Remo Bassini. Bastardo posto: intervista all’autore – di Iannozzi Giuseppe – Perdisapop

Remo Bassini
Bastardo posto

intervista di Iannozzi Giuseppe

Remo Bassini

Remo Bassini

Bastardo posto – Remo Bassini – Gruppo Perdisa editore – pagine 176 – Isbn 978-88-8372-497-8 – Prezzo euro 14,00

qui è possibile leggere un estratto del libro

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iannozzi giuseppe consiglia1 – “Bastardo posto”, il tuo ultimo romanzo, è un noir piuttosto atipico rispetto alle tue precedenti opere. Ambientato in provincia, non vede la partecipazione di personaggi di grande costituzione sociale e morale, sono invece tanti i perdenti. Anche Filippo Tuddia, marcio fino alla midollo dell’osso, è a ben vedere un disgraziato che esercita il suo potere in provincia mettendo sotto i piedi i chi si trova in una posizione di svantaggio.

Bastardo posto - Remo Bassini - Perdisapop

Bastardo posto - Remo Bassini - Perdisapop

All’inizio volevo scrivere solo un giallo in cinque notti. Avevo in mente la struttura, il finale, alcuni personaggi. Ecco, sono i personaggi che mi hanno fregato: ho usato, per descriverli, alcuni miei fantasmi, fantasmi, cioè, di gente vera, finita male, malissimo. Mi sono chiesto: sono solo loro i perdenti o sono dei poveracci anche quelli che li hanno calpestati e infamati? Mi son dato questa risposta: lo sono entrambi. E gli altri?, mi sono domandato ancora, gli altri che vivono e lasciano vivere chi sono? Perdenti pure loro, mi sono detto. E chi si salva allora? Cazzo, non lo so… Nemmeno tu, Remo Bassini? Non lo so ho risposto, mentre scrivevo.

2 – La figura di Filippo Tuddia è emblematica, un mafioso che spreme il sangue a chi non ha più niente da perdere. Il boss controlla sì tutta la provincia, ma il suo potere è ben circoscritto. Si ha quasi l’impressione che la nequizia esposta dal boss Tuddia sia in realtà un canto del cigno.

Filippo Tuddia è il bastardo del Bastardo posto, ma è dannato pure lui: fa parte di un grande meccanismo che può stritolarlo da un momento all’altro. Tuddia comunque sa di essere poca cosa, ma non gliene frega niente. E’ un predestinato, consapevole di esserlo.

3 – “Bastardo posto” mi ha fatto rimandato con la memoria a Piccola città di Francesco Guccini: “Piccola città, vecchia bambina/ che mi fu tanto fedele, a cui fui tanto fedele tre lunghi mesi;/ angoli di strada testimoni degli erotici miei sogni,/ frustrazioni e amori a vuoto mai compresi;/ dove sei ora, che fai, neghi ancora o ti dai sabato sera?/ Quelle di adesso disprezzi, o invidi e singhiozzi se passano davanti a te?”. Il piglio del tuo romanzo è omerico, per certi versi molto vicino alla poesia gucciniana.

Bastardo posto io lo percepisco come una tragedia moderna e non solo moderna. In qualsiasi epoca e in qualsiasi lembo del globo ci sono sempre stati ci sono e ci saranno dei calpestati infamati, che moriranno nel modo peggiore. E’ giusto che abbiano voce.

4 – Viola Rodesi ha perso sé stessa, prima che il suo negozio e il suo amato manichino. Rovinatasi coi videopoker di Tuddia, Viola può sol più passare davanti a quello che fu il suo negozio, la sua vita, e rimanere a guatare un manichino. Chi è Viola Rodesi? E il manichino chi è, o chi potrebbe rappresentare?

Viola Rodesi è una donna che doveva restare un po’ nell’ombra, mentre scrivevo e riscrivevo il romanzo. Era funzionale alle peripezie notturne del protagonista. Viola Rodesi, vorrei ricordarlo, è una donna imperfetta, niente di che: non ha finito le superiori, si è sposata ma ha tradito il marito, ha rovinato la sua famiglia col gioco dei videopoker. Però, punto primo, è una donna dal grande cuore. E poi ha voglia di vivere, sorridere, sognare. Come osa dopo tutto quello che ha combinato?

