Kappa il nano Presidente

Kappa il nano Presidente

di Iannozzi Giuseppe

Sul letto di morte il crocifisso d’oro risplendeva di un bieco pallore toccato com’era, appena appena, da un raggio di sole filtrato dagli scuri.
Un letto spropositato, a due piazze, accoglieva il corpo morente d’una cosa, un nano tutto pelle e ossa. Neanche la morte incipiente era però riuscita a cancellargli dalle labbra l’eterno sorriso, un sorriso maligno che per i suoi quasi cento anni di vita l’aveva accompagnato ridendo delle stragi di Stato, delle vittime della Mafia, delle puttane pestate a sangue perché così lui aveva ordinato ai suoi fedelissimi.
Adesso la sua testa, un tempo lucida come un pomodoro, pareva una prugna incartapecorita accomodata com’era sul guanciale. Due occhietti a punta di spillo spiavano a destra e a manca in attesa della nera Signora; ciononostante non voleva andarsene, ancora sperava di riuscire a beffare la morte in un modo o nell’altro, di alzarsi dal letto e sputare in faccia a chi lo voleva sotto due metri di terra che era stata tutta una beffa tanto per ingannare il tempo. Sulle labbra sottili il sorriso di sempre ristagnava in tutta la sua oscenità. Il cranio calvo aveva già impregnato d’un sudore giallognolo la federa del cuscino, mentre il resto del corpo, sotto le pesanti coperte, senza ritegno evacuava umore rettale e piscio. Non c’era per fortuna nessuno ad assisterlo. Il nano non aveva voluto attorno occhi indiscreti, non quelli del suo medico personale, non quelli dei suoi uomini più fedeli, che attendevano nel verde e vasto giardino della villa ciarlando del più e del meno tirando fuori battute e proposte d’affari come a una festa di matrimonio. La fotografia di quanto stava accadendo fuori dalla sua stanza il nano la poteva ben immaginare in ogni sordido dettaglio; tuttavia non gli dava fastidio, non più di tanto, essendo che anche lui si sarebbe comportato allo stesso modo, con spietata indifferenza.
Un feroce singulto gli squassò il petto. Il nano si disse che infine era giunta l’ora, chiuse dunque gli occhi e attese d’aver davanti a sé un bel niente fatto di negro buio. Non fu sufficiente quello spasmo, il suo corpo per quanto piccolo e malandato si rifiutava di lasciarsi inghiottire dall’insaziabile bocca del niente. Forse era destino che non tirasse le cuoia tanto presto, doveva prima soffrire e di brutto. Se almeno fosse stato incosciente se ne sarebbe andato con minore sofferenza; e invece no, ogni patimento lo doveva accusare e gustarselo sino in fondo.

Qund’era venuto al mondo nessuno avrebbe scommesso un sola lira che sarebbe campato tanto a lungo diventando persino una delle personalità più ricche e influenti della società. Nel corso degli anni aveva accumulato ricchezze immense, sempre senza curarsi della morale, stringendo nel frattempo interessate amicizie con la Mafia, con i Massoni ed anche con terroristi e assassini d’ogni risma. Non aveva esitato a mettere sotto i piedi chiunque, ricco o povero che fosse se gli era d’intralcio negli affari. Aveva ordinato esecuzioni sommarie, ordito complotti, programmato colpi di Stato e chissà quanto altro ancora. Sulla soglia dei quaranta anni teneva in pugno il paese e aspirava alla presidenza. Nel giro di dieci anni ancora divenne Presidente ed instaurò una dittatura presidenziale. Il monopolio sugli organi di stampa avevano sancito la sua vittoria alle elezioni, e per quanto la sinistra si affannasse a gridare che c’erano stati infernali brogli, è facile immaginare come furono tacitate quelle bocche che osarono tanto contro il Presidente nano.

