Senza futuro – Attacco Nucleare

contenuti esplicitiI.

“No”, sussurrato in un perso fiato
“No, lui è un tesoro”

Dimenticato l’impegno, andata è la memoria
Dove non so
Né immagino
Ma il vento che s’alza in tormento
Mentre si spegne il sole nel cieco orizzonte
Fa da assurdo monito al secco pianto affogato in un deserto

Iniziato lontano quel viaggio
Il ritorno non è stato un fatto acquisito

“No, non è stato detto che…”
Sospeso lo spazio chiuso nell’interno di sé
Viaggianti stelle partoriscono l’Infinito
E la tomba di Noi è questo viaggio senza meta
Mare di colori, di sangue in cielo e in terra
Non il poeta sa spiegare
Non il saggio di cent’anni passo dopo passo avanza
E le masse in rivolta gridano “Rivoluzione d’Ottobre!”
Se sia scherzo o inganno lavato nel sangue
Seppellito nella storia
Questo lo ignoro

Si suicida nel suo fiore la bella Monna Lisa
Scontando la pena del ritratto
Ingoiato il seme degli uomini, senza sapore
Dipinti gli occhi sembrano danzare mute storie
Scritte sulle enigmatiche labbra

Il mestruo, maschera dell’arte spaziale non trova pace
Nell’incanto di chi dice e non dice
E là, davanti a lei, se ne sta smarrito
Contando primavere di sogni sbiaditi
Tenendo il conto delle aporie
E con la mente danzando un tango
Perché lei era tutto
Ma anche il niente
La sofferta gioia d’un sospiro
E una lacrima per credere nella vita
Tutto s’è perso in una nube d’incertezza
Ma non lei, non lei
Madre d’un figlio del futuro che mai vedrà
E che solo Dio conoscerà quando l’uomo più non sarà

Ecco, il mondo è asfalto e cemento nei giardini di pietra
Una musica elettrica si spande per l’aere
E intanto esplode il cervello in un conato di vomito di paranoie
Immagini per pistole a salve puntate contro la libertà
La piazza che esplode
Non osa credere che l’uomo è terra, è cenere
E tu che ne sai d’un campo di grano?
Tu che ne sai?

Una donna t’amava
Un uomo tutto sapeva sepolto nella sua scienza
Impazziva nell’orgasmo del Domani
Figurandosi Maestro violentando Margherita lolita
Sempre così è stato, stronzo Adamo

La speranza è andata
La fede persa
Si sapeva che lui è un tesoro
E che mai un altro potrà sostituirne il cuore atomico esploso
Quel diavolo d’un giorno a Hiroshima

II.

Vergini le saffiche lenzuola con lui addormentato accanto
La bocca muta non scuce parole
Impegnata a valutare il valore del sapore
Dell’amore
Di quel seme inghiottito dal membro
Che quasi l’ha soffocata mentre pregava la Santa Maria Madre di Dio
Il sudore scende galoppando lungo le natiche di lui
E lei nello specchio si consuma in un abbraccio palpandosi i seni
Sorridendo al di là del riflesso

Soffia il muto vento nell’arido ventre di rabbia gonfio
E lo stomaco un subbuglio di fedi andate nell’acido di troppo affanno
Rimescolate s’inghiottono nel nulla

E lui dalle stracche membra riposa
Non ti sogna però sua sposa

III.

Che bella invenzione, l’uomo sulla Luna!
Sorride stanco di giovanile vecchiaia lo spazio
E l’urlo umano si suicida nella Crocifissione per un’altra Terra
Mentre Zeus grida un fulmine di morte
E Onan sparge il seme sulla sterilità di questa Odissea
Ben sapendo che il niente amato fertilizzato sempre tale rimarrà

IV.

Il corpo non riposa nelle sue protesi di poesia
Ha comprato il giornale
Senza intenzione di farsi altro male
E spento rimane accanto al portacenere invaso di mille spente cicche
Quando il sole già è alto e Apollo ne canta la canzone della Fine

Sanno le campane il bronzeo suono
Per le masse accalcate nei drammi quotidiani
Lodano la Croce sulla Luna
Aspettando indarno un umano Redentore
Che abbia le mani in pasta e sia un poco ubriaco
Perché con lui si possa discutere senza troppi miracoli inventati di sana pianta

V.