Una donna che ha sbagliato deve pagarla, punto. Soprattutto se vive in un bastardo posto.

Il manichino: è l’indifferenza. E’ un po’ Limara, è un po’ tutti noi. Viola Rodesi no. E nemmeno Marina Castori, l’altro personaggio femminile.

5 – Paolo Limara, giornalista, chi è in realtà? E: quanto c’è di te in questo personaggio senza affetti, impotente di fronte a quel mondo che, se in un tempo lontano ha amato, adesso vede franare?

I giornalisti veri e bravi sono quelli che non hanno paura delle botte, delle querele e di essere licenziati. Limara non è un vero giornalista, ma è, comunque, un giornalista come tanti. Che però un giorno si ribella… Di me c’è poco in Limara (non temo minacce e querele e lettere di licenziamento) e c’è tanto: spesso noi giornalisti non possiamo scrivere, Pasolini direbbe Io lo so ma non ho le prove…

6 – Limara potrebbe forse opporsi al degrado della società denunciando i soprusi di cui è vittima, però non lo fa. E’ come se avesse perso la voglia di combattere, per sempre. Ha deposto le armi per farsi prigioniero d’una depressione che giorno dopo giorno lo consuma nell’animo fino a portarlo sull’orlo del cinismo.

Poi però si ribella, si ribella, io credo, quando capisce, quando si ricorda, che anche lui un giorno dovrà morire. A un certo punto Limara, pur sentendosi un perdente (doveva muoversi prima, infatti) pensa che il modo migliore di morire sia quello di morire sorridendo. Lo puoi fare se non hai lasciato conti in sospeso.

7 – “Bastardo posto” è anche una denuncia nei confronti del giornalismo, delle “puttane di regime”?

Direi proprio di sì. Ma è anche un omaggio a chi si ribella.

8 – Le donne che sono in “Bastardo posto” sono soltanto delle vittime, o è più giusto dire che a loro modo combattono contro il vittimismo che loro malgrado le ha investite?

Bella definizione: sono vittime che combattono il vittimismo. O lottando o sorridendo alla vita.

9 – Credi che il Futuro possa avere un futuro se passerà nelle mani delle donne? Io non ne sono del tutto convinto.

Non so risponderti, però io penso che le donne in alcuni frangenti siano migliori degli uomini. Hanno maggior sensibilità per esempio.

10 – “Bastardo posto” vuole anche denunciare l’omertà che zombifica il popolo italiano?

Forse, ma sarebbe riduttivo dire che il libro è una denuncia del berlusconismo (come qualcuno ha detto).

11 – Posso dire che “Bastardo posto” è il tuo romanzo migliore, più di “Dicono di Clelia”, “Lo scommettitore” e “La donna che parlava con i morti”?

Lo puoi dire, e mi fa piacere. E’ l’unico mio libro di cui sono soddisfatto.

11 – Segui o promuovi un qualche manifesto paraletterario, di autopromozione come fu poi, a conti fatti, il NIE? Che ne pensi di chi oggi si è impelagato in una non poco chiara né troppo ben definita generazione TQ?

Non seguo, penso sia una perdita di tempo.

12 – A breve, nel mese di novembre, dovrebbe uscire il tuo nuovo romanzo. Hai voglia di scoprire un po’ le carte?

Si intitola Vicolo del precipizio (in un primo momento sono stato tentato di intitolarlo Di bestemmie e folli amori). Allora. Il mio personaggio vive a Torino e fa l’editor per un agente letterario. Al tempo stesso vuole scrivere un libro di ricordi, ambientato a Cortona, il mio paese, quello a cui Franco Migliacci ha dedicato la canzone Paese mio che stai sulla collina. E’ un libro sui ricordi, in primo luogo, ma è anche una critica all’editoria e agli intellettuali, perlopiù di sinistra, che dettano legge. Anche il mio editor è di sinistra: ma fuori dagli schemi e dalle logiche, insomma son pronto a sentirmi dire: Ma tu chi cazzo credi di essere?

Grazie Remo, sei stato molto gentile e disponibile come sempre del resto.

Grazie a te Giuseppe.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, detto Beppe Iannozzi o anche King Lear. Chi è Giuseppe Iannozzi? Un giornalista, uno scrittore e un critico letterario Ma nessuno sconto a nessuno: la critica ha bisogno di severità e non di mafiosa elasticità.
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