Angeli caduti – Giuseppe Iannozzi (Cicorivolta edizioni) | Rassegna stampa e altri materiali utili


Angeli caduti
Beppe Iannozzi

Cicorivolta edizioni

novita in libreria in libreria ANGELI CADUTI - BEPPE IANNOZZI - CICORIVOLTA EDIZIONI

Il parere dell’Editore Cicorivolta: La varietà e la profondità dei temi, degli spunti, gli argomenti, le chiavi interpretative, i soggetti, i protagonisti, i conflitti e le aggregazioni transculturali dall’individuo a “Dio”, dalla strada alla privatezza interiore dell’animo umano e disumano, la geometrica destabilizzazione e ricomposizione del clash of civilizations, fanno di questo libro e di queste storie una testimonianza fra le più dinamiche e intense della nostra narrativa contemporanea.

Angeli Caduti - Beppe Iannozzi - Cicorivolta edizioniAngeli caduti
Beppe Iannozzi
Cicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 97424-56-7
pagine: 230
© 2012
prezzo: € 13,00

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 Angeli caduti ! Beppe Iannozzi ! Cicorivolta edizioni ! Rassegna stampa

Angeli caduti di Beppe Iannozzi

Gordiano Lupi [ www.infol.it/lupi ]

ANGELI CADUTI - BEPPE IANNOZZI - CICORIVOLTA EDIZIONIGiuseppe Iannozzi, detto Beppe, è un agitatore culturale niente male, recensore sincero e letterato naïf, come piacciono a me, perché le persone simili sono destinate a incontrarsi nel mare magnum della nostra narrativa contemporanea. Pure a lui sta sullo stomaco (usiamo un francesismo) Piperno, ma anche un sacco d’altra gente che ci spacciano per letteratura e invece è spazzatura. Il suffisso è identico, ma non è proprio la stessa cosa. Iannozzi nasce nel 1972, non è dato sapere dove, ma ci tiene a definirsi torinese d’adozione, anche perché molti suoi racconti sono ambientati tra periferia e strade della prima capitale d’Italia. Molto attivo in rete, basta digitare iannozzigiuseppe.wordpress.com per collegarsi alla sua pagina personale e iannozzigiuseppe.blogspot.com per sapere quali sono i suoi gusti letterari, ma anche biogiannozzi.splinder.com per scoprire il suo lato lirico e sentimentale.

Angeli caduti è la sua seconda pubblicazione ufficiale dopoil romanzo Amanti nel buio di una stanza, uscito con un editore che ometto di ricordare, mentre il nuovo lavoro esce per l’intraprendente casa toscana Cicorivolta che ci ha abituati a scoperte interessanti. Simone Manservisi per tutti, visto che ho pubblicato con Il Foglio Letterario i recenti Il fardello e Mondemer. Angeli caduti è una raccolta di racconti, una di quelle cose che gli editori importanti fuggono come la peste, a meno che non ti chiami Giulio Mozzi, ma se non sei famoso col piffero che te la pubblicano. Iannozzi raccoglie spunti narrativi brevissimi di vario taglio, si va dal poetico e originale Amen (dove lo stile è tutto), ai brevi e romantici Amore ostinato e Come in un film, passando per i grotteschi e violenti Due ragazzi, Vendetta senza futuro, Kurt, soffermandoci su storie di impronta politico – esistenziale come Nato fascista. Iannozzi cita De Andrè(La morte di Bocca di Rosa, Nato fascista), Guccini(“dove vanno le ragazze della notte…”), Hemingway, Rimbaud, Pasolini, Pavese (La morte con i tuoi occhi), Burroughs (La ragazza del poeta), Ruggero Guarini e persino la Genesi. Alcuni racconti sono irrisolti, sembrano abbozzi, pensieri, tracce letterarie per un romanzo da scrivere, pagine incompiute destinate a fermare un’emozione. In altri casi ci troviamo di fronte a vere perle letterarie, vergate con stile che passa dal poetico al crudo, mettendo in mostra una filosofia esistenziale e un laicismo che non è mai ateismo, ma è basato su una religiosità ancestrale. La morte con i tuoi occhi è il racconto che preferisco di questa raccolta che presenta alti e bassi, ma dal livello medio decisamente buono, forse perché legato alla scrittura di Pavese e ambientato in una Torino notturna e postribolare. L’amicizia tra due persone diverse ma complementari, un uomo che ha letto la vita sui libri e l’altro che ha imparato a vivere lungo le strade di Torino, che “si fondono in una ragnatela di umane contraddizioni”. Beppe Iannozzi è uno scrittore che ha un sacco di cose da dire. Cicorivolta è un editore che scopre talenti. Erano destinati a incontrarsi.

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi


Due domande e due risposte

Beppe Iannozzi su Angeli caduti

Rispondendo a due domande, la prima di Francesco Polidori, la seconda di Lucio Angelini.

“Il mestiere di vivere è essere nessuno. Sì, proprio nessuno.” ….mi auguro che tanti lo leggano ed imparino il mestiere !!!

1) Io sono un nessuno e non lo dico per falsa modestia. Ho deciso di propormi a un editore alla tenera età di 40 anni, questo perché solo ora credo d’aver raggiunto una certa maturità e consapevolezza delle dinamiche sociali, oltre ad aver ben definito quelli che sono i miei intenti letterari. Si pubblica tantissimo in Italia, e non solo: tuttavia c’è tanta robaccia che circola e che viene pubblicata per motivi che nulla hanno a che vedere con la meritocrazia. I risultati che ho raggiunto me li sono sudati, con il sudore della fronte. Ma saranno poi i lettori a decidere se ho saputo portar loro un lavoro valido che li diverta spingendoli anche a riflettere sulle ingiustizie di questo nostro tempo storico non poco buio.

Come mai hai optato per “Beppe”?

2) Innanzitutto ci tengo a sottolineare che il mio nome, Giuseppe Iannozzi, è ben evidenziato nei risvolti di copertina: non alcuna intenzione di mascherare la mia vera identità. Non sono persona che ama i nomi di comodo (le false identità) per arrivare ai lettori in maniera piuttosto furba e non troppo corretta. Chi scrive deve avere il coraggio di sostenere ciò che ha scritto, foss’anche un semplice romanzetto rosa.
La ragione per cui ho scelto di pubblicare come Beppe Iannozzi è semplice: amici e famigliari mi chiamano Beppe, punto e basta. Anche i rete mi firmo Beppe quando lascio dei commenti. Beppe è solo il diminutivo del mio nome di battesimo, Giuseppe. Il diminutivo Beppe è di più facile presa, più popolare simpatico e moderno, e anche più letterario.


Angeli caduti di Beppe Iannozzi

Il parere di lettura di Ida Malerba

Ida Malerba

Ida Malerba

Caro Giuseppe,

mi piace molto come scrivi, sopratutto i tuoi libri di paura, e mi fanno dormire bene la notte perché è il mio genere di lettura. Sono stata a Torino da mio fratello e ho avuto questa grande opportunità di comprare uno dei tuoi libri dark.

Ciao, un bacio

Ida Malerba (su Facebook)

Grazie cara Ida, anche per questo commento, semplice, essenziale, ma di grande effetto per me che amo soprattutto dei lettori i commenti, le loro impressioni di lettura. Ti ringrazio infinitamente d’avermi letto e d’aver apprezzato il libro. Per me il parere dei lettori è quello che più conta.

Con gratitudine, un grande bacio

Giuseppe Iannozzi


Angeli caduti di Beppe Iannozzi

recensione di Giovanna Amoroso

Giovanna Amoroso (La Rosa Oscura)Il cristo e l’anticristo si fondono in un insieme variegato di anime perse, gli Angeli caduti per l’appunto.
Il dolore, la morte, la paura, la diversità… facce della stessa medaglia.
Storie di ordinaria inquietudine d’animo. A volte follia pura, spesso brutale, altre… apparente normalità.
Trame mai banali, vicende che sembrano vissute con i propri occhi, nella loro cruda narrazione. Linguaggio diretto, aspro, senza inutili fronzoli.
Un senso di mistica liberazione trasuda “Amen” primo brano della raccolta. Una sorta di preghiera recitata di getto (non vi è alcun punto di sospensione in tutte le quattro pagine del racconto) con sana e lucida follia da un senzatetto.
Episodi a tinte forti, come nel racconto “Istantanea”, che si alternano a una dimensione più delicata e intimistica del brano “Vincent il vecchio”, narrato con una lieve punta di dolcezza.
Per poi arrivare al racconto “La morte di Bocca di Rosa”, vero pugno nello stomaco, dove l’umano e il disumano diventano un’orribile cosa sola.
Piacevoli break la citazione di alcuni noti testi musicali. Da Peter Gabriel ai Clash.
Un libro da leggere e rileggere… per comprenderne appieno le molteplici chiavi di lettura. A mio avviso, una realistica fotografia dell’attuale degrado in cui versa l’intera umanità.

Giovanna Amoroso

Giovanna Amoroso nata nel 1975. Laureata alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Genova -DAMS (discussione tesi “Teatro Salvini – Il risveglio dell’antico palcoscenico”) con 108/110.

Collaboratrice del quotidiano IL ROMA e del mensile culturale L’ESPRESSO NAPOLETANO.

Responsabile e fondatrice, nonché webmaster, del magazine on-line: www.passioneteatro.com

Qui il resto del Curriculum Vitae di Giovanna Amoroso:

http://larosaoscura.wordpress.com/mi-presento/


Giuseppe Iannozzi e L’ultimo segreto di Nietzsche

intervista di Giovanna Amoroso

Friedrich W. Nietzsche

Friedrich W. Nietzsche

1 – Chi è l’editore… nuovamente Cicorivolta?

In prima battuta sì, nuovamente Cicorivolta. Il nuovo romanzo, per il momento, ha per titolo “L’ultimo segreto di Nietzsche”.

Non ho più pubblicato, per mia volontà, per venti anni buoni dopo il mio esordio letterario, che comunque non val la pena di ricordare: ero allora un ragazzo, uno stupido a dirla tutta, per cui il mio primo lavoro non conta, non significa nulla per me, e, deo gratias, neanche per la critica.

Il ritorno sulla scena letteraria in veste di scrittore è stato grazie alla lungimiranza di Cicorivolta edizioni, che ha da subito creduto in me e nel mio lavoro “Angeli caduti”. E’ dunque giusto che i primi a giudicare la mia nuova fatica siano i ragazzi di Cicorivolta. Non sarebbe stato affatto giusto da parte mia proporlo ad un altro editore. In caso “L’ultimo segreto di Nietzsche” non dovesse incontrare un responso favorevole da parte di Cicorivolta, allora lo presenterò a qualcun altro.

2 – Hai accennato alla storia di un giovane giornalista. Per caso si tratta di un romanzo autobiografico, o almeno in parte?

I personaggi principali sono tre: Friedrich W. Nietzsche, Absu Imaily Swandy e un giovane giornalista. Ci sono tanti altri personaggi minori che interagiscono con i protagonisti, ma, or come ora, credo non sia il caso di dire di più.
Il mio Nietzsche è a Torino, proprio nel periodo in cui manifestò i primi allarmanti segni di pazzia.
Di Absu Imaily Swandy si può dire, in maniera riduttiva, che è una sorta di leggenda, un personaggio che esiste o che è esistito, se non altro perché nell’autunno del ’73 il Sidereal Intercontacts Centre (Sic) annunciò la sua venuta definendolo il “Grande Maestro”. Se si vuol dar credito alle voci che sono circolate sul suo conto, Absu Imaily Swandy avrebbe qualcosa come 256 anni e sarebbe un uomo proveniente da un altro pianeta, da una civiltà simile alla nostra ma molto molto più avanzata.
E c’è un giornalista, alle prime armi. E’ un giornalista, uno dei tanti. Non sono però io. Il giovane giornalista che incontrerà Nietzsche ed Absu Imaly Swandy non è un personaggio costruito su di me. E’ una mera invenzione letteraria.
Ci sono però dei piccoli spunti semiautobiografici, sparsi nel corpo del romanzo: li ho inseriti perché, bene o male, sono degli accadimenti comuni, banali, di tutti i giorni, e che conferiscono un certo realismo a una avventura che è una commistione di avventura, esoterismo e filosofia. Non siamo dunque di fronte a un romanzo autobiografico.


