Al rogo i falsi poeti

Al rogo i falsi poeti

di Iannozzi Giuseppe – fonte: Jujol.com

puffo poetaOggi non c’è più un solo animo sensibile, che è poi quello che dovrebbe essere il vero Poeta; non mancano però tanti e tanti imbrattacarte e imbianchini improvvisati. Ognuno di loro vivacchia di pacche sulla spalle, di complimenti falsi come certi santi sbattuti a forza in paradiso, e guarda caso si fanno un mare di seghe soltanto a corte tra i loro pari. E poco importa che la corte sia qui o altrove: questi imbrattacarte mostruosi di per sé si consumano nei club, là dove tutti dicono un gran bene di tutti e dove per fortuna tutto quel “bene” rimane perlopiù confinato all’interno del club, perché lì ha da essere sepolto. In rarissimi casi il poeta – eletto tale da mafiosi battimani – riesce persino a incontrare un piccolo editore perché si sa che ci sono le raccomandazioni – peggio che per far lo statale col posto fisso e lo stipendio a fine mese garantito… e che gli altri muoiano pure di fame con le cimici e gli scarafaggi addosso. Ma per fortuna una o due pubblicazioni disastrose mettono fine al sogno del sedicente poeta. O scrittore. Ne consegue che il sedicente poeta o scrittore viene rimesso in riga, torna in molti casi a zappare la terra per nostra somma fortuna perché nessun editore vuol più aver a che fare con un fallito senza talento.

Precisiamo però che essere un fallito non comporta necessariamente di mancare di talento, e non è un crimine sopratutto. Un “senza talento” invece è un criminale che lo riconosci subito, colpevole più del Peccato incarnato, più d’una carogna a marcire sotto il sole col rossetto e la cipria spalmata in faccia per illudere gli allocchi che sia in piena salute.

Il poeta (chiamiamolo così, anche se sarebbe giusto dirlo opinionista e basta) se va di moda la guerra o il pacifismo, esso si adegua a rotta di collo. Il lettore di oggi (o moderno che dir si voglia) segue la moda al pari di quel tipo che grida d’esser Vate Immortale cinto d’alloro: ecco il motivo per cui di loro non resterà niente, nemmeno la cenere per inquinare qualche fiume o l’aria che noi tutti mortali purtroppo respiriamo.

Si dovrebbe scrivere per i posteri e non per l’effimera moda del momento, per accontentare un editore, un padrone. O un club. O una mafia.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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23 risposte a Al rogo i falsi poeti

  1. mukele ha detto:

    Ci furono sempre, ci sono e ci saranno gli artisti “di successo”. I più col tempo si sono dimostrati delle povere vescicche piene di vuoto. Ma, per dirla con le parole di Ignacio Tormento (pseudonimo che indegnamente rivesto) : “Non è prudente scartare un’opera letteraria per il solo fatto che è letta da milioni di persone. Potrebbe essere una buona opera incompresa”.
    Ci basti quindi il poter scrivere (che anche quello non sempre fu concesso). Per il resto diventare uno scrittore “di grido” in questo sciatto panorama culturale? … preferirei, come dici tu, zappare la terra.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non lo metto affatto in dubbio: i secoli hanno per nostra fortuna dimenticato i sédicenti artisti, coloro che fecero dell’Arte un macabro affare votato alla moda del momento.

    Io non scarto nulla. Mi premuro solamente di dirne bene o male secondo il mio metro di giudizio, che è fallibile. Penso ad esempio che Dan Brown passerà alla storia, alla pari di Dumas, foss’anche per il solo fatto che Il codice da Vinci è uno dei libri più venduti dalla notte dei tempi. La prima posizione, per il momento, è occupata dalla Bibbia. Ma di questi tempi potrebbe diventare il Corano. 🙂 In ogni caso non guardo a Dumas padre e Dan Brown come a dei fattori di Letteratura, bensì come a dei narratori di storie per il popolo.

