. Una volta ebbi l’ardire di toccare con mano un tizzone che rosseggiava ancora, seppur in maniera debole. Lo presi fra pollice e indice ammirando il suo cuore rosso. Un colpo improvviso di vento lo ravvivò. Lo lasciai subito e con rabbia presi a schiacciarlo sotto il peso degli scarponcini che calzavo. Fin tanto che non fu del tutto spento e sbriciolato non fui contento.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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17 risposte a Il nonnetto e il bambino

  1. vanessa ha detto:

    E venne l’acqua, che spense il fuoco, che bruciò il bastone, che picchiò il cane, che morse il gatto, che si mangiò il topo che alla fiera mio padre comprò 😉

    Un giorno il Fuoco, offeso perché l’Acqua nella pentola stava sopra di lui che pure è il superiore elemento, decise di innalzare le sue fiamme sempre più in alto, finché l’acqua arrivò ad ebollizione e traboccando dalla pentola lo spense.
    (Leonardo da Vinci)

    Mi piace questa favola, che favola non è ,ma quando il tempo passa tutto ciò che ricordiamo è la nostra favola.
    Bravo e dolce King bambino.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Mio nonno era ciociaro, sì, e non sapeva né scrivere né leggere, però la X come la faceva lui nessun altro in paese. ^___^

    I figli maschi sono tutti calvi, rassegnati bimba. ^_^ Il nostro figliolino diventerà calvo come me, come il nonno, come il bisnonno, come il mio papà, perché i maschi prendono dai maschi e i maschi sono tutti calvi nel mio ramo paterno, rassegnati. 😀 Però abbiamo buoni denti. Mio nonno aveva anche la fisarmonica che poi la passò a mio padre. No, non la so suonare la fisarmonica. Io sono nato a Torino in mezzo alla Fiat, ai gas di scarico, alle nuvole grigie, alla nebbia e via dicendo.

    Questa invece è una famosa piazza di Torino, molto famosa, dove si sono incontrati in passato tanti e tanti scrittori ed editori. Vediamo se la riconosci.

    Quando dico che il cielo è grigio è grigio. La foto, questa, è mia. Fatta da me. E' così Torino. Sempre grigia.

    Ora fa' la brava. Il figliolino riccio e biondo te lo scordi. :-DDD In famiglia siamo tutti bruni, sin tanto che abbiamo i capelli, poi però diventiamo presto calvi e quindi… mio padre era riccio, peccato che è diventato presto calvo. Ti devi rassegnare, bimba.

    Mi vuoi ancora bene?

    Smaaackkkk

    orsetto di VaNY

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  3. vanessa ha detto:

    Lo sai che i ciociari sono tutti furbetti , hanno le palle più rotonde degli altri e sanno coltivare magnifici orti;)
    Un caffè 1 bacio anzi 2 o Tre!!
    ♥ vany

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sul serio? Non lo avrei mai detto. Dunque un ciociaro è un monello perché ha le palline rotonde più degli altri, è furbo più degli altri, coltiva la terra meglio degli altri. Un monello. 😉

    ♥ ♥ ♥ Ci vogliono più bacetti nel caffè, piccolina. Avanti, riempilo di bacetti ‘sto caffè. ♥ ♥ ♥

    orsetto di VaNY

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  5. vanessa ha detto:

    l fuoco
    Al tempo in cui Nostro Signore girava ancora sulla terra, una sera si fermò con san Pietro da un fabbro, e fu bene accolto. Ora avvenne che entrò in quella casa un povero mendicante, oppresso dalla vecchiaia e dai malanni, e chiese la carità al fabbro. San Pietro ne ebbe pietà e disse: -Signore e Maestro, se non ti spiace, guariscilo dal suo male, perché‚ possa guadagnarsi il pane da s‚-. Il Signore disse dolcemente: -Fabbro, imprestami la tua fucina, e mettici del carbone: voglio ringiovanire il vecchio infermo-. Il fabbro era pronto, san Pietro tirò il mantice, e quando le fiamme divamparono belle alte, Nostro Signore prese il vecchietto e lo spinse nella fucina in mezzo al fuoco rosso, sicché‚ egli ardeva come un rosaio e lodava Iddio a gran voce. Poi il Signore si avvicinò alla tinozza, vi mise dentro l’omino arroventato, in modo che l’acqua lo ricoprisse, e quando si fu freddato per bene, gli diede la sua benedizione. Subito l’omino saltò fuori agile, dritto e sano come se avesse vent’anni. Il fabbro, che aveva guardato tutto quanto con molta attenzione, li invitò tutti a cena. Egli aveva una vecchia suocera gobba e mezza cieca, che si rivolse al giovane e gli chiese con aria grave se il fuoco lo avesse scottato molto. Quello rispose che non era mai stato così bene: tra le fiamme era stato come nella fresca rugiada. Queste parole risuonarono alle orecchie della vecchia tutta la notte e di buon mattino, quando il Signore ebbe ripreso il suo cammino dopo aver ringraziato il fabbro, questi credette di poter anche lui ringiovanire la sua vecchia suocera, perché‚ aveva osservato tutto per bene, e poi si trattava di cose di sua competenza. Così domandò alla suocera se anche lei voleva saltare come una fanciulla di diciotto anni. -Di tutto cuore!- diss’ella, dato che all’altro era andata così bene. Allora il fabbro accese un gran fuoco e ci spinse la vecchia che si torse di qua e di là, mandando orribili grida. -Sta’ tranquilla! perché‚ gridi e salti a quel modo? Adesso soffierò per bene!- E tirò nuovamente il mantice finché‚ le si bruciarono tutti i cenci. La vecchia si mise a gridare senza posa e il fabbro pensò: “Qui c’è qualcosa che non va!”. La tirò fuori e la buttò nella tinozza. Allora ella gridò a squarciagola, che di sopra l’udirono la moglie del fabbro e sua nuora: corsero tutt’e due giù per le scale e videro la vecchia che urlava e strillava, tutta rattrappita nella tinozza, con il viso raggrinzito, pieno di rughe e stravolto. E siccome le due donne aspettavano entrambe un bambino, si spaventarono tanto che, quella stessa notte, partorirono due creature che non avevano l’aspetto di uomini, ma di scimmie; corsero nel bosco, e la razza delle scimmie discende da loro.

    Buonanotte e strabilianti sogni.
    Un abbraccio fortissimo ♥ vany

    Fiaba dei fratelli Grimm –

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  6. vanessa ha detto:

    E’ ancora buio , come si stava bene a letto… ora ti lascio tanti tanti baci per tutto il giorno

    😉 vany♥

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  7. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    La mia leprottina ha gli occhietti pieni di sonno stamattina. ♥ ♥ ♥

    Ti dò un bel bacetto con lo skiokko così ti svegli. 😉

    orsetto di VaNY

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  8. vanessa ha detto:

    Buonanotte Bimbetto!
    LeKKatine dolcidolci, pepatepepate
    ♥ vany

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  9. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Mi farai morire. Solo tu, solo tu puoi avere pensieri come questo. Sei proprio una bimbetta.

    Fammi un favore, mettila su Jujol con l'immagine che hai messo qui. Fai morire. Veramente fai morire. Fammi venire con te in VanyLandia.

    Alza il volume, mettilo alto e ascolta e balla. Sì, è di Pavarotti, ma è una canzone da ballare, per le bimbe come te.

    Ora viene l’orsetto nel tuo giardinetto
    e ti fa il dispetto di metter tutto a soqquadro
    perché m’hai preso il core e te lo sei tenuto
    tutto per te, tutto per te accanto al tuo battito

    orsetto di VaNY

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  10. cinzia stregaccia ha detto:

    beh..allora grazie a Vany perchè l’ho trovato bellissimo :)))
    Cinzia

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  11. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ogni tanto riesco anche io ad essere normale. 😀

    Ti sei persa un racconto, è breve, molto breve. Mi permetto di segnalarto, Cinzietta. Sono certo che questo…

    https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2010/10/09/la-tenerezza-di-dio/

    E’ un racconto autobiografico, come del resto questo che racconta di me e del mio rapporto con il nonno paterno.

    Smaaackkk

    beppaccio

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  12. vanessa ha detto:

    bacetti 🙂 vany

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  13. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Mi regali un fiorellino del tuo giardino?

    Bacionibacionibacioni… piccola bimba mia bella

    orsetto di VaNY

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  14. vanessa ha detto:

    BUONANOTTE A DOMANI!!!
    TANTE LEkkATINE E MORSETTI
    ♥ VANY

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  15. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Voglio un fiorellino del tuo giardino, Scoiattolina.

    Fa' dolci sogni.
    Io vengo di nascoto nel tuo lettino e mi ti pappo. 😉

    LEKKATINE
    MORSETTI
    BACETTI
    CAREZZINE
    & KALCETTI 😀

    SmAAAcccKKK

    orsetto di VaNY

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  16. vanessa ha detto:


    Buongiorno!! Passerò con calma da Cinzia.
    1bacio vany

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  17. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    orsetto di VaNY

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