Isabella Santacroce – poesie per Lei | di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

Isabella Santacroce – poesie per Lei

di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

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Isabella Santacroce

Isabella Santacroce

Morente

ci spinge la negra notte
a fare a botte solamente
coll’ombra nostra al muro
arresa in un fugace chiaro

di luna morente

Mancamento

Mancano le voci
come ai morti
sepolti
Mancano i seni
e un ventre di vita
Manca un giaciglio
o una tomba profonda
Manca un rullo di tamburelli
o un taglio cesareo
Manca così tanto
in questo mondo
che s’affanna a stuzzicare
la bocca degl’affamati

Misericordia!
Non v’è pietà che resista
per il tempo d’un momento
Così si sta ad aspettare
che passi altrove la luce,
perché sia la notte la maschera
– scavato dolore nelle pupille
degl’occhi spenti
dentro alla scommessa di dio

Baciami, Isa

Baciami, baciami
le labbra di zolfo
E facciamola finita

Tutto adesso, tutto
tranne le lacrime
Facciamola finita:
il fuoco divorerà
il tuo amore col mio

Lo ritroveremo
intatto all’Inferno
questo amore ardente
che ci ha visti amanti
Che ci ha visti avanti
negl’anni, crudeli
avanzi di galera

Sorriso

Che hanno fatto al tuo sorriso?
Ride di disgusto e di piacere
tra ciminiere e voli d’airone
E qui scende piano
una breve distratta pioggia,
che non si ripeterà mai più, mai più
E vola lontano il disco dalla finestra
che ha dimenticato la canzone
che era nostra, che era a due voci

Si vive sol più
Si resiste solo per quel poco che basta
come un capriccio in un corridoio d’ospedale,
e fa male ogni santo in paradiso
E fa male ogni diavolo per capello

Ma alle porte di Gerusalemme
si trascina la voce assetata d’un angelo
senza ali, senza cristi in cielo per volare
Così continuo a chiedermi
perché hai sprecato il tuo sorriso
se è tutto qui il nudo paradiso promesso,
se è tutta qui la sola aria che ci resta
da bere per soddisfare la vita

…quella vita romantica come un errore
ma sbagliata sotto la luce del sole
che non vedi mai e che prosciuga terre e uomini

Ma alle porte di Gerusalemme
hanno piantato una croce uguale a un violino
Ma alle porte del Paradiso
hanno dimenticato un’unghia, e il tuo sorriso
E il tuo sorriso, che conta trentadue lacrime
più una, di lingua ingoiata per voce inespressa

Jeff Buckley

manca a tutte le creature
la tua voce
che tremava poesia
– rosa spogliata
presa in presto autunno
troppo violento

così giovane per morire
soffocando
e lasciando a noi
che ti invidiammo,
che ti amammo,
la Grazia
ma non soltanto
– i giovani amanti
sanno perché
piangendo lagrime
di anime spezzate

sentire la vita,
Jeff, fu facile
ma crudele
– il corpo restituito
abbandonato,
e un coro di pianti
quaggiù

invisibile la mano di Tim
ti soffocò l’ultimo spavento
accompagnandoti poi lassù
a scardinare le Porte del Paradiso
con ingenuo sorriso in pieno viso

angeli siedono ora al tuo fianco
imitando indarno l’Anima tua
con flebile flebile voce di dio

Quando i santi

Quando venimmo al mondo
i santi aureolati fecero fagotto,
lasciando inusate tombe dietro di sé
perché gli uomini potessero riempirle
d’amore e di melanconia mortale – vitale

Quando il primo uomo cadde, cadde
Quando per mano d’un suo fratello
quel primo fu sepolto profondamente,
altri mille lo seguirono per uguale sorte
se non più crudele, senza né una croce
né una benedizione terrigena o dall’alto

Quando, per distrazione, i santi in fitta schiera
tornarono quaggiù, allarmarono bronzee campane;
seppellirono così nel grembo della madre morente
l’ultimo uomo che tentava di scalfire col suo grido
il mondo destinato a un eterno silenzio di niente

Il piacere solamente

tutti noi amiamo e moriamo
allo stesso modo nella profondità
di due metri di negro terreno
quasi mai fertile, ma fatale sì

amore, così inutile è, non trovi?
il debole cerca l’amore
il debole cerca la morte
io cerco il piacere mio,
il piacere mio soltanto
la morte, così facile è, non trovi?

