l’inFausto

l’inFausto

di Iannozzi Giuseppe

Capita sempre più di rado che mi rechi in libreria. Le rare volte che ci faccio una puntata è per curiosare, per vedere che tipo di gente c’è. E c’è sempre meno gente. Non funzionano i saldi, gli sconti, e nemmeno il 3 per 2. I libri prendono polvere sui bancali. Pile e pile di libri intonsi, tristi e abbandonati, anonimi come in un cimitero di soli loculi. Neanche questo caldo afoso spinge le persone a rintanarsi fra le pagine d’un romanzo. La crisi c’è ed è dappertutto. I più disperati, a tarda sera, rovistano nei cassonetti dell’immondizia e arraffano qualsiasi cosa, dal vecchio televisore a valvole agli indumenti dismessi e tarmati. Sono extracomunitari, ma perlopiù anziani. Si raccoglie anche il cartone e il ferro vecchio, in gran quantità. I libri un lusso che pochi si possono permettere, e comunque tutti puntano alle edizioni più economiche che gli riesce di trovare.

Era giusto ieri che ho fatto una puntata in una grande libreria del centro su Via Roma, sotto i portici di Torino. I commessi spendevano il loro tempo a lamentarsi: “Da stamattina avremmo venduto sì e no una copia … Li hai bollinati i libri? … Sono già due volte che faccio lo stesso lavoro, non serve a niente … Hai messo bene in vista il 3 per 2? … Abbiamo tappezzato le vetrine, ci sono più cartelli promozionali che libri…”.

Butta male. La gente c’è, passa tra gli scaffali e solo di rado ghermisce un libro per leggere la quarta di copertina, ma di solito ci si limita a leggere il nome dell’autore e il titolo. Di italiani ce ne sono pochi, perlopiù i curiosi sono o francesi o tedeschi in vacanza nell’Augusta Taurinorum. I francesi hanno scritto in volto il disgusto; passano in rassegna i titoli e gli autori, sfogliano anche i romanzi di tanto in tanto, ma alla fine ripongono il titolo negli scaffali, con molta cura. Un francese si è rivolto al commesso di turno per chiedergli delle informazioni, ma questi non spiccicava una parola né in francese né in inglese; ha gesticolato con le mani, in maniera scimmiesca, cercando di far capire al cliente che non gli poteva esser d’aiuto. Il signore ha fatto spallucce e l’ha abbandonato dietro la cassa. E’ arrossito il commesso, d’imbarazzo e d’ignoranza. Il turista francese ha continuato a vagolare tra gli scaffali, e alla fine s’è scontrato con me. Mi ha subìto chiesto se parlavo inglese o francese. Finalmente ha sorriso e senza indugiare oltre mi ha chiesto dove avrebbe potuto trovare delle guide turistiche della città o anche solo delle carte geografiche. In poche parole gl’ho spiegato che le guide turistiche le avrebbe trovate in fondo alla libreria, in un angolo, nascoste quasi insieme alla narrativa per ragazzi. Il turista ha evitato di commentare. L’ho accompagnato allo scaffale che gl’interessava; mi ha ringraziato, forse più del dovuto. I francesi sanno essere d’una rara cortesia quando si trovano in vacanza in un paese che non è il loro. Pochi minuti dopo l’ho visto alla cassa con in mano un paio di guide e una cartina geografica della città. Ha pagato in silenzio e ha salutato il commesso, che ha risposto con uno stupido “Grazie!”.

Interi bancali dedicati alla narrativa di genere, o meglio alle saghe sui vampiri succhiasangue, al cattolicesimo, a Ratzinger, ai miracoli di Padre Pio e ai papaboys. Un ragazzo s’è accattato un libercolo sui vampiri del valore di cinque euri perché in promozione. Avrà avuto non più di quattordici o quindici anni. Un altro ha passato in rassegna alcuni manuali di modellismo: ha letto un paio di pagine, quelle che gli interessavano, e s’è squagliato.

Fa caldo nonostante l’aria condizionata che è tenuta al minimo. “Devi augurarti che la strada sia lunga”: è Fausto Bertinotti quello che ho in mano, lui che prende qualcosa come 5300 euri di solo vitalizio. La sinistra (ma quale sinistra?) nel 2008 finisce a gambe all’aria. L’inFausto decide di lasciare la direzione politica, dopo aver prodotto danni incalcolabili. Spulcio fra le pagine: una biografia che vorrebbe essere politica, e che invece non lo è; Bertinotti parla di sé, giustifica le sue azioni nel corso degli anni e in ultimo si assolve: “C’è sempre la necessità, per chi vuole cambiare il mondo, dell’attesa dell’evento, di ciò che cambia la scena senza essere stato prevedibile. Un’attesa che per essere autentica deve essere partecipata, attiva: anche in politica c’è il tempo della semina, ed è proprio per questo che, come scrive Kavafis, ‘devi augurarti che la strada sia lunga’”. Non m’interessa. Non può interessarmi, e non dovrebbe interessare a chiunque abbia ancora un grano di sale in zucca. Bertinotti oggi fa la bella vita, va a spasso in via Condotti, e la classe lavoratrice manco più se la ricorda. E oggi dubito sul serio, con rabbia e nullo amore, che abbia mai compreso i lavoratori. Un altro titolo, sempre dell’inFausto, questa volta però pubblicato da Mondadori e non più da Ponte alle Grazie: vada al diavolo, non c’è bisogno dell’inFausto perché la gente capisca che la globalizzazione ha portato alla crisi i governi di più di mezzo mondo. E non c’è bisogno d’un infausto libello targato Mondadori per ingrassare le già tanto pingui tasche del Bertinotti.
Mi appropinquo verso l’uscita, senza niente in mano, al pari degli altri. Il commesso si trova sotto gl’occhi una nutrita fila indiana di potenziali lettori che non hanno acquistato manco un gadget.

