Jurij Družnikov e gli angeli sulla punta di uno spillo. Un grande classico moderno edito da Barbera editore

Jurij Družnikov
Angeli sulla punta di uno spillo

a cura di Iannozzi Giuseppe

Jurij Družnikov

Jurij Druznikov è stato narratore e saggista. Tra le sue opere, il celebre Informer 001, il provocatorio Contemporary Russian Myths: a skeptical view of the literary past e la piscobiografia di Alexander Pushkin. Il romanzo satirico Angeli sulla punta di uno spillo ha venduto 250.000 copie nella sua prima edizione ed è stato incluso nella lista dei 10 migliori romanzi russi del 20° secolo dall’Università di Varsavia; è stato inoltre prescelto dall’Unesco come il migliore romanzo contemporaneo in traduzione.

Nel 2001 Druzhnikov è stato candidato al premio Nobel. Censurato in patria per quindici anni, Druznikov è emigrato negli Stati Uniti nel 1987. Ha insegnato presso la University of California, a Davis.
E’ purtroppo scomparso il 14 maggio 2008 all’età di 75 anni.

1. Prima di parlare nello specifico di “Angeli sulla punta di uno spillo”, volevo chiederLe come mai nell’ex Unione Sovietica i suoi libri hanno subito il duro morso della censura, un morso che, a conti fatti, si è rivelato molto forte, più di quello adoperato nei confronti di Solženicyn.

È una lunga storia… Nelle mie più vecchie pubblicazioni c’era una richiesta per organizzare la Prova di Norimberga contro il Partito Comunista sovietico. Quando il libro “Informer 001” fu pubblicato a Londra, dove dicevo che c’erano 11.000.000 (undici milioni) di informatori del KGB in Unione Sovietica e che dovremmo conoscerne i nomi, hanno deportato i nostri parenti nei campi di lavoro. Sono inoltre dell’opinione che quanti hanno lavorato per la polizia segreta Sovietica dovrebbero essere sollevati dal loro incarico. In pratica, persino le posizioni negli Editoriali di Mosca sono spesse volte occupate dagli ex apparatchiks  e dagli uomini del KGB. Ecco perché sono “una persona non grata”.

In Russia il mio romanzo “Angeli” è stato pubblicato da piccoli editori di provincia – non a Mosca! E, con rispetto ma diversamente da  Solzenitcyn, io non ho desiderio di tornare ‘nel mio passato’.

Angeli sulla punta di uno spillo

2. E’ cambiato qualcosa? Dopo l’URSS che ha saputo censurare molti intellettuali, tra cui anche Pasternak, la Russia di Putin non mi sembra meno rigida del vecchio regime sovietico: a dire il vero, ho netta l’impressione che oggi potrebbe esser peggio rispetto a ieri. Ieri lei ha rischiato forte, quando il Kgb le impose o l’internamento o il manicomio: oggi forse si usano mezzi più sbrigativi, una pallottola sparata a bruciapelo. Lei che ne pensa di tutto ciò?

Quando ho corretto il mio romanzo in tutta segretezza nella Mosca del 1976, era più una realtà che un qualcosa di grottesco. E io stesso in prima persona ero una parte e una vittima di quella realtà. E se qualcuno ai tempi di Brezhnev mi avesse detto che il mostro Comunista sarebbe caduto entro 15 anni, molto semplicemente sarei scoppiato a ridere. Dunque, dopo il crollo dell’impero sovietico, ho precisato in un Postscript all’edizione americana che il mio romanzo sta trasformandosi in romanzo storico.

Oggi il mio romanzo è più che mai un avvertimento.

In “Angeli sulla punta di uno spillo”, avete letto come dopo la Primavera di Praga del 1968 i Generali del KGB hanno istruito i vecchi leaders dell’URSS circa il pericolo d’una possibile liberalizzazione per una Primavera moscovita. Il KGB era bramoso di ottenere il pieno potere del Paese, che appartiene agli apparatchiks* Comunisti. Ma al tempo non ci sono riusciti. Allora il partito Comunista è naufragato, perché ha subito una retrocessione, perché i prezzi del petrolio sono colati a picco a causa della pressione dei paesi dell’Ovest e, anche se per poco, a causa del movimento dei dissidenti all’interno del Paese.

