Su Arte Insieme di Renzo Montagnoli: “La finta sinistra in Mondadori urla che si sta facendo del populismo. La verità è un’altra ed è qui smascherata”

Renzo Montagnoli

Su Arte Insieme, sito personale di Renzo Montagnoli:

La finta sinistra in Mondadori urla che si sta facendo del populismo. La verità è un’altra ed è qui smascherata – di Iannozzi Giuseppe

Ho letto varie, ma assai poco diversificate, risposte pubblicate su mondadorinograzie.org/, e anche le tante sparse in Rete contro chi oggi propone di denunciare lo sporco che c’è in Mondadori. E’ a dir poco allarmante notare che il cliché urlato – da quegli autori che si dichiarano di sinistra se non addirittura anarchici – è che si sta facendo del “populismo sulla pelle” degli scrittori.

Ad esempio Massimo Mantellini invita a boicottare chi oggi dice “Mondadori no grazie”; e non contento accusa pure il popolo di Internet di essere costituito da fannulloni, da creduloni, in pratica da imbecilli patentati pronti a sostenere qualsiasi causa, sia essa buona sia essa cattiva, senza prima informarsi. In pratica per Mantellini il popolo di Internet sarebbe costituito da degli emeriti deficienti: “Posso partecipare ad un movimento politico mettendo un adesivo sulla carrozzeria della mia auto? Oppure iscrivendomi ad un gruppo su Facebook? O firmando la vibrante lettera aperta di un gruppo di intellettuali sul sito web di un quotidiano? E’ certamente possibile ma, nel momento in cui un simile impegno sostituisce del tutto altre forme di mobilitazione sociale, il lato oscuro della medaglia finisce per prevalere su quello migliore e illuminato e Internet consuma il proprio potenziale di formidabile strumento di aggregazione e diffusione all’interno di prassi frequentemente irrilevanti.”

Carlo Lucarelli vorrebbe farci credere che non leggendo più autori contemporanei della scuderia Mondadori si ucciderebbe la cultura. Lucarelli mente sapendo di mentire. Ci sono migliaia di case editrici, piccole e medie, che propongono ottimi autori, con la coscienza pulita e che sanno scrivere molto meglio di tanti imbrattacarte con un contratto berlusconiano ben cacciato dentro al portafogli, per cui il boicottaggio è una ottima occasione per leggere di più e meglio. Allontanarsi dal monopolio culturale e informativo messo in piedi da Mondadori (Berlusconi) non potrà che giovare molto, moltissimo alla Cultura. In ogni caso Lucarelli sbraita: “…assieme alla proposta di boicottaggio della Mondadori – che in un paese di non lettori come l’Italia si traduce in un boicottaggio del libro e della lettura – significa solo meno spazi, meno voci, meno libri in libreria. E meno spazio ovunque, dal momento che la coerenza chiederebbe a molti di noi di uscire anche dalla televisione. E chiederebbe anche, sia a noi che al lettore, di esercitare lo stesso boicottaggio su tutti i numerosi e spesso sconosciuti esempi di conflitto di interesse che, come fa notare Diego Cugia, sono tanti e non si limitano soltanto all’editoria.
Cosa che riporta tutto al nocciolo della questione: il conflitto di interesse, mai risolto da politici ed elettori, che adesso sembra avere l’ultimo campo di battaglia sulla pelle di un pugno di scrittori.”

Antonio Moresco è a dir poco patetico, praticamente servo dei servi, e senza vergogna alcuna blatera che lui vuole continuare a restare ben attaccato alle gonne di Marina Berlusconi: “Si invitano gli scrittori a schierarsi su questa “crisi di coscienza” trasformata in una macchina da guerra contro un’altra macchina da guerra, ad abbandonare questo editore per altri più virtuosi, ciascuno vantando le proprie benemerenze e la propria superiorità etica, in una battaglia che viene da lontano e che nasconde anche altri fini, sperando tra l’altro di scrollare l’albero e di accaparrarsi qualche frutto caduto, soprattutto se questo ha una buona quotazione di mercato e porta quattrini. Perché in Italia le cose funzionano così, tanto più in questi anni difficili, torbidi, in questo clima intossicato da una situazione politica, sociale e civile sempre più difficile da sopportare.”

Augias, Dazieri, Evangelisti, Genna, Marzano, Wu Ming & molti altri ancora

I Wu Ming continuano a scorreggiare la cazzata che loro fanno “il cavallo di Troia” restando in Mondadori/Einaudi.

Ci sarebbero poi tanti altri omarini, non vale però la pena di citarli: il succo è che loro in Mondadori ci stanno bene per cui continuano a restarci.
Precisiamo allora che questi autori, che pensano soltanto alla propria pellaccia, non prendono mille euro al mese, prendono paccate di migliaia di euro, il più delle volte per libri di nessun valore letterario, speculando però sempre sulla povertà altrui, imbastendo sédicenti campagne di sensibilizzazione per una “coscienza di sinistra”.

