Il Signore degli Anelli di John Ronald Reuel Tolkien. Storia di una strumentalizzazione

Il Signore degli Anelli

John Ronald Reuel Tolkien

Storia di una strumentalizzazione

Giuseppe Iannozzi

Sir John Ronald Reuel Tolkien

Sir John Ronald Reuel Tolkien

John Ronald Reuel Tolkien nasce a Bloemfontein, nel Sud Africa, il 3 gennaio 1892, da genitori inglesi nativi di Birmingham. Dopo la morte del padre, John Ronald Reuel si trasferisce in Inghilterra, presso Sarehole, vicino a Birmingham. Il giovane Tolkien eredita l’amore per le lingue e le antiche leggende dalla madre, una donna che molto ha influenzato il giovane Ronald nella sua visione del mondo; la sua educazione viene presto affidata alle amorevoli cure di un sacerdote cattolico degli Oratoriani, P. Francis Xavier Morgan. Nel 1915 Tolkien consegue il titolo di Bachelor of Arts presso l’Exeter College di Oxford.

Fronte della Somme, Francia, marzo 1916: le truppe britanniche sono acquartierate fra casematte e trincee fangose; il ventiquattrenne Tolkien, pur preoccupato della guerra in corso, non riesce a resistere alla tentazione di metter mano ai suoi taccuini; comincia così a ritoccare, a perfezionare un linguaggio personalissimo di sua invenzione, la lingua delle fate. J. R. R. Tolkien, pur scontrandosi con l’atrocità della guerra, apparentemente sembra che questa non lo preoccupi più di tanto: è immerso nel suo mondo di sogni e non ha intenzione alcuna di trovar rifugio nella realtà. La realtà che Tolkien fugge è quella degli intrighi puerili, della politica prezzolata, degli affari, della vita consumata nei salotti letterari; per il giovane Tolkien la realtà reale è altra cosa: autentica per lui è quella realtà che trova sfogo nel mondo degli elfi e delle fate, nel loro linguaggio fantastico. Nel 1914, durante una visita al rettore dell’Exter College di Oxford, si dirà molto annoiato di questo colloquio: Tolkien non ha l’animo di un dandy, questo è sicuro, è un gentleman ma fondamentalmente umile.

Dopo aver combattuto nella Prima Guerra Mondiale, J. R. R. Tolkien torna ad Oxford: subito, nel 1919, diventa Master of Arts e inizia a collaborare all’Oxford English Dictionary. Al tempo dei patti di Monaco, quando Hitler è diventato una pericolosa icona del mondo occidentale e non, Tolkien si esprime così in una lettera pregna di onestà: “…temo di non aver capito chiaramente che cosa intendete per arisch. Io non sono di origine ariana, cioè indo-iraniana; per quanto ne so, nessuno dei miei antenati parlava indossano, persiano, gitano o altri dialetti derivati. Ma se Voi volevate scoprire se sono di origine ebrea, posso solo rispondere che purtroppo non sembra che tra i miei antenati ci siano membri di quel popolo così dotato… Sono sempre stato solito considerare il mio nome germanico con orgoglio e ho continuato a farlo anche durante il periodo dell’ultima deplorevole guerra, durante la quale ho servito l’esercito inglese”. Il successo di critica e pubblico aveva già arriso al gentleman Tolkien: la pubblicazione de Lo Hobbit l’aveva  proiettato nel cuore di molti amanti del mondo fantastico e la sua buca delle lettere tracimava di missive che, insistentemente, chiedevano maggiori spiegazioni e dettagli circa la mitica Terra di Mezzo.
