Oriana Fallaci con tutta la rabbia e l’orgoglio di ieri… di oggi

Oriana Fallaci

Con tutta la rabbia
e l’orgoglio di ieri… di oggi

(Firenze, 29 giugno 1929 – Firenze, 15 settembre 2006)

Da Il Corriere della sera, 11 settembre 2002

* Ero a casa, la mia casa è nel centro di Manhattan, e verso le 9 ho avuto la sensazione d’un pericolo che forse non mi avrebbe toccato ma che certo mi riguardava. Sai, la sensazione che si prova alla guerra, anzi in combattimento, quando con ogni poro della pelle senti la pallottola o il razzo che arriva, e tendi le orecchie e gridi a chi ti sta accanto: «Down! Get down! Giù! Buttati giù». L’ho respinta. Non ero mica in Vietnam, mi son detta. Non ero mica in una delle tante e fottutissime guerre che sin dalla Seconda Guerra Mondiale hanno seviziato la mia vita! Ero a New York, perbacco, in un meraviglioso mattino di settembre. L’11 settembre 2001.

* Dalle guerre mi ritenevo vaccinata, e in sostanza lo sono. Niente mi sorprende più. Neanche quando mi arrabbio, neanche quando mi sdegno. Però alle guerre io ho sempre visto la gente che muore ammazzata. Non l’ho mai vista la gente che muore ammazzandosi, buttandosi senza paracadute dalle finestre d’ un ottantesimo o novantesimo o centesimo piano. Hanno continuato a buttarsi finché, una verso le dieci, una verso le dieci e mezzo, le Torri sono crollate e… Sai, con la gente che muore ammazzata, alle guerre io ho sempre visto roba che scoppia. Che crolla perché scoppia, perché esplode a ventaglio. Le due Torri, invece, non sono crollate per questo. La prima è crollata perché è implosa, ha inghiottito sé stessa. La seconda perché s’è fusa, s’è sciolta proprio come se fosse stata un panetto di burro. E tutto è avvenuto, o m’è parso, in un silenzio di tomba. Possibile?

* Una domanda, Santità [Papa Giovanni Paolo II]: è vero che tempo fa Lei chiese ai figli di Allah di perdonare le Crociate fatte dai Suoi predecessori per riprendersi il Santo Sepolcro? Ah, sì? Ma loro Le hanno mai chiesto scusa per il fatto d’esserselo preso? Le hanno mai chiesto scusa per il fatto d’aver soggiogato per oltre sette secoli la cattolicissima penisola iberica, tutto il Portogallo e tre quarti della Spagna, sicché se nel 1490 Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona non si fossero dati una mossa oggi parleremmo tutti arabo? […] Santissimo Padre. In tutto rispetto lei mi ricorda i banchieri ebrei-tedeschi che, sperando di salvarsi, negli Anni Trenta prestavano il denaro a Hitler. E che pochi anni dopo si ritrovarono nei forni crematori.

* Sbaglia chi si consola con le immagini delle poche donne che a Kabul non portano più il burkah e a volto scoperto escono di casa, vanno di nuovo dal dottore, vanno di nuovo a scuola, vanno di nuovo dal parrucchiere. Sbaglia chi si accontenta di vedere i loro mariti che dopo la disfatta dei Talebani si levano la barba come, dopo la caduta di Mussolini, gli italiani si levano il distintivo fascista. Sbaglia perché la barba ricresce e il burkah si rimette. Negli ultimi vent’anni l’Afghanistan è stato un alternarsi di barbe rasate e ricresciute, di burkah tolti e rimessi.

* Secondo me l’America riscatta la plebe. E con la Plebe Riscattata ti rompi sempre le corna. Il fatto è che l’America è un paese speciale, caro mio. Un paese da invidiare, di cui esser gelosi, per cose che non hanno nulla a che fare con la ricchezza, la potenza, la supremazia militare, eccetera. E sai perché? Perché è nata da un bisogno dell’anima, il bisogno d’avere una patria, e dall’idea più sublime che l’Uomo abbia mai concepito: l’idea della Libertà anzi della libertà sposata all’idea di uguaglianza.

* Sono tutti plebei, in America. Bianchi, neri, gialli, marroni, viola. Stupidi, intelligenti, poveri, ricchi. Anzi i più plebei sono proprio i ricchi. Nella maggioranza dei casi, certi piercoli! Rozzi, maleducati. Lo vedi subito che non hanno mai letto Monsignor della Casa, che non hanno mai avuto nulla a che fare con la raffinatezza e il buon gusto e la sophistication. Nonostante i soldi che sprecano nel vestirsi sono così ineleganti che, in paragone, la regina d’Inghilterra sembra chic.