3 – Quanto tempo fa è stato scritto?

La prima stesura risale a circa dieci anni fa. E’ rimasto nel cassetto. Era un lavoro troppo complesso, non commerciale, con troppi riferimenti culturali ad accadimenti storici che non tutti conoscono. Purtroppo viviamo in un paese dove la Storia viene studiata poco e male. E inoltre la prima versione mutuava molti elementi del cut-up tipico della scrittura di William Burroughs, ma anche stilemi propri della Beat Generation. Non era dunque un romanzo che si potesse proporre a un editore, e quand’anche qualcuno si fosse preso la briga di pubblicarlo, oggi come oggi, non avrebbe incontrato il favore dei lettori, oramai abituati perlopiù a leggere trame leggere e scorrevoli.
“L’ultimo segreto di Nietzsche”, nella sua versione attuale, è un lavoro completamente diverso rispetto alla prima stesura. Partendo dall’idea originale è stato riscritto per un buon settanta per cento. Non è stato un lavoro per niente facile: ma credo d’esser riuscito a creare un romanzo alla portata di tutti, una avventura divertente senza troppi fronzoli da intellettualoide. Ci tengo comunque a sottolineare che non è neanche un lavoretto scritto alla boia d’un giuda: lo stile c’è, il mio (che, nel bene e nel male, credo sia inconfondibile), e ci sono non poche chicche, leggende, storie reali che mi hanno tenuto occupato parecchi anni per reperirle e amalgamarle insieme in maniera conveniente.
Se “L’ultimo segreto di Nietzsche” verrà pubblicato il pubblico si troverà di fronte a un lavoro che lo intrappolerà nelle sue maglie, per così dire.

4 – A che genere di pubblico ti rivolgi con questa tua nuova opera?

“L’ultimo segreto di Nietzsche” è un romanzo d’avventura, come ho già detto. Vuole divertire il pubblico, portarlo a conoscere una Torino misteriosa, esoterica, invasa da streghe, diavoli, letterati un po’ fuori di cranio. Torino, ancor oggi gode d’una strana fama, quella d’esser uno dei maggior centri di alcune sette sataniche, oltreché esser una città con non poche case che si dice siano infestate dai fantasmi. Un lavoro sulla falsariga dei romanzi di Dan Brown? Sì, è anche questo “L’ultimo segreto di Nietzsche”. Mi rivolgo dunque a tutti coloro che amano questo genere di letteratura. Che lo si voglia o no, Dan Brown, con il suo “Codice da Vinci” ha aperto la strada a questo tipo di letteratura, che è oggi quella che va per la maggiore. Un romanzo commerciale ma non banale. Non c’è violenza, non ci sono scene forti che potrebbero far arricciare i capelli agli animi più sensibili, e quando c’è del sesso questo è trattato con molta delicatezza. Niente di bukowskiano dunque. Direi che è un romanzo per tutti, né più né meno.

5 – Quando sarà disponibile sul mercato?

Non ne ho idea.
C’è però da parte mia la ferma volontà di accordarmi con un editore quanto prima.

6 – Progetti futuri?

Sto finendo la stesura de “La lebbra”, un romanzo sull’islamofobia. Alcuni capitoli sono apparsi online. Chi ha letto i primi capitoli non è rimasto deluso, almeno così mi è parso. Il romanzo è oramai in dirittura d’arrivo, devo solo decidere chi fra i protagonisti lasciare in vita e chi invece no.


Gian Ruggero Manzoni su
Angeli caduti di Beppe Iannozzi

http://www.cicorivoltaedizioni.com/cicorivoltaedizioni_ANGELI_CADUTI.htm

ANGELI CADUTI - BEPPE IANNOZZI - CICORIVOLTA EDIZIONICaro Beppe i tuoi ANGELI CADUTI mi è piaciuto. L’ho giusto finito ora. Il filo conduttore c’è, idem “l’idea”, quindi la tensione, poi i dialoghi ci sono, ma, soprattutto, hai la capacità di creare “medaglioni” di ordine umano-psicologico (in quelle tue proiezioni sempre in un oltre spazio-temporale) che collocano l’insieme in un metatempo e metaspazio che “apre” di continuo. Grazie della lettura e grazie per l’incisività. Un saluto di stima.

Gian Ruggero Manzoni
scrittore, poeta, pittore, attore e critico d’arte italiano


Gian Ruggero Manzoni

Gian Ruggero Manzoni

Gian Ruggero Manzoni è nato nel 1957 a San Lorenzo di Lugo (RA), dove tuttora risiede. Poeta, narratore, pittore, teorico d’arte, drammaturgo, frequentato il Liceo Classico a Lugo di Romagna, nel 1975 si iscrive al DAMS di Bologna indirizzo Spettacolo poi Arte. Suoi maestri sono stati Gianni Celati e Umberto Eco. [ ... ]

Qui la biografia completa di Gian Ruggero Manzoni

Frequentato il Liceo Classico a Lugo di Romagna, nel 1975, assieme all’amico Pier Vittorio Tondelli, si iscrive al DAMS di Bologna indirizzo Spettacolo poi Arte. Suoi maestri sono stati Gianni Celati e Umberto Eco. Fin da giovanissimo Gian Ruggero Manzoni s’interessa di ebraismo, storia delle religioni, filosofia, esoterismo. Soggiorna per lunghi periodi in Belgio, in Francia e in Germania, dove frequenta gli ambienti artistici.

Nel 1982 e nel 1983 è redattore della rivista Cervo Volante di Roma, diretta da Achille Bonito Oliva ed Edoardo Sanguineti. Frequenta, a Venezia, le lezioni del filosofo Emanuele Severino e a Bologna del filosofo Enzo Melandri. Sempre in quegli anni partecipa come assistente a due corsi di pittura, in Germania, tenuti da Georg Baselitz. Insegna Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino dal 1990 al 1996, quindi, lasciata la cattedra, come contrattista, presta docenza presso Accademie e Università italiane e straniere. [...]

Su Wikipedia la voce integrale dedicata a Gian Ruggero Manzoni: http://it.wikipedia.org/wiki/Gian_Ruggero_Manzoni

La pagina su Facebook di Gian Ruggero Manzoni: http://www.facebook.com/gianruggeromanzoni


Un’energia creativa travolgente

recensione di Renzo Montagnoli

Renzo Montagnoli - L'armonia delle parole

http://larmoniadelleparole.blogspot.it

http://www.arteinsieme.net

Giuseppe Iannozzi non è di certo uno sconosciuto, almeno sul web, dove sono presenti alcuni suoi blog in cui pubblica un po’ di tutto, sia di suo che di altri, in un campo che spazia dalla poesia all’editoriale, ma soprattutto caratterizzato da numerose recensioni. Al riguardo di queste ultime, non sono infrequenti le stroncature, specialmente di lavori letterari di alcuni nomi nei confronti dei quali manifesta una spiccata avversione.
Ora ha deciso anche lui di fare un salto d’ambiente e di mettersi sul mercato editoriale con un volume di racconti intitolato Angeli caduti.
E’ certamente una prova del fuoco, e credo che lui ne sia ben edotto, perché un conto è fare il critico, magari non condiviso, e un altro è scrivere opere letterarie, inevitabilmente sottoposte a un giudizio non solo dei lettori, ma anche di recensori.
Bisogna dargli atto di un certo coraggio, anche se è mia opinione che gli stroncati non si faranno vivi con valutazioni negative, ma preferiranno ignorare, e non tanto per uno stile cavalleresco, quanto perché meno si parla di un libro, minore è la possibilità che possa destare interesse.

Renzo Montagnoli

Renzo Montagnoli

Ciò che stupisce in questi racconti – scritti senz’altro in epoche diverse, poiché è possibile notare una modifica, anche se non rilevante, dello stile – è l’energia esplosiva di questo autore, un’energia creativa che a volte lo porta a degli eccessi e che è mia convinzione che, qualora fosse ben controllata, porterebbe a dei risultati senz’altro più rilevanti. E così ci sono prose brevissime, quasi dei flash, che a mio parere meriterebbero una più ampia elaborazione, sulla base dell’argomento trattato, e altre che invece si dilungano eccessivamente, quando il tutto si potrebbe esaurire, con maggior convenienza e piacere, nel giro di tre-quattro pagine.
Quella che però è una costante è una visione pessimistica dell’umanità e quella consistente energia creativa appare più il risultato dello sfogo di un malessere che cova dentro, piuttosto che il frutto di una lunga meditazione di carattere filosofico, maturata negli anni e magari anche esacerbata da fatti contingenti.
Nonostante questo, ci sono racconti che non possono non destare interesse ed apparire appaganti, dopo l’inevitabile primo impatto con la scrittura di un autore che s’impone al lettore, quasi travolgendolo.
Il primo della raccolta, per esempio, Amen, oltre a essere caratterizzato da uno stile che per alcuni aspetti e a tratti si ispira a quello di Saramago, di cui mi risulta che Iannozzi sia grande estimatore, è un monologo che, pur essendo un urlo di dolore, assume le caratteristiche di una ineluttabile constatazione sul significato dell’esistenza, raggiungendo un vertice di misticismo non certo di maniera.
Bocca di rosa, invece, è una prosa breve che forse avrebbe meritato una più ampia elaborazione, ma che è intrisa di una violenza sconvolgente, quasi una rappresentazione della disumanità dell’attuale umanità.

La stessa forza incontrollabile si riscontra pure in Istantanea, mentre invece in Vincent il vecchio c’è un maggior controllo dell’energia creativa che sfocia in un racconto in cui la penna più che incidere pare sfiorare il foglio; ne risulta così una narrazione più fruibile, più portata a soffermarsi sul significato delle parole e cercare di comprendere quel gioco di “detto e non detto” che solitamente impreziosisce un lavoro letterario.

Come è possibile comprendere, quelle che ho appena nominato sono le prose che più mi hanno convinto e che anche mi sono risultate più gradite; poi, come succede in ogni raccolta di racconti, ce ne sono di buoni e meno buoni, ma direi che nel complesso il livello è soddisfacente.
Per concludere, pur rimarcando ancora una volta il marcato pessimismo che permea l’intero libro e quella forza che si sprigiona a volte incontrollata (e che se ben orientata porterebbe senz’altro a risultati migliori), mi sento di dire che Angeli caduti, per essere quasi un’opera prima (nel lontano 1994 Iannozzi ha pubblicato un romanzo), non è male e che quindi ci troviamo di fronte a un esordio sostanzialmente positivo, tale da rendere consigliabile la lettura.

Giuseppe Iannozzi, classe 1972, torinese di adozione, giornalista e critico letterario, nell’ormai lontano 2000 d.C. è stato il fondatore di uno dei primi lit-blog culturali su piattaforma Splinder, King Lear Officina Avanguardie, che nel 2007 è diventato Jujol Cultura e Spettacolo a cura di Iannozzi Giuseppe (jujoliannozzigiuseppe.wordpress.com).
Oggi tiene viva una pagina personale all’indirizzo iannozzigiuseppe.wordpress.com, oltre a un blog di sola critica letteraria iannozzigiuseppe.blogspot.com.
Dal 2010 scrive, insieme a RomanticaVany, poesie d’amore, tutte raccolte nel blog Biogiannozzi [& RomanticaVany] (http://iannozzigiuseppe.wordpress.com/biogiannozzi-romanticavany-il-loro-blog).
Nel 1994 ha pubblicato il romanzo “Amanti nel buio di una stanza” (Editrice Nuovi Autori). Inoltre, con il servizio di autopubblicazione Lulu.com, ha reso disponibili al pubblico alcuni dei suoi lavori: “Premio Strega”, “Morte all’alba”, “Racconti di Nani e Giganti”, le raccolte poetiche “Nere. Gli anni delle innocenze”, “d’Amore” e “d’Amore 2” (insieme a RomanticaVany), più due instant book, “Cesare Battisti. Il fascista rosso” e “Il caso Marrazzo. Molte ombre e poca luce”.