Tolkien, oltre che scrittore di grande prestigio, fu anche insegnante di lingua e letteratura anglosassone dal 1925 al 1945, e quindi di lingua e letteratura inglese fino al suo ritiro dall’attività di insegnante. A proposito de Il Signore degli Anelli, Tolkien, in una lettera del 10 aprile 1958, spiega: “… il messaggio: in realtà non ce n’è uno, se con questo si intende lo scopo consapevole, nello scrivere Il Signore degli Anelli, di predicare o di fornire una visione della verità che mi sia stata rivelata! Ho voluto scrivere una storia avvincente in un’atmosfera e su uno sfondo che io personalmente trovo interessanti… Benché sia stato solo leggendo il libro (con un atteggiamento critico) che sono diventato consapevole della predominanza della morte… Ma di sicuro la Morte non è un Nemico! Io ho detto, o intendevo dire, che il ‘messaggio’ riguardava il terribile pericolo di confondere la vera immortalità con la longevità senza limite. La libertà del tempo e l’aggrapparsi al tempo. La confusione è opera  del Nemico, e una delle cause principali del disastro umano… Gli elfi definiscono la morte il dono di Dio (agli uomini). La loro tentazione è diversa: una pigra malinconia, appesantita dalla memoria, che li conduce a tentare di fermare il tempo”.
Nel 1969, in una lettera indirizzata a Amy Ronald, il professore spiega: “… a proposito del mio nome. E’ John: un nome molto usato e molto amato dai cristiani e dato che sono nato nel giorno di San Giovanni Evangelista lo considero il mio patrono – anche se né mio padre né mia madre, all’epoca, avrebbero pensato a qualcosa di così romano come darmi un nome perché quello era di un santo. Sono stato chiamato John perché nella mia famiglia c’era la consuetudine che il primogenito del figlio maggiore si chiamasse John. … Per quanto riguarda il titolo di Maestro: io non lo sono. Nel suo significato più alto sarebbe presuntuoso e profanatorio adoperare un simile titolo; nel significato meno alto è vanitoso. Io sono un ‘professore’ – o almeno lo ero e nei momenti di maggiore ispirazione meritavo quel titolo – e adesso è comunque (benché non nella Oxford della generazione precedente alla mia) un appellativo che si usa abitualmente.”  Sempre nel 1969, rispondendo a una lettera di Camilla Unwind, Tolkien spiega la sua visione del mondo religioso, della ragione, della fede: “… Io penso che le domande sugli scopi siano veramente utili solamente quando si riferiscono a scopi di cui siamo consapevoli o obiettivi degli esseri umani, o all’uso delle cose che essi stessi fanno. Quanto alle ‘altre cose’ il loro valore è in loro stesse: esse sono, esisterebbero anche se non esistessimo noi. Ma dato che esistiamo una delle loro funzioni è quella di essere contemplate da noi. Se noi esaminiamo nella scala degli esseri viventi le ‘altre cose viventi’, come per esempio, diciamo, alcune piccole piante, esse presentano una forma e una organizzazione : un ‘modello’ è riconoscibile (con qualche variazione)  nella loro specie e nelle loro discendenti… Se chiediamo perché Dio ci ha incluso nel suo disegno, non possiamo rispondere che con la constatazione che l’ha fatto. Se Lei non credi in un Dio, la domanda ‘Qual è lo scopo della vita?’ non può nemmeno essere posta e non può avere risposta. A chi o a che cosa rivolgerebbe la domanda? Ma dato che in uno strano angolo dell’Universo (o in più strani angoli) si sono sviluppate delle cose che hanno una mente che si pone delle domande e cerca di rispondervi, Lei potrebbe rivolgersi a una di queste strane cose. Essendo io una di queste, potrei avventurarmi a dire (parlando con assoluta arroganza per conto dell’Universo): ‘Io sono come sono. Non ci si può far niente. Puoi continuare a cercare di scoprire che cosa sono, ma non ci riuscirai mai. E perché vuoi saperlo, proprio non lo so. Forse il desiderio di sapere per il puro gusto di sapere è legato alle preghiere che alcuni di voi rivolgono a quello che chiamate Dio. Nella forma più alta queste preghiere sembrano semplicemente lodare Dio per la sua esistenza e per aver fatto quello che ha fatto come l’ha fatto.’ Quelli che credono in un Dio, in un Creatore, non pensano che l’Universo per se stesso sia degno di venerazione, benché lo studio devoto dell’Universo possa essere uno dei modi per onorare il Creatore. E dato che in quanto creature viventi siamo (in parte) all’interno di esso e parte di esso,  le nostre idee di Dio e i modi in cui le esprimiamo saranno in gran parte derivate dall’osservazione del mondo che ci circonda.”
