Tiziana De Pace. Intervista all’Autrice di ANNI24 a cura di Iannozzi Giuseppe – Cicorivolta edizioni

ANNI24

Tiziana De Pace

Cicorivolta Edizioni

Tiziana De Pace - anni 24 - Cicorivolta Edizioni

Tiziana De Pace – anni 24 – Cicorivolta Edizioni

In copertina, illustrazione originale di Gabriella Martinelli

Puoi leggere l’intervista anche sul sito Cicorivolta edizioni, qui.

1. Dunque, Tiziana De Pace, ANNI24 è la tua seconda fatica letteraria edita da Cicorivolta edizioni. Quando in libreria, nel 2009, arrivò il tuo primo lavoro, TempInVersi, ti chiesi di te, e, tra le altre cose, sottolineasti che “Tiziana De Pace è una donna in crescita… non posso dire di esserlo, definita… sono in continuo mutamento, sempre alla ricerca e ciò che conta dopotutto, non è chi io sia, ma quello che sono, i libri che scrivo. E’ più semplice sapere di me attraverso loro che attraverso una auto-definizione.” E’ ancora vero quanto ieri dichiarasti o in questi tre anni la scrittrice è cambiata, forse maturata?

La definizione vale tutt’ora ed io spero vivamente continui a valere il più a lungo possibile. Di sicuro le esperienze, in questi tre anni sono state importanti e hanno lasciato segni, portato consapevolezze e reso questa donna in crescita diversa. Essere in continuo movimento è una risorsa, dal mio punto di vista, fondamentale, che vorrei non perdere.

2. ANNI24 è un romanzo molto diverso rispetto a TempInVersi. C’è dietro e dentro di esso una penetrazione psicologica profonda. Par quasi che sia stato ridotta a brani la dipendenza dal sogno.
Com’è nata l’idea di dar corpo a questo romanzo confessionale?

Si, è vero, c’è una differenza molto evidente tra i due testi, nello stile, nella forma, nei contenuti. Anni24 nasce da un desiderio di chiarezza. Dalla voglia di distruggere questa idea della passione per il dolore che in troppi hanno visto in me, fermandosi sistematicamente non solo all’apparenza, ma anche alla forma. In realtà già in TempInVersi era forte questo senso di riscatto, anche se non in tutte le storie, ma tenuto nascosto, si è fatto scovare da ben pochi. Con Anni24 c’è una sorta di manifesto emotivo, ma anche sociale, che si mostra senza maschere. Mettersi a nudo, sviscerare, per riconoscere i propri demoni e poi trovare la molla giusta per saltare verso il futuro. Mi sento di dire che Anni24 nasce dal desiderio di speranza.

3. Conosciamo la protagonista un poco per volta, attraverso i suoi ricordi che sono sfocati, al pari di vecchie polaroid: “Non ho risposte per nulla. Ho raccolto mille volti e li ho trattenuti al caldo dentro me”. Mille volti: pirandelliani?

I mille volti che tutti abbiamo. Anno dopo anno. Crescendo, mutando, cambiamo non solo nel corpo, ma anche nell’intimo. Tutte le fasi della vita sono dei cicli singoli, a mio avviso, riassumibili con uno scatto, una polaroid, come dici anche tu, che racconta del nostro volto del momento. Di chi siamo stati, a tre, undici, diciassette, ventiquattro anni. Mi spaventano le persone incapaci di mutare, di cambiare pelle, di mettersi in discussione e modificarsi per tentare di migliorarsi. Volti, non maschere. La differenza è sostanziale.

4. In ANNI24 “l’esistenza” è “sostenibile” o “insostenibile”?

Assolutamente sostenibile in tutta la sua insostenibilità. Tutto fa un po’ male. Il dolore, la sofferenza, i fallimenti, le mancanze, lo sconforto, l’abbandono, sono tutte componenti dell’esistenza. Toccano ogni uomo. Non si sfugge, non si può evitare, ma la vera esistenza è la rEsistenza. Trovare la spinta a sosternersi e sostenere e agire e reagire alle avversità, darsi una possibilità, senza aspettare sia qualcun altro o il caso o la fortuna a porgercela sul piatto d’argento… è quella la vera conquista. Naturalmente il fallimento dei buoni intenti e la sconfitta sono da tenere in conto, così come non sempre la forza vince sulle difficoltà, ma in Anni24 quello che conta, così come nella vita reale, almeno secondo me, è la voglia di vederla, la speranza. “Tutto il resto, si vedrà”.

