ancora sulla strada, ancora, Jack | Giuseppe Iannozzi | + promo Angeli caduti di Beppe Iannozzi

ancora sulla strada, ancora, Jack

Giuseppe Iannozzi


Angeli Caduti - Beppe Iannozzi - Cicorivolta edizioniAngeli caduti
Beppe Iannozzi
Cicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 97424-56-7
pagine: 230
© 2012
prezzo: € 13,00

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Jack Kerouac

Jack Kerouac

Lettera n. 1

Ciao leggenda di Duluoz, ciao Vecchio Angelo Mezzanotte,

come vedi, la vita sempre uguale, non c’è molto da dire, solo strade da correre, premere l’acceleratore, rallentare, ma comunque l’importante è sempre saper andare avanti. & che dire di questi tempi vili che ci vogliono tutti uniformati profondamente annoiati? Niente, è il sogno vuoto dell’universo, un infinito che, che sappiamo & che mai ci abbandona nel nostro solitario cammino. Non so, forse bisognerebbe credere in una santità buddista-cattolica, forse bisognerebbe aver maggior fiducia nell’umanità, ma questa, caro Jack, è ubriaca di sé & si piange addosso copertine e sorrisi a trentadue denti, così ci tocca sempre imboccare la strada, stare su di essa & bruciare come candele greche sempre cercando un dove o un chi dove atterrare la nostra anima che è blues e jazz.

Siamo vagabondi d’una disperazione, d’una somiglianza, d’un’umiltà, d’una maniera per cambiare Tutto in una felicità o in un Niente, ma tu lo sai che la differenza fra Tutto e Niente è poca cosa, una sfumatura che si spenge all’orizzonte, forse un nervosismo esistenziale che ci serpeggia dentro, nell’anima, & che non sappiamo dire ma solo provocare con la nostra esistenza che sempre si piega in frale benedizione oppure non so che altro. Ci si dovrebbe forse cacciare dentro a uno spazio che sia di alberi e foreste e incendi da domare, poi scrivere poesie, o almeno provarci, trovare la pace della solitudine, ma anche lei, caro Jack, lo sai bene anche tu, che è un’illusione & che poi sempre si declina in una folla di pensieri, perché la santità non è di questo mondo bagnato di lagrime sangue guerre. E allora, alla sera, ci prende il solito vecchio blues, la tentazione del diavolo di mettere mani addosso a noi quasi a strapparci via da ciò che siamo e che, che ha offeso chi ci ha conosciuti o dimenticati perché, purtroppo, nonostante tutto, siamo figli di Dio e della Natura, e Dio è un po’ distratto & probabile è che poco o nulla s’impicci degli umani affari. Sempiterni dèi, noi li abbiamo conosciuti o immaginati pensandoli a nostra immagine e somiglianza, sbagliandoci come tutti del resto, ma il resto quando paghi la vita, quello è sempre mancia e non torna mai a reclamarci nel valore d’un francobollo appiccicato ad una cartolina dal tempo ingiallita. Sappiamo che si deve andare avanti, con la prepotenza che ci spinge ad offenderci dicendoci siamo e non siamo, allora, se potete, perdonateci se ciò che siamo vi ha offeso, se ha offeso il vostro senso d’essere anche comunione col Creato intero. Siamo fatti così, buoni e cattivi, radicati nello spazio, nel Nulla, vagabondi del Dharma fuggitivi, redivivi angeli di desolazione o, più semplicemente, uomini sulla strada e una visione di Cody o una santità come quella di Gerard. Ci piace pensare con la nostra testa anche quando s’è persa in una nuvola bassa o nel volo estatico d’un’aquila. Noi che crediamo in Orfeo emerso, che sappiamo che Orfeo è proprio lui, che domani ci dirà che la vita non era proprio come noi l’avevamo immaginata, noi sappiamo che la fine è solo un inizio per verso-chissà-dove incontro a chi-o-che-cosa, boh! Buddha ha ingoiato troppo Nulla-Vuoto-Sogno-Universo, è ingrassato per farsi nuvola alta sopra ogni dì luminoso ombroso notturno, &.., e che c’è il bisogno di credere in qualcosa di più grande? Il centro dell’Universo s’è sprofondato nella sua essenza e non esiste, non basta mai, non basta più neanche a sé stesso, seppellito com’è in una catena di R.I.P. in fossa gelata di due metri per due, si esiste per non esistere mai veramente. Abbiamo quell’ultimo Hotel da raggiungere, una estatica visione blues, ma c’è sempre tempo se è tutto qui il mondo, se è tutto qui, non è così grande come osavamo immaginare.