J. R. R. Tolkien muore a Bournemouth il 2 settembre 1973.

Recentemente, nel mese di settembre del 2001, AN ha utilizzato il logo de Il Signore degli Anelli per la sua campagna pubblicitaria a Roma; molto grande è stata l’indignazione e Paolo Poron, Presidente della Società Tolkeniana Italiana,ha subito spiegato blandamente che usare le immagini di Tolkien è “un atto minore di omaggio a un autore amato sicuramente dalla quasi totalità dei giovani a cui il manifesto era indirizzato”. Una risposta come questa non soddisfa: come si è visto dagli stralci di alcune lettere di Tolkien, l’autore era ben lontano dal condividere una qualsiasi posizione politica, e oggi, se fosse ancora vivo, si indignerebbe non poco. “Sono rimasto colpito dal manifesto di AN, ma sinceramente vorrei evitare di ingigantire… Credo che sia veramente giunto il tempo di parlare degli anni ’70 e della cultura che in Italia ha accolto i testi di Tolkien. Dobbiamo liberarci dai tabù delle etichette e degli schieramenti di partito per elevare il livello della discussione, renderla finalmente costruttiva, al di là degli steccati… E’ possibile e praticabile la ricerca delle radici popolari e tradizionali, costruire un’Europa di popoli fratelli su basi poderose che poggiano su secoli e secoli di storia, oppure tutto questo è estraneo al mondo moderno, è forse una strada non percorribile perché cozza contro la velocità della vita moderna e l’omologazione che ci vuole il più possibile uguali, proni e catalogabili? Quale sarà il mondo che ci aspetta, forse quello di un grande fratello che pensa per tutta l’umanità che produce e lavora, senza guerre, fame e problemi sociali, ma tanto piatta da non sopportare la fantasia di una spiritualità forte e di una domanda che sgorghi dal cuore? Quanto il consumismo delle società capitaliste si sposa con il materialismo delle società egualitarie e utopistiche di un comunismo che non è mai riuscito ad essere vera alternativa di sistema? Questi terribili fondamentalismi religiosi, che di religioso non hanno nulla, sono forse il sintomo di un rifiuto delle religioni per una società troppo materializzata? Se è così anche la religione cristiana si opporrà presto al modello di vita attuale? Quali scenari ci attendono e quali pacifici cambiamenti ci possono permettere una crescita sostenibile, senza dover incappare in sanguinose rivoluzioni? Alla luce di queste domande che io sento in modo profondo, non mi sconvolgo se il movimento giovanile di un partito di governo usa un’immagine a me cara e dal forte significato, voglio sperare che questo sia il primo passo perché i governanti e i politici si interroghino su problemi profondi, che toccano la sfera interiore dell’umanità, il pane può anche essere importante, ma oggi la vera fame insaziabile proviene dall’anima dell’uomo”, queste le parole di Paolo Poron. Parole di convenienza? Il dubbio c’è e rimane indelebile nella memoria di quanti hanno amato e continuano ad amare un Tolkien puro, mai fanatico, mai portavoce di una fede politica. Sinceramente una risposta simile da parte di Paolo Poron spaventa perché è ormai chiaro che anche la letteratura fantastica viene abilmente strumentalizzata per perorare idee o di Destra o di Sinistra; questo atteggiamento distrugge la fantasia, uccide la magia che la fantasia racchiude in sé, nega la sua verginità e la sua bellezza. La fantasia non è né di Destra né di Sinistra, non è un vessillo, non è un manifesto politico. Purtroppo, in un mondo sempre più avvezzo a strumentalizzare e a brutalizzare i sogni, qualcuno ha deciso che forse è meglio schierarsi, prender parte, infangando così la nobile memoria di John Ronald Reuel Tolkien.
