Agnosticismo e Ateismo. Cristianesimo e Comunismo. Razionalismo, Dio e gli Dèi, secondo Bertrand Russell

Bertrand Russell

Agnosticismo e Ateismo
Cristianesimo e Comunismo
Razionalismo, Dio e gli Dèi

a cura di Iannozzi Giuseppe

Bertrand Russell

1. Agnosticismo

Gli agnostici sono atei?

No, un ateo, così come un cristiano, afferma che possiamo sapere se Dio esiste o no. Un cristiano sostiene che Dio c’è; un ateo che non c’è. Un agnostico, invece, si astiene dal giudicare, dicendo che non ci sono basi sufficienti sia per affermarlo che per negarlo. Un agnostico può affermare contemporaneamente che l’esistenza di Dio, per quanto non del tutto impossibile, sia comunque alquanto improbabile. Può arrivare persino a dire che sia talmente improbabile, che, in pratica, non vale la pena di prenderla in considerazione; in tal caso, non si distacca molto dall’ateismo. Il suo atteggiamento può essere quello che avrebbe un cauto filosofo nei confronti degli dèi dell’antica Grecia. Se mi venisse chiesto di dimostrare che Zeus, Poseidone, Era, e il resto degli dèi dell’Olimpo non esistono, potrei non riuscire a trovare argomenti del tutto convincenti. Un agnostico può pensare che l’esistenza del Dio cristiano sia tanto improbabile quanto quella degli dèi dell’Olimpo; in tal caso egli sarà, dal punto di vista pratico, tutt’uno con gli atei.

Visto che negate la «Legge di Dio», quale altra autorità accettate come regola di vita?

Un agnostico non accetta alcuna «autorità» nel senso in cui la accettano le persone religiose. Un agnostico sostiene che dovrebbe creare da solo le proprie regole di vita. Chiaramente cercherà di trarre profitto dalla saggezza altrui, ma dovrà selezionare da solo le persone che riterrà sagge, e non darà peso a ciò che esse dichiareranno indiscutibile. Si renderà conto che quella che passa sotto il nome di «Legge di Dio» varia di volta in volta. La Bibbia afferma che una donna non deve sposare il fratello del marito morto; salvo in determinate circostanze, in cui invece deve farlo. Se avete la sfortuna di essere una vedova senza figli con cognato scapolo, vi sarà logicamente impossibile evitare di disobbedire alla «Legge di Dio».

Come giudica la Bibbia un agnostico?

Un agnostico giudica la Bibbia esattamente nello stesso modo in cui lo fa il clero illuminato. No ritiene che sia stata creata per ispirazione divina, non crede che le sue leggende riguardo la creazione siano più vere di quanto non lo siano quelle di Omero. Pensa che i suoi insegnamenti morali siano talvolta buoni, ma talvolta pessimi. Per esempio: durante una guerra, Samuele ordinò a Saul di uccidere non solo ogni uomo, donna e bambino del nemico, ma anche ogni pecora o bue. Saul, comunque, disobbedì, non uccidendo le pecore e i buoi, e per questa ragione ci viene detto che fu condannato. Non sono mai stato capace di ammirare Elisha per aver maledetto i bambini che avevano riso di lui, o di credere (ed è ciò che asserisce la Bibbia) che un Dio veramente buono non avrebbe mai inviato due orse per uccidere quei bambini.

Come giudica un agnostico Gesù, l’Immacolata Concezione e la Trinità?

Dato che un agnostico non crede in Dio, non può nemmeno credere che Gesù fosse Dio. La maggior parte degli agnostici ammira la vita e gli insegnamenti di Gesù riportati nel Vangelo, ma non più di quanto ammiri quelli di certi altri uomini. Alcuni lo pongono allo stesso livello di Buddha, altri a quello di Socrate, altri ancora a quello di Abraham Lincoln. Non pensano neppure che sia indiscutibile ciò che Egli ha detto, dato che non accettano alcuna autorità come assoluta.
Gli agnostici considerano l’Immacolata Concezione come una dottrina ripresa dalla mitologia pagana, dove fenomeni del genere non erano affatto inusuali. (Si racconta che Zoroastro fosse nato da una vergine; e Ishtar, la dea babilonese, è chiamata la Santa Vergine.) Gli agnostici non possono dare credito né a questa dottrina né a quella della Trinità, poiché ambedue appaiono del tutto infondate se non si crede in Dio.

