Carla Benedetti stronca i Wu Ming e il New Italian Epic. Ma la sua è una stroncatura handicappata

Carla Benedetti stronca
i Wu Ming e il New Italian Epic

Ma la sua è una stroncatura handicappata

di Iannozzi Giuseppe

«L’epica è parola non nuova ma euforica: evoca vastità d’orizzonti, grandezza di scrittura. Soprattutto accende un’idea di letteratura potente. E infatti il collettivo Wu Ming parla di opere ambiziose, eccentriche, di sguardo obliquo, azzardo e ritrovata fiducia nel potere della parola… Penso ai libri che più ho ammirato negli ultimi anni, diversi ma tutti carichi di azzardo e di fiducia nel potere della parola… di tutti quei libri non c’è traccia, come se fossero tutti dentro quel postmodernismo stanco a cui i Wu Ming dicono di opporsi… Ma la delusione più grande è scoprire, dietro all’apparenza di un manifesto teorico, il volto repressivo del canone. Perché è questo che ci viene proposto: un canone con tanto di requisiti che un libro deve possedere per rientrarvi. Un canone piccolo, e su misura, tarato sul tipo di libro che scrivono i Wu Ming stessi. Un grappolo di quattro opere, due loro, una di Giancarlo De Cataldo e una di Evangelisti ne formano il cuore, poi allargato ai libri di Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Andrea Camilleri e altri scrittori che hanno praticato la genre fiction per andare oltre… infine vengono gli oggetti narrativi non identificati, che si rivelano una furbizia: una categoria ombrello dove prendere dentro quando è il caso un po’ del restante – e il caso è quando si tratta di libri che possono portare prestigio al catalogo, come Gomorra, un libro straordinario, la cui forza sta anche nel non essere un romanzo criminale alla De Cataldo, non ha forzato il noir, l’ha scartato, instaurando col lettore un patto inusuale che nessuno dei libri canonizzati condivide… » (Fonte: Carla Benedetti su L’Espresso – stralcio online ripreso dal blog di Lucio Angelini)

Tutto condivisibile ma però: né Giancarlo De CataldoEvangelisti sono la letteratura auspicabile, e nemmeno sono cuore o fegato o intestino crasso di un qualche vago apparato scrittorio. Sono dei buoni arrangiatori di storie, di tanto in tanto: ma sono lontanissimi per Evangelisti i bei tempi di quando scriveva la sua prima avventura dell’inquisitore Eymerich e il più riuscito Il castello di Eymerich o anche Cherudek; De Cataldo poi ha scritto un solo romanzo leggibile, Romanzo criminale, e tutto il resto è noia, o detto in maniera più diretta De Cataldo clona sé stesso libro dopo libro e si clona male con tutti i difetti mastodontici che implica la clonazione… e non di rado si ricicla tra ragli e archetipi pseudo-junghiani. Al limite, con grande magnanimità, sono essi appendice ciecale che val la pena di svellere a mani nude prima che vada in peritonite… meglio un po’ tanto dolore subito piuttosto che una sicura morte domani.

E ancora tutto condivisibile ma però Gomorra di Roberto Saviano è qualcosa che vale quanto, se non meno, del De Cataldo peggiore, quello di Nelle mani giuste, improbabile seguito di Romanzo Criminale.
Spendendo poche parole intorno a Nelle mani giuste: “Copertina roboante, che ci fa credere d’essere in un mare di fiamme, che ci richiama alla mente uno di quei grandi kolossal americani ricchi di esplosioni mozzafiato e null’altro: così si presenta il nuovo romanzo di Giancarlo De Cataldo, famoso soprattutto per un libro piuttosto egregio, Romanzo criminale. De Cataldo con Nelle mani giuste dà alle stampe quello che dovrebbe essere l’ideale seguito del suo lavoro più riuscito, a livello commerciale: recita la bandella gialla allegata a Nelle mani giuste, a caratteri cubitali e neri, Una storia che comincia dove Romanzo criminale finisce. Non dice il falso: De Cataldo voleva portare avanti quella storia iniziata nelle 600 pagine del suo romanzo più venduto, sperando forse di ritrovare lo stesso pubblico plaudente di sei anni or sono. Giancarlo De Cataldo dà sfogo a un ritratto low cost, canovaccio di quella che nell’essenza è solo una soap opera, una metafora fantapolitica sfilacciata e slegata, dove i buchi storici sono stati coperti e riempiti da tante microstorie di impossibili relazioni amorose e triangoli fatali. Non c’è appello per questo lavoro di Giancarlo De Cataldo: tra i più brutti degli ultimi dieci anni. L’autore ci ha tentato a raccontarci Cosa nostra. Ci ha tentato, e ha fallito sia sul piano stilistico che su quello del costrutto narrativo. Nelle mani giuste di Giancarlo De Cataldo è molto più semplicemente il canovaccio per una soap opera low cost, incapace di arrivare al punto o quantomeno di avvicinarsi a Cosa nostra per dirne in maniera credibile. Un fallimento madornale.” Roberto Saviano è un racconto sulla Camorra, ma low cost che ha avuto fortuna soltanto per il fatto che l’esordiente Saviano è stato pubblicato da Mondadori in prima battuta, con un tiratura di 5.000 copie – che non sono proprio poche per un esordiente, anzi per chiunque. Si aggiunga poi che Saviano non ha fatto altro che ripetere quanto già si sapeva sulla Camorra compulsando tanti e tanti testi altrui, ecco così che il gioco è quasi fatto… un bestseller, una accusa, una denuncia per boccaloni, per bietoloni locali: di suo, di veramente suo, Saviano ci ha messo la sola parte narrativa, che non costituisce proprio per niente una denuncia, ma al contrario e per l’esattezza una storia ambientata nei sobborghi di Napoli e basta… banale anche.

Tutto condivisibile ma però Carla Benedetti dovrebbe ricordarsi di stroncare anche Tiziano Scarpa, Giulio Mozzi, l’eterna mascotte Antonio Moresco che è – poco ma sicuro – il più invalidante nessuno fra i sédicenti scrittori italiani di questo barbaro medioevo letterario, che ahinoi non finisce più.

Tutto condivisibile ma però alla fine ci si rende conto che Carla Benedetti ha portato sulle pagine dell’Espresso una stroncatura storpia, amputata, handicappata. Inutile.

NO OT

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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