La nera Signora lo tormentava. Lo pungolava con la sua lama affilata, ma non si decideva a tagliargli la testa dal collo.
Una volta, se lo ricordava bene per quanto oppresso dal dolore, aveva strepitato che “poteva ancora partorire un figlio” quella donna in coma da trenta e passa anni a cui la madre voleva far staccare la spina. Lui si era opposto, non perché credesse sul serio che la donna-vegetale potesse risvegliarsi dal coma o partorire, come aveva dichiarato alla stampa, ma per calcolo politico, per andare incontro alle esigenze della Chiesa Cattolica che nel dolore altrui vedeva la sublimazione del suo gregge di pecorelle addomesticato a belare a comando. Purtroppo non gli era andata bene, la madre aveva fatto staccare la spina nonostante fosse intervenuto lui stesso in veste di politico. Fu una piccola sconfitta che fece il solletico all’impero di potere che aveva tirato su.

Bussarono alla porta.
Aveva dato precise disposizioni, voleva morire da solo. L’idea che gli occhi curiosi dei suoi uomini si godessero lo spettacolo della sua dipartita lo faceva stomacare.
Tossì sangue.
Era una cosa davvero schifosa morire, non c’era pertugio che non vomitasse secrezioni maligne.
Chi era alla porta non attese ed entrò per andare ad accomodarsi sul lettone del nano, ai suoi piedi.
Non la conosceva. Peccato, perché era proprio un gran bel tocco di femmina. Non doveva avere più di diciotto anni. Una vera bellezza. Peccato che dovesse morire, che l’andropausa l’avesse ridotto a un vegetale da tempo immemore, altrimenti una ciulatina se la sarebbe fatta volentieri. L’avrebbe sfondata senza complimenti, perché è quello che le donne vogliono da un maschio, lui la pensava così e non sarebbe stata la morte a fargli cambiare idea.
La bella gli accarezzò i piedi, poi la sua manina leggera, d’un pallore virginale, salì là dove una volta il suo arnese faceva faville.

Tra l’incredulità generale il nano Kappa si rimise in salute in poco più d’una settimana. Cento anni e ne dimostrava sì e no cinquanta. Nei salotti che contano qualcuno sussurrava che aveva di certo stretto un patto con il Diavolo, non era altrimenti possibile che quel vecchio si fosse ripreso tanto bene; i fedeli alla scienza e al raziocinio dicevano invece che c’era chissà quale mistero nascosto nel metabolismo di Kappa, un mistero sicuramente legato alla sua ridotta statura.