Vany (Viola Corallo) recensisce

”Angeli caduti” di Beppe Iannozzi
con un disegno che dice tutto!

di RomanticaVany

King porcello maialetto soccolo – by Vany

King porcello maialetto soccolo – by Vany

Vany Corallo

Vany Corallo

RomanticaVany - Viola Corallo


A proposito di Giuseppe Iannozzi

Remo Bassini affronta i miei ”Angeli caduti”

Remo Bassini

Remo Bassini

«[...] A proposito di Giuseppe Iannozzi. In rete è noto per le sue recensioni, stroncature, polemiche. Ha scritto un libro di racconti, Beppe Iannozzi, si intitola Angeli caduti. Non è una lettura semplice semplice (sono a un terzo del cammin, e questi sono giorni che non sono da lettura per me), ma la scrittura di Iannozzi è sicuramente valida. Si sente, in alcune pagine, l’influsso di Fante o di Bukowski, in altro no, si sente la voce dell’autore. Qui una recensione. [...]».


Angeli caduti di Beppe Iannozzi

recensione di Renzo Brollo (uno che se ne intende)
per www.mangialibri.com

Mangialibri

la più grande semplice e vera recensione
ad Angeli Caduti dopo il big bang…

Renzo Brollo

Mille modi di raccontare ci sono in questo libro, mille maniere e mille misure. Va bene, mille è un numero teorico, ma rappresenta il molto e il quasi infinito, in un certo qual modo. Nel senso che gli angeli hanno molte facce, non tutte ricordano i putti grassocci di molti quadri affreschi, abbarbicati in nuvole che sembrano rigurgitarli sulla terra. Siccome sono in tanti, alcuni cadono verso il basso, finendo gambe all’aria, destinati a vivere una vita fallata già dalla nascita. Angioletti che nascono e si disfano in bocca alla vita distrutta; che siano entità senza corpo, senza anima, che in un “amen” ricordano tutto il passato, ma sanno anche del presente e del futuro, che siano uomini incarogniti contro donne amareggiate, appoggiati al bancone di un bar, chi da una parte a bere, chi dall’altra a servire clienti e sorridere; che siano prototipi o esperimenti umani di un futuro mal riuscito, vomitati da una fabbrica nera e fumosa dove non c’è più posto di lavoro, licantropi o zombie di un tempo indeclinabile; che siano rocker ventisettenni di Seattle la cui ombra è diventata la vera vita, il cui destino segnato sta scritto in un fucile da caccia, in un colabrodo cerebrale di genio e smisurata depressione. Angeli caduti c’erano nel passato, ci sono qui, ora e adesso, non c’è ragione di dubitare che anche in un futuro, ci saranno le loro piume a segnarle le tracce di voli finiti male…

Angeli caduti - Beppe Iannozzi - Cicorivolta edizioniBeppe Iannozzi, recensore molto attivo in Rete, raduna in un volume una serie di racconti che per tematiche, stili e costruzione, sembrano scritti in epoche diverse. Alcuni appaiono come prototipi di libri mai nati, appunti affannati di trame embrionali che magari avrebbero potuto avere una vera vita, ma che si sono rivelate a loro volta angeli caduti in spazi costretti, altri invece spaziano tra prose brevi quasi recitate e veloci fiammate che bruciano e poi spariscono in una nube dal gusto acre. Non tutti i racconti hanno la stessa agilità e, come dire, la stessa libertà di farsi leggere. Certi, indipendentemente dalla lunghezza, affondano le grinfie in elucubrazioni criptiche, mentre altri sorprendono per tematica, contesto, come Frate Tiresia il peccatore, che spiazza e brucia per la crudezza dei personaggi, deboli e distrutti già sin dalle prime righe.

Renzo Brollo è nato nel 1971 e vive a Gemona del Friuli. Ha pubblicato alcuni racconti sulla rivista telematica Dadamag (www.dadamag.it), entrando poi a far parte della redazione per la sezione narrativa. Cura il suo personale blog (http://tapenoon.myblog.it/) scrivendo microstorie con lo pseudonimo di Tapenoon. Finalista al Premio Teramo edizione 2007, ha vinto il concorso Lama e Trama edizione 2009 per la sezione narrativa con il racconto Menù da taglio.
Per il sito Mangialibri (www.mangialibri.com) divora e recensisce libri.


“Angeli caduti” di Beppe Iannozzi
  nella recensione di Viola Corallo

di Viola Corallo (Vany)

Viola Corallo (Vany cartoon)

Il libro è da leggere … frazionato o a piccole dosi, forse perché non si accetta, a cuor leggero, che sia così cruento e lacerante.

Già da tempo leggo Giuseppe Iannozzi. Quando scrive puoi aspettarti di tutto e pensi, “chissà … cosa scriverà domani!”. Nei suoi racconti ci sono sempre molte metafore legate alla natura degli uomini: il chiaroscuro emotivo, che accompagna ogni suo episodio, è narrato con umiltà e allo stesso tempo con rabbia e violenza.

I personaggi da Lui descritti denunciano il disagio di vivere, sono infatti persone che hanno subito violenze e privazioni dietro enormi parentesi di falsità e cattiverie, che portano il lettore a fare delle riflessioni sulle trasparenze dell’anima. Tra quei cortili di polvere e degrado, le sue storie si ripetono, fra il vociare di cuori che si inaridiscono al mal de vivre arrendendosi; tutto sembra definirsi nella mancanza d’amore e di affetto perché mancano abbracci sinceri, permangono invece sorrisi celati dietro falsità, fra ombre scure che spogliano l’essenza della solitudine vestita di tante incertezze dimostrando così che è vero che la sorte si accanisce contro i più sfortunati e i più deboli.

Mi domando … ma … ma domani, caro King, ci sarà in te la voglia di scrivere e di trasmettere il desiderio di sperare che nella vita accada qualcosa di meglio?


Giovanni Agnoloni recensisce “Angeli caduti” di Beppe Iannozzi (Cicorivolta edizioni) su La Poesia e lo Spirito:

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2012/12/13/angeli-caduti-di-giuseppe-iannozzi

la poesia e lo spirito

Recensione di Giovanni Agnoloni

Giuseppe Iannozzi, Angeli caduti (Cicorivolta Edizioni)

Angeli caduti - Giuseppe Iannozzi (Beppe Iannozzi) - Cicorivolta edizioniAngeli caduti è un’opera multiforme. Una raccolta di racconti diversi per impronta e genere, ma tutti con in comune il tema straniante della Caduta, della deviazione da un percorso preordinato e prevedibile. Quella di Giuseppe Iannozzi è una sedimentazione (o una proliferazione) entropica che giustappone e shakera spunti di vita quotidiana che sanno di (e invitano a) un quieto raccoglimento laico, esplorazioni di territori weird e intuizioni (cyber)punk imbevute di profondità storica.

Non amo dare troppi dettagli delle opere che leggo, perché alla fine la trama è l’ultima cosa a contare. Questo è un libro fatto di sensazioni. È un coagulo di sangui diversi, un rinterzo di stili, generi e situazioni pertinenti ad ambiti artistici i più vari (anche pittorici e musicali). In questo senso, è un esempio di multimedialità pur nella “staticità” tradizionale del medium cartaceo. È di avanguardia pur senza esserselo prefisso.

Viene da chiedersi come potesse essere altrimenti, data la vocazione di blogger dell’autore. Resta allora una domanda: che cos’è la caduta, e chi sono gli angeli? Sballottati in questo tourbillon di spunti, viene da pensare che si cada (o si possa cadere) dalle certezze “date per scontate”, dai dogmatismi di ogni sorta, dai perbenismi e dagli accademismi. E se è vero che anghelos, in greco antico, vuol dire “messaggero” – e quindi “inviato” –, pare proprio che colui che cade (dalle nubi?) sia forse, nella nostra società, chi non riesce più a credere alle impalcature di pensiero che non nascono da dentro e che, proprio per questo, si lancia nell’orbita umana da un’altra prospettiva. Un po’ come i veri credenti dell’omonimo libro di racconti di Joseph O’Connor.

Premendo, dentro di sé, un segreto e personalissimo tasto “INVIO”.

Potete trovare qui una sinossi dei racconti, qui un racconto e qui la rassegna stampa.


Ninni Raimondi recensisce

”Angeli caduti” di Beppe Iannozzi

Ninni Raimondi recensisce ''Angeli caduti'' di Beppe Iannozzi - leggihttp://www.krennegmcaff.altervista.org/krenneg_mcaff_00009b.htm

E’ giunta l’ora di andare.
Ciascuno di noi va per la propria strada: io a morire, voi a vivere.
Che cosa sia meglio, Dio solo lo sa.
(Platone, apologia di Socrate)

ANGELI CADUTI - BEPPE IANNOZZI - CICORIVOLTA EDIZIONI

Vi è, di certo, un modo pedantesco e retorico di badare alle parole. In sostanza, è il modo che consiste nel badare alle parole prese di per sé e per sé e staccate da argomenti che tratta, fini che si propone e destinatari reali del discorso.
Argomentando, dunque, fuori dalle relazioni con le cose da dire, i fini e i destinatari reali del dire, le parole non avrebbero valore. Tutto sommato è così se ci comportassimo come un avaro, come il cartoon di Disney che passava il suo tempo ad affastellare fantastilioni di miliardi di dollari, a covarseli con lo sguardo, senza spenderli e utilizzarli né per sé, né per gli altri.
Ecco che Giuseppe Iannozzi, tiene presente il consiglio di un antico e valoroso oratore romano, Catone il censore: Rem tene, verba sequentur, “possiedi bene l’argomento e le parole verranno da sé”.

Alla “res”, alla cosa di cui vuol parlare, il bravo Iannozzi, aggiunge le finalità e i destinatari del discorso.

Iniziamo a leggere questo libro.
Visioniamone la suddivisione in racconti, percorrendo lo schema proposto dall’autore e Casa Editrice che, come vedremo più avanti, (*)contiene una sorpresa (simpaticamente imprevista, quasi un regalo ai lettori. Un regalo importante:

Primo tempo

Amen
Amore ostinato
Bevi il sangue di Cristo!
Due ragazzi (prima esperienza)
Vendetta senza futuro
Kurt
Nato fascista
La morte di Bocca di Rosa
Istantanea
La morte con i tuoi occhi
Come in un film
Pollicino e l’amica trans

Secondo tempo

(*)Anima Meccanica
Frate Tiresia il Peccatore
Giovani per sempre
Gli Inseminatori di anime
La ragazza del Poeta (da un’idea originale di William S. Burroughs)
Simulacri
L’Ultimo Giorno sulla Terra
Vincent il Vecchio
Angeli meccanici (La nuova vita di Dorian)
Il Messia Nero

Non scriveremo né riassunti, né considerazioni.
Queste dovranno esser compiute dai lettori nei confronti di un testo filosofico sia di vita, sia di qualità, quasi da proporlo come guida scolastica a compendio.
La versatilità dell’Autore resta e rimane indiscussa.
(*) Ventidue racconti che hanno per denominatore comune noi, ovvero l’Uomo!
Si spazia attraverso diverse scuole letterarie (minimalismo, ecc. ecc.) per giungere ad un unico fiume, tramite diversi (e di diversa consistenza), apporti, rivoli, pozzanghere, lagune ecc.
L’obiettivo viene raggiunto, egregiamente, nel turbine di immagini che colpisce il lettore.

Non si creda, però, di rimanere liberi e fini a se stessi durante la lettura. Ora l’uno, ora l’altro protagonista, prendono prigioniera l’attenzione vivendo e rivivendo situazioni “semi-impossibili”, ma che ci spingono oltre il baratro per ritrovare un po’ noi stessi.

Appunti su “Angeli Caduti”:

Giuseppe Iannozzi

Si segnalano, in particolare, i seguenti racconti che per la loro specificità, potrebbero essere sviluppati in ulteriori romanzi.