E la Medusa, la casa di distribuzione de La Compagnia dell’Anello, tramite Claudio Trionfera, portavoce dell’ufficio stampa responsabile della distribuzione del film, si è così espressa: “…Il Signore degli Anelli appartiene di diritto alla New Line, la casa di produzione americana della pellicola. La Medusa si era accorta dei manifesti a Roma già venti giorni fa. Si è blandamente interessata alla faccenda interpellando l’ufficio legale e chiedendo se i manifesti potessero essere bloccati. Ha infine deciso di non intervenire legalmente pur avendone tutti i diritti, ritenendo il fenomeno molto circoscritto nel tempo”. Una risposta questa che, purtroppo, pur non avendo una precisa connotazione politica (ma comunque una precisa connotazione sociale di stampo qualunquista secondo il riconosciuto motto della propaganda “Purché se ne parli! In bene, in male, va sempre bene per noi!”), lascia quantomeno sconcertati quanti hanno visto il film di Jackson. Gli spettatori come avranno interpretato le immagini, i dialoghi del film? Non lo possiamo sapere con piena certezza, ma la più parte, sicuramente, nel modo sbagliato: fatto sta che il film di Peter Jackson ha raccolto solo 4 Oscar, tutti strettamente tecnici, la qual cosa non ha fatto molto piacere a Jackson, amici e compagni hobbit! Sicuramente il regista sperava di portare a casa delle statuette ben più importanti, ma si è dovuto accontentare – si fa per dire! – di quel che gli altri hanno rifiutato. Il film, pur rimanendo un buon esempio di cinematografia votata al fantastico, non ha raccolto tutti quei consensi che molti speravano per le loro carriere artistiche: probabilmente, l’errore più grande è stato quello di vedere, con deliberata cieca illusione, nella rinascita dell’attenzione pubblica nei confronti del cinema fantastico anche l’assurgere dei contenuti fantastici; così non è stato. Il film è stato apprezzato soprattutto per gli effetti speciali, poco o nulla per i contenuti.
Il capolavoro artistico di Tolkien in versione cinematografica non sembra esser piaciuto a molti: quei pochi che si sono provati a scendere a patti coi contenuti del film, si sono presto arresi definendo il mondo fantastico troppo difficile per essere compreso, almeno per i suoi contenuti. Se la più parte del pubblico non è stata in grado di comprendere Tolkien attraverso un film, a maggior ragione si deve credere che il pubblico sia incapace di comprendere Il Signore degli Anelli nella versione testo letterario; il fatto è che il pubblico non è più abituato a pensare (o meglio è stato disabituato a pensare scegliendo di lasciarsi drogare da film – e libri -  basati esclusivamente sulle immagini, gli effetti speciali e nessun messaggio sociale); il fatto è che il pubblico preferisce lasciarsi intorpidire (e gonfiare le poche cellule cerebrali rimastigli nella scatola cranica) dagli effetti speciali. Il pubblico ha annegato gli occhi ne Il Signore degli Anelli e si è visto tradotto in un mondo precostruito, un raccoglitore di effetti speciali: i contenuti così come i messaggi artistici, sociali, politici e religiosi sono stati rifiutati in toto, soprattutto in considerazione del fatto che questi messaggi erano davvero pochi. Tuttavia, ironicamente parlando, è giusto sottolineare che i significati (messaggi e contenuti) originali tolkeniani erano abilmente mascherati e adulterati nel costrutto della sceneggiatura. Così stando i fatti, è quasi d’obbligo nutrire il sospetto che il pubblico abbia speso la sua poca intelligenza interpretando il film di P. Jackson come una pellicola che non aveva nessuna pretesa realmente (e fantasticamente) artistica e comunicativa, bensì solo una pretesa bassamente relegata alla spettacolarizzazione dell’immagine come esclusivo mezzo comunicativo.