Sotto i portici c’è da morire tanta è l’afa. Un clochard mi tende la mano. Gli lascio sul palmo qualche moneta, non so davvero quanto, ma nel portamonete avevo soltanto pezzi da 1 o 2 euro. Mi ringrazia levandosi il cappellaccio dalla testa. Lo saluto con un cenno amichevole e mi porto via. Attraverso Via Roma fino ad arrivare in Piazza Castello: il sole picchia forte e quasi tutti hanno con sé una bottiglietta d’acqua. Entro in un bar, chiedo una bottiglietta d’acqua da portar via: pago più del dovuto, ma l’arsura è troppa per stare a ribattere che il prezzo è iniquo. Me la scolo in mezzo minuto e al primo Toro verde (fontanella tipica della città di Torino – N.d.A.) la riempio e di nuovo me la scolo in meno d’un minuto. Mi sono rinfrescato, non molto, ma pur sempre meglio d’un cazzotto in faccia. E’ tempo di tornare indietro. Due inglesine mi stoppano il cuore in petto per un mezzo secondo: non posso ignorare il loro sorriso virgineo e birichino, né le loro gambe bianchissime e perfette, parzialmente nascoste dagli shorts. Con finta timidezza mi chiedono se ho da accendere. Mezzo imbambolato caccio una mano nella tasca dei jeans e accendo a entrambe una di quelle sigarette sottili, da signorine. Ringraziano in un italiano stentato che fa scoppiare a ridere sia loro che me.


I libri di Iannozzi Giuseppe

Novità e anticipazioni

beppaccio

Cesare Battisti. Il fascista rosso - Giorgio Napolitano: “Non è accettabile che crimini come quelli commessi da Cesare Battisti siano dimenticati o peggio ancora assolti in considerazione di una loro indefinita e inesistente natura politica”.

Oggi Cesare Battisti è uccel di bosco in Brasile. Perché? Chi lo ha aiutato? Tra i suoi sostenitori in Italia: Valerio Evangelisti, Wu Ming, Sandrone Dazieri, Erri De Luca, Tiziano Scarpa, Loredana Lipperini, Pino Cacucci, Guido Chiesa, Christian Raimo… Perché queste persone difendono il fascista rosso a spada tratta? Credono sul serio nella sua innocenza? Parrebbe di sì. Quali sono i loro interessi in questa vicenda? A questi e a molti altri interrogativi qui si cerca di dare una risposta.

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Il caso Marrazzo. Molte ombre e poca luce – Sono trascorsi due anni da quella notte brava (di via Gradioli) per l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo. Oggi 15 agosto 2011 Marrazzo rilascia una intervista fiume a Concita De Gregorio, subìto pubblicata dal quotidiano La Repubblica. L’ex governatore del Lazio cerca di giustificarsi. Marrazzo ammette d’aver sbagliato e chiede scusa: “Sconto il mio errore come è giusto”. Ma, sinceramente, non è abbastanza: chiedere scusa è facile, troppo facile sia in qualità di ex governatore del Lazio sia da uomo pubblico.

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A BREVE…

IL PRIMO FILOSOFO – un romanzo completo di Iannozzi Giuseppe

Incipit del romanzo

Un breve estratto

1mo capitolo bonus

2ndo capitolo bonus

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Informazioni su Giuseppe Iannozzi

Iannozzi Giuseppe, detto Beppe Iannozzi o anche King Lear. Chi è Giuseppe Iannozzi? Un giornalista, uno scrittore e un critico letterario Ma nessuno sconto a nessuno: la critica ha bisogno di severità e non di mafiosa elasticità.
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2 risposte a l’inFausto

  1. cinzia stregaccia ha detto:

    condiviso su fb e non solo io. sai pensavo magari c’entra poco ..ma prima nei periodi di crisi il libro era un rifugio ora è meglio avere il cell di moda :(
    bacione
    cinzia

    • Iannozzi Giuseppe ha detto:

      Diciamo pure, senza ipocrisia, che i libri non sono mai stati ben visti. Prima che tutti potessero leggere erano desiderati fortemente. Una volta che sono diventati a tutti accessibili, ecco, l’umanità li ha dimenticati per farsi un iPod, ad esempio.

      Ovviamente il racconto non si risolve solo nei libri che non si leggono. Mi pare evidente. ;-)

      Grazie infinite, CInzietta

      beppe beppaccio

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