1) Primo tempo: Nato fascista. Questa è veramente una sorpresa per chi legge. Tutto è il suo contrario perché la “Verità”, quella con la V maiuscola, nasce dai tanti problemi: tanti problemi, tante verità. E dato che manca una verità assoluta che indichi sempre la soluzione esatta, è delle verità relative che occorre impadronirsi per poter trovare quello di cui si ha bisogno.

2) La morte con i tuoi occhi: Una Torino occulta e notturna dove Marco e Andrea, protagonisti, schiaffeggiano la nostra vita dall’una all’altra parte, spogliando il nostro esser vivi, oltre il nostro esser morti all’interno di questa società. Alcuni tratti ricordano il Marcovaldo di Italo calvino, quale battistrada nell’analisi della solitudine e dell’introspezione.

3) Secondo tempo: Anima meccanica (non apparente né in indice, né nel prospetto fornito dall’Autore).
Anima meccanica, questa sconosciuta che si affaccia dall’armadio degli scheletri, ricopre un particolare rilievo: ci fa sentire un po’ tutti dei Luigi Tenco! Ecco che viviamo una crisi esistenziale, racchiusa nei mattoni del quotidiano e nelle pareti senza porte, di una vita che si trascina quando, nella frase di Dick, il mondo si trasforma: “Voglio un lavoro”.
“Si trae ispirazione dalla vita, ma Lei sarà capace di trarre ispirazione da sé stessa?”.
Abbiamo soltanto da imparare!

4) Frate Tiresia il peccatore. L’antropologia sociale e i meccanismi umani sono affrontati e vagliati con cura.
Antropologia e fede: Dovrebbe diventare un libro. Un Must! La versatilità di Iannozzi, cui si accennava prima, raggiunge una delle sue vette quando, leggendo questo racconto ci si rende conto che non stiamo leggendo Joe Haldeman (con tutto quello che ne consegue nella letteratura americana), ma che finalmente leggiamo un po’ di sana Letteratura Italiana Contemporanea.

5) Giovani per sempre: Una storia vista allo specchio e con molte allusioni al nostro mondo fallace (Sono Francis, Giullare di Dio) lungo le molte strade di Metropolis.

6) L’Ultimo giorno sulla terra: Un saggio che cerca, oltre le coltri delle credenze umane e dentro le credenze stesse, quello spirito di verità che aleggia nell’Umanità così come la conosciamo noi, in un racconto fantasy, che potrebbe, però, rivelarsi una profezia.

“I vecchi dicono che la terra dura.
Hanno ragione. Dicono il vero.
Solo la terra dura.
E oggi è un bel giorno per morire.”
(Tratto dal racconto di cui si parla e di cui si rimanda la lettura al libro in oggetto)

In ultimo, ma non per ultimo

7) Il Messia nero: “Aliena vitia in oculis habemus, a tergo nostra sunt” (Seneca)
Il mondo come non aveste mai creduto potesse essere:
Malachia e la sua profezia;
Il Vaticano e … il cambio di registro alla frase:
”E’ cominciata la resa dei conti”, gridò raucamente allarmato Matteo. “Tutto sta per essere deciso”.

E qui non si prosegue più per non rendere orfani, i lettori, di un brano contenuto in molti brani a loro volta racchiusi in un libro.

Angeli caduti è una lettura consigliata per capire noi stessi; per vedere cosa la morte potrebbe regalarci; per non morire. Un must della letteratura contemporanea.

Ninni Raimondi


Fabrizio Corselli su Angeli caduti

di Beppe Iannozzi (Giuseppe Iannozzi)

Angeli caduti - Giuseppe Iannozzi (Beppe Iannozzi) - Cicorivolta edizioniAngeli Caduti è un’opera molto forte. Un linguaggio diretto e vibrante che ben si sposa alle situazioni esposte. In alcuni punti sembra quasi surreale, riportando il lettore a una realtà nuda e cruda. Una forma espressiva e un narrato che fanno incursione nella mente di chi legge come un rasoio, propinandogli, a volte, un apparente velo d’illusorietà. Sembra quasi una sorta di “elemento virtuale”, in cui vi si è invischiati profondamente, uno stato alterato della coscienza che attende solo un semplice squarcio prima di disvelarci la verità a esso sotteso. Per esempio, mi è piaciuto tantissimo “Frate Tiresia, il peccatore”. I finali di alcuni testi sono davvero straordinari.


Giuseppe Iannozzi

ANGELI CADUTI

Cicorivolta edizioni

Intervista collettiva all’autore di Angeli caduti

Giuseppe Iannozzi intervistato da Paolo D’Amato, Giovanna Amoroso, Viola Corallo, Mondidascoprire, Giovanni Agnoloni, Mauro Fodaroni e Cinzia Paltenghi.

ANGELI CADUTI - GIUSEPPE IANNOZZI - CICORIVOLTA EDIZIONI

Angeli Caduti - Beppe Iannozzi - Cicorivolta edizioniAngeli caduti
Beppe Iannozzi
Cicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 97424-56-7
pagine: 230
© 2012
prezzo: € 13,00


Paolo D’Amato: Secondo me il termine giusto per definire questo libro è ‘travolgente’. La mia domanda è questa: la stesura è davvero ‘di getto’, così come sembra, oppure è frutto di accurate revisioni, correzioni eccetera? E’ una mia personale curiosità.

I racconti sono stati scritti nel corso di diversi anni. Ogni singolo racconto è dunque stato rivisto e riscritto più volte. Come avrai notato, i racconti in ANGELI CADUTI sono tutti diversi per stile. Ecco dunque che, ad esempio, “Kurt” utilizza un registro minimalista, questo per andare incontro allo spirito del grunge. “Nato fascista” è invece un racconto dickiano, dove tempo e spazio non esistono: i personaggi vivono in un tempo indefinito, e nella migliore tradizione dickiana il protagonista si trova suo malgrado ad affrontare il suo simulacro, o il suo doppio. “La morte con i tuoi occhi” è invece un racconto che fa riferimento a una cultura diversa, forse più alta: ambientato in una Torino di periferia, il linguaggio è quello dell’uomo di strada: c’è in questo scritto un evidente omaggio a Cesare Pavese. “Due ragazzi” affronta il tema dell’omosessualità, ma è uno scritto che non include alcun elemento fantastico. Alcuni racconti, come “La ragazza del poeta” mutuano stile e tematiche da William S. Burroughs. E “Il Messia Nero”, di cui, in tutta sincerità, non saprei dirti quante volte è stato scritto e riscritto, è un romanzo breve o un racconto lungo: è un lavoro di chiara impronta cyberpunk e dickiana, ma anche non poco apocalittico per i tanti elementi di fantareligione. Nonostante ogni racconto sia stato vergato adottando uno stile diverso, il fil rouge che lega tutti i protagonisti delle storie in ANGELI CADUTI è la sconfitta e la ribellione alla sconfitta sociale.

Giovanna Amoroso: Cosa rappresenta per te ANGELI CADUTI? Può essere considerato un traguardo, o stimolante punto di partenza?

Un punto di partenza.
Per tanti anni non ho avuto alcuna intenzione di pubblicare. Il perché? Dicevo di non esser pronto, di non esser ancora maturo per dare in pasto i miei scritti al pubblico e alla critica. In molti, nel corso degli anni, mi hanno chiesto di pubblicare, persino le mie poesie. Ma io poeta non lo sono: conosco bene quelli che sono i miei limiti. Non nego che mi fa piacere che le mie poesie, se giusto è definirle così, vengano apprezzate; c’è però che non ho l’altezza morale né stilistica per potermi definire poeta, e difatti non lo faccio.
ANGELI CADUTI è un punto di partenza, il primissimo step. Nei prossimi mesi uscirà il mio primo vero romanzo “L’ultimo segreto di Nietzsche”. Va da sé che nel cassetto, nel corso degli anni, ho messo sottochiave diversi scritti. Credo sia giunto il tempo di tirarli fuori, di rivederli con la maturità di oggi e quindi di proporli. Ho solo un problema: troppa fantasia, troppe idee. Se il tempo non mi fosse tiranno potrei scrivere in tutta tranquillità un romanzo al giorno. Purtroppo non posso concretizzare tutte le idee che mi passano per la testa, e questo, non lo nego, mi fa star non poco male.

Viola Corallo: I tuoi racconti s’infilano tra le righe di un tema mai esaurito, il bene e il male… prologhi che si adagiano perfettamente con il senso della ruvidezza e dell’apatia: fanno immaginare che hai alimentato la tua mente con letture di vissuto indelebili.
Ecco, io volevo farti una piccolissima domanda: tu che mestieri hai fatto prima di dedicarti alla scrittura? lo spazzino, il fornaio, il cameriere, l’operaio Fiat, il becchino, l’idraulico, o il gigolò, o sei stato un criminale? Te lo chiedo perché quando scrivi narri il Tempus fugit di questa gente come se fosse stato da te veramente vissuto.

Neanche volendo saprei dirti con certezza assoluta quanti libri ho letto sino a oggi. Ho perso il conto, da tanto tanto tempo. Ho iniziato a leggere in tenera età. Il mio primo romanzo è stato “I misteri del castello” di Sir Walter Scott. Mi è capitato fra le mani e l’ho letto. Al tempo avrò avuto non più di sette/otto anni. Era un libro difficile, che ho poi ripreso più avanti, in età più matura per poter comprendere appieno e sul serio i tanti risvolti politici e sociali del lavoro di Scott. Non mi sono mai fatto mancare buone letture, ma non ho disdegnato di leggere anche tanta paccottiglia: per riconoscere il ‘bello’ occorre che si abbia conoscenza diretta di ciò che è ‘brutto’.
Oggi ho quaranta anni e nella mia vita ho fatto un po’ di tutto, ma non sono mai stato un criminale né un gigolo: posso dire d’aver la fedina penale più pulita del sederino d’un bambino, non ho dunque scheletri nell’armadio di cui mi debba vergognare perché non ho mai rubato né ho mai usato la violenza.
Ho studiato e molto, in maniera non sempre organizzata e continuativa, e nell’intanto ho lavorato. Per un breve periodo di tempo ho fatto il rappresentante porta a porta: vendevo libri, o perlomeno ci provavo. Ho lavorato come tecnico hardware e software, in qualità di esterno, presso la Fiat, e non ho disdegnato di arrangiarmi a fare anche altri lavori più o meno pesanti: dallo scaricatore di merci al muratore. Ho visto un po’ tante realtà, con i miei propri occhi, e non poche volte le ho sofferte sulla mia propria pelle. Avrei potuto fare anche l’operatore cimiteriale, ma, alla fine, al mio posto scelsero un’altra persona, perché aveva maggiore esperienza sul campo. Un po’ mi dispiace non aver fatto questa esperienza, perché mi ha privato di vedere una realtà. Quand’ero più giovane amavo passeggiare tra le tombe dei cimiteri; e ancor oggi, quando sento il bisogno di una fonte d’ispirazione, cerco rifugio tra chi è trapassato. Ci sono cimiteri davvero molto belli, anche sotto il profilo artistico e non trovo siano tristi. Ogni lapide, ogni tomba racconta la storia di un uomo, di una famiglia. E’ questo che mi interessa: le storie che posso riportare in vita.
Nel 1999 sono diventato giornalista dopo non poca gavetta. Non è stato facile, proprio per niente. Mentre studiavo per diventare giornalista, lavoravo in Fiat: un lavoro piuttosto degradante, il mio compito era infatti quello di caricare e scaricare fotocopiatrici stampanti computer, e portarli negli uffici e poi montarli.
Quello che racconto non è dunque solo frutto della mia fantasia. Sono passato attraverso tante realtà lavorative, e questo mi ha permesso di comprendere che il lavoro è un diritto dell’uomo; e però il lavoro può anche logorare l’uomo e nell’animo e nel corpo.

Mondidascoprire: Nelle tue storie sembra prevalga il male nella lotta con il bene. Il dramma apre sempre una domanda di bene invece, secondo me: un cattivo non lo è mai per natura ma per scelta, e comunque può sempre ravvedersi. Quanto contano le persone nel cambiamento di un uomo?

