DICTATURA (racconto satirico sul potere) – Giuseppe Iannozzi

DICTATURA

racconto satirico sul potere

Giuseppe Iannozzi

addio di Monti e Ratzinger

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Angeli Caduti - Beppe Iannozzi - Cicorivolta edizioniAngeli caduti
Beppe Iannozzi
Cicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 97424-56-7
pagine: 230
© 2012
prezzo: € 13,00

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“La differenza tra una democrazia e una dittatura è che in una democrazia prima voti e poi prendi ordini, in una dittatura non devi perdere tempo a votare.”

Charles Bukowski

Scivolò.
Il cagnolino l’aveva fatta proprio ai suoi piedi e lui ci aveva affondato il piede.
Bestemmiò piano perché era in pubblico. Si sforzò di sorridere ai giornalisti, che lo stavano riprendendo mentre cercava di pulirsi la scarpa.
Fu suo malgrado costretto a far buon viso a cattivo gioco, raccolse dunque il cagnolino in braccio e prese a riempirlo di carezze elargendo alle telecamere il suo sorriso migliore.
Doveva fare in fretta, Sua Santità non lo avrebbe atteso per l’Eternità. E lui aveva l’urgente bisogno di parlargli prima che partisse per la sua diavolo di missione di pace; doveva rassicurarlo che con lui non sarebbe cambiato niente perché “è meglio un male sperimentato a un bene ignoto”. (*)

Il codazzo di giornalisti gli stava dietro, il cane invece in braccio e non aveva neanche potuto pulirgli il sedere.
Accelerò il passo rispondendo alle domande dei giornalisti, il più delle volte con un o un no.
Finalmente il profilo dell’aero privato di Sua Santità si stagliò netto davanti ai suoi occhi.
Prese quasi a correre, distanziando persino le guardie del corpo che faticavano a stargli dietro. Le guardie non capivano il motivo di tanta fretta e mai avrebbero potuto capire, però dovevano proteggerlo a ogni costo.

Quando si trovò faccia a faccia con Sua Santità, quasi non poteva crederci. Si fece il segno della croce e ringraziò il Cielo.
Sua Santità diede subito una bella pacca sulle spalle del Comandante.
Gli mancava il fiato adesso. Fece finta di niente e seppur con l’affanno in bocca prese a parlare piano all’orecchio del Papa. Quello che aveva da dirgli non doveva essere cosa pubblica.
Solo dopo aver vomitato tutto quel che aveva da dire nella segretezza dell’orecchio di Sua Santità in partenza per la sua missione di pace, decise che era ora di tranquillizzarsi riempiendo i polmoni di ossigeno nuovo.

Con il cagnolino in braccio, attorniato da telecamere e giornalisti, assistette al decollo dell’aereo che in un battibaleno si proiettò oltre l’orizzonte.
Una giornalista un po’ impertinente gli fece notare che puzzava di… Il Comandante la fulminò con un’occhiataccia; una guardia del corpo intervenne e subito tappò la bocca alla giornalista con un cazzotto in piena faccia.
Di punto in bianco il cagnolino, che il Comandante ancora si ostinava a tenere in braccio nel tentativo di sembrare più simpatico, decise di saltare giù. E una volta con tutt’e quattro le zampe sul nero asfalto della pista aeroportuale, il piccolo Locke si fece una bella pisciatina. Come una cagnetta però.

(*) Parafrasi di un passo in “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

 

Info su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, detto Beppe Iannozzi o anche King Lear. Chi è Giuseppe Iannozzi? Un giornalista, uno scrittore e un critico letterario Ma nessuno sconto a nessuno: la critica ha bisogno di severità e non di mafiosa elasticità.
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7 risposte a DICTATURA (racconto satirico sul potere) – Giuseppe Iannozzi

  1. tuA scrive:

    Beppe ma per capire devo rileggermi il Gattopardo?????

    • No, non c’è bisogno di rileggere Il Gattopardo, anche se è lettura bellissima e modernissima a ogni rilettura.

      Non è un racconto difficile, tutt’altro. E’ d’una facilità che oserei dire oltremodo stupida. Non ti lasciar distrarre dalla citazione, fa’ finta che siano parole mie e non riprese da “Il Gattopardo”.

  2. tuA scrive:

    lo rileggerò a mente fresca…ma per ora non c’ho capito un tubo….

  3. Furbylla scrive:

    onestamente sono un pò in difficoltà anche io direi nulla è quel che sembra…
    buongiorno
    cinzia

    • Cinzietta, non è da te. ;-)
      E’ semplicemente l’incontro fra Sua Santità e il Comandante.
      Il Comandante si reca da Sua Santità prima che questi parta per la sua missione di pace: perché deve rassicurarlo che in sua assenza saranno tutetali i privilegi della Chiesa. Non è scritto proprio così nel racconto, è scritto fra le righe e lo si capisce in questo passo: “Fece finta di niente e seppur con l’affanno in bocca prese a parlare piano all’orecchio del Pappa. Quello che aveva da dirgli non doveva essere cosa pubblica.”

      Il Comandante, chissà perché ha un cagnolino che tiene in braccio. ;-) Chi ti ricorda?
      Chiaro è che siamo all’interno d’una dittatura.

      Il cagnolino si chiama Locke e non a caso, difatti Locke… ecco chi è:

      http://it.wikipedia.org/wiki/John_Locke

      …eppure chiunque dovrebbe sapere chi è stato Locke. Possibile che tutti sappiano chi è stato Marx, pur non avendo mai letto una sola riga dei suoi lavori, e poi si cada su Locke?

      Tu ben sai, cara Cinzietta, che i cani fanno la pipì, ma il maschietto la fa in un modo mentre la femminuccia in un altro. Il cagnolino Locke del Comandante, pur essendo un maschietto, fa la pipì come una femminuccia.

      Accidenti, il racconto è davvero stupido e banale, sono io il primo a dirlo. E’ davvero tanto tanto stupido, perché è fin troppo evidente il messaggio che lascia passare: “si è in dittatura e si continuerà a rimanere in dittatura”.

      Comunque non è colpa tua o di Lorella. E’ che purtroppo oggi si ragiona perlopiù stando dietro a degli stereotipi, perché in tv propongono i soliti quattro stereotipi, perché la finta letteratura propone i soliti quattro stereotipi. Io ho usato non i soliti quattro stereotipi, ho usato un quinto stereotipo e la gente non ha capito. Eppure ho usato in questo racconto uno stereotipo, banalissimo.

      Vabbe’, capisco perché il grandissimo Giuseppe Tomasi di Lampedusa non fu capito a suo tempo: già allora si ragionava per stereotipi, ed ecco dunque che una nullità di scrittorino e critico qual era Elio Vittorini rifiutò Il Gattopardo. Ma non solo Il Gattopardo, di errori madornali Vittorini ne ha commessi uno dopo l’altro.

      bacione

      beppe

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