L’ha preso un’altra volta in culo
Senza ridere né piangere, questa l’ebbrezza
Di chi ha già tutto visto e meraviglia nel mondo non trova
Se non nel miracolo della Morte tanto simile al parto
Che vide il primo uomo solo con sé stesso e la sua voce
E la sua tomba eterna esposta ai venti dell’Infinito

VI.

No, non mi hai sorpreso
Come avresti potuto?
Come vedi, qui tutto uguale
Come dire che sembra proprio quello che sembra
Le immagini raccolte al mattino sulla retina
Ormai dovresti saperlo che portano il disincanto
Perché quando uno non crede più in nulla
Manifesta comunque fede nel nichilismo

No, non mi hai sorpreso alle spalle ora
Anche la sicurezza che il nulla è sempre uguale a sé stesso scema
E tu, scema, adorata bella Madonna, Monna Lisa, mi dici che non capisco
Quando invece ti so davanti a me come l’ultima volta
Sempre bella, sempre immutata nella tua crudeltà di specchiarti nel mio sonno
Mai pesante, mai troppo vicino all’Oblio
Come se,
come se avessero mandato in coma
con un colpo di grimaldello il cervello

Tu ridi, sorridi
Forse piangi
E questo non lo posso sopportare
Mi fa sentire vivo e questa dimenticata sensazione la odio
Con forza uguale a quell’orgasmo che insieme consumammo
Fingendoci saffiche vestali perché la storia si ripetesse nel Futuro

Ora che le lancette annegano nel caffè del mattino
E la bocca saggia la tua simile a sudario di sciupate promesse
La mano si spinge a toccare la femminilità che non c’è
E il vizio accende un’altra sigaretta infrangendo il voto di castità
Ricordi?
Ah, già! La memoria non ci appartiene più
Forse è il caso che mi passi il giornale
Così vanno le cose, non è colpa di nessuno se la rivoluzione è fallita
Giocando coi tuoi seni, imbottendo il tuo grembo con l’uomo che non verrà

Tu piangi, forse sorridi

E questo mi fa star bene
Perché conferma che immutato è il mio scheletro seppellito nella tomba
E l’Infinito e l’Eternità riposano accanto a me in un’orgia di fantasmi

VII.

Questo viaggio non ha fine
E neanche inizio

Ce lo portiamo appresso per noia
Per stanchezza

VIII.

Sapessi quanto sono stanco
Di sapere che là in fondo è uguale a il dentro sepolto in me!

Il viaggio fu follia
Cercare nuovi mondi si è rivelato un fallimento
Sarei dovuto restare fermo e far del tuo grembo cuscino e tomba
Invece di spingermi tanto lontano per scoprire d’esser sempre stato fermo in te!

IX.

Sono stato giovane e vecchio per troppo tempo
Sfacciato, ho portato avanti inutile rivoluzioni
Esplorando i cieli della coscienza e dell’incoscienza
Spingendomi oltre l’impossibile sempre credendo che non era il caso
L’ho fatto con la sola forza delle mille contraddizioni covate dentro
Partorendo il pomo della discordia
per forgiare anello per UNA sposa perduta, puttana quanto me
Se non di più
E sol mi resta questa fredda terra di spazi vuoti, sepolte carcasse di amici e nemici
Perché non uno è più cosa viva
che possa sbadigliare o ruttare addosso a me suo dissenso

Sono stato giovane
e ho creduto nelle guerre, unica soluzione di pace
Sono stato vecchio
e ho creduto nelle rivoluzioni, unica marcia verso il futuro
Sono stato quel che sono stato e niente è cambiato
Ma poi anche il niente, unica certezza, ha mostrato maschera da bestiario

Non era previsto che finisse così
I morti hanno sollevato il loro grido mentre io perso viaggiavo lo spazio insondato
E hanno lastricato le strade di bandiere pagate con l’abitudine della corruzione

I ceppi hanno legato le mie mani macchiate d’innocenza
E mio figlio nato morto mi ha accusato di non esser dalla sua parte
Eruttando invettive da manicomio usurpando il letto e la mente di sua madre
Di sua madre
Di quella donna che mai fu mia sposa e che disegnò una coscienza alla Morte
A MIA IMMAGINE E SOMIGLIANZA

Chi può spiegare all’Innocente che lo spazio ha invaso il suo spazio corporale?
Chi può spiegare al Colpevole che si è perso nell’innocenza?