Kappa il nano era tornato in piedi e il Paese, anch’esso, era tornato a nelle sue mani. La sinistra gli aveva già fatto il funerale sui giornali e in televisione, accordandogli persino che in fondo in fondo era stato un uomo di talento seppur non utile alla politica. L’opposizione aveva già scritto in bella copia il coccodrillo per la fine di Kappa, sicura com’era di levarselo dalle palle una volta per tutte. Quando Kappa fece la sua apparizione pubblica in P.zza di Spagna, vivo e vegeto come non mai, assicurando a una folla immensa che era stato vittima d’una violenta influenza e null’altro, a più di un uomo di sinistra prese un coccolone.
Soltanto Kappa il nano conosceva la verità sulla miracolosa guarigione e al pari di tante altre verità segrete non era intenzionato a divulgarla. A beneficio dei lettori, il pennivendolo che sino a ora vi ha guidato, vi confesserà che quando pareva proprio che per Kappa non ci fosse più niente da fare, la Morte gli era andata incontro. Kappa la vide e non la riconobbe, vide invece una bellissima giovane, bionda e immacolata nell’aspetto mostrato.
La Morte accarezzò con le sue mani lievi prima i piedi del nano poi la sua patta e gli disse, con voce flautata: “Sono la Morte”.
Kappa non ebbe dubbio che quella giovincella fosse proprio la Signora che diceva d’essere, si preparò dunque ad andarsene spegnendo i pensieri che gli ronzavano per la testa. Ma la Morte, subito dopo essersi presentata, lo rassicurò: “Non temere, non sono per averti”.
“Tu menti…”, biasciò Kappa con un filo di voce.
“No, niente affatto. Semplicemente Satana non ti vuole all’Inferno. Non sei gradito. Non ha intenzione di competere per l’Eternità con una anima come la tua, malvagia quanto la sua se non di più”.
Kappa rimase in silenzio, ma trasse un sospiro di sollievo, poteva difatti sperare nel Paradiso…
“E nemmeno Dio ti vuole in Paradiso. Non intende commettere l’errore che fece con Lucifero. Se ti introducesse nel suo mondo, tu lo guasteresti in un secondo, quindi rassegnati”.
“E dove andrò mai allora? In Purgatorio?”
”Neanche. Il Purgatorio è per quelle anime che ancora ce l’hanno una speranza di redimersi, anche se per molte di loro ci vorrà più d’un’eternità. Non se ne parla. Dio e Satana, per una volta tanto, concordano che sbatterti in Purgatorio sarebbe un errore a dir poco osceno”.
“Perché mai? Non ho forse anch’io diritto come ogni anima di…”.
“No”, lo stoppò la Morte con voce glaciale che non ammetteva repliche.
“La tua voce… non è più quella di prima!”
“Niente gentilezze, non più. Sono qui in qualità di Ambasciatrice ed intendo portare a termine il mio compito”. Fece dunque una pausa, durante la quale Kappa si sentì gelare tutto, folle di terrore. La Morte gli accarezzò la testa sudata e piano lo baciò sulle labbra. Poi declamò: “La tua punizione è di continuare a vivere in questo corpo, nano sei nato e nano rimarrai fino a quando o Dio o Satana esisteranno nell’Universo!”
“Insomma vivrò”, esultò Kappa che stentava a credere alle sue orecchie.
“Nel corpo d’un nano”.
“Non chiedo altro. E’ la punizione che merito”, disse con serietà ridendosela sotto i baffi. “E’ giusto che sia così”.
“Bene”, sentenziò la Morte con voce fredda di ghiaccio. “Manca sol più una formalità…”. E così dicendo spogliò il nano delle coperte, gli prese il pene fra le dita e poi subito se lo cacciò in bocca. Glielo lavorò ben bene, perché fosse turgido e forte, virtù degna d’un nano. Quando Kappa le inondò la bocca con il suo sperma acido, la Morte fu certa d’aver portato a termine il suo compito. Sputò in terra oltremodo schifata e senza dire una parola diede le spalle al nano ancora accomodato nel letto. Mai compito più ingrato in tutta la sua esistenza fu da Lei portato a buon termine. Scomparendo si augurò per il suo bene che non si presentasse mai più la necessità di fare la cosa schifosa che aveva fatto. Quel pompino strappato al nano se lo sarebbe ricordato per più di una eternità.

Kappa il Presidente nano continuò a tenere il crocifisso d’oro sul suo letto, senza adorarlo né temerlo. Davanti alle folle, fossero esse di protestanti o di suoi fedeli, ripeteva sempre che Gesù fu una vittima degli uomini e che anche lui un po’…: “C’è più di un uomo che mi vorrebbe morto, ma questo piacere non glielo darò mai”. Era una minaccia più che una promessa, nessuno ne dubitava nella repubblica di Brasilia.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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6 risposte a Kappa il nano Presidente

  1. vany ha detto:

    Bellino,bellino, questo raccontino.
    Un nano terribile che fa sesso con la morte.
    Fantasia o ingenuità potrebbero pure creare l’immortalità.
    Il nano è un pò paragonato al presidente del consiglio, sicuramente un concentrato d’uomo visto che è nano e pure terribile.
    Sai, che dicono che i nani ce l’hanno grosso grosso il pipino, forse sarà stato per questa tua leggenda.
    Mi pare di vedere la morte come la escort d’Addario ed il nano come il presidente Berlusconi, anche se sono poche le affinità loro con questo racconto, penso bene?

    Buon pome ♥ vany

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Bellino per via di certe paroline che so non ti piacciono, vero? 😉