Le mie storie, con le debite frapposizioni di realtà e finzione del caso, raccontano le vite di persone che hanno avuto poca o nulla fortuna. Il Bene e il Male sono agenti d’una dicotomia. Nessuna persona è del tutto buona o cattiva. In ogni persona coesistono il lato animale e quello civilizzato. Per me l’uomo non può sfuggire al Male, perché l’uomo è prima di tutto un animale, con il pollice opponibile. La mia idea sull’uomo è, nella sua essenza, quella di Charles Darwin: “L’uomo nella sua arroganza si crede un’opera grande, meritevole di una creazione divina. Più umile, io credo sia più giusto considerarlo discendente degli animali”. Questo non significa che il genere umano, con il tempo, non potrà forse arrivare a un grado di civiltà accettabile; tuttavia, oggi come oggi, dopo diecimila anni che il genere umano abita la Terra, non ha ancora imparato a rispettare il prossimo. Esistono ancora lo schiavismo, la tortura, il pregiudizio razziale e religioso, le guerre. Dopo diecimila anni il genere umano continua a ripetere gli errori del passato. Temo che l’uomo sia ancora profondamente immaturo, e di questo passo, prima o poi, sarà l’uomo stesso a far sì che il genere umano si estingua per sempre.
Penso che esistono e che sono esistiti grandi personaggi, come San Francesco d’Assisi e Madre Tersa di Calcutta, Gautama Buddha e Abramo Lincoln, Gandhi e Martin Luther King, Albert Einstein e Bertrand Russell, che con la loro intelligenza, hanno saputo esser d’esempio per tanti; senza di loro, il mondo oggi sarebbe molto più brutto rispetto a come lo conosciamo.

Giovanni Agnoloni: Perché gli “angeli”? E perché “caduti”?

ANGELI CADUTI vuol essere, tra le altre cose, un omaggio allo scrittore Tom Sniegoski. I miei personaggi, per certi versi, sono tutti degli angeli, e poca importa che loro natura sia buona o cattiva. I miei ‘angeli caduti’ combattono in primis contro sé stessi, contro la malignità che s’annida nella loro mente (o anima che dir si voglia). Come in “Vincent il Vecchio” che ha per protagonista un Van Gogh ribelle, stanco della pazzia, delle voci che sente nella sua testa, e dell’arte anche. Siamo dunque di fronte a degli ‘angeli’ molto umani, vittime della loro caduca bellezza spirituale e non. E tutti sono ‘caduti’, per colpa della società che li ha vessati e disconosciuti condannandoli a vivere in un eterno limbo dal quale, con le loro poche forze, cercano di evadere; e quando non gli riesce, allora preferiscono cancellarsi (o terminarsi) piuttosto che soffrire ancora la condizione di essere eterni prigionieri del limbo, di questa infame prigione.

Mauro Fodaroni: Il tema dell’insoddisfazione per la propria vita, forse, è quello che più io individuo come il filo conduttore di questa raccolta di racconti scritti con grande stile, proprietà di linguaggio e conoscenza dei “personaggi” umani. Volevi esorcizzare/sottolineare un tuo malessere interiore, o è il grido disperato di questa società malata che ti spinto alla scrittura degli ANGELI CADUTI?

Il fil rouge che lega le diverse storie di ANGELI CADUTI, poco ma sicuro, è l’insoddisfazione per la propria vita. Ho preferito mettere in nuce la psiche turbata degli ‘angeli’, quella di uomini e donne; e non esiste uno spazio-temporale ben definito, tutti sono prigionieri di una sorta di limbo, di una prigione. La società, oggi come oggi, non offre certezze, e i miei personaggi riflettono l’inquietudine di questo nostro tempo storico ma anche di quello che fu e che forse sarà. C’è ribellione contro la sconfitta sociale, contro i pregiudizi e gli stereotipi sociali che hanno crocifisso l’umanità riducendola a meno d’un numero sacrificabile alle esigenze di uno Stato dittatoriale. Ecco dunque che racconti come “Pollicino e l’amica trans”, “Bevi il sangue di Cristo!” o “Amen” diventano/sono anche un grido, talvolta di assoluta disperazione perché per i protagonisti l’unico modo per evadere dalla prigione esistenziale è quello di autodistruggersi. Se ci sono degli spunti interiori autoreferenziali – e non dico che non ci siano -, questi appartengono soprattutto alle vite che porto sulla pagina, quindi alla finzione.

Cinzia Paltenghi: Ti seguo ormai da molti anni e in un certo senso ti ho visto anche un po’ crescere, come scrittore. Ciò che maggiormente è cresciuta e che ‘esplode’ in questo libro, secondo me, anche se ha sempre caratterizzato i tuoi scritti, è la grande capacità di far entrare chi ti legge nell’animo dei personaggi e nella realtà che racconti … direi in maniera quasi fisica. Sei d’accordo con me nel dire che questa tua capacità – che io amo molto come ben sai – proiettata negli argomenti che tratti, ti rendono un po’ ‘una voce fuori dal coro’, soprattutto in considerazione del tipo di libri che vanno per la maggiore e della superficialità dell’attuale società? Immagino che ciò non ti renda facile ‘la vita’ come scrittore.

Come si suol dire, di acqua sotto i ponti, da quando ho iniziato a scrivere ne è passata parecchia, ma da sempre ho privilegiato l’analisi psicologica dei personaggi, inseriti in situazioni più o meno difficili o ai limiti anche, alla spettacolarizzazione degli accadimenti narrati; di gran lunga preferisco parlare di quelle ‘persone che vivono ai margini’, perché, a mio avviso, sono coloro che meglio riflettono il vero stato di salute della società. E la nostra società, oggi come oggi, è molto malata, di egoismo e egocentrismo, di pregiudizi e banalità. Scriveva Luigi Pirandello: “L’educazione è la nemica della saggezza, perché l’educazione rende necessarie tante cose di cui, per essere saggi, si dovrebbe fare a meno.” (Il piacere dell’onestà)  e “Basta che lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede, e tutti la prendono per pazza.” (Il berretto a sonagli). Va da sé che non sono Pirandello e forse mai lo sarò, ciononostante la regola che mi son dato è che scrivere comporta una grande responsabilità, per cui lo scrittore dovrebbe sempre parteggiare per l’onestà e la verità. Purtroppo, da sempre, verità e onestà non sono qualità molto apprezzate, e ne sanno qualcosa molti politici e addetti culturali che preferiscono dare in pasto al loro pubblico promesse e spudorate menzogne: pare incredibile ma la gente una promessa, per quanto squallida e palesemente falsa, l’accetta di buon grado mentre la verità no. Non di rado, in veste di critico letterario, ho stroncato dei libri a mio avviso non validi: apriti cielo! Oggi più di ieri, le recensioni sono sol più degli spot pubblicitari, per cui mancano d’un vero spirito critico; il libro è stato ridotto a un oggetto senza né anima né spirito. E gliene frega a nessuno, o quasi, che il libro-oggetto accolga o no fra le pagine della genuina sostanza. Tra gli scrittori che più amo c’è Dino Buzzati, che, a mio avviso, è di gran lunga superiore a Franz Kafka. Buzzati, nonostante il meritato successo che nel corso degli anni ha riscosso sempre combattendo, è stato ‘una voce fuori dal coro’. I suoi scritti, particolari e unici, sono stati accusati d’esser una vile scopiazzatura dello stile di Kafka. Niente di più falso: Buzzati era Buzzati, Kafka era tutt’altra cosa, e chi ieri non lo ha capito non ha capito un cazzo della grandezza immaginifica di Dino Buzzati. Ebbe a dire l’autore de “Il deserto dei Tartari” e dei “Sessanta racconti” (e di moltissimi altri Capolavori): “Io voglio ricordarmi di essere stato [...]. Divenire un’anima felice che ignora di essere stato Dino Buzzati, è una fregatura”. Spero di poter dire qualcosa del genere anch’io, prima o poi.
Innegabile è che oggi la superficialità la fa da padrona: il pubblico si lascia ammansire da un finto buonismo di sinistra e, ahinoi, finisce così col credere, forse in buona fede, che parlare d’una prostituta uccisa negli anni immediatamente susseguenti alla IIa Guerra Mondiale sia letteratura. Quello della prostituta uccisa negli anni terribili del dopoguerra è un cliché, uno dei tanti, che, con una certa puntualità, viene riesumato da alcuni scrittori che sfornano thriller a gogò, infarciti di tanti stereotipi e stupidaggini. Ciò non significa che non ci siano thriller degni di nota, che sono altissima Letteratura; ad esempio, “Strage” di Loriano Macchiavelli è un capolavoro, così pure “La quattordicesima commensale” di Gianni Marilotti e “Notte a Is Arenas” di Gianpaolo Pansa, giusto per citare alcuni autori contemporanei viventi.
Non è facile mai la vita dello scrittore: è un po’ come essere un soldato, uccidi il nemico prima che sia lui a uccidere te. Io scrivo cercando di lasciare una impronta, non scrivo per la moda passeggera; sarebbe molto più semplice scrivere romanzetti per ‘la moda del momento’, ma il gioco non varrebbe la candela. Incontrare oggi un larghissimo favore del pubblico per essere dimenticato domani o tutt’al più posdomani è da stupidi. Deo gratias, gli ultimi due secoli, in particolare, hanno cancellato dalla memoria (e dalle biblioteche) tanti segaioli.
Gli scrittori sono una brutta razza, generalmente parlando: la maggior parte sono peggio di certe comari. E chi dice che gli scrittori sono solidali l’uno con l’altro dice una bugia sapendo di mentire.


Giuseppe Iannozzi & Massimiliano De Menna

Appunti su gli Angeli caduti e l’editoria

ANGELI CADUTI - BEPPE IANNOZZI (IANNOZZI GIUSEPPE) - CICORIVOLTA EDIZIONI

M.D.M.: Sto leggendo il tuo “Angeli Caduti”, che dire… bello! Se avessi il coraggio della tua penna non scriverei cazzate per far ragliare gli asini in convento. All’inizio ho pensato a Rimbaud. Poi ho capito che il punto di riferimento è Iannozzi, il Iannozzi di Angeli caduti… mi ossessiona la copertina: bella! Afferrerò Dio per quella. L’agguanterò per la coda dovessi scalare l’inferno per acchiapparlo… ho molto da fare adesso, ti lascio. Procederò nella lettura & mi faranno male i tuoi colpi al corpo. Il vuoto dell’anima è la mia forza. Angeli Caduti, Giuseppe Iannozzi… non vorrei essere nei tuoi panni quando avrò finito con te. O nei miei ora che già mi hai colto al centro, poco sotto il cuore… ma tu, credi di sapere veramente quanto sanno coprirsi gli uomini quel punto? Spacca pure mattoni giù in palestra, l’unico che cerchi veramente potrebbe frantumarti il metatarso. Non fa male, all’inizio, ti senti solo di svenire. E’ il giorno dopo, quando tutto è chiaro, che ti fa ridere il dolore di quando ti rimetteranno a posto.