odiare il facile, l’inutile
diffidare del debole
perché
debolezza muove alla debolezza
chi la incontra sulla sua strada
malauguratamente
perché
debolezza muove alla fatalità fatale
ed è da stupidi veramente amare
tutto questo, tutto questo

cercare il piacere solamente
egoisticamente

Del tiranno

Ho pianto negro sangue
dall’orecchio sinistro
come il più santo dei tiranni:
colla sola forza della mutezza
ho strappata la catena
che mi teneva legato al marmo

Adesso mi guardo d’attorno,
scruto questo mondo oscuro
senza provar sorpresa o amore
per le pazze creature di dio
– per le loro affilate lingue
fragili di diabolica mortalità

Così buffi, così teneri

E il sole dà addosso al sole
E la tua anima sulla mia
Chiedimi perché in silenzio
e dammi al cielo, al cielo

Alza la testa, ho voglia di vederti
Lega le mie mani alle tue e non un fiato,
perché contro il sole c’è soltanto il sole
Così dammi al cielo, al cielo, in alto

Uomini costruiscono in alto
Precipitano in basso, si seppelliscono
per sempre – sempre per sempre
Così buffi! Così teneri! Non trovi?

Uomini sotto agli uomini
Mattoni su mattoni – su nevralgie e nostalgie
C’è una svendita totale alle Porte del Paradiso
Anime in saldo, mai salve, sempre più in basso
Così buffi! Così teneri! Non trovi?

Mi vuoi vedere stasera, mi puoi capire
Porterò il mio corpo nudo e nero
(Dammi, dammi al cielo) (Dammi, dammi via)
Non abbiamo scelta o sì, che te ne farai di me…?

E il sole addosso
E la tua anima
Così perdutamente soli
In saldo no, pure noi no!
(Dammi, dammi al cielo) (Dammi, dammi via)
In un singolo momento della tua vita
Dammi al cielo, dammi alla fantasia di dio
E uccidila con il tuo nudo corpo sul mio
Uccidila con il tuo corpo di sole, uccidila!

Così buffi! Così teneri! Non trovi?
(Dammi, dammi al cielo) (Dammi, dammi via)

Così buffi! Così teneri! Non trovi?
(Dammi, dammi al cielo) (Dammi, dammi via)

Solo alzare la testa, ho voglia di vederti
Solo stringere le mie mani e non un perché
Non è molto, non è poco, ma dammi via
se capisci che sono diverso da come mi sai
Dammi al cielo, dammi alla fantasia di dio
E uccidila con il tuo nudo corpo sul mio
(Dammi, dammi al cielo) (Dammi, dammi via)
Uccidila con il tuo corpo di sole, uccidila!
(Dammi, dammi al cielo) (Dammi, dammi via)

Così perdutamente soli (Dammi, dammi via)
In saldo no, pure noi no! (Dammi, dammi via)

Mi vuoi vedere stasera, mi puoi capire
Porterò il mio corpo nudo e nero
(Dammi, dammi al cielo) (Dammi, dammi via)
Non abbiamo scelta o sì, che te ne farai di me…?

Così perdutamente soli (Dammi, dammi via)
In saldo no, pure noi no! (Dammi, dammi via)

Così buffi! Così teneri! Non trovi?
(Se capisci che sono diverso da come mi sai)
(Dammi, dammi al cielo) (Dammi, dammi via)

…e poi una croce su, una su, senza pietà
con il tuo corpo di sole, una su sarà abbastanza

Così buffi! Così teneri! Non trovi?
(Dammi al cielo, dammi alla fantasia di dio)
(Dammi, dammi al cielo) (Dammi, dammi via)

…e poi una croce su, una su, senza pietà
con il tuo corpo di sole, una su sarà abbastanza

Così buffi! Così teneri! Non trovi?
(Uccidila con il tuo corpo di sole, uccidila!)
(Dammi, dammi al cielo) (Dammi, dammi via)

Così buffi! Così teneri! Non trovi?
Solo per uccidere dio, ma il tuo nudo corpo sul mio
Così dammi, dammi al cielo, fammi alto – lontano

…e poi una croce su, una su, senza pietà
con il tuo corpo di sole, una su sarà abbastanza

…perché contro il sole c’è soltanto il sole
una su sarà abbastanza…

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, detto Beppe Iannozzi o anche King Lear. Chi è Giuseppe Iannozzi? Un giornalista, uno scrittore e un critico letterario Ma nessuno sconto a nessuno: la critica ha bisogno di severità e non di mafiosa elasticità.
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2 risposte a Isabella Santacroce – poesie per Lei | di Iannozzi Giuseppe aka King Lear

  1. cinzia stregaccia ha detto:

    belle..coinvolgenti e adatte a lei.
    cinzia

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