Gianfranco Fini for president. “La difesa della legalità deve essere una bandiera”

Gianfranco Fini for president

“La difesa della legalità deve essere una bandiera”

a cura di Iannozzi Giuseppe

Gianfranco Fini mi piace. Mi piace più di tutti i politici e politicanti dell’ultimo decennio. Sto forse prendendo un granchio? Luca Persico, ex 99 Posse, a proposito di Fini, ebbe a dichiarare così un po’ di tempo fa: “Per la piccolissima parte del nostro percorso, fianco a fianco col vice Presidente del Consiglio Gianfranco Fini”.

Gianfranco Fini, in collegamento telefonico con la convention campana dei circoli di Generazione Italia: “La difesa della legalità deve essere una bandiera dell’azione politica del Pdl. In questo senso occorre distinguere la giusta tutela del garantismo, perché si è innocenti fino al terzo grado, dall’opportunità, in certi casi, di continuare a mantenere incarichi politici quando si è indagati”. Fini fa anche una battuta: “Evidentemente sulla legalità ci sono delle interferenze…”. Il collegamento telefonico non è perfetto, ci sono delle interferenze, da qui la necessità della battuta del presidente della Camera.

Italo Bocchino spiega che il presidente della Camera ha detto di “non aver compreso” la scelta di Nicola Cosentino, poiché parrebbe si sia dimesso da sottosegretario all’Economia mantenendo però il ruolo di coordinatore campano del Pdl. Che dimissioni sarebbero dunque?

E’ sempre Fini a parlare: “Legalità significa rispetto delle regole da parte di coloro che hanno maggiori responsabilità. Significa senso del dovere, cultura civica, etica di comportamenti per chi ha delle responsabilità: credo sia essenziale, se vogliamo insegnare ai più giovani ad avere comportamenti analoghi. E significa rispetto della magistratura, senza prestare il fianco a polemiche che rischiano di dare del Pdl un’immagine distorta. Occorre discutere tra di noi su come selezionare la classe dirigente. Non voglio gettare sale su ferite recenti, ma quello che è accaduto in Campania deve far riflettere. Occorre candidare coloro che hanno la qualità per onorare bene la carica. Quando si pone la questione morale, non si può essere considerati dei provocatori e non si può reagire con anatemi o minacciando espulsioni che non appartengono alla storia di un grande partito liberale di massa”. Fini si riferisce a Fabio Granata, il quale nei giorni scorsi aveva sostenuto l’esistenza di una questione morale nel partito.
Il presidente della Camera prosegue: “Il primo punto fermo è ritenere il Pdl la nostra casa. Abbiamo contribuito a realizzarla e vogliamo impegnarci dall’interno a rafforzare e a rendere il Pdl migliore. E rafforzare il Pdl significa possedere meccanismi concordati e discussi”.

Parla Bocchino su La7: “Berlusconi-Fini, pace o rottura. Se Fini vuole restare nel Pdl per cambiarlo e rafforzarlo. O Berlusconi e Fini si chiudono in una stanza e trovano le ragioni di un nuovo patto fondativo o si va alla rottura. E se sarà rottura sarà traumatica perché se si scatena la guerra contro la componente finiana ci sarà una reazione”. Bocchino ha ribadito che “dal partito non ci possono cacciare, non possono espellere Fini e noi non ce ne andremo. O pace o guerra: nessuna separazione consensuale”.

In una nota diffusa da Palazzo Chigi: “Si avverte che il Presidente Berlusconi non ha fatto né farà alcun commento sulle dichiarazioni di Fini. Questo suggerimento tiene conto del tradizionale florilegio di frasi e di giudizi mai pronunciati che accompagna queste vicende e che rischiamo di trovarci stasera sulle agenzie di stampa e domani sui giornali”.

Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera: “Non se ne può più. Questa conflittualità non può prolungarsi indefinitamente anche perché i nostri elettori già oggi ci dicono che non ne possono più. Non può reggere l’equilibrio interno a un partito se da alcuni mesi è lacerato da polemiche frontali di un ristretto gruppo di suoi esponenti che fa proprie, addirittura amplificandole, le polemiche della sinistra più radicale e le sviluppa in modo sistematico. Se tutto ciò ha un senso politico, questa azione ha l’obiettivo di devastare e destabilizzare il partito oscurando anche tutto quello che di buono ha fatto e sta facendo il governo”.

Ignazio La Russa, ministro della Difesa: “Manca volontà di ricucire. Ho provato ad allargare uno spiraglio strettissimo, ma devo prendere atto che il mio tentativo non è stato raccolto. Anzi, temo sia stato letto nel senso opposto… Ho suggerito che Fini partecipasse alla gestione del partito, e se dovesse ritenerlo, d’accordo con Berlusconi, che entrasse anche al governo. Cosa che avremmo dovuto fare fin dall’inizio della legislatura”.

Sandro Bondi considera l’intervento di Fini addirittura come il “venir meno ai doveri che il proprio ruolo istituzionale impone”: “Credo che non ci siano precedenti in Italia di interventi così marcati e ripetuti nel dibattito politico da parte di chi ricopre il ruolo di presidente della Camera. A prescindere dai contenuti delle opinioni politiche espresse. Con simili dichiarazioni si sacrificano le istituzioni di garanzia”.

NO OT

Informazioni su Giuseppe Iannozzi

Iannozzi Giuseppe, detto Beppe Iannozzi o anche King Lear. Chi è Giuseppe Iannozzi? Un giornalista, uno scrittore e un critico letterario Ma nessuno sconto a nessuno: la critica ha bisogno di severità e non di mafiosa elasticità.
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