Yoani Sánchez, la blogger cubana che si dice indipendente. Dobbiamo crederle?

Yoani Sánchez, la blogger cubana

che si dice indipendente. Dobbiamo crederle?

di Iannozzi Giuseppe

YoaniCuba è oggi il migliore dei mondi possibili? Probabilmente no. Non è quell’eden che Ernesto Che Guevara dopo la Baia dei Porci immaginò per i cubani. Ma il Che, il suo idealismo, è morto con lui, seppur all’Havana la sua statua si erga alta, presenza immortale e incontrastata che però ha la consistenza di un fantasma.

Dopo il vile assassinio del Che in Bolivia, Fidel Castro si è eletto líder máximo e con pugno di ferro ha fatto di Cuba l’ultima roccaforte del comunismo. Si sussurra – e forse è soltanto una stupidissima leggenda messa in circolazione dai detrattori di Fidel Castro – che fu con la complicità di Fidel che il Che cadde in quell’imboscata che gli fu fatale, perché a volte un uomo morto può servire meglio alla causa che da vivo. Ernesto Che Guevara oggi è un ideale, purtroppo sempre più ridotto a una bandiera sventolante, a una foto, a pochi slogan masticati da giovani e meno giovani, allo stesso modo però, senza più intuirne il vero significato.

Yoani Sánchez è una blogger cubana che racconta la Cuba che lei vede. Leggere il suo diario online significa tuffarsi in una Cuba aliena, che non è affatto un paradiso terrestre. Si rimane spiazzati prima che increduli di fronte al resoconto di una Cuba castrista dove il castrismo si è sostituito agli ideali comunitari del comunismo. Eppure i cubani sono un popolo fiero, nonostante l’embargo e il castrismo. Se è vero che ad alcuni il regime castrista sta sul gozzo, è altrettanto vero che la maggior parte dei cubani è con Fidel Castro nonostante questi si sia allontanato, a volte in maniera radicale, dagli ideali del Che. Gli USA guardano a Cuba come a una dittatura. L’Europa fa lo stesso.

Yoani Sánchez è molto seguita da una minoranza di cubani che vorrebbe levar le tende e trovare accoglienza in un altro paese; ma soprattutto la blogger cubana è seguita da chi non è cubano e non è a Cuba. Cuba dà fastidio, indipendentemente dal fatto che la si possa dire dittatura o no. Chi è contro Fidel Castro; chi è contro il comunismo e i suoi ideali; chi oggi è un maccartista sfegatato, guarda con piacere e accondiscendenza alla ribellione di Yoani Sánchez, di questa blogger che racconta una Cuba di soli difetti e di nessuna virtù. Non c’è dubbio che l’idealismo del Che è stato sostituito dal pragmatismo di Fidel; ma è altrettanto vero che ci sono interessi fortissimi, politici ed economici, che vorrebbero veder crollare Cuba per consegnarla alla Storia come uno sbaglio, come una dittatura tout court.

Yoani Sánchez accusa di essere vessata ogni giorno oltreché censurata dal governo cubano: non è difficile crederlo. Tuttavia anche nella migliore democrazia possibile, se venisse fuori un Tizio che si dichiari apertamente contro il governo al potere, Tizio verrebbe censurato dallo Stato stesso, questo perché la democrazia è al momento la miglior forma di governo ma è ben lontana dall’essere perfetta, parafrasando il pensiero di Bertrand Russell.

Il blog di Yoani ha ricevuto diversi premi: perché?

Premio Ortega y Gasset dal quotidiano spagnolo El País, al 50 % americano, nelle mani della Liberty Acquisition Holdings, una Spac (Special purpose adquisition company) da 900 milioni di dollari di liquidità fondata nel 2007 da due miliardari, Nicolas Berggruen e Martin E. Franklin; El Pais, del Gruppo Prisa Madrid vede oggi anche la partecipazione di Telecinco (cioè di Mediaset), quindi del premier italiano Silvio Berlusconi (Popolo delle Libertà – destra italiana);

il Time segnala Yoani Sánchez come una delle 100 persone più influente del 2008; par quasi superfluo indicare che il Time è americano al 100 %;

sempre l’americanissimo Time insieme alla CNN (anch’essa americana al 100 %) include il blog di Yoani tra i 25 migliori blog del 2009;

nell’ottobre 2009 alla blogger viene assegnato il Maria Moors Cabot Award dalla Columbia University di New York; ennesimo premio tutto americano di chiaro stampo ultracapitalista.