    In realtà il racconto l’ho strutturato affinché abbia più di una chiave di lettura.
    A questo nano gli ho dato una repubblica immaginaria, Brasilia e l’ho modellato come un dittatore, con tuto i potere nelle sue mani, compresi i mezzi di informazione. Un dittatore tout court.
    E’ di animo cattivo, che non si ferma di fronte a niente e a nessuno.
    Campa fino a cento anni, poi scocca la sua ora. Però nessuno lo vuole perché se andasse all’Inferno Satana dovrebbe competere con la cattiveria del nano; in Paradiso Dio non ce lo vuole, non è così scemo da portarsi un nuovo Lucifero lassù a far danni; in Purgatorio men che meno, romperebbe le palle tanto in paradiso quanto all’inferno. Insomma nessuno lo vuole. Per levarselo dalle palle, Dio e Satana d’accordo gli accordano di vivere fino alla fine dei tempi: la punizione per i suoi peccati è che continuerà a rimanere l’odioso nano che è, brutto e calvo. Insomma, Dio e Satana hanno trovato un ripiego condannandolo a vivere sulla terra a tempo indefinito, perché si son detti “meglio che faccia guai in Terra piuttosto che in Paradiso, nel Purgatorio o all’Inferno”, che sono luoghi eletti, mentre la Terra è solo una stazione di passaggio. 😉

    La morte gli trasmette semplicemente la sua stessa essenza con quel BIP. Però rimane schifata e se pure la morte rimane schifata, puoi immaginare che ricetto di porcheria e malvagità è il nano. Non ci fa proprio l’amore. Gli soffia un po’ della sua essenza perché il corpo del nano torni vigoroso.

    Poi ognuno ci vede chi vuole.
    Per me è solo un’opera di immaginazione con personaggi inventati. 🙂 C’è un nano cattivo e dittatore, c’è uno staterello sudamericano, c’è un popolo angariato… 🙂 Tipico esempio di uno stato dittatoriale come tanti ce ne sono in Sud Africa, nell’America Latina, in India.

    Briciolina, che fai, ti trastulli ancora sull’altalena? ^__^

    orsetto di VaNY

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  3. vany ha detto:

    Complimenti caro King.
    E’ perfetto, si l’avevo immaginato come tu ora l’hai descritto questo racconto bellino sta per dire molto bravo.
    Ora mi dici quante volte vai da laurensexy ho appoggiato il mouse sul link un attimo ed ho visto di quelle cose ma tu sei il loro cliente?
    😛
    vany

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  4. cinzia stregaccia ha detto:

    da quanto sei diventato così diplomatico…mi riferisco alla risposta data a Vany.Il racconto mi è piaciuto anche se certi passaggi dopo cena ahahaha ma ormai sono abituata a questi tuoi “estremi”. Chi dice che non accada realmente…io a volte penso di si..
    ciao beppaccio io e te strani? anche stavolta diplomatico ahaha
    cinzia

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    “La libertà di stampa non è un diritto aasoluto”. Il mio nano sostiene che è così, proprio come il nostro splendidissimo Premier. Dunque sono stato abbastanza chiaro e poco diplomatico?

    Cinzietta, secondo te se parlo di Brasilia e di un nano presidente, a chi sto facendo la satira? Non a quella stangona della Hunziker.

    Ma per quanto riguarda la D’Addario non ci ho proprio pensato, assolutamente, tanto più che la morte che il nano vede davanti a sé è una giovincella. 😉

    In ogni caso consapevole che se tutto va bene siamo rovinati, messi al muro e fucilati all’istante perché oramai è così che andrà a finire e io non sono tanto stupido da farmi illusioni, hai letto come la sinistra di Brasilia finisce male, muoiono come le mosche gli esponenti del socialismo. Direi che per Kappa il nano è una vittoria. E’ innegabile che Kappa ha vinto, ha fatto tutto il possibile per regalarci una dittatura. Adesso aspetto d’essere fucilato. Spero che almeno piangerai una o due lacrime.

    Il beppaccio appena sveglio 😀

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ahhh, bravino sta per BRAVO BRAVISSIMO 6 TU IL PIU’ GRANDE DI TUTTI.
    Okay, così va già meglio. Però secondo me puoi far di meglio, Marie Antoniette. 😀

    No, ti sbagli, Lauren non ha un sito di quelli che pensi tu. E’ senza fini di lucro e lo fa solo perché le piace. Credo che anche Cinzia, sì la nostra Cinzia, sia amica di Lauren. Chiedi a lei se non credi a me. Anzi, spero che Cinzia voglia confermare e mettere nero su bianco che sto dicendo la verità null’altro che la verità e che sono più innocente di Gesù Cristo prima d’esser portato sulla croce.

    Bacetto piccolo piccolo perché dubiti di me 🙂

    orsetto di VaNY

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