Davide Bregola. Bellezza, Verità, Felicità – Barbera editore

Davide Bregola
Bellezza, Verità, Felicità

a cura di Iannozzi Giuseppe

Avevo inizialmente proposto a Davide Bregola delle domande per una lunga intervista. E io che sono un po’ carogna ci avevo ficcato dentro di tutto e di più. Davide, con molta schiettezza e cortesia, mi ha spiegato d’essere in questo periodo molto impegnato; però non voleva lasciarmi a becco asciutto e così mi ha scritto questa lettera ricca di saggezza in fiore, accordandomi il permesso di renderla pubblica. Gliene sono assai grato.

La lettera che Vi accingete a leggere accoglie considerazioni intorno all’editoria, agli scrittori e non da ultimo intorno alla filosofia di vivere il “quotidiano” senza inutili affanni.

Links, eventuali grassetti e corsivi sono una mia personale iniziativa.

Ecco a Voi la lettera di Davide Bregola.
Leggetela con attenzione, così come ho fatto io.

g.i.

Bellezza, Verità, Felicità

Ti spiego: Il libro delle più belle ninne nanne sta andando molto bene e quindi ho pensato di fare una trilogia “sul linguaggio” che avrà a che fare con gli indovinelli e le filastrocche. Si andrà a costituire così una trilogia dedicata ai generi minori ma molto importanti creati dai popoli nel tempo e che per me rappresentano la vera vivacità e la vera vitalità della lingua.

Ninne nanne, indovinelli, filastrocche. Ogni libro avrà una parte teorica finale che permetterà di creare le proprie cose.

Barbera editore ne farà un cofanetto che per me assieme al libro sulla Bellezza rappresenta la svolta. Affrancatomi dai pettegolezzi letterari e dai romanzi che durano un giorno e poi invecchiano precocemente mi vorrei dedicare solo alle cose che durano, alle tematiche solide, importanti, che non sono mai di moda perché ci sono da sempre e sempre resisteranno. Voglio avere a che fare con persone “normali” e non con disadattati egocentrici che a ogni piè sospinto leggono o scrivono un capolavoro. Non mi interessa essere famoso e non mi interessa chi vuole diventarlo per una decina di giorni e poi ritornare nel proprio stato catatonico.

Io voglio avere a che fare con la cultura sana, che non ammette dietrologie, voglio avere a che fare con le persone che vogliono fare bene il proprio mestiere, con umiltà e dedizione e non sono interessate a essere up to date a tutti i costi. Cerco la poesia, perché è di questo che si ha bisogno oggi, cerco la poesia della nostra epoca, dei nostri giorni, delle nostre vite. La cerco e la voglio fare. Romanzi, racconti, raccolte di ninne nanne e filastrocche e indovinelli vanno verso questa direzione. Mi interessa la complessità dell’uomo ma non mi interessano le cose complicate. Tra complessità e complicazioni c’è una differenza abissale. Io oggi e negli anni passati, tra gli scrittori viventi, ho carpito solo grandi complicazioni. Tutto era ostico e difficile da interpretare ma da qualche anno so il perché: l’autoreferenzialità li ha resi solo complicati ma non complessi e semplici. Le cose semplici possono essere molto complesse ma non sono mai complicate. Gli scritti semplici (e non semplicistici) possono essere complessi ma non sono mai confusi. Ecco, i discorsi che leggo e sento invece sono spesso complicati e confusi. Se li smonti risultano essere falsamente seduttivi e non hanno spessore. Si spacca in quattro il capello salvo poi non riconoscere il capello perché se ne è persa la visione.

Questo. Mi capita di vedere scrittori alla ribalta, di conoscerli per lavoro e ho spesso una gran pietà di loro. Non voglio ridere di loro perché non è nel mio carattere, ma quello che per loro è tragedia per me è solo commedia. Siamo veramente dentro a una grande commedia dove c’è chi si prende troppo e molto sul serio e dove invece i mediocri sono solo superficiali. Chi si prende troppo sul serio avrebbe anche le carte in regola per essere equilibrato e obiettivo e invece è coperto da ideologie vecchie e fuori moda e fuori luogo. E poi ci sono i finti mattatori dialettici, che spesso sono complicati perché devono nascondere la pochezza del loro pensiero. Vabbe’, ce ne sarebbe da dire ma io preferisco agire.

