La Mondadori la difende Marina Berlusconi ma soprattutto i “suoi” gorilla di Troia

La Mondadori la difende Marina Berlusconi
ma soprattutto i “suoi” gorilla di Troia

di Iannozzi Giuseppe

tipico esemplare di gorilla di Troia

La Mondadori capitanata da Marina Berlusconi comincia ad avere paura e tanta anche.
Interrogata da Daniela Manca, sulle colonne del Corriere della Sera, Marina Berlusconi si dice vittima di un attacco politico. Le viene fatto notare che ha chiuso un contenzioso fiscale grazie a una leggina. La figlia di Berlusconi risponde: “…Chiudiamo un contenzioso fiscale che ci trasciniamo dietro da vent’anni. Ma le pare normale? E questo nonostante ben due sentenze, di primo e secondo grado, ci abbiano dato ragione sancendo la totale correttezza dei nostri comportamenti. Sa che cosa significano tempi così lunghi e incognite così grandi per un’azienda?”. Ma noi sappiamo che manca il terzo grado di appello e che il contenzioso fiscale non è affatto chiuso, essendo che l’azienda ha usufruito di una legge ad aziendam, di una legge che ha favorito solamente la Mondadori di Segrate a discapito di tutta l’altra editoria che eppur c’è e che non è (ancora) nelle mani della famiglia Berlusconi.

Le viene fatto poi notare che si è parlato di un provvedimento ad aziendam. Marina risponde piccata ma nemmeno poi troppo, cercando indarno di risultare simpatica: “Macché. Il latinismo è orribile, ma visto che lo usano tutti lo faccio anche io: non legge ad aziendam, ma ad aziendas, perché è una norma che restituisce certezze a tutto il sistema delle imprese. Se le leggi, come in questo caso, sono sacrosante, che cosa si vorrebbe, che le nostre aziende non le utilizzassero solo perché fanno capo alla famiglia Berlusconi? Questo sì che è il vero conflitto di interesse, quello all’incontrario. Ma lo sanno che il nostro gruppo negli ultimi 15 anni ha pagato 2,2 milioni di euro al giorno, dico al giorno, fra imposte e contributi?”. Si lamenta, manco la Mondadori contasse  tra i suoi addetti soltanto quattro  buffi puffi, un Grande Puffo, un maldestro Gargamella e un rompiscatole Quattrocchi.

Marina Berlusconi la spara poi grossa di brutto: “Mondadori è un gruppo editoriale libero, fatto di grandi professionisti, che ha il rispetto più assoluto della libertà di espressione dei suoi autori, che non ha mai censurato una parola a nessuno”. Mondadori/Einaudi ha censurato “Il Quaderno” di José Saramago, perché l’autore parlava di Silvio Berlusconi con toni non elogiativi bensì critici, riportando fatterelli e fattacci peraltro apparsi sulle colonne della stampa italiana e internazionale, spesse volte in prima pagina sollevando in politica, e non solo, casini della madonna.

Mondadori/Einaudi dunque non si può considerare un editore liberale. Ovviamente tutti quegli autori – che fanno finta di essere di sinistra se non addirittura anarchici – oggi baciano i piedi (e non solo quelli) alla famiglia Berlusconi.

Marina Berlusconi continua a parlare, a straparlare anche e soprattutto: per lei la Mondadori, che la famiglia Berlusconi si è presa circa venti anni or sono, sarebbe un esempio di franchezza. La figlia del Silvietto nazionale arriva al punto di asserire che “le scelte si fanno basandosi esclusivamente su valutazioni editoriali, qualitative e professionali”. Tutto molto chiaro, ecco perché si è pensato bene di censurare Saramago. L’atto di volontà di censurare le idee del Premio Nobel per Letteratura José Saramago, la presidente della Mondadori lo definisce “essere imprenditori della cultura”, partecipando “alla circolazione delle idee, naturalmente stando sempre attenti ai conti”.