Può un agnostico essere anche cristiano?

La parola «cristiano» ha assunto significati diversi a seconda dei tempi. Dall’avvento di Cristo in poi il termine è stato quasi sempre usato per indicare colui che crede in Dio e nell’immortalità e che sostiene che Cristo fosse anche Dio. Ciononostante anche gli unitariani si dichiarano cristiani, sebbene non credano alla divinità di Cristo, e inoltre, oggigiorno, moltissime persone usano la parola “Dio” con un significato molto più vago che in passato.

Un agnostico crede nella vita futura, nel paradiso o nell’inferno?

La questione della sopravvivenza degli esseri umani oltre la morte è una di quelle di cui è possibile dare una dimostrazione. Alcuni ritengono che l’indagine psicologica e lo spiritismo costituiscano una conferma di tale dimostrazione. Un agnostico non prende posizione a riguardo, a meno che non creda che vi sia una dimostrazione valida per l’una o l’altra ipotesi. In quanto a me, non credo che vi sia alcuna buona ragione per credere alla vita oltre la morte, ma sarei pronto a cambiare idea se mi venisse presentata una valida dimostrazione del contrario.
Il paradiso e l’inferno sono un’altra cosa. Credere all’inferno è strettamente legato al credere che la punizione vendicativa sia giusta, in maniera del tutto indipendente da ogni effetto detenente o correzionale che la cosa possa avere. Quasi nessun agnostico ci crede. Per quanto riguarda il paradiso, invece, si può anche arrivare a concepire che un giorno sarà possibile dimostrarne l’esistenza mediante lo spiritismo, ma la maggior parte degli agnostici non ritiene la cosa possibile, pertanto non crede neanche al paradiso.

Negando l’esistenza di Dio, vi succede mai di temerne il giudizio?

Assolutamente no. Io nego anche l’esistenza di Zeus, di Giove, di Odino e di Brahma, ma la cosa non provoca in me alcuna inquietudine. Vedo che c’è una grandissima parte dell’umanità che ne nega l’esistenza senza subire alcuna punizione visibile. E se Dio esistesse veramente, penso sarebbe assai improbabile che Egli fosse così vanitoso da offendersi a causa di quanti dubitano della Sua esistenza.

Come spiegano gli agnostici la bellezza e l’armonia della natura?

Proprio non capisco dove siano tutta questa bellezza e quest’armonia. Dappertutto nel regno animale le bestie si uccidono spietatamente l’un l’altra. La maggior parte di esse viene crudelmente uccisa da un altro animale, oppure muore lentamente di fame. Per quel che mi riguarda non riesco proprio a vedere tutta questa grande bellezza e armonia nel verme solitario. E non venite a dirmi che questa creatura è stata inviata per punire i nostri peccati, perché il verme solitario si riscontra più frequentemente fra gli animali che fra gli uomini. Credo che chi mi pone questa domanda si riferisca a cose quali la bellezza del cosmo. Ma non si deve dimenticare che anche le stelle ogni tanto esplodono, riducendo in polvere tutto ciò che le circonda. La bellezza è comunque qualcosa di soggettivo, ed esiste solo negli occhi di colui che la vede.