Oggi che si sta denunciando lo sporco, le leggine ad aziendam che hanno favorito la Mondadori conferendole di fatto il monopolio sull’informazione e sulla cultura, i falsi autori di sinistra, perché toccati nel portafogli, si ribellano in maniera indecente pensando pure di tentare una censura contro coloro che parlano di non comprare autori contemporanei della scuderia Mondadori. E’ purtroppo sin troppo facile fare i comunisti con le tasche ben imbottite di milioni. I comunisti di questa posticcia sinistra, che scrivono per Berlusconi e che foraggiano il diffuso ladrocinio nel nostro Belpaese, si pensano, o meglio ancora si illudono di essere delle vittime innocenti. Il messaggio che vorrebbero far passare è quello di essere delle “povere vittime”. Dimenticano che vittima è l’operaio che è in cassa integrazione, che non ha un lavoro e che però ha una famiglia da mantenere; che vittima è colui che muore in azienda per poco più di mille euro; e che non è di certo vittima lo scribacchino, che nascondendosi dietro gli ideali d’una sinistra – che di fatto oggi non esiste in Italia -, intasca palate su palate di soldi grossi e facili.

I falsi autori, sédicenti uomini di sinistra, tutti ricchi da far schifo, la coscienza l’hanno forse venduta al Padrone? Parrebbe proprio di sì, difatti il loro precipuo interesse è quello di salvaguardare le loro entrate: guai a toccare il portafogli di un sédicente comunista milionario, è capace di tutto, persino di veder rosso, più feroce di un toro.

In Mondadori si allevano scrittori di sinistra e anarchici
Una bufala politica che circola in Rete da troppi anni

di Iannozzi Giuseppe

 cavilli

Gli autori Mondadori, prima di passare per ridicoli, farebbero bene a parlare chiaro, molto chiaro invece di tirare in ballo improbabili “cavallini di Troia” a cui non crede davvero nessuno.

Non si credeva ai presunti “cavallini di Troia” dieci anni or sono, nel 2000 o anche nel 1999-98-97, quando Internet non era diffusissimo tra la gente comune, figuriamoci oggi, nel 2010, che credibilità potrebbe mai avere chi dovesse alzar la voce tuonando che “si rimane in Mondadori per fare il cavallo di Troia”.

Ieri si poteva anche far credere al pubblico che così fosse; c’era difatti molta meno informazione e le bufale telematiche, e non, potevano trovare un loro fertile terreno. Oggi non più. A ogni angolo, come minimo, c’è un blogger di vedetta che incastra il fabbricatore di notizie false e di convenienze, per cui tu, bello mio, che vuoi fare il furbo sparando una menzogna dietro l’altra, sappi che ti si mette subito con le spalle al muro e che ci vuol niente a farti secco.

In ogni caso non è che dieci anni fa o anche quindici o venti non si sapesse che in Mondadori le cose andavano avanti grazie alla provvidenza del Cavaliere e non grazie a quella del Signore Iddio: lo sapevano in pochi – questo è vero – e quei pochi tacevano, per loro personalissima convenienza, adducendo la scusa che “si combatteva dal di dentro”. Tuttavia il pubblico ha creduto a questa bufala reiterata e lanciata su mailing list, forum di discussione, liste evangelistiche. Ci ha creduto perché su Internet ci si illudeva che la verità fosse di casa. Chi ieri si è illuso è perché aveva un maledetto bisogno di una illusione da coccolare, anche in previsione della possibilità di diventare poi un autore della scuderia Mondadori. Come di fatto poi è accaduto ad alcuni tutto spirito machiavellico e nessun talento da parte; gli spiriti machiavellici più fortunati finiscono così nei remainders ignorati da tutti a far la muffa, prima di finire al macero; e non è privilegio da poco in questo momento storico di tasche vuote e di grande fame.

Oggi tacciono gli autori (di sinistra) della scuderia Mondadori, eccetto Vito Mancuso che è l’unico ad essersi fatto un esame di coscienza. Tutti gli altri, che in pubblico manifestano una fede lenista e marxista (quando non addirittura oltremodo stalinista e a mio avviso pericolosa quanto è più di quella nazista),  tacciono e a tenere la bocca ben chiusa devo dire che sono bravissimi.

I fabbricatori di tante bufale nate e propagate (propagandate) grazie a Internet, oggi hanno le mani legate: certo, possono mettere ancora in Rete menzogne e mezze verità, costruirsi false identità e alter ego, ma ci vuole proprio poco e subito vengono sgamati. Il fatto è che la gente mormora, anche in Rete. E se è vero che in Rete si mormora e si mormora tanto (vedi forum, mailing list, blog, Facebook, Twitter e tanti altri social network, ecc. ecc.), anche al di fuori del WWW si mormora. Chi oggi volesse prendere per il sedere il prossimo rischia grosso: e cioè che la bufala gli scoppi in mano se non in mezzo alle gambe. Tutte le fandonie raccontate in quindici anni circa, abusando della Rete per portare avanti una propaganda fallace, sono oramai venute a galla da un bel po’: e puzzano maledettamente. Non inquinano più il pensiero, la libertà di pensiero dell’opinione pubblica, nonostante il tanfo immane che emanano, nonostante il brutto spettacolo che offrono di sé sempre a galleggiare imputridite sul pelo delle acque webbiche.

