New Italian Epic: i Wu Ming colpevoli di pubblicità faziosa

New Italian Epic: i Wu Ming colpevoli di pubblicità faziosa

di Iannozzi Giuseppe

Il New Italian Epic non esiste.
E’ questa una verità di cui sono resi conto un po’ tutti, tranne i Wu Ming che hanno tirato su di punto in bianco ‘sta cagata pazzesca. E’ una sorta di corazzata Potëmkin, dove i Wu Ming credono di poter essere nella posizione di dare in pasto a pubblico e critica idee deperite, invase da larve di insetti. L’obiettivo del collettivo è quella di portare il libero pensiero alla necrofilia. Provate dunque a immaginare 208 fogli di pubblicità in brossura: questo è il New Italian Epic, il cui scopo precipuo è quello di spacciare per letteratura autori di poco o nessun conto. Aggiungeteci che le duecento e passa pagine hanno un prezzo di copertina uguale a 14,50 Euro. In pratica vi si chiede di comprare una miserrima raccolta di pubblicità editoriali e di credere che Wu Ming, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna… siano l’unica letteratura italiana possibile e che il corpo delle loro opere è in realtà una sindone – e poco importa se la sua natura è verminosa posticcia mortifera.

Non c’è altro da aggiungere per il semplice fatto che il nuovo epico italiano è della pubblicità raccolta in volume; e l’assurda pretesa degli autori Wu Ming è quella che si creda alle loro cagate pazzesche o per forza o per forza, credendosi essi infallibili e onniscienti più di qualsiasi messia mai sceso in terra. “New italian epic. Letteratura, sguardo obliquo, ritorno al futuro” è edito da Einaudi, nella collana Stile libero.

New italian epic. Letteratura, sguardo obliquo, ritorno al futuro – Wu Ming – Einaudi – collana Stile libero – 1ma edizione 2009 – 208 pp. – € 14,50

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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5 risposte a New Italian Epic: i Wu Ming colpevoli di pubblicità faziosa

  1. vany ha detto:

    Avevo già sentito parlare poco bene di Giulio Mozzi.
    Ora sono convinta non comprerò mai Wu Ming.

    Buona giornata a te
    ♥ vany

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    C’è chi proprio non lo sopporta. A qualcuno però piace, devo essere onesto.

    I Wu Ming te li sconsiglio come lettura.
    Purtroppo ho avuto modo di conoscere di che pasta sono fatta in realtà: degli stalinisti e dei censori, oltremodo presuntuosi e vigliacchi negli attacchi.

    Riconosco loro di aver scritto un bel romanzo, Q. E uno discreto, 54.
    Tutto il resto è schifezza e gli e l’ho detto chiaramente nelle recensioni ai loro libri.

    Mozzi non puo’ che fare le parti dei Wu Ming.
    Ricordiamoci sempre che Einaudi, la politica dell’Einaudi di oggi, è quella che ha censurato Josè Saramago, un atto imperdonabile e di una gravità assoluta.

    beppe orsetto

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  3. ninniraimondi ha detto:

    Io credo che l’atto di censura, nei confronti di Josè Saramago, sia stata una scelta sia politica, sia di schieramento che, qualunque possa essere la “casa”, nel prosieguo costerà un bel po’.
    (Salvo, poi, operare i classici “mea culpa” che non credo interessino più alcuno.).

    Il discorso cambia e si fa serio sulla “questione” Wu Ming. Ho verificato, con mano, che le vendite hanno avuto una flessione sostanziosa. Credo, oltre che ai contenuti, anche allo “scarsissimo” circolante in giro e al fatto che l’italiano medio legge poco, quasi zero.
    Tristezza e desolazione osservare, durante i report settimanali, interi scaffali colmi di libri, per la maggior parte interessanti (mi riferisco all’editoria di nicchia e ai nuovi autori, che salvo qualche rarissimo caso, sono godibilissimi) che attendono una letturina scarna scarna e anche a poco prezzo.

