a gamba tesa

a gamba tesa

di Iannozzi Giuseppe

puzzano come la madonna le scarpe da ginnastica
non ho pulci nelle mutande però, grattacapi sì

in qualsiasi fottuto bar entro a gamba tesa,
ordino un marocchino e pesto brutto il primo cristo
che mi si para davanti con mano di elemosina

un tipaccio dicono in giro, votato alla non diplomazia
come Cecco spacco, colombe vive e scarafaggi butto giù
con un ugual coraggio, tanto poi rutto e cago forte, oggi
come ieri; così chi non mi capisce vada pure a fare in culo



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Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a a gamba tesa

  1. vany ha detto:

    Bleahhh che schifo!
    Dove trovare scampo?
    Tu riempi il mondo celebrando pathos che non solo protende in parole e forme ( vedi immagine), che dire…;)
    La penuria di te mi affolla l’anima.
    Bye vany

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Tu invece sei sempre dolcissima pulitissima tenerissima. In pratica sei la bimba che ogni uomo con un po' di sale in zucca vuol portare all'altare.

    Certo non mancherà un bel daffare con te, sei monella e poi non ti piace l'autunno. 😀 Bisognerà scaldarti ogni momento con favole abbracci e baci, ma questo è compito che chiunque prenderebbe su sé senza problema alcuno.

    Sù, non hai mai sentito parlar di Cecco? Non sono ancora come lui, ma spero un giorno di diventare altrettanto arrabbiato. 😀

    Sù,. Piccolina, non piangere. :-DDD

    La povertà m'ha sì disamorato
    che, s'i' scontro mie donn'entro la via,
    a pena la conosco, 'n fede mia,
    e 'l nome ho già quasi dimenticato.
    Da l'altra parte m'ha 'l cuor sì agghiacciato
    che, se mi fosse fatta villania
    dal più agevol villanel che sia,
    di me non avrebb'altro che 'l peccato.
    Ancor m'ha fatto vie più sozzo gioco:
    ché tal solev'usar meco a diletto
    che, s'i' 'l pur miro, sì li paio un foco.
    Ond'i' vo' questo motto aver per detto:
    che s'uom dovesse stare con un cuoco,
    sì 'l dovria far per non vivarci bretto.

    (Cecco A.)

    Avanti, domani si fa baldoria, si prende e si va a stanar talpe dalle buche. :-DDD

    Sì, lo so, so' paSSOpaSSOpaSSo 😀

    SMAAAACKKK

    orsetto di VaNY

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  3. vany ha detto:

    Bellissima la poesia di Cecco, le ho rilette.
    Nato in Siena, intorno al 1258, mori Cecco Angiolieri, probabilmente, dopo il primo decennio del Trecento. Suo padre, Angioliero, ru ricco, avaro, bacchettone e, per disgrazia del figlio, corne questi confessa, longevo. Sua madré, una monna Lisa de’ Salimbeui, non dissimile dal marito, parve rispetto a Cecco più che madré matrigna. L’ uno a deDari lo « tenne magro »; l’altra 1′ odiô fino al delitto.

    Un giorno, per aver chiesto al padre un fiasco di vino stretto, ricevè sulla faccia, dal vecchio imbestial ito, uno sputo ; altra vol ta, credendolo addormentato, tentô la madré, con le proprie mani, di sofiocarlo ; un’ altra volta ancora, essendo am- malato, gli porse, per medicina, veleno. Ma son perfidie che racconta Cecco.

    Cecco, lungamente, in onta al
    padre, con una plebea di Fonte Branda che, da
    uccellatrice saputa, secondo il caso, lo zimbellô o
    lo respinse. Ebbe peramici giuocatori, pederasti,
    falsari, ubriaconi e ladri ; uno di questi (il Fortar-
    rigo, di oui narra il Boccaccio) gli rubô i denari
    con tutti i panni e lo lasciô beffato e bastonato,
    di là da Buonconvento, in aperta campagna, in
    camicia. Soldato, armi ed armatura, ail’ assedio
    di Tarri, in Maremma, si giuocô e perde. Due
    volte fa multato: L’ una « pro sua absentia » dal-
    l’esercito, l’altra per ischiamazzi notturni ; e d’ un
    suo bando da Siena, per non si sa quai bricconata,
    parlô egli stesso, in un sonetto, dall’ esilio, a un
    amico.

    Era dunque un poeta bravo sì ma ribelle e incontenibile.. anche tu credo che soffri
    di incontinenza.. che dici, mi sbaglio?!?
    Bye vany

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  4. vany ha detto:

    Tutti abbiamo udito la donnetta che dice: “oh, è terribile quel che fanno questi giovani a se stessi, secondo me la droga è una cosa tremenda.” Poi tu la guardi, la donna che parla in questo modo: è senza occhi, senza denti, senza cervello, senz’anima, senza culo, né bocca, né calore umano, né spirito, niente, solo un bastone, e ti chiedi come avran fatto a ridurla in quello stato i tè con i pasticcini e la chiesa.

    Charles Bukowski

    Ciao king ho trovato questa citazione e te l’ho postata.
    Bacio ♥ vany

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