Antonio Pennacchi e Tiziano Scarpa. Perdenti senza talento non vendono

Antonio Pennacchi e Tiziano Scarpa
Perdenti senza talento non vendono

di Iannozzi Giuseppe

Giulio FerroniMondadori oggi come oggi è solo una fucina per scrittori di regime: l’ultimo Strega l’ha preso per ben quattro volte di seguito. Tuttavia con quel fasciocomunista di Antonio Pennacchi gli ha detto proprio male, anzi malissimo: in Mondadori hanno preso un granchio della madonna, il fascio non vende una copia che sia una. Non c’è nemmeno dibattito. Il libro è talmente noioso e piatto che non val la pena nemmeno dirlo schifezza. Si fa troppa fatica ad aprire becco per un fasciocomunista al soldo di Berlusconi-Mondadori.

E che dire di Tiziano Scarpa?

Con “Le cose fondamentali” – credo sia questo il titolo – non lo guarda di striscio manco il più piccolo e insignificante dei critici. Non vende.

Entrambi i prosivendoli sono nei remainders, e i librai li maledicono; nemmeno alla metà  del prezzo di copertina riescono a levarseli dalle palle. Ce ne sono pile su pile di ‘sti due a raccogliere polvere; a fare le ragnatele; a scolorire le copertine in vetrina sotto il martellare  incessante d’un sole africano.

Hanno cercato di rifilarmi Scarpa l’altro giorno, a metà prezzo; ho detto che non m’interessava. Il libraio disperato ha tentato anche di comprarmi dandomelo a meno della metà del prezzo di copertina; gli ho detto che con Scarpa ho chiuso perché “è ‘na sola”. Quello allora è scoppiato a ridere, un po’ amareggiato, perché in fondo lui deve vendere; però abbiamo intavolato una bella discussione, siamo stati un’ora a parlare di libri ed editoria, ci siamo fatti portare due aperitivi belli freschi…

La conclusione a cui siamo giunti è che non ce n’è, Scarpa e Pennacchi non si smerciano: il primo troppo stupido e privo di talento per poter esser preso sul serio, il secondo piatto e fascista tenta invece la carta del Céline italiano con risultati infami.

Stando così le cose, anche sul piano delle vendite, Giulio Ferroni che potrebbe mai dire di buono sull’attuale stato della letteratura in Italia nel suo saggio “Scritture a perdere”? Forse di Niccolò Ammaniti, che non ha ancora imparato a scrivere; che usa alla boia d’un giuda gli articoli determinativi e indeterminativi; che parla e scrive in un italiano maccheronico – che non è però la lingua italiana promossa a una reinvenzione linguistica? Non che in Rizzoli qualcuno si possa vantare di avere nella sua scuderia scrittori migliori, papabili a un premio Strega che non sia comprato. Silvia Avallone è una amalgama di stereotipi da fumetto (o fotoromanzo) di serie B, in alcune scene davvero al limite dello splatter più maniacale. NO OTTuttavia, in questo momento, è ella la rappresentante migliore della decadenza delle lettere italiane, di quei sédicenti scrittori che parlano e scrivono romanzi adoprando gli stilemi tipici delle sceneggiature dei fumetti più beceri e cafoni.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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