    Assistiamo, però, all’arroganza delle grandi case editoriali (… ci metto anche il Gruppo Editoriale L’ ….., e tutte le collegate) che hanno intrapreso una lotta, all’ultimo sangue, per il predominio del mercato (con sistemi capitalistici d’accatto) proponendo delle opere di pessima qualità, o qualità stantìa, preferendo la massa al “cibo per la mente”. Recentemente, abbiamo assistito a un “Golpe”, neppure tanto nascosto, sul premio “Strega”.
    Non che nessuno si fosse illuso su un risultato diverso, ma la speranza – come si sà – è l’ultima a morire.

    Riguardo, invece, l’odiosa prassi della censura ho (quasi sempre) definito – quell’atto – come la piena manifestazione fascicomunista di chi non ha più nulla da raccontare.
    Ho seguito poco “il consorzio” (non mi piacciono i consorzi e neanche le idee consortili di stampo corporativistico), però, grazie a te e a quello che hai dovuto tollerare in atti di prevaricazione avverso il Tuo libero pensiero, hanno siglato e sottoscritto – credo (opinione personale) – una pericolosa china che, nei fatti, si sta risolvendo in un oblìo catastrofico.
    Le conferenze e/o i “raduni” letterari non mi sono mai interessati, quando pilotati.
    Ricordano “altri” raduni letterari tenuti al suono delle fanfare che suonavano “Deuschland Erwache”, in mezzo a lingue di fuoco alte fino al cielo e che decidevano “chi” dovesse scrivere cosa e chi no!

    Oggi, tra tutti i suonatori di fanfare (ben leggasi ‘fanfaroni’) possiamo enumerare anche gli enumerati.
    Es: WM 1, WM2, WM3, WM4 e tutti i multipli, sottomultipli.

    Con stima,

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Bellissimo intervento, carissimo Lord Ninni. Non posso che sottoscrivere appieno quanto hai mirabilmente espresso.

    E’ però un vero peccato che un simile scritto, di cognizione e profonda riflessione, rimanga qui tra i commenti come cosetta di niun valore, per cui mi permetto di portarlo in evidenza con un post.

    L’Einaudi non è più Einaudi, non c’è rimedio oramai, tranne mea culpa a venire, che comunque non ridaranno lustro a un Editore – che ieri era un faro nell’oscurità e che oggi è quanto di più berlusconiano si possa immaginare, per politica editoriale e non.
    Censurare Josè Saramago ha, a mio avviso, rivelato quello che è oggi il vero volto della casa editrice.

    Con il premio Strega, 64ma edizione oramai, non mi aspettavo un risultato diverso. Ben prima che questa edizione aprisse le sue porte, avevo detto che il vincitore sarebbe stato Pennacchi. Non mi sono sbagliato. Il premio Strega oggi come oggi non ha più senso, chi lo riceve decide di prendere su di sé un marchio d’infamia, giacché il premio viene assegnato sol più all’editore più forte, a quello che detiene il monopolio dell’informazione. Le ultime edizioni del premio Strega ci fanno capire come alla Letteratura sia stato sostituito il prodotto, un prodotto che regge il tempo necessario al mercato perché sia piazzato, dopodichè finisce dimenticato. Vediamo adesso Tiziano Scarpa, che dopo l’immeritato 63mo Strega, oggi non vende manco a morire. Stabat Mater, uno dei libri più brutti mai letti in vita mia, ha dato 15 minuti di visibilità a Scarpa; ma dei suoi precedenti lavori tutti se ne impipano, e se vendono qualcosina è solo in Veneto, tra i veneziani; e il nuovo “Le cose fondamentali” non vende, nelle librerie trovo pile intonse del libro, non uno lo avvicina, nemmeno per mera curiosità. Ma è giusto che sia così. Chi suo malgrado ha letto Scarpa sa che definirlo scrittore è un complimento troppo grosso.

    Con tutta la mia stima e amicizia,

    beppe

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  5. Pingback: Da Saramago censurato alla questione Wu Ming fino al “golpe” del 64mo Strega | iannozzi giuseppe

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