Yoani Sánchez ha ricevuto diversi premi, peccato che tutti le siano stati assegnati da gruppi editoriali americani multimiliardari e di evidente stampo ultracapitalista. Generación Y, il blog di Yoani, si dichiara indipendente; riceve però solamente premi da gruppi editoriali americani. Chissà se Yoani ci ha mai pensato a questo particolare non da poco; o forse, non essendo mai stata negli USA, con tanta frustrata ingenuità immagina gli Stati Uniti d’America come il miglior paese possibile!

Gordiano Lupi ha curato un volume interessante su Yoani: “Per conoscere Yoani Sánchez” (edizioni Il Foglio, collana Saggi, Euro 15). Il volume è ricco di interviste e testimonianze; attraverso le interviste raccolte e una discreta cernita di citazioni di Yoani, Gordiano Lupi parla della blogger cubana e ne traccia il profilo umano, ma anche quello di lei giornalista a Cuba. Gordiano Lupi è il traduttore di “Cuba Libre” (2006, Rizzoli) di Yoani Sánchez pubblicato in Italia dal gruppo Rizzoli (Rcs Mediagroup). RCS MediaGroupè presente in Spagna, Portogallo, Francia, UK, USA e Cina; da evidenziare che Rcs Mediagroup controlla negli Stati Uniti la Rizzoli Publications e la Universe Publishing.

“Per conoscere Yoani Sánchez” di Gordiano Lupi è un saggio interessante, che però pecca di schierarsi in maniera sin troppo netta con la blogger cubana; suona solamente la campana di Yoani, mentre quella di Cuba è stata oscurata; si legge solo la voce di Yoani che parla contro Fidel e il governo cubano. Peccato. Si poteva far di meglio.

NO OT

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a Yoani Sánchez, la blogger cubana che si dice indipendente. Dobbiamo crederle?

  1. Gordiano Lupi ha detto:

    Caro Giuseppe, lungi da me l’idea di criticare la tua recensione, ovvio che sei libero di pensarla come credi. Mi schiero con Yaoni perchè sono convinto che sia dalla parte della Cuba del popolo, quindi che sia lei la vera rivoluzionaria. Mi schiero con Yoani perchè sono stato io a farla conoscere in Italia, sono sempre io che la traduco per La Stampa e che ho voluto il suo Cuba Libre per Rizzoli. Mi schiero con lei perchè conosco a fondo Cuba e non posso condividere il tuo binomio: stare con Cuba o stare con Yoani. Cosa vuol dire stare con Cuba? Stare dalla parte della dittatura? Yoani Sanchez è una cittadina che parla e che vorrebbe essere libera in una Cuba libera. Non fa politica. Se poi il mio libro non ti è piaciuto è un tuo diritto, ma vorrei conmvincerti che Yoani non è uno strumento di nessun capiotalismo e che a Cuba esiste un vero capitalismo di Stato, una dittatura che impedisce ai cubani persino di uscire dal loro paese. A Cuba c’è un giornale unico (tu pensa se da noi ci fosse solo Il Giornale), una televisione unica (prova a immaginare una tv con solo Emilio Fede), un pensiero unico…

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Caro Gordiano, io non so se Yoani è una vera rivoluzionaria. Puo’ darsi di sì quanto di no. Ma quand’anche non lo fosse una rivoluzionaria – o ribelle che dir si voglia -, non sarebbe in ogni caso sua la colpa; come ho indicato nella recensione mi domando come mai i premi che ha ricevuto sono arrivati da quella parte dell’America più fortemente capitalista. Lungi da me dall’essere un anti-americano per vezzo; ho gioito per l’elezione di Barack Obama e sono ancora convinto oggi che è lui l’uomo giusto per il cambiamento del volto dell’America; non sono per l’America dei Bush, questo sì. Il punto è che i premi le sono stati dati tutti da una America che non è quella “contro”, bensì quella “interessata” capace oggi di portarti alle stelle e domani di condannarti al braccio della morte.

