Cristiano De André “Mio padre Fabrizio un amico fragile. Era orso, orco e alcolista. E un genio”

Cristiano De André “Mio padre
Fabrizio un amico fragile”

“Era orso, orco e alcolista. E un genio”

Fonte: La Stampa. it

intervista raccolta da ANDREA SCANZI

PRATO – Cristiano De André è un cucciolo d’artista. Ferito, talentuoso. È ripartito col tour estivo, quello in cui canta suo padre. Due brani in più, Nella mia ora di libertà e A’ dumenega. Successo ovunque, ma non è forse un bene che per arrivare al grande pubblico si sia dovuto sobbarcare un canzoniere non suo. «Ci rifletto anch’io, si parla di me solo per mio padre o motivi rosa (il flirt con Alba Parietti)». Eppure ha fatto molto altro: dischi di pregio, apparizioni a Sanremo. E un gusto raro come polistrumentista. Se essere figli d’arte comporta benefici, nel suo caso non necessariamente.

Ivano Fossati dice che lei è l’unica persona che ha il pieno diritto di rileggere Fabrizio De André.
«Lo ringrazio. Mio padre vestiva la sua voce di toni irriproducibili. Magari la comunanza di cromosomi e la conoscenza diretta mi aiutano. Non è facile da cantare».

Però lo cantano tutti e questa santificazione rischia di disinnescarlo.
«Rimettere in circolo le sue canzoni è una buona medicina, ma ne stanno parlando bene in troppi. Sapeva lanciare messaggi devastanti: non voleva piacere a tutti».

Stare accanto a lui non deve essere stato facile.
«Mio padre era un orso grizzly e un orco, nelle canzoni e nella vita. Aveva alti e bassi incredibili, ha passato quindici anni di alcolismo. Quando ha lasciato mia madre (Puny Rignon, ndr), ha abitato per anni all’hotel Cavour di Milano con Dori. Lo vedevo a malapena una volta a settimana, mi ci portava mia nonna. Dagli 11 ai 19 anni mi sono sentito abbandonato, poi mi ha riaccolto e chiesto scusa. Su di lui ha ragione Villaggio».

Nel dire cosa?
«Che poteva morire in una cantina qualsiasi. Le sue fortune sono state mia madre prima e Dori poi. Fabrizio era un maledetto vero, soffriva di continuo, non smetteva mai di arrovellarsi. Suo padre era presidente di Eridania, suo fratello un genio della giurisprudenza: era cresciuto tra numeri uno e aveva il terrore di non essere abbastanza bravo».

Negli ultimi anni sembrava più sereno.
«Lo era. Mi chiese anche di seguirlo in tour e curare gli arrangiamenti. Però era rimasto timidissimo e insicuro. Ti snervava chiedendoti se quella canzone andasse bene: “Ti piace? Ti piace?”. Come tutti i geni, usava l’arte per sopperire a una mancanza. Era come un uomo senza un arto, che provava a ovviare a quell’assenza grazie alla creatività».

Anche la sua vita non è stata semplice.
«Quando è morto mio padre, e poi mia madre, sono entrato in una grossa depressione. Mi imbottivo di antidepressivi e ci bevevo sopra. Ero fuori di testa, ho fatto molti errori. In quel periodo di autodistruzione mi sono sentito come mio padre quando ha scritto Amico fragile: ho compreso quanto fosse la sua autobiografia, e un po’ anche la mia».

Un’altra canzone particolare è Verranno a chiederti del nostro amore.
«Mio padre la scrisse per mia madre nel ’73. La svegliò di notte, gliela fece sentire al piano. Poi si misero a piangere. Io li spiavo dalla mia cameretta».

La sua esecuzione di Creuza de mà con Mauro Pagani, per lo special di Che tempo che fa, è stato uno dei momenti più toccanti visti in tivù.
«È lì che ho capito che cantare mio padre aveva un senso. A fine anno uscirà il secondo cd, poi tornerò alla mia carriera. In tivù non sto molto bene. Non so se X Factor serva, so che a me non piace. Anche Sanremo aveva un senso, ma oggi? L’ultimo è stato orribile».