    Sono dell’opinione che scrivere sia un atto di grande responsabilità civile morale oltreché culturale, per cui chi scrive lo faccia soprattutto pensando ai posteri: perché chi scrive solo per la moda del momento, al 90 per cento, è destinato a essere dimenticato. Così è sempre stato e così sarà nei secoli dei secoli.

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  3. mukele ha detto:

    Sono d’accordo sull’ultimo paragrafo a patto che aggiunga allo scrivere ogni altra occupazione umana. Tutte infatti andrebbero svolte con responsabilità civile e morale, ma ahimè queste ultime sono merci introvabili. Persino presso i pusher più forniti.

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  4. Essere Libero ha detto:

    ognuno deve avere la sua possibilità, c’è poi chi vive di sogni e riesce a vivere solo di quelli. C’è chi ci crede e chi può, c’è anche chi è fortunato. Non possiamo privare nessuno del tentativo, perchè è dall’errore che si cresce, perchè in molti sono stati umiliati e poi anni dopo la loro morte sono diventati artisti, in molti sono in cima e sono solo raccomandati. Ognuno fa quello che vuole, almeno delle parole. La colpa è d’istruzione e della mancanza di rispetto verso una pedagogia che è fondamentale. Comunque condivido non la rabbia, la delusione per un mondo di raccomandati.

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non dico assolutamente che non si debba provare a provare, ci mancherebbe altro. Il problema semmai è che si pubblicano libri di perfetti ignoranti, che farebbero bene a zappare la terra. Non c’è il metro della meritocrazia, in Italia ancor meno che in altri paesi. Il problema è che ci sono persone che sanno scrivere e bene, ma che non vengono tenute da conto perché non hanno altolocate amicizie o perché non si prestano a dar via il cu*o al monkey business.
    Quanti personaggi meritevoli sono stati scoperti postumi? Solo per caso qualcuno, o perché qualche mente illuminata ha lottato come un leone per restituire dignità a questo o a quello, come nel caso di Dino Campana che solo grazie a Sebastiano Vassalli è stato inquadrato nella giusta luce.
    Non è delusione. E’ rabbia contro i raccomandati, contro le mafiette culturali, perché la mafia nell’editoria c’è, da sempre, ma oggi è diventata qualche cosa di impressionante. Un vero canchero. Simao invasi da 6000/7000 titoli nuovi ogni anno: il 99,9999% è pura schifezza.

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  6. mukele ha detto:

    Scusate, ma in fatto di meritocrazia quale sarebbe la giuria?

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  7. mukele ha detto:

    Ovvero chi mettiamo a decidere cosa sia “valido” e “poetico” e cosa no? Volete ritornare alla censura? Se un libro è scritto da un ignorante incompetente, come dici, basta non leggerlo. Lasciamo stare i roghi per favore.

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Editor preparati che non pubblichino libri di loro amici o solo perché si chiamano Luttazzi o Vasco.

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  9. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Come da commento di cui sopra.
    Penso che tu reputi il Mein Kampf uno scritto poetico.

    Nessuno ha parlato di censura.
    Si parla di serietà nello scegliere gli autori da pubblicare.

    No, non basta non leggerlo.
    Sono costretto a leggerlo per poter dire che è di un ignorante incompetente io lettore. La malaeditoria si basa appunto su questo: grande battage di un autore, o spacciato per tale, vendite, stop. Stop perché il pubblico ha capito che non sa scrivere. O che dietro c’è un ghost writer. Fantascienza? Riguardati allora la storia editoriale di un fantomatico J.T. Leroy, in Italia pubblicato da Fazi e reclamizzato da una certa cricca di critici un po’ così e così. La verità è poi venuta fuori, l’autrice ha provato a fare le sue difese per aver ingannato tutti. Non ha funzionato. Fine della storia. Pardon, fine di Leroy. Ma gli editori avevano già incassato alla grande.

    Nessun rogo. Basta avere degli editor responsabili, che non pubblichino libri di loro amici incompetenti.

    La carta costa. Bruciarla è un peccato madornale.
    Utilizziamola meglio la carta.

