IL DIO OSCENO di Giovanni Schiavone – Italic Pequod

IL DIO OSCENO

Giovanni Schiavone

Il dio osceno - GIovanni Schiavone

Il dio osceno – GIovanni Schiavone

iltalic pequod2027. Jean Blaise vive a Gebal, gigantesca città-stato italofrancese. Deve ancora compiere quarant’anni ed è già a capo della Stampa mondiale. È l’illustre direttore dell’Aphosrei Newspaper, unica corporation della Terra a diffondere l’Informazione. Una mattina di gennaio, Jean Blaise incontra Giona Quetzàl, uno scienziato proveniente da un mondo sconosciuto e oscuro: Marte colonizzata, ormai indipendente dalla madrepatria. La notizia che Giona Quetzàl reca con sé è la seguente: i potenti di entrambi i pianeti vogliono sacrificare l’umanità. Jean Blaise non ci crede, ma la rivelazione dello scienziato, seppur falsa, lo conduce inevitabilmente verso una rivelazione divina sull’ordine del mondo e sulla natura terrificante del Potere.

Giovanni Schiavone

Giovanni Schiavone

Il dio osceno fa risuonare il richiamo dell’epica antica e nello stesso tempo ha il sapore profetico di un salmo: la commistione di generi, ritmi narrativi e stili arricchisce la trama e valorizza il senso dell’inaspettato, in un’azione incalzante e intensa. La riflessione filosofico-culturale che attraversa la vicenda, insieme all’indagine dei moti dell’anima del protagonista, declinano in infinite varianti l’ambivalenza della natura umana, rispecchiata e ripetuta nell’ambiguità divina.

Giovanni Schiavone è nato il 29 gennaio 1983 a Torino, dove scrive e lavora. Ha dedicato quindici anni alla stesura de Il dio osceno, il suo primo libro.

Il dio oscenoGiovanni Schiavone – Italic Pequod – ISBN 9788896506950 – pp. 178 – € 16

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Scomparire di Claudio Marinaccio – Cicorivolta edizioni

Scomparire di Claudio Marinaccio

Cicorivolta edizioni

Scomparire di Claudio Marinaccio - Cicorivolta edizioni

Scomparire di Claudio Marinaccio – Cicorivolta edizioni

autore: Claudio Marinaccio
titolo: “Scomparire”
collana: ILMIOSPAZIO – Illustrazioni di Giorgia Montanari
ISBN 9788899021078 – euro 12,00 – pp. 94 – © 2014
in copertina, immagine di Callo Albanese

Dovevo resistere agli attacchi del consumismo cosmico e pensare che ogni scatola contiene un numero di carboidrati e calorie che vogliono renderti dipendente da qualcosa di cui non necessiti, droghe legali che fanno dimenticare e deviare i problemi.

Cicorivolta edizioniSiamo grassi perché ci vogliono grassi. Hanno inventato duemila tipi diversi di burro, e ora quello senza grassi, che equivale a dire una pornostar vergine.
Del resto, questo è quello che vogliamo.
Mangiare senza ingrassare.
Scopare senza avere figli.
Morire senza soffrire…

Claudio Marinaccio è nato nel 1982 a Torino. Dopo aver vissuto in Sud America è tornato nella sua città natale dove risiede tuttora.

Twitter e Instagram: @oldetrip

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“La notte che uccisi Jim Morrison” e “Scommessa a Menphis” – Luigi Milani e Mirko Giacchetti – intervista agli autori di Iannozzi Giuseppe

La notte che uccisi

Jim Morrison

Scommessa a Menphis

Luigi Milani e Mirko Giacchetti

Dunwich Edizioni

intervista agli autori di Iannozzi Giuseppe

La notte che uccisi Jim Morrison – Luigi Milani – Dunwich edizioni – series; Morte a 666 giri – genere: Thriller – ISBN: 9788898361106 – ebook € 0,99 – Cartaceo € 9,90

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Link diretto per l’acquisto: 

http://www.blomming.com/mm/dunwichedizioni/items/brossurala-notte-che-uccisi-jim-morrison-scommessa-a-memphis-di-luigi-milani-e-mirko-giacchetti