G.I.: Caro Massimiliano De Menna, sei dunque impegnato nella lettura dei miei “Angeli caduti”; spero che la lettura non ti disgusti troppo. Sono consapevole che non è una lettura facile, né i temi da me trattati sono semplici, e però sono più che mai attuali. Credo che l’universo da esplorare sia l’Uomo, nelle sue molteplici umbratili e cangianti spigolature. Prima d’ogni altra cosa mi interessa esplorare quella che è la psiche umana e perché certi personaggi, appartenenti al popolo (o agli umili, per usare una connotazione prettamente manzoniana) o alla Storia si sono mossi in una maniera piuttosto che in un’altra. Ti sarai già reso conto che non sono poche le distonie che porto sulla pagina, ma sempre non facendo riferimento a un genere letterario preciso. La mia idea è quella di evadere da tutti i generi, per consegnare al lettore qualcosa che possa essere valido oggi ma anche domani. E’ presto, troppo presto, per poter dire se sono, almeno in parte, riuscito in questo mio intento. Nell’intanto qualcuno ha detto che leggermi è difficile. E’ vero e non lo è. Non amo i cliché letterari: la più parte della narrativa moderna fa riferimento a degli stereotipi collaudati, che vengono adoperati in maniera ossessiva: ecco così che fioriscono libri-fotocopie che durano il tempo di una moda paraletteraria, e che domani nessuno più ricorderà. Le mode, in ogni campo, non sono destinate a durare: vivono il loro tempo e si estinguono. Sono la futilità, e forse anche esempio emblematico della povertà culturale in cui siamo immersi, di certo oggi più di ieri. Non amo le mode, perché, a mio avviso, non conducono da nessuna parte. Scrivere utilizzando degli stereotipi riconosciuti sarebbe molto più semplice, ma alla fine non direi niente di nuovo, finirei con l’essere uno dei tanti che scrive, e morta lì.
Colpisco e colpisco duro. Non sono politicamente corretto, perché se lo fossi sarei un ipocrita; e con i miei “Angeli caduti” colpisco alla bocca dello stomaco l’ipocrisia dilagante. Perlomeno questo è l’intento; saranno poi i lettori a dire se sono riuscito a farli cadere in ginocchio o meno.
Di ossa me ne sono rotte un po’: le cicatrici che ho sul mio corpo sono testimonianza di cui vado fiero. E anche le ossa delle mia anima sono state massacrate per bene, più e più volte. I colpi, oramai, non li sento quasi più. Ciò non significa che sia io un duro, più semplicemente sono mitridatizzato nei confronti degli attacchi che mi si muovono, a livello di idee e non. I colpi fanno sempre male. Le cicatrici rimangono ed è un bene che non si possano cancellare, testimoniano che sono vivo e che ho vissuto alla mia maniera.

M.D.M.: Caro Giuseppe, sfondi uno specchio rotto. Noi non fummo per scriver come bruti ma per seguir vertude e conoscenza. Io l’ho fatto, o l’ho creduto. E pure, sono sopravvissuto. Ma è dura! Tu hai molti meno anni di me e fai bene a dubitare, se mai dubiti della tua saggezza io lo ripeto spesso: “Never complain, never explain!”. E quando qualcuno ti inviterà a vendere meglio le tue cose io ho difficoltà a fargli intendere che non sono un laico nella scrittura – che è chiacchiera e icona, parola alata e dipinta a scalpello sopra il marmo; musica e affini – ma che comunque ha il soffio dell’immortalità. Homar Kajan dice: “La mano scrive e ciò che è scritto non può essere cancellato!”. Fa’ che di te no vi siano solo tracce di scarabocchi lungo il cammino senza senso… Frequenta – se posso – più il deserto candido che le dune, che dall’alto te ne rendi conto, qualcuno le ha vergato a posta per farci credere che non esiste. Osserva gli scorpioni più che la lucertola… è un ramarro; e sopravvive al fuoco! Dio, lo sanno tutti: è l’aquila e la lepre, la prataiola e l’erba. Il mondo è un imbuto occluso alle Marianne e cuoce merda per il Leviatano.

G.I.: Non ho mai pensato di (per)seguire una strada facile. Perlopiù sono sempre sotto il sole cocente o immerso in un freddo siberiano. Ma non vedo alcun buon motivo per scrivere la solita paccottiglia. Mi riuscirebbe bene, ci metterei davvero poco a convertirmi, a far la faccia che conviene, a leccare anche un po’ di culi; e tutt’al più verrei forse ricordato come un freak, uno scherzo delle patrie lettere. I più gentili direbbero che sono stato un coglione fra tanti coglioni, uguali o peggio di me. Nell’arco di dieci anni ho visto sorgere e svanire tanti sedicenti scrittori. Gli è forse bastato il successo di un libro per far un po’ di soldi, poi il silenzio assoluto; non che non ci abbiano provato a replicare il successo, ma, semplicemente, la moda a cui avevano venduto l’anima era già morta e sepolta, per cui i loro libri non se li è filati più nessuno, manco un cane con la rogna. Anch’io non me li sono più filati: non mi piace rovinarmi la vista per leggere libri-fotocopie, dove non c’è innovazione, dove i contenuti sono sempre uguali e stantii. E’ dunque giusto che siano caduti nell’oblio.

Chi con le mani in pasta, continua a pubblicare, anche con grossi editori, riuscendo a vendere giusto una manciata di copie: il resto finisce al macero; e però avendo le mani in pasta, c’è subito pronto un altro editore a ripubblicare il romanzo finito al macero da neanche un mese. Va da sé che avere le mani in pasta accorda un po’ di visibilità in più, ma morta lì, deo gratias. Uno dei tanti problemi che l’editoria italiana deve risolvere è di non riproporre ad aeternum autori invalidi. Sin tanto che si continueranno a pubblicare i libri di Tizio solo perché lui, proprio lui, si chiama Tizio, il mercato editoriale non avrà dalla sua né prestigio né un bacino di lettori. Sono molti gli editori che si lamentano: ma, per Giove!, perché continuano a pubblicare fesserie e sempre Tizio, e al limite, ma solo per far catalogo, Caio e Sempronio? Anche nel panorama editoriale dobbiamo purtroppo parlare di Caste e Mafiette. Non di rado si pubblicano autori (per così dire ‘nuovi’), ma solo perché sono amici di altri amici: la solita vecchia catena dell’amicizia del Griso manzoniano. E gli amici degli amici, pubblicati sì, anche da editori più o meno in vista, non vendono. Non interessano alla critica, al pubblico, interessano solo a quelli che sono legati alla catena del Griso.
E poi, a chi diavolo gliene frega dei presunti diari di Mussolini? Carta da macero. A parte qualche vecchio fascista, chi vuoi che si prenda la briga di leggere ‘sta roba?

M.D.M.: Vai bene così, e non ti porre tutti questi problemi. Scrivi come ti piace, come ti dà piacere parola per parola. E se vuoi mettere “&” al posto della “e”, fallo… tanto un editor è la prima cosa che ti toglie. Rifletti! Pensa, per esempio, che a me non piace leggere. Eppure ho letto tanto. Né in questo momento piace scrivere, eppure ho scritto tanto. Riflettici: sei più distratto, più a tuo agio e felice se sei in amore con una tua creazione, non so, il ritratto di una donna nuda, la descrizione delle sue fluide pulsioni, dei suoi morbidi tratti o quando – può succedere – qualcuno ti compra quel ritratto? Ti fa un contratto per il tuo scritto? Il prezzo alla fin fine è sempre basso. E se è troppo ci puoi pagare il biglietto per il successo… che è l’anticamera della persecuzione nella casa della vanità del tic tac. E te ne stai là, a misurarti coi tuoi pari e a non sentirti mai abbastanza omaggiato, rispettato, amato. Ma di che? “J’appris la modestie”, diceva Camus. Tu invece vuoi subito giganteggiare…  magari un critico che ti spieghi meglio, che sottolinei ogni tua invenzione mirabolante… va bene, va bene anche così. Tanto alla fine tutti scrivono uguale e leggono così poco che si rassegnano a scrivere meglio… è il metodo per arrivarci che è personale. Giuseppe, credo che purtroppo quello che ho letto del tuo scritto è solo un appunto per ciò che ti accompagnerà vita natural durante. C’è più materia nel tuo racconto che energia nell’atomo… decidi tu per la fusione o la fissione. Ma sappilo, le scorie ti masticheranno il cuore.

G.I.: In molti casi gli editor sono stati la rovina di non pochi autori: emblematico rimane il caso Raymond Carver, per fortuna oggi ristampato senza la mano censoria di Gordon Lish, che praticamente ci consegnò un Carver ben più che dimezzato. Louis-Ferdinand Céline, il geniaccio dei puntini di sospensione, fu costretto a far bloccare tutto prima che il suo romanzo venisse ridotto a una cosetta insulsa dall’editore che intendeva rimuovere i puntini di sospensione.
Non dico che tutti gli editor siano un male, però in molti casi uniformano le opere degli autori e le riducono a qualcosa di preconfezionato.

Sono un uomo libero, quindi non ricattabile.
Non tifo per il tricolore, per la falce e il martello, i centristi o la democrazia cristiana, né per i movimenti o fac-simili. A me interessa solamente il buono che c’è nell’umanità, quando c’è. Ho una sola bandiera, senza simboli, quella della libertà.
Se si scrive sotto costrizione, legati a delle esigenze puramente di mercato, il risultato non potrà che essere discutibile. Gli artisti che hanno fatto della libertà (di espressione) la loro bandiera, avendo dalla loro un innato talento, credo non ci sia bisogno di sottolinearlo, sono poi quelli che hanno contribuito a creare una Cultura resistente, adatta al loro proprio tempo storico ma soprattutto utile ai posteri.


ANGELI CADUTI

il nuovo imperdibile libro di Beppe Iannozzi

Qui la scheda editoriale di Angeli Caduti

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Racconti? si può! Laura Costantini
intervista Beppe Iannozzi

di Laura Costantini (*)

L’intervista è stata pubblicata online, in prima battuta, su www.scrivendovolo.com (ScrivendoVolo – il sito per gli amanti della scrittura e della lettura), qui. – g.i.

Laura ZG Costantini

Laura ZG Costantini

Ho iniziato a leggere la raccolta “Angeli caduti” di Beppe Iannozzi (Cicorivolta Edizioni) con un atteggiamento misto di diffidenza e curiosità. Conoscevo in parte la scrittura di Iannozzi, avendolo letto, anche a livello narrativo, sul web e mi chiedevo se avrebbe retto, con il suo stile peculiare, un intero volume. Soprattutto di racconti. Perché, diciamolo, le antologie monomarca qui in Italia non sono ben viste, soprattutto se l’autore non è il bestsellerista di turno. Ma ho letto, con attenzione. E ho scoperto che il livello è alto, la volontà è quella di sperimentare, stupire, sconcertare il lettore. Spesso i finali lasciano a chiedersi quale sia il messaggio e sembra di vedere l’autore sogghignare tra le righe perché forse, proprio come nella vita reale, non c’è. Oppure è inintelligibile. Lo stile spazia da passaggi altamente poetici a un compiaciuto gusto per la volgarità e su tutte le storie grava come una coltre di piombo una visione oscura e priva di speranza del futuro. Molti tra i racconti appaiono in bilico tra fantascienza e distopia, con atmosfere che rimandano ai passaggi più cupi della Strada di McCarthy. Ma sul sottofondo scorre potente una vena ironica che pone l’autore nel ruolo di narratore onnisciente che si fa beffe del lettore e del suo sconcerto. E l’insistenza per gli aspetti più bassi dell’umana fisicità, con cessi incrostati di merda e piscio e bocche sdentate ricettacolo di colonie di scarafaggi, sembrano un invito a non prendere troppo sul serio gli apocalittici scenari che ci vengono proposti.

Queste le impressioni. Ma vediamo se Iannozzi è d’accordo.

1. La quarta di copertina ci avverte che saremmo davanti a una “testimonianza fra le più dinamiche e intense della nostra narrativa contemporanea”. Il lavoro delle quarte di copertina è quello di magnificare i contenuti ma, secondo te, che dobbiamo aspettarci dalla narrativa contemporanea, a parte Iannozzi?

iannozzi giuseppe

iannozzi giuseppe

E’ fuor di dubbio che scopo delle quarte di copertina è di rendere appetibile il lavoro di un autore al più vasto bacino di lettori. Questo accade per tutti i libri, siano essi pubblicati da un grande editore o meno. Il mio lavoro rifugge da qualsiasi etichetta e dal semplicismo. Personalmente mi annoio a morte quando mi tocca di leggere romanzi il cui plot è da cliché. Sono dell’opinione che della tanta narrativa che oggi viene sfornata non rimarrà alcunché: ahinoi, siamo di fronte a una proliferazione incontrollata di libri-fotocopia. Di ciò se ne può rendere conto chiunque: entri in libreria e vieni azzannato alla giugulare da romanzetti su improbabili vampiri. Siamo invasi da vampiri, zombie, pseudo-romanzi storici su l’Impero Romano e il Medioevo. In ogni caso penso che sì, siamo ben vicini al livello di saturazione, i lettori sono sempre più scontenti di dover spendere per delle storie scritte a tavolino e male per giunta.
C’è della narrativa, talvolta della Letteratura che merita d’esser letta con profonda attenzione. Antonio Scurati, Michele Mari, Giuseppe Culicchia, Diego Cugia, Pietrangelo Buttafuoco, Isabella Santacroce, ad esempio, sono autori di tutto rispetto che, in un questo particolare momento storico-sociale, sanno dare un significato sincero alla narrativa italiana, questo perché riescono a evadere dai facili stereotipi che un certo mercato editoriale tende a imporre. C’è sostanza e stile nelle loro storie.
Quel lettore che volesse affrontare la lettura di Giuseppe Iannozzi, di certo non si troverà a contatto con degli stereotipi pseudo-letterari, né gli sarà tanto facile etichettarmi.