5. Shakespeare diceva che “siamo fatti della stessa materia dei sogni”. Tu, invece, nel tuo nuovo romanzo sembra che voglia asserire che siamo fatti della stessa materia dei ricordi. Sbaglio?

Sogni e ricordi posso convivere benissimo. Siamo fatti della stessa materia di ciò che assorbiamo, sentiamo, impariamo, desideriamo, apprendiamo, pensiamo. Come si può divenire dimenticando il passato? E come si può divenire senza avere un sogno, una meta, lì nel futuro, da raggiungere?

6. Di primo acchito, la storia che racconti in ANNI24 potrebbe sembrare una storia uguale a tante altre, comune a molte ragazze. E’ davvero così? E se sì, perché dissezionare l’esistenza per portarla sul lettino della psicanalisi?

Questa è una osservazione che fanno in molti, sai, Giuseppe? Una storia uguale a tante altre. Anni24 lo è, si. Non c’è nulla di speciale in questo libro. Nessun colpo di scena da romanzo classico scritto secondo schema, nessun grande insegnamento, nessuna sconvolgente rivelazione. Concordo. Non perdiamo di vista, però, che più che le storie, contano le persone che le vivono. Una serie di eventi non determina la diversità. La diversità è in chi li vive. La sensibilità, la curiosità, la profondità, la leggerezza, l’attenzione, la caparbietà, la timidezza, lo slancio. Sono le manifestazioni e le reazioni di ogni singola persona a determinare il valore di ciò che si vive. Se teniamo conto di questo, Anni24 è una storia unica, senza eguali. Esattamente come ogni uomo sulla faccia della Terra. Possiamo essere affini, simili, ma non saremo gli uni uguali agli altri mai.

La scelta di avvalersi della psicanalisi non è poi tanto distante dal chiamare un’amico per un incontro in cui cercare, nell’altro, nell’estraneo, all’esterno, un punto di vista differente dal proprio, che aiuti a fare chiarezza, ordine, illuminare, quei lati un po’ in ombra, o latenti, o addirittura che rifiutiamo di vedere e accettare, sicuramente di affrontare perché molto spesso implicano un cambiamento in noi stessi, e non nel mondo intorno. Non tutti siamo in grado, in alcuni momenti della nostra vita, di farcela da soli a trovare risposte, a vederla, quella famosa speranza… e lì dove mancano i presupposti emotivi, sentimentali, familiari, che possano intervenire a portare risorse che compensino le mancanze del momento, rivolgersi ad un medico, lasciarsi aiutare, non può essere, a mio avviso, che un bene.

Tanto è certo, lettino dell’analista, birra con gli amici, pianto sfrenato sulla spalla della propria madre, se non si ha voglia di guardarsi dentro, in faccia, di partire dal riconoscere le proprie brutture, prima di puntare il dito su quelle altrui, non ci potrà mai essere altro che limbo.

7. Meglio Kant o Freud? Il filosofo tedesco sosteneva che “tutto ciò che è stato scritto dagli uomini sulle donne deve essere ritenuto sospetto dal momento che essi sono ad un tempo giudici e parti in causa”. Il padre della psicanalisi invece, in La questione della situazione analitica, sosteneva che “la vita sessuale della donna è il continente oscuro della psicoanalisi”.

Ho voglia di risponderti che non riesco a non lasciarmi affascinare da un uomo che lascia convivere in se due anime: l’illuminista e la romantica. Kant è un ibrido: ragion pura e ragion pratica; le stelle sopra di sé e la morale in sé. Diffido da coloro che non riescono ad abbracciare una visione più ampia, completa e per me, quindi, sfaccettata, delle cose. Non amo Freud. Non l’ho mai stimato. Kant ha colpito il mio interesse molto presto, fin dall’adolescenza e tra l’altro, in questo particolare momento, la citazione da te scelta, è in linea, perfettamente, con il mio pensiero.

Preferisco limitarmi a questo, però, non credo di essere all’altezza di discorsi di questo valore e spessore.