La conclusione è ovvia: chi spera oggi di cucirsi addosso la fama di “cavallo di Troia” si frega da sé, perché nessuno è disposto a credergli, mentre tutti o quasi sono dispostissimi a credere che gli autori mondadoriani (che si dicono di sinistra e anarchici) restano a mangiare al tavolo del Cavaliere per impinguare le loro proprie tasche.

Negli anni Settanta il solito Pasolini, sempre citato a sproposito dagli intellettuali di sinistra o sédicenti tali, amava dire che lui pubblicava con un editore notoriamente di destra perché gli offriva l’opportunità di arrivare a un più grande numero di persone e che questo era il suo modo di combattere il capitalismo. Già negli anni Settanta questa “tattica” di Pasolini fece molto discutere portando allo scrittore, sì, un gran numero di lettori ma anche di accesi e giusti detrattori. Ahinoi il Pasolini degli anni Settanta è molto diverso, per idee coraggio e idealismo, da quello degli anni Cinquanta.

Fu alla fine Pier Paolo Pasolini un venduto?

Sì. In ogni caso nella misura in cui lo furono un po’ tutti negli anni Settanta, anni di confusioni e tresche, della Democrazia Cristiana e delle Brigate Rosse. Aldo Busi accennando a Pier Paolo dice che puzza troppo di “incenso”: non ha torto, leggere il Pasolini maturo è una impresa straziante, si ha difatti a che fare con uno che tiene un piede a “sinistra” e l’altro a “destra”. Tuttavia quaranta anni fa, Pier Paolo poteva ancora far credere che facesse il “cavallo di Troia”, oggi invece fa sganasciare dalle risate colui che leva alta la voce per restare in Mondadori vestendo gli abiti di scena del furbo Ulisse: si vede lontano un miglio che è un travestito con il cerone spesso un dito sulla faccia.

E poi, a dirla tutta, Ulisse si prese per sé tutto il merito del “cavallo di legno”, mentre Pausania il Periegeta riferisce che il “cavallo di legno” era una macchina bellica usata dai greci nel corso delle battaglie, e basta. Secondo il filologo bizantino Giovanni Tzetzes, Epeo realizzò il cavallo e Ulisse si prese tutto il merito strombazzando ai quattro venti che lui ne era l’unico e solo ideatore.

Se quegli autori che fanno parte della scuderia Mondadori non intendono muovere una minima critica contro il padrone dal quale intascano i danè, perlomeno abbiamo il buon gusto di tacere e non raccontare altre balle.

Corrado Augias ha dichiarato a La Stampa: “Il rapporto editoriale è qualcosa di molto diverso da un rapporto commerciale, è fatto della fiducia tra scrittore e staff editoriale. E io sono vecchio per cambiare questa fiducia creata in tanti anni, e mai venuta meno, in Mondadori”.

Eugenio Scalfari e Federico Rampini tacciono entrambi.

Alberto Asor Rosa fa il furbo: “Ci sono case editrici che per tradizione e libertà delle persone hanno resistito alla proprietà. Per questo bisogna resistere con loro, aiutarli anziché complicare le cose”. In pratica la solita vecchia storia del cavallo di Troia, che fa morire dal ridere e basta.

Piergiorgio Odifreddi si scaglia addirittura contro Mancuso: ”Io resto, tranquillamente resto. Di favori dalla politica ne ha avuti non solo la Mondadori, o anche altre aziende editoriali, altri grandi gruppi, la stessa Chiesa cattolica – cui Mancuso si vanta di appartenere – con l’otto per mille, che equivale a un miliardo l’anno, molto più del debito mondadoriano?”.

I Wu Ming con la storia del “cavallo di Troia” sono inqualificabili, per cui è meglio lasciarli morire affogati da tutte quelle panzane che mettono al mondo, ma per pochi istanti solamente.

Roberto Saviano non sia mai che dica qualcosa contro la Mondadori. Molto meglio dunque lasciarlo da solo a grattarsi la pelata. Ad ammazzare pidocchi.

Sandrone Dazieri oramai non conta più. Abbandonato il centro sociale Leoncavallo di Milano, oggi è sol più una marionetta in giacca e cravatta che crede obbedisce combatte.

Valerio Evangelisti è pure lui vecchio, proprio come Augias. E poi, lui che spara di essere anarchico, è in verità pappa e ciccia con i Wu Ming, per cui lasciamolo alle cure delle zoccole, cioè di quei topi di fogna che sempre gradiscono cibarsi dei cadaveri in putrefazione galleggianti a pelo dell’acqua.

La credibilità di questi autori dappoco – perché tutto fumo e niente arrosto quando si  tratta di aver a che fare con la realtà nuda e cruda –  è al minimo storico. Non è difficile prevedere che continuerà a calare di brutto, con drammatiche conseguenze sulle vendite dei loro romanzetti.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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