Scrivo, promuovo cultura, promuovo libri, promuovo le cose “buone” e “sane” che non mi faranno pentire in futuro, che non mi fanno prendere abbagli momentanei. Lo so che questa cosa non è ammissibile, anzi, lo so che alla fine è la cosa più oscena che si possa fare. Ma i risultati mi stanno dando ragione: le persone che incontrano questo modo di fare e promuovere cultura stanno bene e cercano di migliorare se stesse lontane da ideologie, politica e religioni strane, ma solo con la vera arte, la vera cultura, il vero impegno e il vero “bene”. Non devo dimostrare la mia intelligenza a nessuno, non vorrei avere a che fare con persone negative e depresse. Se le incontro e spesso le incontro e ho a che fare con loro, le tratto per come sono loro, senza falsi moralismi e senza doppie facce.

Questo è quello che ho da dirti riguardo alle tue domande. Non ho tempo di impegnarmi così a fondo e con tutto quello sforzo per rispondere alle tue care domande complesse che meriterebbero veramente tesi e tesi e letture. Perché non voglio andare a braccio e non voglio mancarti di rispetto dandoti risposte scontate o ad effetto. Non esiste nessun effetto speciale, esiste ciò che ti sto dicendo e questa è la mia verità senza infingimenti.

Ciò che faccio da anni è: la promozione della cultura e la promozione della lettura e del “bene”. Ho iniziato nei primi anni del 21° secolo con colloqui con poeti e scrittori migranti. Mi sono occupato di scrittori stranieri che scrivono in italiano in tempi in cui nessuno se ne occupava e l’ho fatto con Armando Gnisci che è uno dei fondatori della “Comparatistica” italiana. Ora il tema è diventato di moda, ne parlano tutti e io allora lo lascio a loro. Io ho già fatto. Seguo il fenomeno perché in quanto scrittore mi interessa, ma non ne scrivo se non quando avrò qualcosa di nuovo da dire. Io quel che dovevo dire l’ho detto in due libri che sono “Da qui verso casa” e “Il catalogo delle voci”, due libri di interviste a scrittori alloglotti.

Per quanto riguarda i romanzi e racconti invece io tratto un tema per volta e ho rispetto per la parola. Il primo libro era sulla felicità, il secondo sulla verità e il terzo sulla bellezza. Ho parlato di auto fiction nel 2006 con “La cultura enciclopedica dell’autodidatta” quando la maggior parte degli scrittori che oggi ne parlano ai convegni nemmeno sapevano cosa era. Ho parlato di felicità quando tutti parlavano di apocalisse.

I miei temi romanzeschi sono stati quindi: Bellezza, Verità, Felicità.

Tutti temi che hanno a che fare con “il bene di vivere” e non con il male. Continuerò su questa strada, tanto è vero che la trilogia sul linguaggio che via si sta formando ha a che fare con la nascita, la fioritura, l’arguzia, il bene, la vitalità.

Avrei parecchio da dire in merito al “bene” citando epicurei, stoici e diversi scrittori tedeschi. Mi piace farlo a scuola, mi piace farlo in pubblico. Mi piace farlo guardando le persone negli occhi e non voglio farlo nei blog che sono dispersione di tempo.

Da anni ho chiuso blog. Ne avevo uno su Vibrisse ma era la cosa più triste che poteva capitare: gente livorosa mi scriveva o per attaccarmi o per chiedermi se potevo leggere i loro dattiloscritti. Mi interessa la gente sana, le persone che ti vengono a cercare perché ti stimano, non mi interessano i commentatori anonimi o gli scrittori che vogliono mantenere una reputazione. Logicamente così facendo non sono invitato ai convegni degli scrittori organizzati dagli scrittori, però sono appena tornato da Mosca dove l’ambasciata mi ha organizzato una serie di incontri con l’università e le scuole italiane a Mosca e sono tra gli organizzatori di diverse “feste” culturali importanti e di alto profilo. Non parlo mai sotto forma di romanzo dell’ultimo fatto di cronaca accaduto o dell’ennesimo “mistero” italiano. Però va bene così. Terra bruciata attorno di scrittori e NO OTinvece grande stima con SCRITTORI E POETI. Grandi e piccoli progetti grandi e piccole soddisfazioni, grandi e piccole aspettative. Ma tutto questo non lo faccio per me, lo faccio perché è un progetto che parte dalla comunione di cose da condividere.

Davide Bregola
www.davidebregola.com

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in amicizia, arte e cultura, casi letterari, critica letteraria, cultura, editoria, Iannozzi Giuseppe, interviste, letteratura, libri, narrativa, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.