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  10. mukele ha detto:

    Scusa se replico un ultima volta ma voglio ricordarti solo alcune cose:
    1) In Italia siamo agli ultimi posti in fatto di lettura (quindi siamo chi la risparmia di più)
    2) La poesia la legge poi una infima minoranza di quell’infima minoranza che legge
    3) Non veedo tutto questo grande incasso. Rende più un film panettone che mille libri, l’industria culturale (per dirla con un termine ormai desueto) se ne fotte bellamente se fa i soldi con un “vero” scrittore o con una marionetta.

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  11. Essere Libero ha detto:

    non si parla di meritocrazia, o almeno il concetto è sfiorato in modo astratto per quello che poi appare nella realtà circostante. Ma il punto cardine non è quello, bisogna semplicemente dare a tutti la possibilità di scrivere e di pubblicare, ovviamente sarà l’editore a decidere se investire su di te, e se non piaci ad uno, magari all’altro, e così via all’infinito ci provi fino a quando magari qualcuno non ti pubblica. Se poi piaci bene, se non piaci non vieni letto, e se sei un genio incompreso magari alla morte rivaluteranno i tuoi scritti. Ma ancora tutti questi sono casi e le possibilità sono infinite. Concludendo il pensiero, non si tratta di caso, fortuna, bellezza, perfezione, dell’essere geni o ignoranti, l’artista non è artista per i soldi, per la fama o per successo. Si tratta di mettere da parte quello che è il sogno, o l’ambizione o il caso stesso e concentrarsi sull’evitare di fare girare intorno a ciò che è arte, una mafia, un business che non sia neutrale ma fatto di raccomandazioni e spinte politiche ma specialmente commerciali. Dare la possibilità al popolo di un’informazione libera è la massima di questo discorso dalla quale deriva tutto, perchè è nella letteratura che si scoprono i sentimenti, le condizioni, lo stato comune della plebe, di noi popolo in un determinato periodo storico e/o circostanza di avvenimenti politici, economici, riguardanti i costumi e la giustizia. Libertà del popolo, di documentarsi e di leggere ciò che vuole, non ciò che fa comodo a qualcun altro. Mi vengono in mente i libri ad esempio dei personaggi in tv, come per la musica, gli album che incidono conduttori sempre della tv (per farti esempio banali, idioti che perchè sono conosciuti fanno anche questo, come ancora la prima che sento sempre ormai ovunque, Alessandra Amoroso, di amici, non è una cantante, l’hanno trasformata loro per pubblicità). Lasciamo l’arte a chi si impegna nel rispettarla, e non a chi vuole arrotondare con uno stipendio che è già più che comodo, ingordi che vogliono sempre più e lasciano sempre meno.

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  12. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    La poesia: tutti si dicono poeti e scrivono; quasi nessuno la legge; pochissimi comperano libri di poesia. Non è una novità.

    Il problema non è limitato al solo ambito delle pubblicazione poetiche. Se così fosse, uno potrebbe pur far finta di chiudere un occhio. Purtroppo si pubblicano “gli amici”, chi fa parte di una “lobbie” o salotto, o mafietta pseudo-letteraria. Ogni anno vanno in stampa 7.000 nuovi titoli. Comincia a contare quanti sono autori e quanti invece sono parassiti pubblicati per altri motivi.

    In Italia si legge poco, ma anche l’offerta che l’editoria fa è a dir poco pessima: istant book e autori che autori non sono, ma solo parassiti i cui testi sono stati scritti da ghost writers pagati un tanto a pagina. Desolante o no, questo panorama?

    Poniamo il caso che tu sia un valido poeta e che meriteresti d’esser pubblicato; non vieni pubblicato perché mancano i fondi, fondi che sono stati destinati all’ultimo uzzolo di Blasco che si è inventato fumettista.