    Non sono per la dittatura. Posso dire che io la dittatura non l’ho vista, non dieci anni or sono; ho invece visto un popolo molto fiero, capace di arrangiarsi con poco. Non nego che non tutto il popolo è con Fidel: c’è chi lo odia a morte per il solo fatto che è Fidel Castro. Ma in onestà devo riferire che la Cuba che ho visto è con Fidel e che solo una minoranza non lo ama e non ama il Che e il comunismo cubano. Come ho specificato nell’incipit di questa recensione, gli ideali cheguevaristi sono sol più una bandiera, mentre oggi c’è il castrismo che è cosa diversa.
    In nessun paese, se dovesse spuntare qualcuno che rema contro il governo ci sarebbe un applauso.

    Anna Politkovskaya chi l’ha fatta fuori? La Russia di oggi in mano a chi è? Che governo c’è? di destra, di sinistra?
    Che dire poi della Cina e della vergognoso eccidio dei monaci tibetani?
    E che dire dell’immane coraggio di Aung San Suu Kyi?
    La lista è ahinoi molto lunga. La tirannia è dovunque nel mondo e con mezzi coercitivi mica da ridere.
    Lascio solo trapelare la mia opinione che forse Yoani viene usata da alcuni americani per dare addosso a Cuba. Ma Yoani non ha i mezzi per rendersene conto, e forse non vuole neanche. Credo che siamo tutti d’accordo se si afferma che gli USA vogliono Cuba a tutti i costi. E’ uno dei loro chiodi fissi. Qualcuno pensa di esportare la democrazia made in USA anche a Cuba, così come è stato fatto con le “missioni di pace” in Iraq, riducendo di fatto il paese a qualcosa di ben peggiore di una dittatura: oggi è una colonia americana di Mc Donalds e tirannucoli tirati sù dagli americani. Il prezzo di questo Iraq nelle mani americane è di migliaia di vite umane divelte. Inutile negarcelo, gli USA vorrebbero fare lo stesso con Cuba e un qualunque dissidente, per quanto piccolo possa essere, gli americani sono pronti a innalzarlo alle stelle affinché diventi strumento nelle loro mani per convincere l’opinione pubblica che a Cuba c’è il diavolo. In Iraq ci sono riusciti. Io ho terrore della democrazia americana che è stata esportata in Iraq.

    E’ vero che Yoani non ha potuto ritirare i premi. Le è stato negato. Ma perché? Forse perché sono tutti premi americani di potenze americane? Il mio timore è che Yoani sia un inconsapevole strumento nelle mani di quegli americani, che stanno forgiando attraverso di lei una opinione pubblica che guardi a Cuba come a Sodoma e Gomorra.

    Del tuo libro, caro Gordiano, posso dire che ho lo apprezzato, ma solo al 50%: manca difatti l’altra campana, quella dei tanti cubani che sono per Cuba e con Fidel. Non basta, a mio avviso, dichiarare che Cuba è una dittatura se non si dà la possibilità alla parte accusata di dire la sua. E’ un saggio che tiene conto della sola opinione di Yoani Sanchez e come tale lo valuto.

    Oggi in Italia, lo dico con la morte nel cuore, non è che siamo messi tanto bene, tutt’altro: Berlusconi dopo lo scandalo di Villa Certosa, dopo le foto pubblicate da El Pais, che fa? Se lo compra il giornale. Così ha fatto. Non fosse stato per lui il gruppo madrileno sarebbe già collassato: è invece oggi nelle mani di due miliardari americani e del nostro caro Premier… Non vedo troppa differenza se oggi leggo il Giornale o la Repubblica: piccole sfumature, null’altro. L’opposizione non c’è e i sédicenti comunisti che fanno la voce grossa sono quelli con soldi a palate; e non da ultimo sono i primi a usare i mezzi della censura se solo si prova a criticarli. Destra e sinistra sono uguali, in una maniera tragicamente orwelliana.

    Che cos’è la destra? Che cos’è la sinistra?
    La sola risposta che trovo è nella ribellione di Giorgio Gaber.

    Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
    Una donna emancipata è di sinistra
    riservata è già un po’ più di destra
    ma un figone resta sempre un’attrazione
    che va bene per sinistra e destra.
    Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…

    Tutti noi ce la prendiamo con la storia
    ma io dico che la colpa è nostra
    è evidente che la gente è poco seria
    quando parla di sinistra o destra.

    Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
    Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…

    Destra-sinistra
    Destra-sinistra
    Destra-sinistra
    Destra-sinistra
    Destra-sinistra
    Basta!

    giuseppe

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