Il mostro del KGB è stato diviso in diverse sezioni, di conseguenza perdita d’influenza, ed è poi stato criticato per gli omicidi di massa. Ma adesso agli agenti segreti piace l’odore della moneta forte, una vita libertina e la possibilità di viaggiare in libertà per paesi esteri. Mandano all’estero i loro figli, affinché ricevano una formazione migliore in Inghilterra, in Italia e in Francia. Sono molto più pragmatici dei Comunisti.

3. Ha ancora senso nell’attuale Russia parlare di capitalismo e di comunismo?

Oh, sì. Più che in qualsiasi altro posto, perché il Capitalismo e il Comunismo oggi coesistono entrambi in una combinazione ambigua: Comunismo a rovescio con i privilegi e la corruzione dei vecchi apparatchiks e un cattivo Capitalismo di mercati all’aperto di operatori commerciali, mafia, racket, tasse indirette, e il rischio di venir assassinati sottocasa se solo uno ha 10 euro in tasca. E, inoltre, i fascisti: una nuova versione dei cosiddetti Comunisti patriottici.

4. L’umorismo, la satira, la parodia fanno paura a ogni forma di governo, anche alla più libertaria: come mai? “Angeli sulla punta di uno spillo” è un romanzo al tempo stesso intriso di umorismo ma anche di profonda amarezza. Igor Makarcev, protagonista principale del romanzo, ha un infarto: è un giornalista, per il quotidiano nazionale la “Trudovaja Prava”. Durante la degenza ripercorre con la memoria quella che è stata la sua vita: è un ritratto umoristico quanto amaro, una sorta di riconoscimento di quell’innocenza che si è perduta parecchi anni fa e le cui tinte un po’ ricordano le caricature di Charles Dickens.

Non gradiscono la satira: chi desidererebbe mai di apparire nudo davanti a un pubblico? Qui un approccio satirico è mescolato a uno realistico. Sono affascinato da Dante, Gogol, Dickens (dici bene), Bulgakov, e provo a entrare con spirito nel sarcasmo. In una conversazione Rappoport stesso ha presentato l’obiettivo e l’ideologia principali del giornale sovietico. Recita che “una bugia deve essere grande, prima che la gente ci possa credere veramente.” Poi ha gonfiato la realtà, “ho messo in piedi un mare di bugie, e ci ho fatto fare il bagno ai leaders”.  Così facendo ha realmente mostrato di che cosa il sistema sovietico era veramente capace di fare. Ed ancora, con le parole di Rappoport, la netta differenza su un nome da dare a questo momento storico non può essere dell’“era atomica” o dell’“era dello spazio”, ma bensì dell’“età delle grandi bugie”. E in quanto alla tragedia di Makarcev, sì, la distanza fra le risate e le lacrime a volte scompare.

5. In “Angeli sulla punta di uno spillo” molti sono in carnefici, molte sono le vittime: in egual misura? E, soprattutto, carnefici e vittime non sono forse tutti presi sotto il rullo compressore di un destino comunista-stalinista più grande delle loro singole vite?

La mia opinione è che le persone sotto la pressione di uno stato totalitario sono tutte vittime, l’impiccato e colui che è stato impiccato. Chi sarà il prossimo? La prossima vittima potrebbe essere persino il Capo della polizia segreta. E Stalin è diventato colpevole, anche se dopo la sua morte.

6. Nel suo romanzo parla di una scienza, chiaramente inesistente, e che è l’impotentologia: crede che l’odierna Russia faccia ancor uso di questa scienza? E nel tempo del suo romanzo, sul finire dei Sessanta, che cosa era l’impotentologia?

Questa è la mia parola e la scienza medica stabilita dal carattere del mio romanzo. A un livello politico quando i Capi toccano la soglia degli 80anni sono politici sì ma impotenti (in qualsiasi paese). In senso figurato (di satira), potrebbe essere una scienza sociale. E sì, ci sono ancora Generali e Marescialli del FSB-KGB e il Ministero della Difesa dell’attuale Russia, che esercitano il loro potere al di sotto di quella superficie a noi visibile. Ho paura, certo, ma Putin è diventato Presidente perché c’era bisogno di una persona giovane da poter manipolare.