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  13. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Dici giusto: “dare la possibilità”. Questa possibilità di fatto non viene data, perché i soldi che l’editoria ha, e che sono sempre pochi, vengono investiti su Vasco Rossi, Antonella Clerici, Enrico Ruggeri, etc. etc. Magari tu piaci pure agli editor, però l’editore ha promesso di pubblicare Sergio Endrigo perché suo amico, cantautore in voga negli anni 60 e 70 e tu te lo prendi in quel posto, in quanto altri fondi non ce ne sono.
    Dici, “proviamo con un altro editore, che sarà mai!”. Gli editori che contano sono pochi, li conti sulle punta delle dita. Stop. Fine delle tue possibilità. Ma in realtà non hai mai avuto nessuna possibilità presso nessun editore.
    Che fai?
    O lasci perdere.
    O ti rivolgi all’editoria a pagamento. O a quella che ti chiede di partecipare alle spese. Se decidi per questa strada, considerati pure un fallito a tutto tondo, che ha buttato i suoi soldi: un editore che ti chiede soldi non ha nessun interesse a promuoverti. Sono come quelle agenzie interinali che per iscriverti ti chiedono di pagare un tot: non ti troveranno mai un lavoro, manco di una settimana, perché troppo occupati a trovare altri allocchi disposti a pagare per farsi inserire nel loro database.
    Ultima soluzione: reclami le tue poesie in un qualche baretto o in un giardinetto. Poi viene la polizia e ti sbatte dentro per disturbo della quiete pubblica.

    L’Italia va avanti – è un eufemismo – per colpa delle raccomandazioni, delle mafiette, degli intrallazzi. Accade in ogni ambito. In Italia o fai parte di quella lunga catena dell’amicizia, come ebbe a scrivere il Manzoni parlando del Griso, o ti attacchi al tram.

    E’ per colpa di personaggi ambigui come ad esempio Giovanni Lindo Ferretti che finito il momento storico del socialismo, da punk è diventato teocon e pubblica per Mondadori e canta per Giuliano Ferrara. Questo è il monkey business che ha ucciso l’editoria italiana, che versa in condizioni disastrose. Ma è lo stesso monkey business che ha generato la crisi qui in Italia e non solo.

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  14. mukele ha detto:

    Ferretti non lo leggevo prima, figurarsi adesso che sta a codazzo di quell’altro saltimbanco di Ferrara. Non dico che la tua fotografia non sia quella corretta, anzi. Dico che forse, se vogliamo reputarci diversi da tale marmaglia culturale, forse dovremmo rivolgere l’attenzioine altrove. Dico tale mescolanza di affari e di cultura c’è stata e ci sarà. a scanso di rivoluzioni e restaurazioni. Dico che questo è lo status quo ma che almeno ora è dato modo di scrivere anche a voci davvero dissenzienti. Che poi si pretenda che queste ultime, attaccando l’establishment, abbiano da questìultimo anche allori, donne ed emolumenti, sarebbe chieder troppo, no?

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  15. romanticavany ha detto:

    Per Te mio caro King in amore orsetto:

    Molte volte avevi come tutti fantasticato sul tuo futuro, avevi sognato ruoli che ti potevano piacere, poeta o scrittore o giornalista . Tutto ciò è avvenuto. La vera vocazione di ognuno è una sola, quella di conoscere se stessi. Uno può finire poeta o paSSo giornalista o deficiente scrittore, non è affar nostro, e in fin dei conti è indifferente. Il problema è realizzare il tuo destino, un destino non qualunque, e viverlo con noi con ironia e ilarità.
    Buona domenica Iannozzi

    ♥ vany

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  16. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Io ritengo solo d’esser finito paSSo giornalista. 😀 Se poi qualcuno pensa che sia poeta e scrittore o al limite anche clown, be’, io non posso negarglielo. 😉 Però io non mi sono mai detto questo e quello. Potrebbe sembrare falsa modestia, tuttavia chi mi conosce ben sa che non mi sono mai fatto vanto di alcunché. Mi guardo allo specchio e vedo un giornalista con le pezze al c***o.