Da Intervista con la storia

* [parlando di Henry Kissinger] […] ogniqualvolta gli rivolgevo una domanda precisa [su se stesso], si irrigidiva e sfuggiva come un’anguilla. Un’anguilla più ghiaccia del ghiaccio. Dio, che uomo di ghiaccio. Per tutta l’intervista non mutò mai quella espressione senza espressione, quello sguardo ironico o duro, e non alterò mai il tono di quella voce monotona, triste, sempre uguale.

* [parlando di Henry Kissinger] Pesava ogni frase fino al milligrammo, non gli scappava nulla che non intendesse dire, e ciò che diceva rientrava sempre nella meccanica di una utilità.

* Poi, un anno dopo, Kissinger divenne segretario di Stato al posto di Rogers. A Stoccolma, gli dettero perfino il premio Nobel per la Pace. Povero Nobel. Povera Pace.

* [parlando di Golda Meir] A mio avviso, anche se non si è affatto d’accordo con lei, con la sua politica, la sua ideologia, non si può far a meno di rispettarla, ammirarla, anzi volerle bene.

* [parlando di Golda Meir] Certo la femminilità è un’opinione, però a me Golda sembrò una femmina in tutto e per tutto. Quel pudore dolce, ad esempio. Quell’ingenuità quasi incredibile e pensare che poteva essere così smaliziata e furba quando nuotava tra i vortici della politica.

* [parlando di Yasser Arafat] Se ci pensi bene, del resto, ti accorgi che la sua fama esplose più per la stampa che per le sue gesta: dall’ombra lo tirarono fuori i giornalisti occidentali e in particolare americani, sempre bravissimi nell’inventar personaggi o montarli. […] Della resistenza palestinese è davvero un artefice, o uno degli artefici, e uno stratega. O uno degli strateghi. Il portavoce di Al Fatah lo fa per davvero a Mosca. A Rabat e al Cairo ci va per davvero. Ma ciò non significa, tantomento significava, che egli fosse il leader dei palestinesi in guerra. E, comunque, fra tutti i palestinesi che incontrai, Arafat resta quello che mi impressionò meno di tutti.
O dovrei dire quello che mi piacque meno di tutti? Una cosa è certa: egli non è un uomo nato per piacere. È un uomo nato per irritare. Avvertire simpatia per lui è difficile. Anzitutto per il silenzioso rifiuto che oppone a chiunque tenti un approcio umano: la sua cordialità è superficiale, la sua gentilezza è formale, e un nulla basta a renderlo ostile, freddo, arrogante. Si scalda solo quando si arrabbia.

* A mio parere, in un’intervista, non sono le domande che contano ma le risposte. Se una persona ha talento, puoi chiederle la cosa più banale del mondo: ti risponderà sempre in modo brillante e profondo. Se una persona è mediocre, puoi porle la domanda più acuta del mondo: ti risponderà sempre in modo mediocre.

* [parlando di Yasser Arafat] Egli reagì [all’intervista] quasi sempre con discorsi allusivi o evasivi, giri di frase che non contenevano nulla fuorché la sua intransigenza retorica, il suo costante timore di non persuadermi. E nessuna volontà di considerare, sia pure in un gioco dialettico, il punto di vista altrui. Né basta osservare come l’incontro tra un arabo che crede alla guerra e un’europea che non ci crede più sia un incontro immensamente difficile. Anche perché quest’ultima resta imbevuta del suo cristianesimo, del suo odio per l’odio, e l’altro invece resta infagottato dentro la sua legge dell’occhio-per-occhio-dente-per-dente: epitome di ogni orgoglio.

* [parlando di Pietro Nenni] Sarebbe stato uno splendido presidente delle Repubblica, e ci avrebbe fatto bene averlo al Quirinale. Ma non glielo permisero, non ce lo permisero. I suoi amici prima ancora dei suoi nemici.

* [parlando di Giulio Andreotti] Lui parlava con la sua voce lenta, educata, da confessore che ti impartisce la penitenza di cinque Pater, cinque Salve Regina, dieci Requiem Aeternam, e io avvertivo un disagio cui non riuscivo a dar nome. Poi, d’un tratto, compresi che non era disagio. Era paura. Quest’uomo mi faceva paura. Ma perché?