Che spiegazione danno gli agnostici dei miracoli e delle altre rivelazioni dell’onnipotenza divina

Gli agnostici non credono che vi sia alcuna prova dei «miracoli» intesi come eventi contrari alle leggi della natura. Si sa per certo che la fede nella guarigione aiuta, e in questo non vi è nulla di miracoloso. A Lourdes alcune malattie possono essere curate, altre no. Quelle che possono essere curate a Lourdes, probabilmente potrebbero essere curate da qualsiasi altro medico di cui il paziente si fidi. Per quanto riguarda, invece, i racconti relativi ad altri miracoli, come quello di Giosuè che ordina al sole di fermarsi, gli agnostici li rifiutano, in quanto leggende, nonché attestazioni del fatto che la religione sia molto ben fornita di episodi simili. La dimostrazione dell’onnipotenza degli dèi greci in Omero non è meno valida di quella del Dio cristiano della Bibbia.

In passato vi sono state vili e crudeli passioni contrarie alla religione. Abbandonando i principi religiosi, credete che l’umanità possa sopravvivere?

L’esistenza di vili e crudeli passioni è innegabile, ma nella storia non riscontro alcun elemento che dimostri che la religione si sia opposta a tali passioni. Al contrario, le ha santificate, e a dato agli uomini la possibilità di indulgervi senza provare rimorso. Vi sono state più persecuzioni crudeli nel cristianesimo che altrove. Ciò che sembra poterle giustificare è il credo dogmatico. Benevolenza e tolleranza sono sempre inversamente proporzionali alla forza del credo dogmatico. Oggi è nata una nuova religione dogmatica: il comunismo. Gli agnostici vi si oppongono, cosi come si oppongono a qualsiasi altro dogma. Le caratteristiche persecutorie del comunismo di oggi sono tali e quali quelle del cristianesimo dei secoli passati. Il fatto che il cristianesimo sia divenuto sempre meno oppressivo, si deve soprattutto all’opera dei liberi pensatori che hanno reso gli ortodossi molto meno ligi al dogma. Se ancora adesso lo fossero tanto quanto lo erano una volta, si riterrebbe ancora giusto mandare al rogo gli eretici. Quello spirito di tolleranza che i cristiani di oggi considerano esclusivamente cristiano, in realtà è frutto di un atteggiamento che lascia spazio ai dubbi e sospetta delle certezze assolute. Credo che chiunque studi la storia in maniera obiettiva venga spinto ad ammettere che la religione ha causato molte più sofferenze di quante non ne abbia ostacolate.

Quale è il significato della vita per un agnostico?

Preferisco rispondere con un’altra domanda: cos’è il significato del «significato della vita»? Presumo che con questa espressione ci si riferisca a un generico scopo della vita. Non credo che la vita abbia un vero e proprio fine. C’è e basta. Semmai sono gli esseri umani come individui ad avere degli scopi, e non vi è nulla nell’agnosticismo che li spinga a rinunciarvi. Ovviamente non possono essere certi di raggiungere i risultati sperati, ma, d’altronde, un soldato che si rifiutasse di combattere a meno che la vittoria non fosse cena verrebbe giudicato folle. Chi ha bisogno della fede come sostegno per i propri fini è un debole, e non posso considerarlo tanto degno di stima quanto chi accetta i suoi rischi, ammettendo la possibilità della sconfitta.

La negazione della religione costituisce anche una negazione del matrimonio e della castità?

Ancora una volta bisogna rispondere con un’altra domanda: chi pone questa domanda crede forse che il matrimonio e la castità contribuiscano alla felicità terrena, o forse pensa che nonostante causino miseria e sofferenza quaggiù, costituiscano degli strumenti per accedere al paradiso? Chi è convinto di quest’ultima ipotesi, si aspetterà senz’altro che l’agnosticismo porti all’abbandono di quella che chiama virtù, ma dovrà anche ammettere che tale virtù non costituisce una fonte di felicità per gli uomini finché vivono sulla terra. Se invece sostiene la prima ipotesi, e cioè che vi sono argomenti terreni a favore del matrimonio e della castità, deve anche riconoscere che tali argomenti sono proprio quelli che stimolano gli agnostici. Gli agnostici non assumono posizioni nette riguardo alla morale sessuale; però la maggior parte di essi ammetterebbe che ci sono validi motivi contro uno sfrenato abbandono al desiderio sessuale. Tuttavia farebbero risalire tali motivi a cause terrene, e non a ipotetici comandi divini.

