No a Gomorra 2: ”brand mediatico negativo”
a cura di Giuseppe Iannozzi
Angelo Pisani nega l’autorizzazione a una società di Sky che ha comprato i diritti di Gomorra per una fiction. Il sindaco De Magistris lo appoggia. Luigi de Magistris in merito a Gomorra 2: “Non appartiene a questa amministrazione il diniego di autorizzazioni che riguardano le varie attività culturali e comunicative, ma siamo stanchi di vedere Scampia ridotta, anche sul piano dell’immagine e non solo nazionale, a territorio di conquista della Camorra in lotta, come se a Scampia non esistesse altro al di fuori delle piazze di spaccio e della faida dei clan. L’ho detto e lo ribadisco: Scampia è anche una cittadinanza attiva e democratica che quotidianamente, nella sua vita normale, porta avanti e fa vivere il valore della legalità. Scampia è anche la rete di associazioni e di scuole impegnate sul territorio e che sono, per mezzo delle loro attività, un presidio di legalità e di alternativa sociale alla devianza. Scampia è anche il quartiere pilota della raccolta differenziata porta a porta che qui abbiamo voluto sperimentare nel piano di ampliamento e che è arrivata al 70%. Scampia è anche l’insofferenza dei suoi abitanti, in maggioranza per bene, esasperati dal vedere il loro quartiere raccontato (e anche sfruttato) come brand mediatico negativo. Chiedo allora perché i diritti televisivi pagati lautamente non vengono riconosciuti, per esempio, al finanziamento dei progetti delle associazioni e delle scuole impegnate sul territorio? Sarebbe non solo un segnale d’amore verso questo quartiere e questa città, ma anche un aiuto concreto per sostenere il cammino di emancipazione e riscatto che Scampia e Napoli stanno compiendo e vogliono continuare a compiere”.
Di Gomorra, del brand negativo, parrebbe che (finalmente) si sia veramente stanchi. Impossibile non essere d’accordo con Luigi de Magistris che sottolinea: “Scampia è anche l’insofferenza dei suoi abitanti, in maggioranza per bene, esasperati dal vedere il loro quartiere raccontato (e anche sfruttato) come brand mediatico negativo. Chiedo allora perché i diritti televisivi pagati lautamente non vengono riconosciuti, per esempio, al finanziamento dei progetti delle associazioni e delle scuole impegnate sul territorio?”
Gomorra è diventato un business e basta? E se sì, a favore di chi? Amletico interrogativo.



















































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Sarà….ciò che mi dicono i miei amici napoletani non coincide con ciò che dice il De Magistris…che poi ci siano anche brave persone non ci piove ma questo è tutto un altro discorso
cinzia
Che ci sia la camorra è un fatto assodato. Il problema semmai è che si enfatizza all’ennesima questa che di certo è una piaga, la si enfatizza e la si porta sullo schermo. Un film, con dentro ben 4 camorristi tra gli attori, c’è stato. Agli Oscar, gli americani il film non se lo sono filato manco di striscio; e vorrei ben vedere. A parte ciò, adesso qualcuno vorrebbe fare una ennesima fiction (!!!) basandosi su quel libro che, sinceramente, non mi va neanche di nominare così come non mi va di nominare il suo autore. Napoli non è solo quella di G. e su questo non ci sono dubbi. Napoli non è solo camorra punto e basta.
Il sindaco De Magistris evidenzia anche: “…perché i diritti televisivi pagati lautamente non vengono riconosciuti, per esempio, al finanziamento dei progetti delle associazioni e delle scuole impegnate sul territorio? Sarebbe non solo un segnale d’amore verso questo quartiere e questa città, ma anche un aiuto concreto per sostenere il cammino di emancipazione e riscatto che Scampia e Napoli stanno compiendo e vogliono continuare a compiere”.
