Sostenere Gianfranco Fini con ogni mezzo possibile è la necessità, il bene dell’Italia è questo

Sostenere Gianfranco Fini con ogni mezzo possibile
è la necessità, il bene dell’Italia è questo

di Iannozzi Giuseppe

“In due ore, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare”. Gianfranco Fini replica così a Silvio Berlusconi, con ufficialità uguale a quella di una vera e propria conferenza stampa: “Ovviamente non darò le dimissioni perché il presidente della Camera deve garantire il parlamento e non la maggioranza che lo ha eletto”.

Berlusconi credeva o crede ancora di poter mettere da parte Gianfranco Fini così in quattro e quattr’otto. Impossibile.
Fini ha specificato che l’invito a lasciare la poltrona di Montecitorio “rappresenta una concezione non proprio liberale della democrazia. Proprio l’invito a dimettermi dalla presidenza di Montecitorio perché è venuta meno la fiducia del Pdl, dimostra una logica aziendale, modello amministratore delegato-consiglio d’amministrazione, che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni”.

Fini sottolinea anche che “ieri è stata scritta una brutta pagina per il centrodestra e più in generale per la politica italiana”; tuttavia assicura che preserverà assieme ai suoi “i valori autenticamente liberali e riformisti del Pdl”. Il presidente della Camera continua la giusta e necessaria battaglia per la legalità: “E’ un impegno che avverto per onorare il patto con i nostri milioni di elettori onesti, grati alla magistratura e alle forze dell’ordine, che non capiscono perché nel nostro partito il garantismo significhi troppo spesso pretesa di impunità. Ringrazio i tantissimi cittadini che in queste ore mi hanno manifestato solidarietà e mi hanno invitato a continuare nel nome di principi come l’amor di patria, l’unità nazionale, la giustizia sociale, la legalità intesa nel senso più pieno del termine: cioè lotta al crimine come meritoriamente sta facendo il governo. Ma anche etica pubblica, senso dello Stato, rispetto delle regole”.

All’Hotel Minerva di Roma, di fronte a una pletora di giornalisti, Gianfranco Fini ha accennato anche a quei parlamentari a lui vicini che proprio in queste ore si stanno organizzando per formare un gruppo autonomo sia alla Camera che al Senato: “Il gruppo che nascerà è formato di uomini e donne liberi che sosterranno lealmente il governo ogni qual volta saranno prese scelte nel solco del programma elettorale e lo contrasteranno se le scelte saranno ingiustamente lesive dell’interesse generale”. Il nome del nuovo gruppo, “Futuro e Libertà per l’Italia”, è già stato formalizzato presso gli uffici della Camera, cui sono state anche consegnate le 33 richieste di adesione da parte dei deputati.

A Palazzo Madama è stata toccata la soglia dei 10 senatori necessaria per costituire un gruppo autonomo, mentre alla Camera è già stato depositato il nome del gruppo dei deputati, al quale hanno già aderito 33 finiani.

Gianni Alemanno, com’era purtroppo sin troppo prevedibile, pugnala alle spalle Gianfranco Fini e si schiera con il Berlusconi: “Sono schierato dalla parte di Berlusconi con chiarezza. Mi dispiace profondamente per quello che è accaduto, però sto nel Pdl con convinzione”. Non vale però la pena di perdere del tempo prezioso  dietro  alle pecorecce decisioni del primo cittadino di Roma, che anche in questa occasione si rivela per quel che è sempre stato,  il pecorone nero di quella che ieri era Alleanza Nazionale.

Il segretario del Pd, Bersani parla di crisi: “Questa è una crisi. Berlusconi venga in Parlamento. Bisogna essere pronti ad ogni evenienza, ma sta alla responsabilità di chi governa prendere certe decisioni. Il deferimento di alcuni esponenti finiani è un processo agli innocenti, ed è un singolare tribunale quello che mette a processo gente che non ha colpa”. E specifica con forza: “Non si pensi che è agosto e che si vada a finire a tarallucci e vino. Il Presidente del Consiglio venga in Parlamento. Il Parlamento è la casa delle discussione, il Presidente del Consiglio ci faccia la cortesia di venire in aula per consentirci di discutere. E per cortesia non ci venga propinato l’antico rito che ‘è successo ma non è successo, il motore è rotto ma la macchina va’. Il Paese non ha questi tempi, ha altre esigenze”.

Per l’Idv, parla il capogruppo alla Camera Massimo Donadi: “Il centrodestra è vicino all’implosione. La crisi nel Pdl non è solo una questione di rapporti tra Fini e Berlusconi, ma anche la rottura di un patto di governo che avrà pesanti ripercussioni anche sui rapporti con la Lega, che esploderanno quando sarà chiaro anche a Bossi che il federalismo si rivelerà una scatola vuota. Anche a causa della crisi economica, che il governo ha negato per un anno e non ha saputo affrontare per tempo. L’esecutivo di Berlusconi, che in due anni ha inchiodato il Parlamento a discutere di giustizia e leggi ad personam e che oggi è travolto da scandali e malaffare, non è più in grado di tenere la barra del Paese. Prima vanno a casa e meglio è per tutti. Le forze dell’opposizione devono tenersi pronte a proporre un progetto per l’alternativa di governo”.

NO OTSe Berlusconi pensa di metter sù una dittatura imprenditoriale e illiberale, una dittatura capitalista, come tutto lascia a intendere, non creda che l’Italia resterà a guardare. Gli italiani non hanno alcuna intenzione di ripetere l’errore di ieri schierandosi  di nuovo con chi ha portato il Paese sull’orlo di un collasso sociale ed istituzionale.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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