Berlusconi coltiverebbe poi il sogno di far piazza pulita in Mondadori, in pratica di sbattere fuori gli scrittori di sinistra dalla “sua” casa editrice. Questa sì, è una barzelletta, una chiacchiera che l’inesperta Michela Murgia ha esploso per l’ennesima volta, provocando fastidio uguale a quello d’un petardo contro il culo d’un Minotauro. La presidente non è donna stupida:  gli uomini-zerbino – che in pubblico proclamano di essere di sinistra e di fare i gorilla di Troia dall’interno -, lei non li sbatte in mezzo alla polvere e alla sabbia, perlomeno non sino a quando continueranno a esserci dei boccaloni disposti a piegarsi a novanta gradi e a ricevere le loro immani falsità dritte sù per il sedere.
Marina Berlusconi parla poi dell’Einaudi: “Ma secondo lei, quando abbiamo rilevato un’Einaudi in gravi difficoltà, non conoscevamo quello che ha sempre rappresentato per la sinistra italiana? E qualcuno può dire che abbiamo mai cercato di snaturare quelle che sono la storia e la tradizione dell’Einaudi?”. Basta prendere in mano il catalogo di oggi dell’Einaudi: l’Einaudi non è più quella di Luigi Einaudi, è sol più una altra ramificazione dello stile mondadoriano/berlusconiano.

Vito Mancuso lo liquida in quattro e quattr’otto. In fondo a lei, che è la presidente, dei turbamenti del teologo non gliene potrebbe fregar di meno. L’affondo è invece per De Benedetti: “L’ingegner De Benedetti predica bene ma razzola male, anzi malissimo. Vuole un esempio concreto? Si presenta come il paladino della libertà di stampa, il campione dell’informazione senza bavaglio, e poi abbiamo visto tutti come Repubblica, pochi giorni fa, ha dato la notizia delle sanzioni Consob per l’insider trading in famiglia”.
Le viene poi fatto notare che lei Marina Berlusconi è azionista coinvolta ne “Il Giornale” con a capo Vittorio Feltri, uomissimo di Silvietto: “Io non faccio il tifo per un certo modo di fare informazione, a prescindere dai protagonisti. Ma qualcuno mi deve spiegare perché quando i giornali mettevano sotto processo, in modo davvero vergognoso, la vita privata di mio padre, sentivo solo grandi applausi alla libera stampa che non si ferma davanti a nessuno e che è il sale della democrazia. Quando invece si chiedono, legittimamente, dei chiarimenti su vicende che private non sono, perché ci sono di mezzo i beni di un partito, ecco che si grida al complotto, addirittura alla ‘lapidazione islamica’”. Alla faccia della libertà editoriale!  La figlia di Berlusconi ha un concetto davvero ben strano di “editoria liberale”, a dir poco solipsistico, e però politico in maniera quantomeno evidente e pacchiana. La figlia di Berlusconi attacca dunque Gianfranco Fini, restando ben trincerata nel suo ufficio di presidente della Mondadori, sicura di poter sempre far affidamento sù gli uomissimi portati in posizioni di potere dal padre Silvio: “Fini, che è un oratore molto abile, in questo caso forse avrebbe dovuto scegliere i termini con maggior cura: fra i due, quello che in fatto di ideologie assolutiste può vantare innegabili frequentazioni è di sicuro lui. Mio padre, con la sua discesa in campo, ha portato in questo Paese una vera e propria ventata di libertà e ha giustamente inserito nel gioco democratico proprio Fini e i suoi compagni. Mio padre ha subito molte ingiustizie, e molto grandi. Ma si è sempre comportato nello stesso modo: reagire, andare oltre, costruire e guardare avanti”.

Tirando le somme, Marina Berlusconi può far sogni felici: i gorilla di Troia – che proprio in questo momento, dall’interno, si stanno adoperando come bestie malnate per scardinare il sistema berlusconiano – sono tutti a culo scoperto; e, ahinoi, tutti noi abbiamo potuto vedergli il buco del culo bene in fondo, e non c’è traccia alcuna di un’anima né d’una coscienza, c’è solamente un buio infernale senza fine.

NO OTTuttavia la presidente farebbe bene a preoccuparsi: ieri si compravano gli autori della scuderia Mondadori/Berlusconi quasi a cuor leggero, oggi non più perché adesso il popolo è informato ed è libero di pensare e di farsi i suoi conti.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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