Lettera n. 2

Ciao vecchio giovane Jack? Chissà se puoi sentirmi! Ma c’è una cosa che non riesco a digerire. Una cosa. Il tuo essere un santo, santo della letteratura americana sulla strada, quella percorsa come una esplosione di ragni e mille ragnatele, quella fatta di sbronze & malessere & santità, quella di sapere sempre che si può raggiungere Tutto ma anche Niente con una poesia, con un bacio sputato in fronte alla vita, alla luna, al sole, e riconoscere, alla fine, che tutto è stato una leggenda & che eravamo troppo distratti per rendercene conto. Già. Una leggenda. Perché se un uomo è riuscito a guardare con occhio bambino il mondo, quello sei stato tu, Jack. Sapevi ridere. Sapevi piangere. Sapevi scrivere. Chi ti fermava? Nessuno. Un delirio a ogni frase. E ogni frase era un pezzetto di te che se ne andava nel nero dell’inchiostro. E intanto, forse, pensavi che l’esistenza andava spesa per capire che, in fondo, in fondo, è semplice scrivere, ma più difficile è rendersi conto che più Uno scrive e più Uno si perde per quel Tutto distante da noi che diciamo religione vita strada. Non sapevi dove andare? Ma andavi. Perché. Non c’erano punti di domanda. Solo risposte formulate, eterne domande. Perché diavolo t’è presa la smania di emergere, proprio non saprei dire. Solo l’azzardo si svela come verità. Ma posso credergli? Jack, mi senti? Era il 1922 quando sei nato a Lowell, Massachussetts. Amavi Jack London e sognavi di diventare come lui. Di conoscere il mondo come lui. Dio! L’hai conosciuto il mondo. Ma la radice del tuo nome, la tua identità, quella dovesti andarla a cercare lontano, nelle visioni di Gerard. Ma Gerard era morto e tu lo seguivi & gli eri fratello nonostante fosse solo ricordo. E mai si è spento, neanche quando la vita se ne volava via dopo l’ennesima ciucca. Ma prima dell’Eterno Addio, il football, la Columbia University, la borsa di studio: sembrava proprio che ci dovesse essere qualcosa di particolare, di bello in serbo per ogni uomo. Al tempo lo credevi ma non ne eri del tutto sicuro. Aspettavi di emergere. Aspettavi Angeli di desolazione & Ginsberg, Burroughs, Cassady, aspettavi Lolite ante litteram & la morbidezza d’abbandonarsi al deliquio, al sogno, al miracolo nascosto nel loro grembo. E Neal Cassady, l’amico fraterno, ti ha iniziato alla poesia e alla letteratura. Tu lo sapevi. Riconoscevi in lui il fantasma di Gerard. E’ stato il Centro, forse quel Tutto a cui anelavi, è stato Sulla Strada con Te, è stato il protagonista assoluto delle Visioni di Cody. Scrivevi sempre, anche quand’eri sbronzo perso, o almeno ci tentati cercando l’orgasmo dell’espressione & poi piangevi come un bambino ed eri un uomo fatto: ti piaceva pensare che stavi dalla parte della leggenda di Duluoz. Una saga, la vita  e 12 romanzi + 1. L’Orfeo. L’Orfeo emerso. Ma tu l’avevi dimenticato perché l’avevi firmato John Kerouac. E il blues, 242 per il Messico, tu immaginato come sassofonista & fu jazz-poesia insieme a  Kenneth Patchen, Kenneth Rexroth e Lawrence Ferlinghetti. Il blues, la tristezza, quella non riuscisti mai a levartela di torno. La volevi accanto a te come la più tenera e crudele delle amanti, come una favola nera da masticare fra i denti quando l’alcol non riusciva più ad anestetizzare il tuo Io. Ti rimaneva la tristezza da masticare, poca cosa ma pur sempre meglio di niente.

E poi la West Coast e l’amicizia con Gary Snyder & il buddismo, poi I Santi Barboni Del Dharma, giovani ricchi d’un sacco e la strada tutta da percorrere davanti a sé & il tentativo di conciliare pensiero buddista e taoista con i sistemi filosofici occidentali. Sei stato tutto questo, Jack. Jack Kerouac è stato fedele a Jack Kerouac & è morto nel 1969 ingoiato ed emerso dentro alla legenda di Duluoz. Ed eri Orfeo.

Sull’autobus che lo riportò a casa dopo il funerale a Lowell, Ginsberg scrisse:

«Jack il Mago nella sua tomba
a Lowell per la prima notte
quel Jack attraverso i cui occhi
vidi
smog splendore luce
oro sulle spire di Manhattan
non vedrà mai questi camini fumanti
mai più sulle statue di Maria
nel Cimitero».

Informazioni su Giuseppe Iannozzi

Iannozzi Giuseppe, detto Beppe Iannozzi o anche King Lear. Chi è Giuseppe Iannozzi? Un giornalista, uno scrittore e un critico letterario Ma nessuno sconto a nessuno: la critica ha bisogno di severità e non di mafiosa elasticità.
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3 risposte a ancora sulla strada, ancora, Jack | Giuseppe Iannozzi | + promo Angeli caduti di Beppe Iannozzi

  1. cinzia stregaccia ha detto:

    ammetto che questo tuo è sopra le mie possibilità,ci devo pensare cercare capire ma non so perchè probabilmente manco c’entra…scrivere con il cuore porta via “l’ anima”
    cinzia

    • Iannozzi Giuseppe ha detto:

      Ammiro la tua onestà, Cinzietta.
      Si parla della beat generation, dei libri di Kerouac, della sua vita, utilizzando la scrittura automatica, per cui un po’ confusionaria. Ma non credo sia l’elemento confusionario a non farti comprendere appieno questo scritto, semmai le varie citazioni che fanno parte della storia di Kerouac.
      Però vedi, d’istinto hai capito, è una cosa scritta con l’anima prima che con la grammatica e lo stile a tutti i costi: scrittura automatica, quindi immediata. Ho fatto finta di dover scrivere a Jack come se fosse vivo, o meglio come se in qualche modo fosse ancora fra noi e ho ripercorso a grandi tappe i suoi successi, le sue cadute, i suoi sogni, la tristezza che per tutta la vita lo ha accompagnato.

      bacione cinzietta

      beppe

  2. orofiorentino ha detto:

    Devo ammettere che quel mondo l’ho conosciuto ben poco quindi non posso capire.
    Mi è piaciuto moltissimo il passaggio:
    Siamo vagabondi d’una disperazione, d’una somiglianza, d’un’umiltà, d’una maniera per cambiare Tutto in una felicità o in un Niente, ma tu lo sai che la differenza fra Tutto e Niente è poca cosa, una sfumatura che si spenge all’orizzonte.
    Trovo sia una grandissima verità
    Scusa la mia ignoranza.
    Un bacio tenuto in fresco
    Giovanna

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