Luigi Milani e Mirko Giacchetti, due fuoriclasse. Fossi in voi non perderei un solo istante ad acquistare La notte che uccisi Jim Morrison di Luigi Milani (contiene “Scommessa a Menphis” di Mirko Giacchetti). Un romanzo e un racconto, o sarebbe forse meglio dire che siamo di fronte a due romanzi brevi. Due romanzi brevi ma di gran peso, tra i migliori che abbia mai letto dalla penna di due autori italiani: da far invidia ai più consumati e, forse, troppo osannati narratori d’oltreoceano. – Iannozzi Giuseppe

Luigi Milani:

La notte che uccisi Jim Morrison - Luigi Milan

La notte che uccisi Jim Morrison – Luigi Milani

1. La notte che uccisi Jim Morrison, questo il titolo dell’ultima tua fatica, Luigi Milani (Dunwich edizioni).
Alcune leggende metropolitane vorrebbero che Re Lucertola non sia morto a Parigi. Nel febbraio del 2011, Ray Manzarek rilascia questa dichiarazione al Daily Mail: “Jim era un’anima inquieta, era sempre in cerca di qualcosa di diverso nella vita, e anche sei anni di successo e di eccessi con i Doors non erano abbastanza per lui”. Un anno prima di morire, Morrison mostrò ai suoi compagni una brochure delle Seychelles e disse: “Non sarebbe un luogo perfetto per fuggire, mentre tutti pensano che sei morto?”. Quando poi apprese della morte di Jim, Ray si trovava in California. Tuttavia, il grande amico di Jim, non prese sul serio la telefonata del manager Bill Siddons: “La mia prima reazione fu che la morte di Jim era solo un’altra chiacchiera da Rock and Roll”. Ecco allora che Siddons fu spedito a Parigi per scoprire la verità. Troppo tardi però, perché Morrison era già stato sepolto da quattro giorni presso il cimitero parigino di Père-Lachaise. Nessuno ha mai esaminato la salma del cantante. La bara fu sigillata in fretta e furia, e questa cosa fece nascere dei sospetti. Nel 2011 Ray ancora esprimeva seri dubbi circa la morte di Jim: “Mi chiedo sempre se la sua morte sia stata una raffinata messa in scena”.
Ammettendo che Jim abbia inscenato la sua dipartita, secondo te, Luigi Milani, è possibile che nessuno mai l’abbia riconosciuto negli anni a venire? E, soprattutto, il Re Lucertola esisteva in funzione del palco, del music business, dopodiché diventava soltanto uno dei tanti, un belloccio con il pallino per i poètes maudits?

Domande insidiose, caro Giuseppe… Ti dirò che ritengo più che possibile, anzi assai probabile, la scarsa riconoscibilità dell’artista. Considera che già verso la fine degli anni ’60 il fisico e il volto di Morrison erano andati alterandosi sensibilmente, per i ben noti problemi di salute dai quali era afflitto, da me ricordati anche nel mio racconto.

Per rispondere invece al secondo quesito, non credo che il bel Jim fosse solo uno splendido animale da palcoscenico, ammirato e concupito da legioni di ammiratrici. Al contrario, dette buona prova di sé anche come poeta. E in effetti tale voleva essere considerato, a dispetto della scarsa considerazione che gli tributò la critica di allora. Non a caso, dovette pubblicare a proprie spese la prima silloge poetica. Ma sarebbe davvero molto riduttivo considerare Jim Morrison “solo” l’archetipo della rockstar maledetta, bello e dannato. È stato molto di più. In tal senso invito gli amici lettori e in particolare i tuoi numerosi accoliti, caro Beppe, a procurarsi una copia del volume Tempesta elettrica. Poesie e scritti perduti, un bel volume pubblicato qualche anno fa da Mondadori, e che può dare un’idea della caratura artistica di Mr. Mojo Risin’. Con tutti i suoi limiti, ma anche le sue non trascurabili qualità.