8. E’ ANNI24 un libro di mera finzione letteraria, o fra le pagine c’è anche un po’ del tuo personale vissuto?

Sarò ripetitiva, ma: scrivo solo di ciò che conosco ed io conosco per davvero solo ciò che vivo.
9. ANNI24 è un romanzo tutto al femminile, ma non mi pare che tu neghi la femminilità. In questo momento storico le donne chiedono il riconoscimento dei loro diritti; tuttavia io ho l’impressione che, qualche volta, dimentichino la ‘loro’ femminilità, quasi questa sia da considerare alla stregua di una debolezza. La tua opinione in merito.

Non ho mai nascosto la difficoltà  che provo di fronte a questa inversione di ruoli che vivo, nel presente. Le donne devono rivendicare i loro diritti, pretendere rispetto, essere difese, sentirsi libere di potersi esprimere, di poter scegliere, di poter vivere nel modo che preferiscono, secondo le loro attitudini, propensioni e assecondando i loro desideri. Quello che però accade e mi trova in disaccordo, oggi, è questa tendenza ad emulare l’uomo. La donna perde di femminilità e l’uomo accentua il suo lato femminile. Non mi piace, non mi ci sento a mio agio. Non riesco a rapportarmi con questi uomini insicuri, succubi, vittime, che stanno lì a piangersi addosso, ad aspettare di essere scelti, a cercare alibi e nascondersi dietro grandi certezze basate su niente. Non riesco a trovare spazio come donna, tra le donne che diventano aggressive, dominatrici, violente. Mi piacerebbe che i diritti non diventassero un alibi e che i torti e gli abusi e le violenze subite non diventassero una scusa per mettere in atto comportamenti che snaturano, impoverendoci. Sono dalla parte delle donne, perché donna, perché conosco la grettezza, la violenza e la totale mancanza di rispetto di un certo tipo di uomini, ma non per questo ogni cosa ci è dovuta e concessa e non per questo la femminilità e il ruolo femminile vanno totalmente aboliti. Così come non trovo proprio umanamente corretto fare dell’universo maschile un covo di orchi e mostri pronti a distruggerci. La giustizia e soprattutto l’indignazione di fronte alle ingiustizie sono il primo passo verso un reale attribuire valore ad ogni singola vita umana, che si tratti, però di diritti dell’uomo in quanto specie, non di lotte personali che nascondono altri pensieri o altre necessità.

10. Progetti per il futuro: continuerai a scrivere, vero? Hai già nel cassetto un abbozzo di quello che potrebbe essere il tuo prossimo romanzo?

E’ un periodo lungo e difficile in cui riesco poco e male a coltivarmi e coltivare. Pochi semi sparsi, poco inchiostro versato, ma… speranza! Quindi, si, continuerò a scrivere. Non ho mai smesso di farlo, probabilmente mi ci vorrà più tempo per ultimare questo nuovo progetto, che ho ripescato appunto, dai ricordi, ma posso affermare con assoluta certezza che l’amore per questa creatura in incubatrice è forte… e si tratterà di un ulteriore mutamento, molto evidente.

C’è anche un altro progetto in corso, non ancora ultimato. Attendo con grande aspettativa le illustrazioni della mia collaboratrice per poterne diffondere la notizia.

11. Grazie Tiziana, sei stata molto esaustiva e precisa, come sempre del resto. Ti auguro grande fortuna. Hai una classe innata, lascia che te lo dica senza giri di parole.

Grazie a te, Giuseppe, ancora una volta, per avermi concesso tempo e spazio tra i tuoi interessi. Senza giri di parole ci tengo a dire io, a te, che sono lusingata e ti sono grata, per il sostegno che mi hai dato da sempre, fin dalla nascita del primissimo libro, quando mi muovevo timidamente e spaurita in questo mondo affascinante e nuovo. Ti stimo e per me, ti assicuro, le tue parole sono un grande motore.

ANNI24 – Tiziana De Pace – Cicorivolta Edizioni – collana: i quaderni di Cico – ISBN 978-88-97424-17-8 – © aprile 2012 – € 10,00 -pp. 90

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intervista a Tiziana De Pace per TempiInversi a cura di Iannozzi Giuseppe

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, detto Beppe Iannozzi o anche King Lear. Chi è Giuseppe Iannozzi? Un giornalista, uno scrittore e un critico letterario Ma nessuno sconto a nessuno: la critica ha bisogno di severità e non di mafiosa elasticità.
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