2. Ventuno racconti, due tempi, 229 pagine. Angeli caduti è una raccolta corposa. In Italia si legge poco e si vende meno, soprattutto le antologie. Perché allora questa scelta?

ANGELI CADUTI - BEPPE IANNOZZI - CICORIVOLTA EDIZIONI

ANGELI CADUTI – BEPPE IANNOZZI – CICORIVOLTA EDIZIONI

Gli italiani leggono poco. Colpa è del sistema scolastico ma anche delle famiglie che non tengono in nessun conto la cultura, per cui non fanno degli sforzi per instillare nei propri figli l’amore per i libri. Una generazione che rinnega la cultura, poco ma sicuro che è una generazione destinata alla sconfitta e alla schiavitù, per sua scelta costretta a sottostare alle idee altrui, a credere obbedire e combattere o nel nome del fascismo o in quello dello stalinismo.

Nel 1958, Dino Buzzati vinceva il premio Strega con la raccolta “Sessanta racconti”. Oggi a portare a casa il premio sono librettini di nessun valore. L’ultimo premio Strega, meritato al cento per cento, risale al 1990, “La chimera” di Sebastiano Vassalli.

“Angeli caduti” è una raccolta di racconti: la loro peculiarità è di far vivere intere vite nello spazio ridotto di poche pagine. Molti racconti, inizialmente, erano stati concepiti per essere dei romanzi. C’è voluto non poco lavoro per ridurre a una misura essenziale le storie. A mio avviso, scrivere un buon racconto è più difficile che non scrivere un romanzo, di seicento o mille pagine anche. In un romanzo lo scrittore può allungare la storia, può anche perdersi all’interno di essa, e soprattutto può permettersi di commettere un certo numero di errori di diversa natura, e di divagazioni superflue; il racconto invece deve arrivare al lettore bell’e confezionato, rinunciando a tutto ciò che è superfluo.

“Angeli caduti” accoglie e raccoglie vite e ritratti di vite, di persone, che, in un modo o nell’altro, hanno cercato di essere felici combattendo il sistema, il Grande Fratello che li avrebbe voluti inquadrati obbedienti e sottomessi. Tutti i personaggi che sono in “Angeli caduti” sono delle persone che lottando per la felicità sono cadute nell’oscurità più profonda del proprio Io.

3. Amore ostinato. Bevi il sangue di Cristo. Vendetta senza futuro. Racconti brevissimi, quasi istantanee senza un passato o un futuro, flash su un eterno presente comunque negativo. Dov’è la speranza in Angeli caduti?

Perché parlare di speranza in una società che, storicamente parlando, ha offerto a noi tutti dolore e soprusi? No, non c’è la speranza in “Angeli caduti”: c’è invece una evidente filosofia esistenzialista, si nasce si vive si muore da soli. Esiste un Passato rarefatto nei miei racconti, il Futuro è invece meno di una ipotesi.
Talvolta i miei scritti sono dei propri e veri flash, delle fotografie, o meglio delle polaroid sbiadite: per i protagonisti di queste storie non c’è alcun possibile orizzonte, la loro esistenza è breve e insignificante e si conclude in una tragedia esistenziale. Non è possibile parlare di speranza per chi ha perso tutto e davanti a sé trova soltanto un grembo vuoto e sterile. Bevi il sangue di Cristo, Vendetta senza futuro, Amore ostinato, sono polaroid del tempo storico che viviamo. In Bevi il sangue di Cristo, incontriamo un ragazzo che ama i Clash. La sua vita è quella del tipico borderline, che rifiuta di stare (di essere) sotto padrone. Disegno di una sconfitta sociale, in questa storia breve viene evidenziato il divario socioculturale esistente fra vecchia e nuova generazione. In Vendetta senza futuro, un corpo fascista uccide brutalmente la figlia di due poveri genitori. Il padre decide di vendicarsi; sa che per riuscirci dovrà morire nell’impresa, ma questa è l’ultima cosa che lo preoccupa. Amore ostinato è il ritratto di una coppia che non è mai riuscita a comunicare. Il loro rapporto è fumo di una sigaretta, null’altro che questo.

4. Oggi in una raccolta non manca mai il tema della violenza sulle donne. Non hai fatto eccezione, ma La morte di Bocca di Rosa è forse il più spietato e violento dei racconti. E sembra quasi compiacersi dello scempio compiuto su un corpo di donna. Che hai da dire a tua discolpa?

Credo di non dover dire alcunché a mia discolpa perché sono innocente, in una accezione puramente artistica. Ho subito l’influenza di autori quali Donatien Alphonse François de Sade, Octave Mirbeau, August Strindberg, Arthur Schnitzler, David Herbert Lawrence, Henry Miller, Charles Bukowski, ma anche di Léo Malet e Truman Capote, e di tanti altri. Bocca di Rosa è un racconto violento, di un sadismo asettico, che non concede alla trama una sola briciola di poesia. Soltanto il titolo è poesia, fa difatti chiaro riferimento alla Bocca di Rosa di Fabrizio De André. E’ un racconto contro la violenza sulle donne, come ben specifico in una nota, prima che il lettore sprofondi nel panico. La nota si è resa purtroppo necessaria perché, diversamente, qualcuno avrebbe potuto fraintendere. Il sadismo che c’è in questo racconto, come in altri, è asettico: non c’è compiacimento. Non è stato facile scrivere Bocca di Rosa né altri racconti dove le donne sono vittime degli uomini, ma soprattutto di una società maschilista. Ho cercato di essere il più distaccato possibile dagli eventi narrati, senza incorrere nel tragico errore di dimostrare della pietas in qualità di narratore; se lo avessi fatto, avrei reso invalido il corpo stesso della storia. Lo scrittore deve essere ‘al di là del bene e del male’. Se non ne è capace, allora meglio che cambi mestiere, o che scriva romanzi d’amore usa & getta, i classici Harmony da edicola.

5. Ho notato che non c’è un racconto dove una figura femminile spicchi per una qualche qualità, a meno che non sia decisamente negativa. È un caso?

Non c’è neanche nessun racconto dove una figura maschile spicchi per una qualche qualità pienamente positiva.

6. In Anima meccanica, uno dei racconti migliori a mio parere, Pat è lo stereotipo della femmina che fa carriera inginocchiata sotto le scrivanie. Sono queste le nemiche di chi oggi ha fame di lavoro?

Pat è una creatura che fa gli interessi del padrone e che se la fa con il padrone, e, più in generale, con chiunque possa darle un calcio nel sedere. E’ una donna in carriera ma di quelle che lavorano soprattutto inginocchiate sotto le scrivanie; ciò non significa che tutte le businesswoman giochino sporco. Le donne in carriera che giocano sporco sono parte di un problema più grande. Sarebbe semplicistico e stupido pensare che siano esse le (uniche) nemiche, la causa precipua della fame di lavoro. Sono invece il sintomo disgraziato che, tra gli ingranaggi che muovono il mercato del lavoro, uno o più ingranaggi girano solo perché si prostituiscono. Anima meccanica è una chiara accusa contro quel sistema che ci invita a prostituirci per ottenere il lavoro, o anche solo un tozzo di pane nero. E temo che, oggi, il tema trattato in Anima meccanica sia più che mai attuale.

7. In Frate Tiresia il Peccatore tocchi l’apice della sconsacrazione dando a una bambina una diabolica consapevolezza. Femmina, anche lei.

ANGELI CADUTI - GIUSEPPE IANNOZZI (BEPPE IANNOZZI)

Ne “Il signore delle mosche”, il grandissimo William Golding sottolinea che “l’uomo produce il male come le api producono il miele”. Per Golding una anima che sia lasciata a sé, sceverata di modelli di vita, non può che sviluppare una naturale indole pronta a sbranare il suo prossimo. Ingenuamente si pensa che i bambini siano innocenti; e lo sono, ma sin tanto che sono all’interno di una società civile. Non sono poche le gang di minorenni, sparse per il mondo, che ogni giorno trafficano in droga, rubano, uccidono e stuprano. Queste gang sono terribili, in alcuni casi più pericolose di altre. Sono costituite da ragazzini che vivono in contesti sociali difficili e violenti; hanno presto imparato che per sopravvivere devono sopraffare il più debole e non gli importa di sapere chi hanno di fronte, se una povera nonna o un avanzo di galera. Si muovono sempre in gruppo e attaccano. Non hanno pietà. Sono nati nel male e purtroppo hanno fatto del male l’unica religione da adorare perseguire e riconoscere.

Daisy, la piccola protagonista di Frate Tiresia il Peccatore, per tutta la sua breve esistenza, ha avuto accanto a sé soltanto dei modelli negativi con i quali rapportarsi. Jean-Jacques Rousseau pensava che gli uomini fossero fondamentalmente buoni per natura, io invece no: au contrarie, penso che gli uomini sono per loro natura portati a produrre il male piuttosto che il bene, ne consegue che è l’educazione a fare l’individuo. Ho scelto di incarnare il male nella figura di una bambina quasi angelicata: una provocazione! Siamo stati abituati a pensare che il femmineo sia il modello angelicato per eccellenza, da qui la scelta e la necessità di portare agli occhi dell’accorto lettore che l’uomo è, in primis, un mammifero, un animale sociale che forma la sua anima secondo gli input che la società gli fornisce.

8. In Istantanea affermi “pensare, un brutto vizio che credeva di aver perso con il passare degli anni sempre uguali a sé stessi”. Perpetuiamo sempre gli stessi errori?

Purtroppo sì, gli errori di ieri sono quelli di oggi, tali e quali. Le prime civiltà risalgono, più o meno, a 8.000 anni fa. Subito l’uomo ha cercato il Potere per sottomettere i suoi simili; e così ha inventato le religioni, ottimo strumento per schiavizzare. Nel nome dei propri dèi, nel corso dei millenni, gli uomini hanno massacrato e annientato chiunque osasse levare un ‘se’ o un ‘ma’. Non dico niente che non sia già stato detto da altri e in maniera più esaustiva. Il punto è che ancora oggi, nel 2000 dopo Cristo, il mondo è scosso da guerre di religioni. I fedeli di tutte le religioni vogliono il potere, quello assoluto. Tutti pensano che il loro dio sia quello vero. Il problema non è se esista o meno un dio, nascosto chissà dove nello spazio infinito; il problema è qui, da noi, sulla Terra, su questo minuscolo pianeta che ospita più dèi inventati di sana pianta che non esseri dotati di raziocinio. In Istantanea il tema che porto è quello dell’Eterno ritorno, in una chiave nietzschiana. Ieri ci siamo illusi d’aver sconfitto il fascismo, ma questo è oggi più che mai vivo; ogni giorno dobbiamo combattere contro fascisti neri e rossi. In Istantanea la Fabbrica è il luogo deputato dove tutto ha inizio e fine. La Fabbrica conduce il gioco e manovra gli operai, perché la Fabbrica è un essere pensante, una orribile creatura partorita dal niccianesimo. Friedrich, operaio che si ribella allo strapotere della Fabbrica, verrà prima umiliato e malmenato dalla polizia, e infine sarà costretto a boxare contro sé stesso, contro il suo stesso corpo di carne e sangue.

