Ferroni e le lobbies editoriali Il NIE che non esiste, i premi Strega che affondano il concetto stesso di Letteratura

Giulio Ferroni e le lobbies editoriali
Il NIE che non esiste, i premi Strega
che affondano il concetto stesso di Letteratura

di Iannozzi Giuseppe

Giulio Ferroni - Scritture a perderNel saggio di stampo illuministico, “Scritture a perdere” di Giulio Ferroni, il rinomato critico di fama internazionale ci guida in una selva mastodontica di libri pubblicati, inutili e brutti perlopiù, come ad esempio quelli di certi personaggi (televisivi) che presentano il loro ultimo lavoro per far gonfiare, almeno così spera l’editore, i forzieri della casa editrice.

Nel saggio “Scritture a perdere”, viene citato, con voluta e distratta attenzione, anche il NIE. Ferroni non indugia, lo polverizza subito in poche righe.
A chi si è inventato il NIE, che il loro nome non venga citato, non sta affatto bene. (Essi) pretendevano che il critico Ferroni cadesse nella sordida trappola citandoli. Ferroni non è un ingenuo, non fa pubblicità al NIE, non fa pubblicità a un manifesto pubblicitario, perché questo è il NIE e null’altro. Siamo di fronte a una “etichetta balzana”, come l’ha definita Giulio Ferroni, la quale distorce “completamente ogni possibile accezione di ‘epica’”.

Giulio FerroniChissà che pretendevano quei poveretti che hanno coniato ‘sta etichetta balzana! Forse che il critico si sprecasse d’approfondire il ‘niente’, di condirlo con inutili considerazioni, quasi che il ‘niente’ possa acquistare tangibilità per il solo fatto che quattro cani scodinzolanti, abbaiando e leccandosi le terga, lo confezionano e lo portano sul mercato editoriale – non su quello culturale però, la Critica e la Cultura rifiutano d’essere sodomizzate da una invadente pubblicità – per riempirsi le tasche? Ahinoi bisogna purtroppo ammettere che qualche cervello in acqua c’è poi sempre che finisce nella trappola einaudiana supportata dalla ben poco lunga catena dell’amicizia del Bui.

BuiCome ebbi già modo di evidenziare il NIE è “una sorta di corazzata Potëmkin, dove i Wu Ming credono di poter essere nella posizione di dare in pasto a pubblico e critica” le loro “idee deperite, invase da larve di insetti”. Mettevo poi in risalto che “l’obiettivo del collettivo è quella di portare il libero pensiero alla necrofilia”: Provate dunque a immaginare 208 fogli di pubblicità in brossura: questo è il New Italian Epic, il cui scopo precipuo è quello di spacciare per letteratura autori di poco o nessun conto. Aggiungeteci che le duecento e passa pagine hanno un prezzo di copertina uguale a 14,50 Euro. In pratica vi si chiede di comprare una miserrima raccolta di pubblicità editoriali e di credere che Wu Ming, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna… siano l’unica letteratura italiana possibile e che il corpo delle loro opere è in realtà una sindone – e poco importa se la sua natura è verminosa posticcia mortifera”.

Il neoestetismo non esiste, tranne si voglia difendere per la logica delle lobbies (delle mafiette editoriali/culturali) i propri amici malati portatori non sani del ‘niente’, con la “n” minuscola.

Il mercato editoriale è stato ridotto a un baraccone di freak, di pervertiti che si spacciano per scrittori: ecco così che quattro pazzoidi riescono persino a fare di un terrorista assassino uno scrittore.
Allucinanti le dichiarazioni di chi strepita “che faremo di tutto per farla emergere” perché abbastanza “devastata”. Per nostra fortuna Babsi Jones è stata sepolta dalla sua stessa incapacità e la sua avventura nel mondo editoriale è finita.
Scritture a perdere, come si diceva. Imbarazzanti titoli di sédicenti autori che sono finiti nei cataloghi di editori piuttosto in, minacciandone ab imis la credibilità.

Paolo Giordano con “La solitudine dei numeri primi” ha fatto la sua parte, si è proposto sul mercato con la sua bella faccia di neolaureando con un libro, che Mondadori ha subito acquistato perché venisse blasonato con lo Strega e dato in pasto alle masse. Come rileva Giulio Ferroni il titolo, che non è stato pensato da Giordano, è il punto di forza del romanzo. La storia è di per sé ridicola, piatta quando non sciatta, in una Torino ridotta a un microcosmo di nevrosi post-adolescenziali. Tolto il titolo, Giordano rivela di essere una penna lialesca non molto diversa da quella di Federico Moccia. E’ il caso di attendersi un nuovo lavoro da questo ragazzo fresco di laurea? Si spera di no. Mondadori non potrebbe più promuoverlo blasonandolo con un altro immeritato Strega. Sarebbe una mossa non azzardata ma da pazzi. Un suicidio editoriale.