* [parlando di Giulio Andreotti] A chi fa paura un malatino, a chi fa paura una tartaruga? A chi fanno male? Solo più tardi, molto tardi, realizzai che la paura mi veniva proprio da queste cose: dalla forza che si nascondeva dietro queste cose. Il vero potere non ha bisogno di tracotanza, barba lunga, vocione che abbaia. Il vero potere ti strozza con nastri di seta, garbo, intelligenza.

* [parlando di Giulio Andreotti] L’intelligenza, perbacco se ne aveva. Al punto di potersi permettere il lusso di non esibirla. A ogni domanda sgusciava via come un pesce, si arrotolava in mille giravolte, spirali, quindi tornava per offrirti un discorso modesto e pieno di concretezza. Il suo humor era sottile, perfido come bucature di spillo. Lì per lì non le sentivi le bucature ma dopo zampillavano sangue e ti facevano male.

* Ciò che ogni creatura degna d’esser nata dovrebbe cercare non esiste. È un sogno che si chiama Libertà, che si chiama Giustizia. E piangendo bestemmiando soffrendo noi possiamo solo rincorrerlo dicendo a noi stessi che quando una cosa non esiste la si inventa. Non abbiamo fatto lo stesso con Dio? Non è forse il destino degli uomini quello di inventare ciò che non esiste e battersi per un sogno?

* La natura umana è così inesplicabile, ciò che divide il bene dal male è un filo talmente sottile, talmente invisibile. Non dissi nulla e pensai che, a volte, quel filo si spezza tra le tue mani mischiando il bene e il male in un mistero che ti smarrisce. In quel mistero, non osi NO OTpiù giudicare un uomo.

* [Parlando di Giorgio Amendola] V’era in quell’omaccione burbero, sanguigno, sassosso, una delicatezza quasi femminile. (BUR 1977, p. 314)

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Oriana Fallaci con tutta la rabbia e l’orgoglio di ieri… di oggi

  1. vany ha detto:

    Oriana, come non ricordarla :

    “Sono stupendi perchè sono liberi,ribelli,fuorilegge,
    perchè è finita l’angoscia dell’attesa,non è incomin-
    ciata la malinconia del declino,perchè siamo lucidi
    finalmente a trent’anni.Se siamo religiosi,siamo re-
    ligiosi convinti se siamo atei, siamo atei convinti.
    Se siamo dubbiosi,siamo dubbiosi senza vergogna.
    E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi
    siamo giovani,non temiamo i rimproveri degli adulti
    perché anche noi siamo adulti.Non temiamo il peccato
    perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista,
    non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto
    che la disubbidienza è nobile.Non temiamo la punizione
    perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male
    ad amarci se ci incontriamo ad abbandonarci se ci
    perdiamo,i conti non dobbiamo più farli con la maestra
    di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio
    santo.Li facciamo con noi stessi e basta,col nostro
    dolore da grandi.E’ viva ogni nostra gioia,è viva ogni
    nostra pena ,si ride e si piange come non ci riuscirà
    mai più,si pensa e si capisce come non ci riuscirà
    mai più.(da “Se il sole muore”)
    Bye ♥ vany

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Per me Oriana Fallaci è da divdidere secondo due periodi; il primo che si spinge fino al 1990 circa e il secondo che va dal 1990 sino al 2006, che è quello della rabbia e l’orgoglio. Devo dire che preferisco la Oriana Fallaci del primo periodo. Devo però ammettere che su alcune cose la Fallaci non aveva torto e che il fondamentalismo rischia davvero di farci fuori a tutti in un modo o nell’altro.

    Il problema sono le religioni e non tanto gli islamici. E’ una guerra vecchia che si protrae da centinaia di anni. Prima o poi le religioni ci faranno secchi a tutti. E’ solo questione di tempo perché islamismo e cattolicesimo, due tra le più pericolose fedi al mondo, annientino l’umanità così come la conosciamo. La Fallaci del secondo periodo dimentica di dire tutte le immani crudeltà che si sono fatte nel nome del cattolicesimo. Se mi metto a contare i crimini commessi da islamici e cattolici non mi basterebbe la vita di Matusalemme, questo per dire che le due religioni che sono secoli che si scontrano nel nome di un “dio” hanno ammazzato senza tregua. Un giorno o l’altro verrà la fine. La mia opinione rimane sempre uguale a quella di Bertrand Russell, premio Nobel, che ha guardato al mondo e alla pericolosità delle religioni come nessun altro ha avuto il coraggio e l’intelligenza di fare.

    orsetto di VaNY

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