Femme fatale | di Iannozzi Giuseppe

Femme fatale

di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Me la sono fatta sotto, o meglio: c’è mancato un pelo.

Me lo sono trovato fra le gambe che non ero preparato.
In volto era verdognolo, proprio come lo ricordavo. Subito mi son detto: ‘Non è cambiato dai bei vecchi tempi di quando ci si azzuffava nel cortile dell’oratorio’.
Mi ha abbracciato. Forte.
Subito ho sentito il suo sudore bagnarmi. La mia bella Lacoste bianca cangiata in un sudario, in meno d’un secondo.
Mi sono sentito prudere le mani. Avrei voluto ricambiare il suo abbraccio con una bella gragnuola di pugni.
Alberto mi sorride. Non gli riesce bene però: sembra un cazzo di zombie, di quelli che si vedono in certi b-movie. Decisamente non è cambiato. Anche quando ci si ammazzava di botte all’oratorio era così, con addosso una stomachevole patina di uno che sta più di là che di qua. Il tempo non l’ha migliorato, non è riuscito a rendermelo più simpatico.
Tenta d’abbracciarmi un’altra volta.
Lo scanso.
Lui ci rimane quasi male mettendo su una smorfia da ebete, come a dire: ‘Non avrai mica paura di me!’
Paura no. E’ solo che provo schifo.

Anche quando ce le davamo di santa ragione provavo un certo disgusto, persino il Parroco evitava d’insozzarsi le mani per dividerci. Nutriva una sorta di timore nel toccare Alberto. Credo che, in segreto, quel vecchio pedofilo credeva che Alberto fosse figlio del Diavolo. Quando io e Alberto venivamo alle mani era una cosa lunga, nessuno ci teneva granché a separarci. Ce ne siamo date davvero tante. Grazie a lui mi sono fatto le ossa, sono diventato un uomo, cattivo e cinico quanto basta per stare in piedi, da solo, in questa società che non perdona né il lupo né l’agnello.
Alberto è proprio brutto. Sembra debba tirar le cuoia da un momento all’altro, ma è solo apparenza: è più forte d’un toro. Uno zombie. Ha il cervello d’una gallina o giù di lì. Dubito che una pallottola in testa sarebbe in grado di buttarlo a terra. E’ troppo poco intelligente per capire la differenza fra l’esser vivo e l’esser morto.
Ci troviamo in pieno centro città e lui me lo spara così, su due piedi: “Mi sposo”.
Non ci credo.
Non posso crederci. E non voglio.
Alberto si sposa.
Dio non esiste, adesso ne sono certo. Alberto ha trovato una donna che se lo sposa.
Mi dico che mi sta prendendo per il culo.
Ma, all’improvviso, al suo fianco si materializza un pezzo di figa da panico.
Non può essere.
E se è lei, poco ma sicuro che è un’oca. Sembra Kim Basinger da giovane.
Mi sento male.
Ho un mancamento quasi.
Alberto si schiarisce la voce: “Lei è Angela, la mia donna”.
Con fare meccanico le allungo la mano. Non lo avessi mai fatto: la presa della sua mano m’innamora sul momento.
Mi sento la testa scoppiare e non solo.
Angela si presenta: “Piacere, Angela”.
Non è un’oca. Tutt’altro. Mi basta sentire due parole, me ne bastano due, per capire se mi trovo di fronte a un demente o no.
Mi sento male: non capisco come una così, come Angela, possa essersi messa con uno zombie. E’ lei la donna che tutti gli uomini sognano.
Gongola, il mio peggior nemico gongola. Ed io posso solo chinare il capo in segno di sconfitta.
Le gambe mi fanno giacomo giacomo. Non ho più il controlla della vescica.

Prima di squagliarsi insieme a quell’angelo di Angela, Alberto m’ha invitato al suo matrimonio.
Adesso sono qui e devo prendere una decisione, la più dura della mia vita: partecipare o no? Vorrei così tanto rivederla la donna del mio peggior nemico. Per lei sarei pronto ad ammazzare.

Il funerale è stato veloce. Nessuno ha pianto né ha tirato su con il naso.
L’hanno calato giù nella fossa senza tanti complimenti. E poi ognuno per la sua strada.
Vestita in nero, Angela è una favola. Le dico che mi dispiace, ma sappiamo entrambi che sto mentendo. Il giorno prima di convolare a nozze Alberto è stato seppellito da un pianoforte a coda caduto dal settimo piano, mentre quelli dei traslochi cercavano di portarlo dentro. L’ha beccato in testa. Non è stato però il piano a farlo fuori. Tra gli sguardi increduli dei presenti, dall’incidente era uscito pressocché illeso.
E’ stato un batterio Gram + a portarselo via. Il botulismo. Alla festa per il celibato si è sentito male, così mi ha riferito Angela. Tra i panini del buffet ce n’era uno andato a male, con del tonno vecchio di anni: Alberto l’ha divorato e c’è rimasto. Se la sarebbe pure potuta cavare, ma nessuno ha avuto il coraggio di prestargli soccorso, neanche i paramedici che si sono limitati a sbatterlo sull’ambulanza. In ospedale poi non un cane che abbia voluto praticargli la lavanda gastrica e una peretta. In pratica l’hanno lasciato morire.
Non so se sia il caso di credere a questa storia, fatto sta che Alberto ha tirato le cuoia e ora Angela è al mio fianco mentre usciamo dal cimitero.

Informazioni su Giuseppe Iannozzi

Iannozzi Giuseppe, detto Beppe Iannozzi o anche King Lear. Chi è Giuseppe Iannozzi? Un giornalista, uno scrittore e un critico letterario Ma nessuno sconto a nessuno: la critica ha bisogno di severità e non di mafiosa elasticità.
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5 risposte a Femme fatale | di Iannozzi Giuseppe

  1. cinzia stregaccia ha detto:

    tutta una “burla”……
    non è nuovo vero?
    Buna domenica
    cinzia

    • Iannozzi Giuseppe ha detto:

      E’ NUOVISSIMO, scritto ieri sera. Più nuovo di me. Una cosa partorita ex abrupto, su due piedi.
      Non sei piu’ la Stregaccia d’una volta. ;-)

      Che morali ne ricavi da questo scritto, sempreché una morale ci sia!

      Bacione

      beppe

  2. cinzia stregaccia ha detto:

    zitto zitto che son abbastanza mortificata . Parlar di morale in una situazione del genere..diciamo quale può essere “la conclusione”. La gente mira sempre a qualcosa a volte buona il più delle volte “cattiva”. in questo caso abbiano una donna che mira ai soldi e un uomo che mira……oltre a “quella”…..a far vedere quanto gli è facile aver donne bellissime fuori…. vicino. una situazione misera ma molto frequente. Mi vien da dire contenti loro contenti tutti…Io ho una antipatia spiccata verso chi si vende molto più per chi compra…in casi come questi..
    ciao Beppaccio
    cinzia

    • Iannozzi Giuseppe ha detto:

      Anch’io ho una spiccata antipatia verso chi si vende. Il compratore è forse, in taluni casi, una vittima, anche si sé stesso.

      L’uomo voleva una donna appariscente. L’ha trovata, bella e colta. Peccato che lei sia una che si vende all’uomo e che quest’uomo non lo ama se non per il potere e il danaro. In fondo però anche questa è la società.

      bacione

      beppe

  3. cinzia stregaccia ha detto:

    manca un “che” spiccata verso chi si vende molto più che per chi compra
    notte beppaccio
    cinzia

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