    Se mi definisci deficiente scrittore, allora ci sto, perché sì mi ci ritrovo. ^__*

    Il destino ognuno se lo fa da sé con le proprie mani, con buona volontà. Bisogna però tener conto che il destino dipende anche da chi incontri sulla tua propria strada; e se incontri uno che decide che gli stai sulle balle e ti vuol far fuori, be’, ci penserà qualcuno, si spera, a piantar una croce e un fiore sulla tomba. 😉

    ♥ orsetto di VaNY

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  17. mukele ha detto:

    Non vorrei commettere una gaff, ma forse ha ragione VaNY, un pizzico di autoironia è meglio di una bacinella di fiele. Il mondo è questo: benvenuto. Prendila almeno come fonte copiosa per dei pezzi di satira di costume. E’ un compenso che non ha valore il poterne ridere non facendo parte di certe “combricole”. Ciao.

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  18. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Una gaffe. 🙂
    Io sono molto autoironico, sono forse il sole che fa satira su sé stesso, quella che io indico “satira preventiva”.

    Non è una questione di fiele, di vomitar fiele, di invidie e altre sciocchezze del genere.

    Ma scopo dell’uomo è di migliorarsi sul piano sociale, quindi anche su quello culturale. Ieri solo pochissimi sapevano leggere e scrivere. Ci sono voluti centinaia di anni perché tutti fossero più o meno messi nelle condizioni di saper leggere e scrivere. Un processo questo che non è ancora terminato: si pensi solo allo stato di analfabetismo in cui vengono tenuti certi paesi del terzo e del quarto mondo. Una società che non tenda al miglioramento è destinata a morire. Se l’editoria versa in condizioni pietose, ci sarà ben un motivo.

    Il mio contributo contro questo stato di cose è limitato a portare la mia opinione, sperando che la gente si renda conto che non si puo’ vivere in una società che incorpora cricche politiche, culturali, sociali, economiche, religiose. Al momento l’Italia è piena di “cricche” e non a caso viviamo in un paese che mette il “bavaglio” e che si promuovono leggi ad personam. L’Italia è un paese dittatoriale dove la censura è applicata tanto dalla destra quanto dalla sédicente sinistra: a breve finiremo la Cina. Il passo da fare è brevissimo; forse è già troppo tardi per tornare indietro. Per questo bisogna anche pensare a che cosa viene pubblicato; chi viene pubblicato e perché.

    ciao

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  19. mukele ha detto:

    Sul cosa e sul “da chi” viene pubblicato mi trovi d’accordo. Solo che volevo sottolineare l’impresa donchisciottesca di gridare “al lupo, al lupo” da un blog di poesie. Ripeto, fai bene ad incazzarti (ritrovassi ancora la voglia di farlo). Mi premuro solo di avvisarti che:
    1) solo pochi capiranno questo tuo sdegno;
    2) ancora meno saranno coloro in grado di capire la necessità della “svolta”

    3° (e ultimo) se sono aperte nel tuo sito candidature per il ruolo di un Sancho Panza, ti prego di prendere in considerazione la mia modesta richiesta.

    Buona domenica.

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  20. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E chi griderebbe “al lupo al lupo”?
    Questo non è affatto un blog di poesie. Io non sono un poeta. Sono un giornalista, che è un po’ diverso.

    Non mi aspetto granché. Ma conto qualcosa più di niente. Riuscissi anche solo a far riflettere un’unica persona, sarebbe un bel risultato in una società che di pensare con la propria testa non ci pensa nemmeno come ipotesi.

    Vuoi essere Sancho?

    E sia. 😉

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  21. mukele ha detto:

    Okkio che il sito di riferimento è:
    http:\\cortilezen.wordpress.com
    Sto tentando di mettere su un gruppo con alcune persone che reputo degne. Per ora mi sono fidato del fiuto, vedremo se me ne dovrò pentire.
    Come vedi frequentarti mi ha forse infettato un germe d’idealismo.
    L’idea per ora è quella di mettere su un gruppo di studio più che l’ennesima e inutile antologia.
    Mi interessa studiare l’uso dei moderni strumenti telematici e il suo possibile utilizzo in campo poetico. Lavoro in campo grafico e informatico anche se la mia passione sono sempre stati i libri, la musica e altre cose “vecchie”
    Se vuoi partecipare sappi che sei il benvenuto.

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