J. R. R. Tolkien (forse) era cattolico, ma non ha mai sfruttato i suoi racconti per farne la bandiera del Cattolicesimo; J.R.R.Tolkien, tra gli altri suoi meriti, è stato uno dei principali collaboratori della Bibbia di Gerusalemme, ma traducendo e annotando il libro di Giona non ha mai pensato di interpretarlo nell’ottica de Il Signore degli Anelli: la fantasia è una cosa, la religione è un’altra cosa, fra di loro non interagiscono nel mondo reale; la religione quando entra nel mondo della fantasia è una sub-religione adatta al solo mondo fantastico e non a quello reale.
Molti sono i critici che hanno letto Il Signore degli Anelli in chiave reazionaria: molti gli hanno attribuito simpatie fasciste, ma Tolkien non ha mai nascosto la sua avversione nei confronti di personaggi inumani come Hitler e Mussolini. Il capolavoro di J.R.R. Tolkien, pubblicato in Italia nel 1970 da un editore conservatore, Rusconi, ha subito attirato le simpatie della Destra; negli anni Settanta, nei campus americani, ha subito conquistato gli studenti contestatori, e di recente il libro è stato sdoganato dal laburista Tony Blair, che ha confessato di averlo molto amato da bambino e di averne consigliato la lettura ai suoi figli. Ma lo “sdoganamento” di Tony Blair sappiamo tutti cosa significa! Ne abbiamo avuto un crudele assaggio in Iraq. Tornando a Tolkien, per fugare ogni dubbio, in una lettera del 1944 indirizzata a Christopher Tolkien, J. R. R. Tolkien fa il punto circa la politica di moda dei suoi giorni: “Non riesco a vedere differenze fra il nostro stile popolare e i decantati ‘idioti militari’. Sapevamo che Hitler, oltre ad altri difetti, era un piccolo furfante volgare e ignorante; ma sembra  che ce ne siano molti altri che non parlano tedesco, e che, nelle stesse circostanze, mostrerebbero di avere molte delle altre caratteristiche di Hitler.” A dirla tutta, J. R. R. Tolkien era inorridito dall’eventuale utilizzo ideologizzato dei mondi fantastici da lui creati; Tolkien nutriva profonda convinzione dell’Eternità, del confronto fra “il” Bene e “il” Male. Le favole, a suo avviso, avevano tre volti interpretativi: quello mistico che guarda al soprannaturale, quello magico dedicato alla natura e infine lo specchio di scorno e di pietà che offrono all’uomo.  Ed in questa ottica che oggi Il Signore degli Anelli dovrebbe esser considerato: quanti avranno il coraggio di essere pienamente onesti con sé stessi e nei confronti del grande erudito di Oxford? Quasi nessuno. La storia si ripete: se ieri, quando Il Signore degli Anelli apparve presso l’editore Rusconi, subito fu bollato come libro adatto a una cultura di Destra, oggi, prima ancora che il film di Peter Jackson uscisse in sala, la Destra già si era appropriata della “immagine tolkieniana” per tradurla in contenuto di propaganda politica: il prodotto cinematografico/letterario, prima ancora di esser dato in pasto al pubblico, è già “materiale dimostrativo” ad uso e consumo di pochi per conseguire scopi bassamente personali e di partito politico.