La fede nella sola ragione non è un credo pericoloso? La ragione resta ineccepibile anche senza la legge spirituale e morale?

Nessun uomo assennato, seppur agnostico, ha «fede nella sola ragione». La ragione si occupa di dati di fatto, alcuni empirici, alcuni soltanto dedotti. La questione della vita eterna e dell’esistenza di Dio ha a che fare con dati di fatto, e l’agnostico sosterrà che dovranno essere prese in esame nello stesso modo in cui si prenderebbe in esame la domanda «Ci sarà un eclissi di sole domani?». Ma i dati di fatto da soli non ci dicono quali sono i fini che dovremmo perseguire. E, nell’ambito dei fini, abbiamo bisogno di qualcosa di più della ragione. L’agnostico cercherà i suoi fini nel proprio cuore, e non in un’autorità esterna. Facciamo questo esempio: supponete di voler andare in treno da New York a Chicago: userete la ragione per sapere a che ora partono i treni per Chicago, ed è ovvio che chiunque pensasse di poterlo fare mediante l’intuito o di possedere qualche facoltà interiore capace di dispensano dal consultare l’orario, sarebbe assai sciocco. Tuttavia nessun orario al mondo gli dirà mai se è saggio andare a Chicago. Senza dubbio per decidere se lo sia, una persona dovrà tener conto di altri dati di fatto, ma al di là di questi esisteranno sempre quei fini che giustificano il viaggio, e tali fini, tanto per un agnostico, quanto per il resto degli uomini, appartengono a un regno che non è quello della ragione, anche se non sono in contraddizione con esso. Il regno a cui mi riferisco è quello delle emozioni, dei sentimenti e del desiderio.

Secondo voi qualsiasi religione è una forma di superstizione o dogma? Qual è il fine delle religioni odierne? Verso quale religione nutrite più rispetto, e perché?

Tutte le grandi organizzazioni religiose che hanno dominato grandi masse di popolazioni hanno implicato quantità maggiori o minori di dogma, tuttavia la parola “religione” non ha un significato ben definito. Il Confucianesimo, per esempio, potrebbe essere definito una religione, nonostante non implichi alcun dogma. E anche in alcune forme del cristianesimo liberale gli elementi del dogma sono ridotti al minimo.
Fra tutte le grandi religioni della storia preferisco il Buddismo, specialmente quello delle primissime forme, perché ha in sé il minor numero di elementi persecutori.

Il comunismo rifiuta la religione come gli agnostici. Gli agnostici sono comunisti?

Il comunismo non rifiuta la religione in quanto tale, rifiuta semplicemente la religione cristiana, proprio come fa la religione musulmana. Il comunismo, almeno quello nella forma portata avanti dal governo sovietico e dal Partito Comunista, è un nuovo sistema di precetti dogmatici particolarmente violenti e oppressivi, pertanto ogni vero agnostico dovrebbe opporvisi.

Gli agnostici ritengono che sia impossibile conciliare la religione e la scienza?

La risposta ruota attorno al significato della parola “religione”. Se per religione si intende solo un insieme di regole etiche, allora sì, le due cose si possono conciliare. Se invece per religione si intende un sistema di dogmi, allora la religione risulta incompatibile con lo spirito scientifico, che rifiuta di accettare come dati di fatto cose che non siano dimostrabili, e ritiene che la certezza assoluta sia difficilmente raggiungibile.

Che tipo di prova potrebbe convincerla che Dio esiste?

Credo che se udissi una voce dal cielo predire tutto quello che mi accadrà nelle prossime ventiquattro ore, compresi gli eventi ritenuti altamente improbabili, e se poi vedessi avverarsi tutti questi eventi, allora potrei per lo meno convincermi che esiste qualche mente sovrumana. Posso immaginare molte altre prove di questo tipo in grado di convincermi, ma per quanto io ne sappia nessuna di esse esiste davvero.