7. Oggi, “Angeli sulla punta di uno spillo” lo si può ritenere ancora una valida accusa contro il regime poliziesco dell’ex URSS, contro quello della Russia di Putin anche? A mio avviso, or come ora, il suo romanzo è più attuale che mai, dirompente.

Ora, come il ragno da un racconto fantastico, gli stessi Quartieri Generali del KGB (sotto un altro nome – FSB) si sono nuovamente riuniti. O  se si preferisce, si può anche chiamarli mafia, o Colonnelli Neri, o persino Stile della Democrazia Russa: in ogni caso, ciò che rende meglio l’idea. Nessuno può sfuggire alle grinfie di un ragno. Il massimo grado del KGB sta cercando il pieno potere nel Paese, secondo quella modalità descritta nel mio romanzo. Ecco perché “Angeli sulla punta di uno spillo” è tutt’ora un importante avvertimento!

Oggi la forza della polizia segreta è più realistica che mai nella storia russa. Sta cercando di controllare persino Internet. Ecco: negl’ultimi sette anni quasi tutte le maggiori posizioni nel paese sono state occupate dagli ex ufficiali più importanti del KGB. Il primo partito decisionale viene chiamato dai dissidenti russi contemporanei il KGB-partito. Sostiene segretamente i gruppi fascisti per tenere la gente – che vive giorno per giorno – nel timore e nell’instabilità. Gli avvertimenti del mio romanzo “Angeli sulla punta di uno spillo” si sono realizzati.

8. Se oggi dovesse riscrivere “Angeli sulla punta di uno spillo”, cambierebbe qualcosa nella trama, nelle accuse che muove, nei personaggi che tratteggia?

Una domanda molto buona! Ed è incentrata sul metodo professionale di scrittura, in generale. Non mi piacciono quegli scrittori che non cambiano niente dopo la pubblicazione, nemmeno gli errori. Non il plot ma io ho  sempre corretto o migliorato  i particolari nei miei libri,  da un’edizione ad un’altra. Ci sono otto varianti de “Il  Maestro  e Margherita” e tutte sono state pubblicate, ma l’ultima  è quella definitiva! Quella definitiva scritta in vita dagli scrittori  sarà da considerarsi la copia da pubblicare poi in avvenire.

9. Sta scrivendo qualcosa di nuovo, e se sì, una piccola anticipazione è possibile?

Sono a metà di un nuovo romanzo sarcastico  circa la  vita sudamericana di oggi  e di alcune radici russe poche conosciute e che eppure ci sono. Dopo la mia recente conferenza pubblica a San Francisco una anziana signora  mi ha chiesto: “Qual è il titolo del vostro nuovo romanzo?” Le ho risposto: “Guerra e Pace”. Lei molto seriamente mi ha corretto: “Cambiate il titolo, ragazzo, in ‘Pace e Guerra’,  perché c’è già un film di Hollywood con questo titolo!”

10. Qualche nostalgia per il suo Paese? Qualche rimpianto?

Sì, per la gente che vive in povertà, per il fatto che diversamente dalla Russia occidentale non è pronta per una profonda democrazia. Il poeta russo Lermontov del XIX C. ha detto: “Amo la Russia, ma il mio amore è strano.” Il mio anche.

11. Crede che un giorno ritornerà in Russia?

No, non fino ad ora. È come tornare di nuovo indietro nel mio passato, in quella parte della mia biografia che ho vissuto oramai un quarto di secolo fa. Desiderereste forse tornare in quell’ospedale dove siete nati? I miei libri oggi sono pubblicati in tutto il mondo, e mi piace entrare in contatto coi miei lettori in Italia, per esempio, come con quelli in Russia.

NO OTGrazie infinite per il tempo che mi ha dedicato. I miei più cordiali saluti, augurandoLe il meglio per la sua vita artistica e umana.

Caro Signor Iannozzi, grazie infinite per le sue domande. Sono un po’ dispiaciuto, mi è occorso più tempo di quanto immaginassi per pensare a come rispondere. Ho provato a fare del mio meglio rispondendo alle vostre domande molto interessanti.

* Apparatchiks: uomini di partito, i padroni dei vecchi paesi dell’Est socialista.

Leggi un estratto

Angeli sulla punta di uno spilloJurij Druznikov –  Barbera Editore – 540 pp. – ISBN: 88-7899-064-7 – 8,00 euro

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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