Tiziano Scarpa, il cui ambiente ideale e che si è scelto è quello delle deiezioni, dopo che gli hanno appioppato lo Strega numero 63, ora che la eco di “Stabat Mater” è stata portata via dallo sciacquone e che tutti si sono puliti le terga per bene con la carta igienica a loro disposizione, adesso Scarpa è davvero da solo con le sue “cose fondamentali”, con la costipazione che l’ha riportato nel suo habitat naturale. Forse Tiziano Scarpa e l’editore credevano di poter bissare la fregatura che hanno partorito a tutto danno dei lettori, che per quanti pochi siano stati, hanno dovuto comunque fare i conti con gli attacchi di colite spastica dell’autore di “Stabat Mater”.
”Le cose fondamentali” rimane sugli scaffali, non vende, non arriva alla gente che non ha più alcuna voglia di rimanere sommersa dalle deiezioni di Scarpa. All’autore non rimane che tenersi le copie fondamentali e la costipazione per cui così tanto ha lavorato.

Oggi l’Einaudi non è più Einaudi, non c’è rimedio oramai, tranne mea culpa a venire, che comunque non ridaranno lustro a un Editore – che ieri era un faro nell’oscurità e che oggi è quanto di più berlusconiano si possa immaginare, per politica editoriale e non.
Censurare Josè Saramago ha rivelato quello che è il vero volto della casa editrice in questo momento storico/politico.

Con il premio Strega alla 64ma edizione non mi aspettavo un risultato diverso: il fasciocomunista Pennacchi è stato blasonato. Adesso l’editore spera di riuscire a rifilare al pubblico (lobotomizzato dalla propaganda) il “Canale Mussolini”, uno scartafaccio fiume, una saga familiare che non ha né capo né coda, ma solo infinite inutili divagazioni.
Ben prima che questa edizione aprisse le sue porte, avevo urlato (scandalizzato) che il vincitore sarebbe stato Pennacchi. Non mi sono sbagliato. Il premio Strega oggi come oggi non ha più senso; chi lo riceve decide di prendere su di sé un marchio d’infamia, giacché il premio viene assegnato sol più all’editore più forte, a quello che detiene il monopolio dell’informazione. Le ultime edizioni del premio Strega ci fanno capire come alla Letteratura sia stato sostituito il prodotto bell’e confezionato, un prodotto che regge giusto il tempo necessario al mercato perché sia piazzato, dopodichè finisce dimenticato. Vediamo dunque Tiziano Scarpa, che dopo l’immeritato 63mo Strega, oggi non vende manco a morire. “Stabat Mater”, uno dei libri più brutti mai pubblicati in Italia, ha dato quindici minuti, non uno di più non uno di meno, di visibilità a Scarpa autore; ma dei suoi precedenti lavori tutti se ne impipano. Il suo nuovo “Le cose fondamentali” non vende, nelle librerie trovo pile intonse del libro, non uno lo avvicina, nemmeno per mera curiosità. Ma è giusto che sia così. Chi suo malgrado ha letto Scarpa sa che definirlo scrittore è portargli un complimento immeritato.

La gente legge poco o non legge proprio. Non è necessariamente un male. I freak attirano l’attenzione del pubblico una volta, anche due, poi vengono giustamente snobbati; e non c’è lobby (o mafietta editoriale) che possa raccomandarli a Dio o al Diavolo perché la gente si interessi ancora una volta a loro.

Scritture a perdere. La letteratura negli anni zero – Giulio Ferroni – collana Il nocciolo – Laterza – ISBN 9788842092650 – 1ma ediz. 2010 – 116 p. – € 9,00

NO OT

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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5 risposte a Ferroni e le lobbies editoriali Il NIE che non esiste, i premi Strega che affondano il concetto stesso di Letteratura

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  2. eris64 ha detto:

    Ciao Beppe caro*
    come al solito mi sono fermata a leggere vari tuoi post.
    :0)
    Bene, ho già diversi buoni libri da leggere – no, non ne mancano in verità in editoria, lo sappiamo.
    Tralascio chi non merita, fa troppo caldo per dedicar loro anche un solo pensiero 😀
    e ti lascio un salutino, sarò al mare a breve *

    Un sorriso vero, a presto , eris&c.

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    In effetti chi non merita meriterebbe solo indifferenza. E però c’è sempre qualcuno che si lascia ammaliare dalle bubbole di certuni per cui bisogna che ci si adoperi a smontare le falsità per restituire all’editoria e soprattutto alla cultura una parvenza di veridicità.

    Di libri credo che ne avrai da leggere sotto l’ombrellone. Io stesso te ne ho consigliati non poco. 😉 Mi permetto dunque di consigliarti anche Giulio Ferroni: sono 109 pagine, scritto in maniera lineare, dove il critico parla a tutti, ai lettori in primis. Niente di accademico. Una lettura davvero piacevole che ti porta via un paio di ore al massimo e ti lascia dentro tanto, spiegandoti quelli che sono i meccanismi della letteratura vera e quelli delle bufale.

    Buon week end, cara Eris.

    beppe

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Agnellina, quante volte ti ho detto che non devi fare spuntini con i fiori prima di cena?

    orsetto di VaNY

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