La trilogia de Il Signore degli Anelli è forse una delle più ambiziose produzioni della storia del cinema: la saga dell’Hobbit Frodo è stata girata in Nuova Zelanda; le riprese sono state completate in un’unica sessione che si è protratta dall’ottobre 1999 al dicembre 2000. Il Signore degli Anelli è una trilogia, quindi anche il film rispetta l’originale tripartizione: La Compagnia dell’anello, Le Due Torri e Il Ritorno del Re. Tre film, diretti da Peter Jackson e interpretati da un cast rispettabile… diciamo così!
Il Signore degli Anelli, il film, lascia l’impressione amara nel pubblico pensante (ridotto ai minimi termini) che sia stata tutta una operazione commerciale, operazione commerciale che di artistico o di pseudo-qualcosa-non-so-che ha poco o nulla. Il film sembrerebbe un manifesto dedicato alla cultura new age ma così non è; potrebbe essere una dichiarazione dei diritti degli effetti speciali ad esistere e violentare sempre più ferocemente la realtà dei contenuti, e forte è il sospetto che così sia, anche se occorre riconoscere, con onestà, che molte scenografie sono abbastanza poetiche. Ed ancora: potrebbe essere una rivalutazione del mondo fantastico delle fiabe, ma tutti sappiamo che così non è; ed ancora parrebbe un omaggio a J. R. R. Tolkien e forse è proprio un omaggio, ovviamente non gradito, un omaggio che dà tutta l’impressione d’esser una pesante lapide sull’opera dell’erudito di Oxford. Le belle scenografie, poetiche, purtroppo non sono state appoggiate da una robusta sceneggiatura e così, in molti casi, sono rimaste materiale sterile sulla pellicola, che qualcuno ha interpretato con spiritoso spirito fantastico, sicuramente, poco o nulla tolkieniano: nelle immagini molti hanno visto un mondo abusato da una politica passiva, quella della new age, ed altri ancora hanno visto solo le immagini e non gli hanno attribuito alcun significato particolare; insomma la storia della Terra di Mezzo si è prestata a ogni sorta di interpretazione di comodo e non. Sicuramente è significativo il fatto che il film di Peter Jackson ha vinto 4 Oscar tecnici; chi è andato al cinema ci è andato per almeno due buone ragioni: uno, non avendo mai letto la trilogia della Terra di Mezzo ha voluto porre rimedio a questa sua lacuna; due, scrivere finalmente l’epitaffio sulla Terra di Mezzo e su Tolkien approfittando della riduzione cinematografica. Be’, molti ci sono andati per spender soldi al botteghino, per moda, perché annoiati e soli, insomma per una sacco di buone e cattive ragioni personali e di costume, e forse questi sono quelli che meglio hanno compreso lo spirito del film!
Ho la netta impressione che con questo film si sia voluto intenzionalmente e definitivamente seppellire una volta per tutte Tolkien (fantasma compreso), così da lasciare nella memoria del tempo presente solo la sua immagine globalizzata, trasfigurata, sfruttata da tutti per ogni causa politica o fintamente artistica.
In definitiva, il lavoro di Peter Jackson sarebbe stato nobile se l’aspetto puramente scenografico (e degli effetti speciali) fosse stato affiancato robustamente da una fedele ricostruzione semantica della Terra di Mezzo nella sua sceneggiatura: un capolavoro cinematografico mancato? Forse, sicuramente sì! Sicuro è che con la versione cinematografica de Il Signore degli Anellisi è negata la validità letteraria del romanzo, perché ormai nessuno più lo leggerà, infatti tutti si saranno “addomesticati” all’idea che tanto ci sono (e ci saranno i film di Peter Jackson) a porre fine all’ignoranza circa il mondo di Tolkien.Non è una paranoia, è un fatto reale già accaduto e quasi nessuno ha avuto il coraggio di rendersene conto.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, detto Beppe Iannozzi o anche King Lear. Chi è Giuseppe Iannozzi? Un giornalista, uno scrittore e un critico letterario Ma nessuno sconto a nessuno: la critica ha bisogno di severità e non di mafiosa elasticità.
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