Si dice che lei abbia trovato dei fratelli maggiori nei collaboratori di suo padre.
«La Pfm, Mauro Pagani, Massimo Bubola. Soprattutto, Eugenio Finardi. Nel ’75 apriva i concerti di mio padre. Litigavano ferocemente: Eugenio compagno convinto, Fabrizio anarchico. Una volta Eugenio mi disse: “Smettila di stare con quel borghese di m… di tuo padre, lui e il suo whisky. Vieni da me!”. Nel frattempo anche lui beveva whisky e si finiva dalle canne: il clima era quello. La mattina dopo mi presentai da Finardi. Mi ha tenuto un giorno e mezzo, poi ha chiamato mio padre: “C’è qui tuo figlio, lo riprendi?”».

Anche Beppe Grillo è uno di famiglia.
«Beppe è un profeta, ha quasi sempre ragione. Sono stato l’unico ad accettare di suonare il 26 settembre, a Reggio Emilia, per “Woodstock 5 Stelle”. Gli altri non hanno avuto il coraggio».

Secondo suo padre i cantautori avevano «lingue adatte per il vaffanculo», ma si erano annacquati.
«E oggi ne abbiamo piena dimostrazione. Era deluso: “Sono 40 anni che canto contro le guerre e per la giustizia, ma non è servito a nulla. Quasi quasi smetto, tanto è inutile”. Se però i giovani riscoprono le sue canzoni, magari anche grazie a me, allora non è stato inutile».

NO OT

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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3 risposte a Cristiano De André “Mio padre Fabrizio un amico fragile. Era orso, orco e alcolista. E un genio”

  1. rodica ha detto:

    Grande Cristiano…commovente,profondo,ammirevole!!La sua sensibilità,la sua umanità,la sua forza interiore..per parlare ad alta voce del MITO FABRIZIO DE ANDRE-COMPLIMENTI e GRAZIE,GRAZIE!

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sono perfettamente d’accordo.

    Cristiano De André in questo tour mi ha davvero sorpreso in positivo. Non credevo fosse possibile ridare nuova vita e smalto alle canzoni di Fabrizio, ma Cristiano ci è riuscito in maniera originale, con arrangiamenti nuovi e senza tentare di imitare o competere. Cristiano che canta Fabrizio è una gioia per l’anima. Se è vero che Fabrizio aveva delle sfumature vocali particolari, allora è ancor più vero che Cristiano non gli è da meno, con in più una carica di lieve rabbia che fa esplodere le parole cantate.

    E non dimentichiamoci assolutamente di Cristiano che canta le sue canzoni. Si provi ad ascoltarlo nel disco “un giorno nuovo” e si rimarrà impressionati: Cristiano è un artista completo, che parla e suona come sa fare lui, senza cercare la competizione con il padre. Personalmente non vedo l’ora di sentire il nuovo lavoro di Cristiano De André in studio e mi auguro che i suoi dischi, tutti, tornino sugli scaffali, ristampati e rimasterizzati: è un artista che merita molto, moltissimo.

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  3. rodica ha detto:

    Non riesco a smettere..la mattina,la sera,appena mi libero dalla cotidianità,cerco la sua poesia,la sua musica..cerco ‘il conforto’ nelle sue parole,nelle sue note musicali,nelle sue interpretazioni!Il profondo dell’anima subisce all’improviso sconvolgimenti rari..lacrime e sorrisi..,se il destino dell’artista è di emozionare..Cristiano riesce con una naturalezza notévole!!ps.condivido i suoi pensieri e seguirò i suoi consigli,mi scuso per ev.errori-non sono italiana,ma ci tenevo ad esprimere in parole povere quello che la musica di Cristiano dà!

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