2. Il Club 27 conta un bel numero di artisti, tutti morti intorno ai 27 anni. Robert Johnson, il più grande chitarrista blues della storia, morì in circostanze mai del tutto chiarite. Lui fu il primo. Si parla d’un presunto patto con il diavolo per spiegare la sua non imitabile abilità con la chitarra. Luigi Milani, perché il diavolo è così di moda nel mondo degli artisti? Non è forse più vero che “Dio è morto”, morto perché non è possibile provarne l’esistenza? In pratica saremmo di fronte a un non-nato.

Luigi Milani

Luigi Milani

Hai ragione, il diavolo è sempre stato di moda nel mondo dell’arte. Pensa al personaggio, quello sì davvero immortale, del Faust di Goethe: il patto scellerato tra Faust e il Diavolo viene in un certo senso stipulato proprio in nome dell’arte, intesa in senso lato. Da allora, ma in realtà anche da prima, la presenza del Demonio, divina ma anche così pericolosamente vicina alla natura umana, è divenuta quasi una costante nel mondo delle Arti. E il mondo della musica ovviamente non poteva restare indifferente al grande fascino esercitato dalla figura del Diavolo, amatissima dal grande Rock. Nomi come i Rolling Stones, i Led Zeppelin, i Black Sabbath, solo per citare i primi che vengono alla memoria, hanno fatto del… cornuto signore un modello di riferimento, è cosa nota.

3. Jim Morrison era uno spirito dionisiaco, come del resto Jimi Hendrix. In La notte che uccisi Jim Morrison, tra le righe, lasci a intendere che a un certo punto il Re Lucertola abbia avuto paura di sé stesso, di quello che era diventato. A tuo avviso, Luigi Milani, è possibile che uno spirito profondamente dionisiaco, dopo averle provate un po’ tutte, dopo esser arrivato vicinissimo al punto di non-ritorno, riesca a cavarsela per un pelo e per questo decida di mettere la testa a posto?

jim morrisonTi dirò che questa eventualità non mi pare poi così remota. Tieni presente che il successo planetario raggiunto da Jim l’aveva proiettato in una difficile situazione emotiva. Personalità complessa ma anche molto fragile a causa della grandissima sensibilità, “l’uomo” Jim si sentiva schiacciato dalla rockstar, dall’idolo delle folle. Voleva essere apprezzato per le sue qualità artistiche, non per il suo viso o i suoi capelli. E chissà che la sua progressiva discesa nell’autodistruzione non rispondesse anche a una inconscia cupio dissolvi alla ricerca di una difficile, forse addirittura impossibile, rinascita.

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Come scrivere un buon romanzo

Come scrivere un buon romanzo

di Iannozzi Giuseppe

Scrivere è un lavoro che impegna tanto il corpo quanto la mente. Un vero scrittore sa che non gli basta aver dalla sua una o più penne e delle buone idee, per cui, talvolta, non disdegna di grattarsi, coi piedi anche: grattarsi è importante, fa affluire bene il sangue al cervello e i meccanismi della fantasia perdono così ogni freno inibitorio.

Scrivere è un atto rivoluzionario. Il vero scrittore non è quasi mai bello, è solitamente un po’ gobbo, con una evidente pancetta, e sin da giovane avviato a una inesorabile calvizie. Lo scrittore scrive perché non può fare a meno di farsi del male sperando di contribuire coi suoi scritti all’evoluzione della società.

Un’ultima cosa: il vero scrittore, di solito, è povero in canna, non è dunque un buon partito. Certo, ci sono dei pennivendoli che scrivono barzellette e fanno soldi a palate, ma non servono la Cultura, bensì solo il loro proprio tornaconto. I pennivendoli vanno infatti avanti grazie al clientelismo, che è l’unica sporca religione che rispettano, ben consapevoli che solo così potranno continuare a rubare spazio e vetrine nelle librerie, e non solo.

grattarsi coi piedi

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Romanzi di Iannozzi Giuseppe per l’estate

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L’ultimo segreto di Nietzsche

Angeli caduti

La lebbra

Scandalo

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Buddha metropolitano

Buddha metropolitano

di Iannozzi Giuseppe

Happy Buddha

Happy Buddha

I.

Voi avete vinto tutti i premi,
avete preso tutto a piene mani
Con spirito spazzo via le briciole
rimaste davanti all’uscio di casa
Non m’interessa la grandezza,
solo tendo alla grassezza:
come Buddha

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