Mafie editoriali e scrittori mafiosetti. La cultura di massa e il giornalismo in pasto ai principianti

Mafie editoriali e scrittori mafiosetti

La cultura di massa e il giornalismo in pasto ai principianti

di Iannozzi Giuseppe

Giuseppe Genna

Il critico ha il dovere di tagliare via i rami secchi, vecchi, morti. L’editoria è purtroppo piena di autori portati avanti perché amici di Tizio e di Caio. Antonio Moresco è una lagna, piange sempre su sé stesso, del tempo passato, delle donnine che non ha potuto avere: è sempre questa la lagna che porta avanti in migliaia di pagine. Valore letterario meno di zero. Non basta una combriccola formata da uno scrittore di fantascienza (Valerio Evangelisti) e da un thrillerista (Giuseppe Genna) per dar credito a Moresco scrittore. E’ uno che usa la penna, ma il valore di quello che scrive è il lamento d’un sessantenne che non si dà pace di essere un sessantenne punto e basta. Moresco è stato peraltro aspramente e giustamente rimproverato dal grande e compianto Nico Orengo nonché dallo stesso Aldo Busi. Per cui io, volendo, sono l’ultima ruota del carro che dice ad Antonio Moresco di lasciar perdere, perché tanto i suoi libracci, se è fortunato, finiscono o nei remainders o direttamente al macero.

La Avallone non sa proprio scrivere. Proprio per niente. Ci sono così tanti errori spazio-temporali, così tanti strafalcioni, che viene da chiedersi: ma Dacia Maraini lo ha davvero letto “Acciaio” per pubblicizzarlo a questo modo? No, non l’ha letto. Ha letto la scheda editoriale che le hanno passato in Rizzoli, che è anche la sua casa editrice. In Dacia Maraini vedo una persona colta, molto: il suo errore è stato di non aver letto il libro, altrimenti si sarebbe di sicuro accorta degli errori enormi che ci sono e che un qualsiasi maestro (anche solo delle scuole medie inferiori) casserebbe senza esitazione alcuna. Siamo di fronte a un prodotto commerciale. Null’altro. Un prodotto portato avanti da mafiette editoriali.

Tiziano Scarpa: chiunque abbia letto il suo “Kamikaze d’Occidente” sa di che parlo. E’ il più infelice dei sédicenti scrittori. Il suo “Stabat Mater” resterà nella storia del premio Strega come il più brutto romanzo mai premiato. Premiato? Sono quattro anni che Mondadori – grazie al monopolio culturale, grazie alle leggi ad aziendam, grazie allo strapotere editoriale – si prende lo Strega e se lo porta a casa.

Credere oggi nei premi letterari non è possibile: sono in mano alle mafiette editoriali, ai club, ai radical chic, agli editori (molto più di ieri). Non viene premiato il talento né la Letteratura. Tutto si riduce a uno squallido gioco politico, per cui meglio non riceverli certi premi oggi come oggi, perché risultano essere solo dei marchi di infamia. Di sédicenti scrittori, poi per fortuna scomparsi nel nulla, siamo pieni: da Lara Cardella a Melissa P., etc. etc. Per loro l’oblio. Sono stati una moda. Adesso la moda è quella della Avallone. Resterà? No, ci metto entrambe le mani sul fuoco sin da adesso.

Uno scrittore che recensisce un altro scrittore è poi solo un marchettaro. Tutti si danno le pacche sulle spalle quando non sul culo per poi urlare in maniera più che mai pomposa, “Hai scritto un capolavoro”; e di rimando, “No, non è vero, sei tu ad averlo scritto un capolavoro”; e via di questo passo.

L’ultima infelice fatica di Emanuele Trevi: una porcata, e sto già usando un eufemismo per dire del guazzabuglio che è “Il libro della gioia perpetua”. E’ già nei remainders, pile su pile, tutte copie manco aperte. E che dire di Antonio Pennacchi? Si sta investendo in una pubblicità abnorme, ma il libro non vende, non c’è niente da fare: non vende perché chi lo ha letto ha detto e ha detto la verità, è scrittura di una scimmia che non sa manco lei dove andar a parare. Altro che saga familiare. Pennacchi non è né Mark TwainWilliam Faulkner, per cui il “Canale Mussolini” è una prosa asettica, noiosa, priva di qualsivoglia significato.

Chi recensisce e come si pone di fronte al testo

Al giornalista arriva la copia del libro unitamente a una “scheda editoriale”.
Il critico ha due possibilità:

– o legge il libro e poi scrive la recensione;
– o legge la scheda editoriale che accompagna il libro e basandosi su questa fa la critica.