2. Sono ateo o agnostico?

Apologia della tolleranza contro nuovi dogmi

Parlo come uno che è stato allevato da un padre con l’intento di farne un razionalista. Mio padre era tanto razionalista quanto lo sono io, ma morì quando avevo tre anni e la Corte di Chancery decise che avrei dovuto godere dei benefici di un’educazione cristiana.
Penso che da allora la Corte abbia avuto modo di pentirsene. Non ha ottenuto i buoni risultati sperati. Sarebbe un peccato se non esistesse più l’educazione cristiana perché allora non esisterebbero più nemmeno i razionalisti.
I razionalisti sono mossi soprattutto dalla reazione contro un sistema educativo che considera del tutto giusto che un padre educhi il proprio figlio, per esempio, come un abitante della Muggletonia, o qualcosa del genere, ma mai e poi mai questi potrà essere educato in modo che pensi in maniera razionale. Ai miei tempi era giudicato illegale.

Il peccato e i vescovi

Nel momento in cui sono divenuto razionalista, mi sono reso conto che nel mondo ci sono ancora notevoli opportunità di mettere in pratica le idee razionali, non solo nell’ambito delle questioni geologiche, ma in ogni tipo di problemi pratici, come il divorzio, il controllo delle nascite, e questioni controverse come quella di recente emersa sull’inseminazione artificiale, che i vescovi giudicano gravemente peccaminosa, ma che lo è solo perché se ne parla in un passo della Bibbia. Non è un grave peccato perché fa del male a qualcuno, no, non è questa la loro tesi. Fino a quando si potrà ancora esprimere le proprie opinioni, finché si riuscirà a convincere il Parlamento a non proibire qualcosa solo perché così dice la Bibbia, fino ad allora ci sarà ancora ovviamente bisogno del razionalismo.
Come probabilmente sapete, negli Stati Uniti ho incontrato problemi considerevoli solo perché ho affermato che i suggerimenti etici della Bibbia non sono validi in merito ad alcune questioni pratiche, e che, in certi casi, bisognerebbe agire in modo diverso da quello che dice la Bibbia. A seguito di tali affermazioni, il tribunale ha stabilito che non sono un elemento adatto a insegnare in nessuna delle università degli Stati Uniti, così adesso ho ancora più ragioni di preferire il razionalismo a qualsiasi altro tipo di pensiero.

Non siate troppo certi!

Dare una definizione del razionalismo non è affatto una questione semplice. Non credo che se ne possa dare una basata sul rifiuto di questo o quel dogma cristiano. Infatti è possibilissimo che un perfetto e assoluto razionalista possa contemporaneamente accettare alcuni dogmi. Il problema è come si giunge alle proprie opinioni e non quali esse siano. La cosa in cui noi razionalisti crediamo è la supremazia della ragione. Se questa dovesse portarvi a delle conclusioni in linea con l’ortodossia, bene, rimarreste comunque dei razionalisti. Secondo me la cosa essenziale è che si basino le proprie teorie su fondamenti accettati dalla scienza, e che non si consideri ciò che si accetta del tutto certo, ma solo più o meno probabile. Credo che non essere del tutto certi sia uno degli elementi indispensabili del razionalismo.