9. Hai reinterpretato Shakespeare (Giovani per sempre), William S. Burroughs (La ragazza del Poeta), il mito di Dorian Gray (Angeli meccanici) e la sofferenza esistenziale della star del grunge (Kurt). Hai ricreato Van Gogh (Vincent il Vecchio) per poi dissacrare Cristo (Il Messia Nero). Uccidere i propri miti è un espediente letterario per renderli più vicini?

William Burroughs

Ho reinterpretato Shakespeare e W.S. Burroughs, ma anche la figura di Dorian Gray oltreché il dolore esistenziale di Kurt Cobain e Vincent Van Gogh. Questi ultimi, Kurt e Van Gogh, sono stati loro malgrado versati nel grembo più nero del dolore. I loro contemporanei non li hanno compresi, non a fondo; Van Gogh, in particolare, era un uomo troppo grande e immenso perché la società del suo tempo potesse amarlo.

Dissacrare? Non esiste nessuna prova storica dell’esistenza di un uomo chiamato Gesù Cristo. Sappiamo con certezza che un uomo di nome Maometto è realmente esistito, mentre il poco che sappiamo di Cristo si trova nei Vangeli, e ogni autore dei Vangeli ci consegna una immagine diversa di quello che i fedeli dicono essere il Figlio di Dio. La Sindone, il lenzuolo funerario in cui sarebbe stato avvolto il corpo di Cristo, non ci dà alcuna indicazione sicura. Gli esami operati con il C14, ci dicono che il telo risalirebbe a un periodo compreso tra il 1260 e il 1390. La Sindone, nel corso dei secoli, è stata più volte trafugata, ha subito diversi lavori di rappezzamento per conservarla, è andata persa ed è stata ritrovata; il lino che è giunto a noi è qualcosa che è stato più e più volte rimaneggiato nel corso dei secoli. Non è possibile dissacrare Cristo perché non v’è alcuna prova storica che sia esistito un uomo di nome Cristo.

Il Messia nero, muovendosi su più piani spazio-temporali, grazie a una forte commistione di elementi leggendari, sociologici, politici, religiosi, traduce il lettore in un mondo futuro (o parallelo) dove la società è nettamente divisa fra derelitti e pochissimi Preti al potere. In un desolato paesaggio postatomico, un po’ à la Richard Matheson, il Messia, l’Unto del Signore è tornato sulla Terra per portare agli uomini la sua Verità, una Verità che è però terribile. Il Messia è un figlio di Dio, questo sì, ma la sua anima è corrotta. Come questo sia potuto accadere è nascosto tra le pieghe del tempo, tra leggenda, storia e fantasia. Cristo è tornato tra gli uomini per soggiogarli. Il suo scopo precipuo è quello di dominare quel poco che è rimasto dell’Umanità. Ne il Messia nero c’è molta ironia, e, sì, mi faccio beffe del lettore e del suo sconcerto. Uccidere i miti di una società è un divertente espediente per renderli (più) umani, vale a dire degli esseri sofferenti, vittime delle loro proprie pulsioni e passioni, siano esse positive siano esse negative.

10. La tua scrittura si colloca al di fuori di qualsiasi corrente letteraria in auge. Consiglieresti a un esordiente di percorrere la stessa difficile pista?

La mia scrittura è sempre stata lontana dalle correnti letterarie in auge, soprattutto da quelle che vanno di moda. Oggi non si scrive; perlopiù si buttano giù dei lavoretti studiati a tavolino per un minimalismo squallido, povero di sostanza e di stile, non vedo dunque perché dovrei abbracciare una corrente letteraria. Se vendessi la mia penna al miglior offerente, con tutta probabilità, non faticherei molto e presto diventerei uno dei tanti, uno che sforna romanzetti che domani nessuno più ricorderà. E come dargli torto! In ogni caso non ho la presunzione di pensare che dei miei scritti rimarrà qualche traccia. Ho deciso di pubblicare dopo tanto tempo, alla veneranda età di quaranta anni, e mi sono detto fuori da qualsiasi genere. La mia scrittura non è inquadrabile, è fusion, tanti generi che si mischiano e che collaborano per dar corpo a una trama.

A un esordiente che voglia fare un po’ di soldi, consiglierei di scrivere un thriller condito con tanto tanto sesso e tanto tanto sangue. Se poi si tratta di una signorina esordiente, poco ma sicuro che farà faville nel mondo dell’editoria; tutti faranno a botte per averla in catalogo. Ma di loro non resterà traccia alcuna, non nella storia della Letteratura: si godranno il loro momento di successo, e se saranno furbi non scialacqueranno i soldi guadagnati (non con il sudore della fronte) in lifting e droga.

11. Cosa leggi? Cosa apprezzi? Cosa non hai ancora trovato in un libro?

Leggo di tutto, anche le istruzioni per la carta igienica. La conoscenza rende liberi, sarei dunque uno stupido se mi rifiutassi di leggere un romanzo d’amore solo perché non è il genere che prediligo.

Alcuni autori che apprezzo li ho già precedentemente citati: il marchese de Sade, Octave Mirbeau, August Strindberg, Arthur Schnitzler, David Herbert Lawrence, Henry Miller, Charles Bukowski, Léo Malet, ma anche Omero, Quinto Orazio Flacco, Catullo, Ovidio, Euripide, Sofocle… e ancora, Boccaccio, Cervantes, Shakespeare, Giuseppe Gioachino Belli, Verlaine, Apollinaire, Gabriele d’Annunzio, Giovanni Arpino, Dino Buzzati, Cesare Pavese, Beppe Fenoglio, Giuseppe Tomasi di Lampedusa… Gogol’, Bulgakov, H.P. Lovecraft, Oscar Wilde, George Orwell, William Faulkner, Ernest Hemingway, Jack Kerouac, William S. Burroughs, Julio Cortázar… Virginia Wolf (a mio avviso la più grande scrittrice di tutti i tempi), W.B. Yeats, Ezra Pound, John Fante… Impossibile elencare tutti gli autori che mi sono piaciuti e che ancor oggi sono per me un punto di riferimento

Oggi seguo con particolare attenzione Jonathan Carroll, Carlos Ruiz Zafón, T. Coraghessan Boyle. Sono autori che non stanno dietro ad alcun cliché o moda; quando leggo un loro romanzo non so mai dove andranno a parare e già solo questo fatto mi provoca una sorta di orgasmo. Amo poi in particolar modo Umberto Eco, Sebastiano Vassalli, Aldo Busi, Antonio Scurati, Pietrangelo Buttafuoco, Alessandro Barbero, Gianpaolo Pansa, Enzo Bettiza, Isabella Santacroce e altri ancora.

Apprezzo l’originalità, disprezzo la banalità. Un libro deve riuscire a spiazzarmi.

Penso che la letteratura, nel corso dei secoli, ci abbia consegnato il meglio di sé: il problema è che, purtroppo, oggi si tende a ignorare gli autori, i classici. I miei maestri sono stati i classici e non manco mai di compulsarli, di rileggerli. Chi si spara in vena soltanto Stephen King e fac-simili, a mio avviso, si fa una cultura fatta di vuotezza e ripetitività. Shining è diventato un Capolavoro ma grazie alla trasposizione cinematografica operata da Stanley Kubrick. Il King migliore è morto da tanto tanto tempo, con la “Metà oscura”.

Jonathan Carroll e T.C. Boyle, in particolare, mi hanno cambiato la vita: nelle loro storie ho trovato molte cose che un libro moderno (attuale) dovrebbe saper accogliere affinché lo si possa definire tale. Ma chi non ha letto niente di questi autori non può capire.

(*) Laura Costantini è nata a Roma nel 1963. Giornalista prima per la carta stampata e oggi per la Rai, ha pubblicato numerosi romanzi (tutti scritti a quattro mani con la sua socia di penna, Loredana Falcone) tra cui “Viole(n)t Red” (Bietti Media 2009), “Fiume pagano” (Historica Edizioni, 2010), “Carne innocente” (Historica Edizioni 2012). Per Las Vegas ha scritto “Il destino attende a Canyon Apache” (2012). Il suo blog.

2 risposte a Angeli caduti – Giuseppe Iannozzi (Cicorivolta edizioni) | Rassegna stampa e altri materiali utili

  1. Ninni Raimondi ha detto:

    Ecco perché ne ho suggerito l’acquisto e l’imperdibilità del tuo libro.

    Prendiamo un esempio attualissimo (un esempio che ha fatto piegare e sta facendo rivoltare tutti i giornali, la storia e l’umana progenie):
    Le dimissioni, ad orologeria, del Santo Padre (Dalle ore 20.00 del 28 c.m. non sarà più né santo, né padre!

    Nell’immediato mi è sovvenuto il tuo racconto, su Angeli Caduti, Il Messia nero!
    Beh, devo essere onesto!
    La frase che mi colpisce è:
    E’ cominciata la resa dei conti”, gridò raucamente allarmato Matteo. “Tutto sta per essere deciso”.
    Come, quasi, a voler scrivere direttamente a S.S. il Pontefice Benedetto XVI:
    Vedi? Iannozzi ti aveva avvisato! Potrei, umilmente, suggerirti di acquistare il Suo libro, per conoscere come va a finire la storia?
    Forse, proprio per tutti i contenuti, ne lascerei 117 copie presso la Cappella Sistina, prima della chiusura cum clave, a scopo meditativo.
    Extra omnes

    Cordialità

    Ninni Raimondi

    • Iannozzi Giuseppe ha detto:

      Carissimo Lord Ninni,

      non credo che le profezie siano vero, credo però che contengano almeno un grano di verità.
      Il Messia Nero – racconto, o romanzo breve che dir si voglia – è stato riscritto parecchie volte: come hai letto, ho concentrato in questo scritto così tanti spunti che se ne potrebbe ricavare tranquillamente un romnanzo di fantareligione. Al centro del racconto c’è la profezia di Malachia, che a livello profetico ci assicura che il Vaticano sprofonderà nel suo stesso brago.

      In questi anni, soprattutto con Ratzinger, di scandali in seno al Vaticano ne sono emersi un bel po’; e io credo che Ratzinger si sia dimesso perché oramai non poteva fare altrimenti… la Storia non lo assolverà. E’ stato di certo uno dei peggiori papi che la Storia ricorderà, sempre che il Vaticano riesca a sopravvivere a sé stesso; e non è detto. In Francia in molti hanno festeggiato le dimissioni di Ratzinger, papa che è stato accusato di crimini contro l’umanità e che per un pelo non è arrivato di fronte alla Corte dell’Aja.

      Nel bene e nel male, non solo le elezioni politiche ormai prossime daranno un assetto nuovo all’Italia, ma chiunque sarà il nuovo pontefice si troverà sulle spalle un peso immane, così tanto grande che è difficile, davvero tanto difficile dire se riuscirà in qualche modo seppellire quelli che sono i tanti crimini del Vaticano emersi in questi in questi ultimi anni. Credo che lo strapotere del Vaticano abbia fatto il suo corso, per troppi secoli: è durato più di qualsiasi previsione e forse, e forse siamo davvero agli sgoccioli. Benedetto XVI si è ritirato, ha lasciato la croce. Non un gesto umile, ma un gesto per tentare di salvare la sua faccia, che è umana.

      Il mio non è un desiderio, bensì una considerazione: il Vaticano ha fatto il bello e il cattivo tempo per tanti secoli. Ha occultato tanti e tanti crimini, crimini che in parte sono venuti a galla facendo, giustamente, allontanare dal cattolicesimo non pochi fedeli. Spero sia giunto il tempo che la fede sia restituita a chi la fede la sente veramente, nel suo cuore, senza il superfluo bisogno di papi e chiese. E in parte la profezia di Malachia si è avverata, perché di fatto il Vaticano è sommerso da scandali, in primis quelli legati alla pedofilia.

      117 copie, dici?
      Non so però se poter impersonare l’archetipo dell’eroe. ;-)

      Grazie infinite, caro Lord Ninni.

      Un forte abbraccio, con ammirazione e stima sempre

      beppe

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