Non io

X.

Sono ancora qui appeso a mirare le stelle polverizzarsi dentro e fuori di me
E grido: c’è qualcuno laggiù oltre il muro dell’indifferenza?

Qualcuno ascolta, ma non è Dio

XI.

Esploso il cervello, lo spazio interno ed esterno
Comprendo alla fine che non esiste nemmeno il niente e il doponiente

XII.

“No”, diceva lei
“Lui è un tesoro. Non ne troverò mai un altro uguale”
Oh, lei lo diceva davvero!
Ma siamo tutti uguali, profondamente insani, malati dentro e fuori
E lei era la malattia che i viaggiatori amano prendere a ogni porto interstellare

Non tornerò indietro a recitare la parte della scimmia
Non tornerò a baciare il suo sorriso per asciugare le nostre lacrime nell’amplesso
Non stringerò il figlio nato morto per dargli il mio nome e tradurlo nel Futuro
Non obbedirò alla moralità che si richiede a un buon padre di famiglia

Non produrrò più il niente, solo bestemmierò il doponiente
Mi costringerò a rimanere appeso senza ambizione alcuna
Accecherò gli occhi, ma non servirà
Spegnerò la mente, ma non servirà
Non morirò, ma non servirà a niente
Non vivrò, ma non servirà a niente
Perché il niente sarà sempre più forte della mia spenta volontà

Nutrire fede nel niente – dimostrazione di religiosità
E lo spazio non è poi così infinito come ti illude quando il viaggio è finito
E il ritorno non è ammissibile né il libero arbitrio

XIII.

Non siamo morti
Non siamo vivi
Non siamo oltre la Vita e la Morte
Non siamo in mezzo all’esistere e al non esistere
Non siamo ed è già peso troppo vero da sopportare
Perché dimostra l’irrealtà che non siamo quando siamo ancora Noi
Noi in viaggio e fermi
Noi dimostrazione dell’Incoerenza
Noi sublimazione della Contraddizione Universale

Noi, noi non abbiamo futuro

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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9 risposte a Senza futuro – Attacco Nucleare

  1. vany ha detto:

    Ogni uomo è stato un bambino –
    Pensate – un bel bambino.
    Ora ha i baffi, la barba,
    il naso rosso, si sgarba
    per nulla… Ed era grazioso
    ridente arioso
    come una nube nel cielo turchino.

    Ogni uomo è stato un monello –
    Pensate – un libero uccello
    tra alberi case colori.
    Ora è solo un signore
    Fra tanti signori,
    e non vola,
    e non sbaglia la scuola.
    Sa tutto e si consola
    con una vecchia parola
    “IO SONO”.

    Chi è ?
    Ditelo voi, bambini ignari,
    che camminate con un sol piede sui binari,
    e scrivete “abbasso tutti
    gli uomini brutti”
    col gesso e col carbone
    sul muro del cantone.
    Ditelo voi, bambini, EGLI è…

    “…un gallo chioccio che fa coccodè !”

    *Alfonso Gatto*

    Buonanotte e tante leKkatine ♥ vany

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  2. vany ha detto:

    Bacio ♥ vany

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Uffa!
    Che c’entra adesso Alfonso Gatto con quello che ho scritto?