Con il primo film tratto da G., nonostante si sia chiesto che parte dei diritti televisivi venissero utilizzati per riqualificare Scampia, niente di niente. Il silenzio assoluto. Adesso si vorrebbe di nuovo ritrarre una parte, ed è bene sottolinearlo, una parte di Scampia: a quale pro? Business?
Angelo Pisani, presidente della Municipalita’ di Scampia: “Io sono prima di tutto un avvocato e difendo il futuro del territorio e dei giovani, non ho mai censurato nessuno, ne’ penso di limitare l’informazione corretta e istruttiva’. Il non avallare la realizzazione di una fiction di grande interesse per i produttori sul tema della camorra girata sul territorio di Scampia, anche con qualche comparsa come in passato avvenuto, non e’ una censura, ma e’ la necessita’ di difendere il futuro del territorio’.
E Don Aniello Manganiello, ex parroco, per molti anni guida dell’Opera Don Guanella che assiste orfani ed indigenti nella periferia Nord di Napoli, e promotore di iniziative contro la camorra, ha detto papale papale: “Saviano aiuti Scampia ad avere almeno un bancomat – ha detto l’ ex parroco – la vera battaglia contro la camorra non è nelle fiction ma nella normalita”.
Sav. tace. La sua battaglia è una sola: vuole la fiction. Chiediamoci perché.
E’ stato invitato da Angelo Pisani a parlare nelle scuole. Al momento nessuna risposta da parte di Sav. Chissà perché.
Sav. preferisce gridare che si fa censura. Ma di andare nelle scuole, come gli è stato gentilmente chiesto, non fa parola. Pare non abbia neanche sentito l’invito. Forse perché parlare nelle scuole non gli porterebbe soldi in tasca? E tace anche sul fatto degli introiti televisivi.
Comodo gridare che si vorrebbe fare della censura.
A Sav. gli viene risposto anche da gli A67. Riporto da http://www.napolitoday.it/cronaca/scampia-fiction-gomorra-polemica-saviano.html
Per primi, direttamente da Scampia, hanno fatto sentire la propria voce e il proprio punto di vista (attraverso il blog de ‘Il Fatto Quotidiano’) gli ‘A67 il gruppo musicale di Scampia, che insieme a (R)esistenza Anticamorra operano da tempo sul territorio e, tra le altre iniziative, hanno dato vita al progetto letterario, musicale e teatrale ‘Scampia Trip’: “Se la censura non salverà Scampia (come dice S.) perché dovrebbe salvarla una fiction? Quali sono gli obiettivi di una fiction, già venduta in 8 paesi? Qui non si tratta di un’opera sociale o di un’inchiesta giornalistica, scusate ma dopo aver visto gli effetti di “Romanzo criminale” serie tv di Sky e soprattutto dopo il racconto eccezionale di Gomorra libro, film, e teatro, che ha portato l’industria culturale a raccontare tanto e profondamente il quartiere e la camorra, veramente crediamo che una fiction possa aggiungere qualcos’altro a quanto già detto?
Il rischio è che oggi si possa lasciare spazio solo alla speculazione. Scampia da questo tipo di operazione non ricava nessun tipo di vantaggio né economico, né di immagine anzi, ma potrebbe se si provasse a raccontare, anche altro. Questa realtà non cambierà mai se non si inverte la tendenza del racconto e questo può farlo solo chi incide sull’immaginario collettivo in modo forte, in questo senso una fiction fatta bene e quindi in comunione con le associazioni e gli attori del territorio potrebbe contribuire a costruire un altro racconto.
[...] Oggi c’è voglia di riscatto, di cambiamento, di libertà. Certo la camorra ammazza ancora e lo fa addirittura fuori una scuola ma oggi mentre loro ammazzano a Scampia ci son persone che si recano allo sportello anticamorra per denunciare, i ragazzi lavorano sui beni confiscati, lasciano il “lavoro” di sentinelle e tornano a scuola, vedono il poliziotto non più come lo sbirro infame. Ecco, il quartiere oggi è anche questo, non solo boss, vele, neomelodici e morti ammazzati”.
beppe