Saviano raschia il fondo del barile. Ma la camorra rimane il suo più grande business

Saviano raschia il fondo del barile
Ma la camorra è il suo più grande business

di Iannozzi Giuseppe

saviano

Saviano si illude di essere un rompipalle.
No, purtroppo non lo è. E’ soltanto noioso oggi come oggi, un disco rotto incantato che ripete sempre la solita storia, manco la camorra l’avesse inventata lui di sana pianta per poi dirne tutto il male possibile. Nessuno qui difende la camorra, ci mancherebbe altro: ma a sentire Roberto Saviano si ha netta l’impressione che la camorra l’abbia scoperta lui; che prima del savianismo a Napoli, in Italia, non ci fosse nessun male da combattere; che è con “Gomorra” che la camorra è stata inventata e portata all’attenzione delle Stato e degli italiani.

Saviano è diventato oramai una sorta di freak giramondo. Il suo nome è associato a un solo libro, “Gomorra” – che è per metà pura finzione narrativa e per l’altra metà un rapporto sulla malavita, un rapporto che però è stato stilato prendendo (rubando a piene mani) da altre pubblicazioni, e che Saviano e l’editore Mondadori non hanno mai indicato in una esaustiva bibliografia. A tutt’oggi i debiti che Roberto Saviano ha nei confronti di tanti e tanti nomi e cognomi contro la camorra non sono stati saldati, e il soldatino di piombo Roberto si guarda bene da portar loro i suoi ringraziamenti.

Saviano raschia il fondo del barile, essendo incapace di scrivere: per Einaudi (che è sempre la Mondadori) è uscito ” La parola contro la camorra”: pubblicazione inutile che accoglie l’apparizione che lo scrittorino fece nel corso del programma Che tempo che fa in data 25 marzo 2009. In allegato al Dvd c’è uno smilzo librettino di 60 pagine appena dove Roberto racconta di sé, della sua partecipazione al programma condotto da Fabio Fazio Che tempo che fa; e c’è l’ennesima riflessione sulla camorra, ovvero “Le organizzazioni criminali hanno necessità di portare avanti un assioma: chi è contro di noi lo fa per interesse personale. Chi è contro di noi sta diffamando il territorio, perché noi non esistiamo come loro ci raccontano”. Il tutto è venduto al modico prezzo di 19 Euro e 50 centesimi. Saviano cerca indarno di riciclarsi in veste di vero scrittore con un racconto, “Il contrario della morte” ,accolto nell’antologia “Sei fuori posto” (Einaudi): oltre a Saviano, anche Carlo Lucarelli, Wu Ming, Valeria Parrella, Simona Vinci e Piero Colaprico. Pubblicazione di nessun interesse e di nessun valore narrativo o sociopolitico: è già sugli scaffali dei remainders nonostante l’editore Einaudi ci abbia ficcato dentro un bel po’ di autori (della sua scuderia) nel tentativo di piazzare sul mercato un più che mai improbabile Roberto Saviano scrittore.

Nonostante si dica che Saviano sia in costante pericolo di vita, minacciato dai Casalesi, era alla Fiera del Libro di Torino. Il perché è facile intuirlo. Deve apparire. O meglio: deve essere il freak di turno perché il solo libro che gli ha funzionato è stato il modaiolo “Gomorra”. Il fatto nudo e crudo è che il savianismo va pian piano spengendosi; ed allora Roberto è costretto a uscire allo scoperto seppur prigioniero di una scorta di uomini da far invidia a Benedetto XVI.

Che ci fa Saviano alla Fiera del Libro?
Presenta, o meglio promuove con la sua presenza, con la sua immagine, “Sei fuori posto”.
Svelato il mistero.
L’antologia uscita da pochi giorni in libreria non attira neanche le mosche, che preferiscono starsene al mercato scoperto a ronzare in santa pace intorno al pesce (più o meno fresco, cioè appena scongelato) o su qualche cacca di cane.
Detto e ribadito che Saviano era prigioniero della sua scorta, finalmente viene fatto accomodare perché possa spiccicare quattro parole promozionali: “Per la prima volta scrivo un libro con altri autori, e sono felice. Sono protetto da cinque persone (che non sono gli altri autori presenti nella sfortunata antologia einaudiana, bensì la sua scorta personale, quella che noi italiani gli paghiamo giorno dopo giorno – ndr) nella mia vita e qui nel libro è la stessa cosa: ci sono cinque autori che mi proteggono. Loro mi sono stati molto vicini nei miei momenti più difficili. Le parole cercano di aggiustare il mondo la situazione in cui mi trovo dimostra che i lettori sono pericolosi, tutto questo l’hanno innescato loro. E quindi vorrei che la stessa responsabilità che mi assumo io e che si assumono gli scrittori se la prendessero anche i lettori. Dobbiamo diventare un’armata pacifica di parole. Da più parti ultimamente mi si accusa di esser rompiscatole, ma io sono molto fiero di esserlo. E’ Il ruolo del raccontatore, è dire cosa sta accadendo, è dire questo è vero questo ci riguarda. Questa potenza della letteratura fa paura al potere. Perché quel qualcosa diventa di chi lo legge. Dicono che guadagniamo: è vero ma dove sta il problema? Non vogliono forse che abbiamo i soldi per pagarci gli avvocati? Non fate passare queste menzogne, non permettete che dicano queste cose”. E parlando del suo racconto antologizzato: “I militari che vanno in guerra al 90 percento sono meridionali. Volevo raccontare questa realtà che spesso non è conosciuta”.

Questa è dunque la fine che ha fatto Roberto Saviano: una sorta di pietosissimo freak che, spalleggiato da mezza scuderia einaudiana, tenta indarno di assurgere al ruolo di scrittore tout court. Una impresa impossibile per chi come lui non ha un briciolo di talento narrativo.

NO OT

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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