La più parte dei (sédicenti) critici operano sulle schede editoriali, i libri non li considerano quasi mai. Ciò che più importa è l’editore. L’autore è un accessorio. Il critico che scrive di un autore utilizzando la scheda editoriale in realtà fa pubblicità al gruppo editoriale, mai all’autore: ecco il motivo per cui sulle riviste è difficile se non impossibile trovare delle recensioni critiche. La critica è stata ridotta a qualcosa di ben peggiore d’un lavoretto fatto in catena di montaggio.

C’è inoltre da sottolineare che la gente non legge, per cui difficile che un sédicente critico venga smentito per aver detto delle castronerie in merito a un testo. La gente legge poco e i pochi che acquistano libri non li leggono. Il libro è per i più un oggetto da mettere in esposizione, in libreria sin tanto che il titolo è pubblicizzato sui mass media, dopodiché viene o buttato in cantina o nel migliore dei casi dato ai remainders che acquistano libri usati.

Nel Terzo Mondo – che l’abbiamo creato noi occidentali con il colonialismo, diciamoci la verità – chi ha accesso alla cultura è molto più avanti di un italiano medio. Se tutti, se veramente tutti, avessero accesso alla cultura nel Terzo Mondo, questo potrebbe mettere sotto il mondo occidentale, non dico in quattro e quattr’otto ma nel giro di cinquanta anni sì. Un esempio banale e attuale: la Cina. Ieri era meno di niente. Nel giro di pochi decenni è diventata la seconda potenza mondiale, lasciando indietro il Giappone, oggi al terzo posto. Nessuno nega che c’è tanta merda che viene prodotta in Cina; e però bisogna prender atto che non c’è solamente questa, ci sono anche attività che lavorano bene, così tanto bene che volenti o nolenti oramai del made in China non possiamo più farne a meno, Stati Uniti in testa. Avete idea di quanti autori orientali sono pubblicati oggi in Italia e nel mondo? E tutti vendono piuttosto bene, in alcuni casi ci troviamo di fronte a romanzi che sono vera e propria Letteratura di stile e di sostanza.

In Italia si va avanti grazie alle mafie editoriali, per cui gli scrittori si recensiscono fra di loro. Non ci sarebbe niente di male in questo se solo gli scrittori fossero un minimo critici. Non lo sono invece. Uno scrittore che recensisce un altro scrittore ne dice tutto il bene possibile, mentendo e sapendo di mentire; a nessuno rimorde la coscienza, per il semplice fatto che quella che loro fanno andare avanti è un mafia editoriale, cioè l’azienda che li ha sotto contratto.

NO OT
Oggi non si è capaci di riconoscere un Capolavoro da una puttanata. Dirò di più: la puttanata viene spacciata per capolavorissimo, in perfetto stile berlusconiano. I giornalisti sono costretti ad abbandonare le redazioni dei giornali. A questo punto siamo arrivati… chiaro che la figura dell’intellettuale è stata sostituita dagli showmen.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Mafie editoriali e scrittori mafiosetti. La cultura di massa e il giornalismo in pasto ai principianti

  1. Felice Muolo ha detto:

    Che tristezza.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    In parte questo discorso, tu lo conosci, caro Felice. Io per principio non recensisco NESSUN AUTORE se non ho letto prima il libro. Le schede editoriali finiscono nel cestino dei rifiuti. Non me ne frega niente delle schede editoriali. Il critico legge il libro se è un critico onesto. Se poi è anche un bravo critico tutto di guadagnato.

    Oggi il 99% recensisce partendo dalla scheda editoriale, per fare un favore all’editore.

    Non dico nulla di nuovo e che non si sapesse già. Tuttavia fa bene ricordarle certe cose.

    L’ho segnalata su FB, ma fa piacere segnalare di nuovo anche qui perché il tuo libro vale e molto anche. Ci metto le mani, entrambe, sul fuoco che così è:

    https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2010/06/14/felice-muolo-quattro-stracci-una-rupia-e-una-bambola-di-cartapesta/

    Ho visto che sei su LPELS grazie all’intervento di Stefania Nardini, grandissima persona. Vorrei poter lasciar detto che sei un grande, in qualità di persona e di scrittore, perché se non si è umani non si è punto e basta; tuttavia ho pestato i calli a qualcuno per cui i miei commenti su LPELS vengono cassati. Sai, dire contro Radio Vaticana e le sue antenne ha fatto inalberare chi sappiamo, facciamo pure nomi cognomi e titolo, Don Fabrizio Centofanti. E da bravo cattolico mi ha dato un calcio in culo. Così è la vita.

    Con tanta stima e amicizia

    beppe

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