    Qualche volta mi farebbe piacere esser letto. Forse chiedo troppo. 😦

    Vabbe’…

    notte e lekkatine

    orsetto

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  4. vany ha detto:

    Non è che chiedi troppo, io ti leggo spesso e tanto, ma a volte ti trovo demenziale xcui
    preferirei non essere connessa perché poi ti dico che sei peso e non sta bene.
    ♥ vany

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  5. vany ha detto:

    E non fare sempre il permaloso…:)

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  6. Angelika ha detto:

    Come sai essere biricchino tu, nessuno mai, mio adorato Beppuccio..hihihihi
    Mi hai insegnato tu la fine non è scritta da nessuna parte, siamo noi, con la nostra fantasia, a volte burlesca e malandrina come la tua:-)))), a scrivere la storia. Non c’e’ bisogno che ti vesti da santarello, perche’ so bene che sotto sotto covi sempre pensiero pizzicosi e barbonciosi:-)))))))))) ma è proprio questo che mi piace da impazzire di te, questo tuo essere UNO, UNO SOLTANTO. Vieni a salvarmi tu, mio carissimo tesoro..vieni, presto presto…
    Un bacio, a te..senza fineeeeeeeeeeeeee^___^
    Tua, infinitissimamente…Karamella…

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  7. cristina bove ha detto:

    “Non siamo morti
    Non siamo vivi
    Non siamo oltre la Vita e la Morte
    Non siamo in mezzo all’esistere e al non esistere
    Non siamo ed è già peso troppo vero da sopportare
    Perché dimostra l’irrealtà che non siamo quando siamo ancora Noi
    Noi in viaggio e fermi
    Noi dimostrazione dell’Incoerenza
    Noi sublimazione della Contraddizione Universale

    Noi, noi non abbiamo futuro”

    un notevole epilogo poetico!
    ciao

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Come hai ben arguito, sono arrabbiato. Anzi arrabbiatissimo. Dire a me che sono King Lear demenziale è una cosa che non tollero proprio, soprattutto dal mio agnellino bello e buono.

    Questa è la polaroid istantanea di come mi sento in questo momento per le tue parole. 😀

    Non credo tu conosca il movimento letterario dellì'avantpop, in ogni caso c'è anche una nota con dei link utili su Wikipedia

    http://it.wikipedia.org/wiki/Avantpop

    Non dico che Senza Futuro – Attacco Nucleare sia una prosa poetica perfetta, non ho questa presunzione. Certamente non è niente di classico, essendo che è avantpop, movimento letterario che si è imposto soprattutto in America a partire dagli anni Novanta. SI parla dunque di avanguardia letteraria.

    Ma io ho anche il sospetto che tu non l'abbia letto, non per intero comunque. :-)))

    E' una sorta di Odissea in chiave modera, di un uomo che parte dalla Terra per andare in cerca di mondi sconosciuti e che facendo ritorno a casa scopre che la Terra è stata devastata dalla Guerra Atomica. Non una ipotesi assurda, tant'è che persino Fidel Castro parla oggi di una possibile minaccia nucleare e di possibili attentati ad Obama.

    Se la poesia è brutta è brutta. Tuttavia non credo, in sincerità, che sia demenziale. Non è perfetta come avrei voluto, per una mia incapacità. Ma non la trovo brutta. Un lavoro riuscito a metà.

    Tutt'altro conto se non ti piace questo genere, questo modo di scrivere che è tutt'altro che classico.

    Adesso dammi un bacetto o continuo a rimanere incaXXato. 😀

    orsetto di VaNY

    P.S.: Studia anche le avanguardie, Asinella. :-DDD Perché quello che oggi è avanguardia domani non lo sarà più. A suo tempo anche il Romanticismo fu considerato una avanguardia e considerato poco e con molto molto sospetto dai critici di allora. Studia studia studia, mia bella Asinella :-DDD

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  9. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Troppo buona, cara Cri.
    Non sono però dell’avviso che si tratti di qualcosa di notevole. Al limite, discreto. Non per falsa modestia.
    A mia discolpa, per il discreto che mi dò, posso solo dire che faccio riferimento a una avanguardia letteraria, l’avantpop, per cui non è facile seguirne i dettami per quanto essi possano essere elastici.

    Grazie infinite.

    beppe

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