La prova dell’esistenza di Dio

Vengo ora a un problema pratico che mi ha spesso causato delle difficoltà. Ogni volta che mi reco in un paese straniero, in una prigione o in luoghi simili, mi viene sempre chiesto quale sia la mia religione.
Non sono mai del tutto sicuro se devo rispondere “agnostico” o “ateo”. E’ una domanda a cui è molto difficile rispondere, e oserei dire che ha creato delle difficoltà anche a molti di voi. Come filosofo, rivolgendomi a un pubblico composto unicamente di filosofi, dovrei definirmi “agnostico”, perché non credo che esista alcun argomento in grado di affermare o negare l’esistenza di Dio.
Invece, dovendo immedesimarmi nell’impressione che ne ricaverebbe una persona normale, penso che dovrei definirmi “ateo”, perché, ogni volta che affermo che non è possibile provare l’esistenza di Dio, dovrei subito aggiungere che non è possibile provare neanche quella degli dèi omerici.
Nessuno di noi prenderebbe seriamente in considerazione la possibilità che esistessero gli dèi omerici; ciononostante, se dovete impegnarvi seriamente a dare una dimostrazione logica del fatto che Zeus, Era, Poseidone e tutti gli altri dèi non sono mai esistiti, anche voi converreste che è un lavoro ingrato. Infatti non riuscireste a provarlo.
Pertanto, riguardo gli dèi dell’Olimpo, rivolgendomi a un pubblico di soli filosofi direi che sono agnostico, ma rivolgendomi alla gente comune, credo che, riferendosi a tali divinità, chiunque, come me, si definirebbe ateo. Per quanto riguarda il Dio cristiano, penso che dovrei tenere la stessa linea.

Lo scetticismo

Vi sono esattamente tante possibilità che il Dio cristiano sia esistito, quante ve ne sono per gli dèi omerici. Non sono in grado di provare l’esistenza né dell’uno, né degli altri, ma non credo affatto che la probabilità sia tale che valga la pena di prendere seriamente in considerazione l’ipotesi. Quindi presumo che, dovendo compilare i documenti che mi vengono sottoposti in occasioni a questo genere, dovrei scrivere che sono ateo anche se da sempre ciò ha costituito un grosso problema, e talvolta ho risposto in un modo o nell’altro senza che ci fosse un principio preciso a guidare le mie affermazioni. Nel momento in cui una persona ammette che non esiste alcunché di certo, ritengo debba anche aggiungere che alcune cose sono più vicine alla certezza di altre. È molto più certo che siamo riuniti qui stasera, che questo o quel partito politico sia nel giusto. È chiaro che vi sono gradi diversi di certezza, e bisognerebbe preoccuparsi sempre di sottolinearlo, perché altrimenti si approderebbe nello scetticismo più totale, e il completo scetticismo, chiaramente, sarebbe del tutto sterile e inutile.

La persecuzione

Non bisogna dimenticare che alcune cose sono molto più probabili di altre e che lo possono essere al punto tale che non vale più la pena di ricordarle; ciò è sempre valido, eccetto quando si tocca l’argomento della persecuzione.
Se si arriva al punto di condannare qualcuno al rogo perché non ha fede, allora forse vale la pena di ricordarsi che questi dopo tutto potrebbe anche avere ragione, e che, pertanto non bisogna condannarlo.
In genere, se una persona affermasse, per esempio, che la terra è piatta, io gli augurerei di tutto cuore di poter divulgare il più possibile le sue idee. Infatti potrebbe aver ragione, nonostante io creda di no. Ritengo che sia più, opportuno credere che la terra sia tonda, anche se, chiaramente, ci si può sempre sbagliare. Pertanto non credo che dovremmo optare per lo scetticismo più totale, ma semmai per la teoria dei gradi di possibilità.
Penso, insomma, che sia proprio questa la teoria di cui il mondo ha bisogno. Il mondo è pieno di nuovi dogmi. Forse quelli vecchi sono in declino, ma ne sono sorti di nuovi, e ritengo che ogni dogma sia tanto più nocivo quanto più è nuovo. Infatti quelli nuovi sono molto peggiori di quelli vecchi.

3. Perché non sono cristiano

Si è detto che la mia avversione all’ortodossia religiosa si sia attenuata. Questa voce è completamente infondata. Penso che tutte le grandi religioni del mondo: buddismo, induismo, cristianesimo, islamismo e comunismo, siano, a un tempo, false e dannose. A rigor di logica, poiché contrastano fra loro, non più di una dovrebbe essere quella vera. Con pochissime eccezioni, la religione che l’uomo accetta è la stessa professata dalla comunità dove vive, sicché è l’influenza dell’ambiente che lo spinge ad accettarla. E’ vero che gli scolastici inventarono argomenti logici per provare l’esistenza di Dio, e che questi vennero accettati da molti eminenti filosofi; ma si appoggiavano alla logica aristotelica, ora rigettata da quasi tutti i pensatori, tranne certuni, come i cattolici. Uno di questi argomenti non assolutamente logico: l’argomento del fine delle cose, che, peraltro, fu demolito da Darwin; e, in ogni caso, potrebbe divenire logicamente accettabile a condizione che si neghi l’onnipotenza di Dio.
Lasciando da parte la logica, trovo strano si possa pensare che una divinità onnipotente, onnisciente e benevola abbia preparato il mondo da nebulose senza vita, in tanti milioni di anni, per poi ritenersi soddisfatta dall’apparizione finale di Hitler, Stalin e della bomba H. Una cosa è chiedersi se una religione è vera, altra se è utile. Io sono fermamente convinto che le religioni, come sono dannose, così sono false. Il danno arrecato da una religione è di due specie: uno dipende dalla natura generica della fede, l’altro dalla natura particolare dei dogmi accettati. Per quanto riguarda la natura della fede, si ritiene virtuoso credere, avere cioè una convinzione che non tentenna di fronte a evidenze contrarie, e se 1’evidenza contraria fa sorgere dubbi, ritenere di doverli sopprimere. Per tali motivi, non si permette ai giovani di ascoltare discussioni, in Russia, a favore del capitalismo, o, in America, a favore del comunismo. Questo conserva la fede di entrambi intatta e pronta per una guerra micidiale. La convinzione che è importante credere questo o quello senza ammettere libere indagini, è comune a quasi tutte le religioni, e ispira tutti i sistemi di educazione statale. Ne consegue che il pensiero dei giovani viene soffocato e indirizzato a una fanatica ostilità contro coloro che hanno altri fanatismi e, anche più violentemente, contro coloro che a qualsiasi fanatismo si oppongono.
L’inveterata consuetudine di basare le convinzioni sull’evidenza e di dare ad esse soltanto quel grado di certezza, che l’evidenza garantisce, sarebbe un rimedio, se divenisse generale, per tutti i mali che affliggono il mondo.
Attualmente, però, nella maggior parte dei paesi, l’educazione mira a impedire lo sviluppo di tale consuetudine gli uomini che si rifiutano di credere in sistemi basati su dogmi infondati, non sono ritenuti idonei all’educazione della gioventù. I Mali che ci sovrastano non sono prerogativa di un particolare credo, ma sono caratteristici, indistintamente di qualsiasi credo dogmatico.
Nella maggior parte delle religioni ci sono, inoltre, specifiche dottrine etiche che arrecano un danno ben determinato. Se la condanna del cattolicesimo al controllo delle nascite potesse prevalere, essa renderebbe impossibile la diminuzione della povertà e l’abolizione delle guerre. La credenza indù che la vacca sia un animale sacro e che per la vedova sia immorale risposarsi è fonte di inutili sofferenze. Il dogma comunista nella dittatura di una minoranza ha causato orrori senza fine. Si sente dire che soltanto il fanatismo può rendere efficiente un gruppo sociale. Ma questo dogma è in contrasto con le lezioni della storia. In ogni caso, soltanto coloro che servilmente adorano il successo possono, credere che l’efficienza sia di per se stessa cosa ammirevole senza tener conto di quanto sangue essa grondi. Da parte mia, penso che è meglio fare un poco di bene piuttosto che molto male. Il mondo che io auspico dovrebbe essere libero da faziose incomprensioni, e consapevole che la felicità per tutti nasce dalla collaborazione e non dalla discordia.
NO OTL’educazione dovrebbe mirare alla libertà della mente dei giovani, e non al suo imprigionamento in una rigida armatura di dogmi destinati a proteggerla, nella vita, contro i pericoli dell’evidenza imparziale. Il mondo necessita di menti e di cuori aperti, non di rigidi sistemi, vecchi o nuovi che siano.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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